A che punto siamo con Airbnb, tra proteste e accordi

In molte città del mondo aumentano le proteste contro il sovraffollamento di turisti prodotto dal boom di affitti sulla piattaforma più famosa del mondo per questo genere di attività. Ma l'azienda americana tira dritto, forte del suo successo

A che punto siamo con Airbnb, tra proteste e accordi
 Afp

È inequivocabile il fatto che Airbnb abbia portato una piccola rivoluzione nel mondo del turismo. Ma è altrettanto innegabile che, negli ultimi anni, le proteste contro questa forma di viaggio low-cost siano aumentate a dismisura. Il problema denunciato è quello dell’overtourism, del sovraffollamento di alcune destinazioni che minacciano luoghi storici e peggiorano la qualità della vita degli abitanti. Un articolo dell’Economist, ripreso da Internazionale, ha provato a fare il punto. Dalle proteste a Barcellona, di un anno fa, a quelle più recenti a Venezia, sulla “turistizzazione” della città lagunare. Un dissenso che l’azienda ha cercato di combattere attraverso una serie di iniziative di sensibilizzazione sul turismo di qualità. Come questo video che, raccontando le unicità della città veneta, ha aderito alla campagna #EnjoyRespectVenezia.

Il caso spagnolo

Nel 2014, il documentario Bye Bye Barcellona, aveva denunciato la perdita di identità cittadina nei confronti di un turismo senza freni. Dal 1992, l’anno delle Olimpiadi, la metropoli ha dovuto affrontare una mole di turisti enorme, più di 30 milioni all’anno, con intere zone, soprattutto quelle intorno alla Sagrada Familia o al Parc Güell che sono diventate di difficile accesso per i residenti. Airbnb è stata accusata di essere una delle leve di questo fenomeno favorendo un turismo mordi e fuggi, in cui i proprietari preferiscono affittare per poche notti.

Con multe, come quella inflitta nel 2016, che raccontano di un rapporto teso e difficile e che ha portato alla chiusura di 256 appartamenti ritenuti illegali. Secondo l’amministrazione Colau, infatti, Airbnb dovrebbe controllare che i propri host pubblichino il numero di registrazione su un apposito documento bloccando, di conseguenza, coloro che hanno deciso di non farlo. A Palma de Maiorca l’opposizione è stata ancora più netta: l’isola delle Baleari ha imposto il divieto di affittare le case private ai turisti proponendosi come modello per le altre città soffocate da questo tipo di turismo.  

Il caso giapponese

La soluzione che prevede una nuova normativa volta a limitare l’affitto selvaggio è stata scelta anche dal Giappone. Dal 15 giugno di quest’anno gli host devono registrare i propri appartamenti omologandoli alle regole relative alle norme antincendio e antisismiche. Il limite di 180 giorni d’affitto all’anno, secondo le stime, potrebbe ridurre il numero delle case in affitto dell’80%.

Il caso canadese

Anche Vancouver ha deciso di regolamentare gli appartamenti che operano senza una licenza commerciale valida, introdotta anche in questo caso per limitare il sovraffollamento turistico. Il sindaco della città ha stretto un accordo, definito “fondamentale”, con Airbnb per far sì che almeno 1000 affitti potessero tornare ad essere a medio e lungo termine limitando la trasformazione cittadina.

Il caso americano

New York è forse l’ultima, in ordine di tempo, a aggiungersi a questa lista, con le stesse motivazioni: secondo il sindaco Bill de Biasio chi ha una casa trae maggior profitto nell’affittarla tramite Airbnb per una o due notti per volta piuttosto che per un anno o più. Questo rende difficile per chiunque trovare un appartamento per periodi lunghi. La delibera dell’amministrazione che imporrà limitazioni nei giorni da affittare e registri i cui iscriversi, potrebbe far tornare disponibili almeno 50mila case. Misure simili sono già state adottate in molte altre città come New Orleans, San Francisco, Boston e San Diego.

Un futuro fatto di accordi?

L’anno era iniziato con le nuove norme sugli affitti redatte dalle città di Amsterdam e Berlino. E in generale questa sembra una tendenza che continuerà nei prossimi mesi. Come scrive l’Economist, del resto, non tutte queste misure riguardano solo Airbnb. L’azienda americana, tuttavia, “incanala più di tutti le paure delle città europee che si sentono assediate dal turismo di massa”.  Ed è per questo che, allo stesso tempo, aumentano anche i tentativi di accordo. Come quello firmato recentemente con il comune di Lucca, simile a quello già stretto con Firenze, volto a combattere pratiche illecite e l’evasione fiscale. E, soprattutto, allentando tensioni crescenti e misure restrittive.



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