Il calvario 'europeo' di Abou, morto dopo lo sbarco dalla nave quarantena

Il calvario 'europeo' di Abou, morto dopo lo sbarco dalla nave quarantena

Soccorso il 10 settembre, resta a bordo prima della nave di Open Arms e poi della nave-quarantena per 19 giorni. Emergency: "Quando è salito a bordo dell'Allegra stava bene".

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Migranti sulla Open Arms

AGI - Il calvario in territorio europeo di Abou, il migrante 15 enne morto in ospedale a Palermo dopo che le sue condizioni erano "peggiorate" sulla nave quarantena Allegra, comincia il 10 settembre scorso, quando la nave di Open Arms soccorre e prende a bordo 87 persone.

Due giorni prima la nave aveva soccorso e salvato 83 naufraghi, partiti da Zuara, in Libia. IL soccorso del 10 settembre e quello dell 11 settembre di 116 persone arriva, spiegava la ong in quei giorni, "dopo aver atteso invano l'assegnazione di un porto di sbarco sicuro, piu' volte richiesto alle autorita' maltesi".

In tutto sul ponte di Open Arms vi sono, al termine dei soccorsi, 276 migranti ad attendere l''assegnazione di un porto di sbarco sicuro. Secondo il medico di Emergency presente a bordo, al momento del salvataggio, Abou non riportava "sintomi particolari, se non una forte denutrizione, comune alla maggior parte delle persone che erano sulla sua barca". Il 17 settembre, verso le 21, il ragazzo ha la febbre e un forte dolore lombare: subito condotto nell'ambulatorio della nave, viene sottoposto al test per il Covid-19, poi risultato risultato negativo. Lo staff medico lo reidrata per via endovenosa, gli somministra paracetamolo e antibiotico, ipotizzando una possibile infezione alle vie urinarie. "Quando il ragazzo lascia l'ambulatorio - afferma Emergency - la febbre è scesa".

Le cicatrici presenti sugli arti di Abou non sembravano riconducibili a torture o maltrattamenti recenti. Erano lesioni che risalivano all’infanzia. Il ragazzo comunica con lo staff attraverso un amico, che parla il francese.
Il 18 settembre, finalmente, dopo "il rifiuto di Malta e Italia" avviene il trasbordo dei migranti sulla nave Allegra, in rada a Palermo, ma prima, 123 naufraghi si erano gettati in acqua nel tentativo di raggiungere la costa a nuovo. Sulla nave restano in 140, "estremamente provati dal viaggio e dalle condizioni di vita, e spesso di detenzione, precedenti". Comincia la quarantena.

Quella mattina, alle 9,30, il medico visita nuovamente Abou, ancora febbricitante ma "in condizioni generali migliori". Gli viene somministrato antibiotico, un trattamento reidratante e viene di nuovo sottoposto al test del coronavirus, anche questo negativo. Abou è tenuto "in osservazione per circa due ore, durante le quali non ha dato segni particolari di malessere e ha chiesto di poter avere qualcosa da mangiare". Alle 14 è trasferito sulla nave Allegra per la quarantena "con ancora la flebo al braccio: contestualmente, il medico di Emergency consegna al medico della Croce Rossa una relazione che riportava la situazione del paziente nei dettagli". Al momento dello sbarco, Abou "sembra stare meglio: salito sul rhib con le sue gambe, comunica sia con lo staff, sia con gli altri ragazzi".

Trascorrono dieci giorni. Il 28 settembre l'ivoriano viene visitato dal medico, "chiamato dai compagni del paziente visibilmente allarmati dalle sue condizioni". "Mi riferiscono - afferma il referto, che l'AGI ha potuto leggere - che non parla e non si nutre da circa tre giorni. Il paziente e' apiretico, apparentemente disorientato, poco collaborante...all'ispezione sono visibili numerose cicatrici verosimilmente conseguenti a torture subite in carcere in Libia (questo dato viene riferito da un compagno di viaggio...il pazienta lamenta dolore in sede lombale bilaterale. Manovra di Giordano positiva.

Si sospetta un coinvolgimento renale conseguente a stato di disidratazione".     Il 29 settembre "le condizioni generali del paziente appaiono peggiorate", scrive il medico nel referto, 11 giorni dopo il trasbordo e 21 giorni dopo il salvataggio. "I compagni - prosegue il documento -riferiscono che si rifiuta di bere arrivando a sputare l'acqua che gli viene offerta. Rifiuta terapia di qualsiasi tipo...il paziente necessita urgentemente di ricovero in struttura adeguata pe studio approfondito di apparato urinario e reintegro alimentare per stato di grave malnutrizione e denutrizione volontaria". Il medico chiede lo "sbarco urgente" del ragazzo.

Il 30 settembre Abou viene fatto sbarcare. Il giorno dopo viene portato in ambulanza all'ospedale Cervello. Poi, il coma.