I prof digitali che continuano le lezioni online nonostante il coronavirus

I prof digitali che continuano le lezioni online nonostante il coronavirus

Sono docenti che, nel milanese, sfruttano strumenti innovativi e piattaforme dedicate per mantenere stretto il rapporto con i loro studenti 

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© CAIA IMAGE / SCIENCE PHOTO LIBRARY / NEW / SCIENCE PHOTO LIBRARY - scuola "virtuale", e-learning

La scuola ai tempi del Coronavirus ma anche di internet. Non stanno con le mani in mano i ragazzi e gli insegnanti della zona gialla in Lombardia, dove le scuole sono state chiuse fin da subito e lo resteranno per almeno una settimana, più probabilmente 14 giorni: ci si organizza per recuperare parte del programma grazie agli strumenti informatici .

Un "nuovo modo" di insegnare

"I ragazzi sono reattivi e pronti”. A raccontarlo all'Agi è Eleonora Preti, insegnante dell’istituto Perlasca di Bareggio, in provincia di Milano. “L'inattività - a differenza di quanto si potrebbe pensare - alla lunga pesa anche agli studenti”.

“In questi giorni sto semplicemente provando a organizzare tutta l'attività didattica su piattaforme come Edmodo e Google Classroom: carico video lezioni, esercizi da svolgere singolarmente o a piccolo gruppo senza bisogno di trovarsi fisicamente a svolgerli, attività di recupero e approfondimento”, spiega la 30enne, docente di Italiano, Storia e Geografia. L’insegnamento virtuale ha delle sue peculiarità e anche qualche vantaggio: “Certo, siamo costantemente connessi e per certi versi manca l'aspetto dell'interazione dal vivo, ma devo dire che anche chi di solito in classe è meno reattivo, sta rispondendo bene. In questo modo si sentono supportati e non abbandonati al loro destino”.

Il metodo non si differenzia tanto da quello classico: “Carico i contenuti un po' alla volta, assegnando scadenze puntuali, entro la giornata, o differite, entro qualche giorno. Ciascuno in questo modo organizza come meglio crede il proprio apprendimento: c'è chi fa tutto e subito, chi aspetta qualche tempo. Se i contenuti o le consegne non sono chiare, hanno la possibilità di scrivermi in tempo reale”.

Tra gli strumenti spiccano Edmodo e Classroom, un sito di e-learning gratuito e facile da usare perché molto simile a Facebook nel funzionamento. La quarantena imposta dal Coronavirus, insomma, sta aiutando a sperimentare anche un nuovo modo di insegnare, e i docenti giovani (e non) più reattivi non stanno facendo altro che implementare strumenti che già adoperavano: “Normalmente faccio largo uso di strumenti digitali applicati alla didattica (app, siti, contenuti video) che però costituiscono una parte dell'apprendimento. Momenti di verifica e consolidamento dei contenuti, così come della loro trasmissione, vengono indubbiamente rinviati al lavoro in classe”.

Ma quali sono gli argomenti che sta affrontando la prof in questi giorni? “Con la classe terza stiamo affrontando la Rivoluzione russa: ho caricato un Thinglink (una sorta di Powerpoint interattivo con contenuti video e immagini) che sostituisce la mia spiegazione frontale.

I ragazzi lo studieranno in autonomia, poi svolgeranno alcune attività in autonomia: creare una linea del tempo divisi a gruppi, delle flashcards su alcune parole chiave. A fine settimana utilizzerò un modulo Google per verificare che abbiano appreso i contenuti. Con la seconda ho caricato un video sulla Guerra dei Trent’anni e domani dovranno rispondere ad alcune domande”. 

Non si tratta però di una direttiva ministeriale ma un’iniziativa lasciata alla buona volontà dei docenti. “Al momento non abbiamo ricevuto nessuna disposizione ufficiale né dalla Direzione scolastica né dal Ministero. Ho letto dichiarazioni della ministra Lucia Azzolina che pare stia valutando la possibilità di attivare videolezioni se le scuole rimarranno chiuse anche la prossima settimana. Ma al momento non c'è nulla di ufficiale”. 

Come funziona una scuola "virtuale"

“Bisogna dare una segnale: la scuola è aperta anche se virtuale. Non dobbiamo essere immersi in questo silenzio plumbeo con un virus che aleggia, ma possiamo continuare a imparare”. Il maestro Massimo Camocardi, della quarta E dell’Istituto Gobetti a Trezzano sul Naviglio (provincia di Milano, zona gialla per l’emergenza Coronavirus) non ci sta a fermare tutto per colpa di un nemico invisibile: le lezioni possono continuare.

E così, “da venerdì, quando l’istituto è stato chiuso per l’emergenza”, ha deciso di “svegliarsi alle 5, preparare le lezioni e far trovare ai suoi bimbi i compiti e le pagine da imparare in posta elettronica e sulla piattaforma e-learning”. Loro così “si alzano, fanno colazione, e sono impegnati fin da subito”.

Una seconda tranche di consegne arriva poi nel pomeriggio: “Loro forse avrebbero preferito la vacanza”, scherza il maestro di italiano, ma in realtà “è importante non tagliare il cordone ombelicale”. La ‘sperimentazione’, anche se forzata dall’emergenza vissuta nella zona gialla, “sta funzionando”, sostiene la collega di matematica Annalisa Rochira, con cui il maestro condivide la passione per la tecnologia e ha avviato già 5 anni fa un modo nuovo di insegnare: “Siamo un po’ nerd forse, anche se con l’età non rientriamo nella categoria”, ammettono col sorriso.

I due insegnanti, 60 anni lui, 51 lei, sono stati scelti dall’istituto come “animatori digitali” e da allora hanno convinto “i genitori a comprare un personal computer per ogni bambino: lo portano nella cartella come fosse un quaderno, pur senza abbandonare quello tradizionale, e i libri di carta”.

In questi giorni di assenza dalle aule è utile usare “la piattaforma Gsuite learning - spiega Annalisa - uno strumento che Google ha messo a disposizione gratuitamente per le scuole. Si possono condividere materiali, assegnare compiti, registrare video lezioni o assistere live alla spiegazione dell’insegnante. C’è poi una piattaforma simile a quella Office per test o presentazioni”.

Tutti programmi che i bambini di 9 anni della quarta E usano ormai con disinvoltura: “Durante la lezione possono co-partecipare alla stesura di un file oppure eseguire un dettato da remoto con la supervisione dell’insegnante. Possono anche condividere impressioni e commenti tra loro grazie ad Anguz”.

Nei giorni di chiusura forzata da Coronavirus “stiamo consolidando quello che abbiamo già spiegato” e per le verifiche “ci sarà tempo quando si tornerà in classe” anche se già ad oggi “i compiti si possono correggere e restituire online”. I voti poi vanno direttamente nel registro elettronico.

I due maestri di Trezzano vogliono dimostrare che anche da una crisi, come quella che sta attraversando il Paese a causa dell’epidemia, si possono trovare i germi di una trasformazione e rinascita. Ma solo se si trovano dentro di sé le motivazioni per fare al meglio il proprio lavoro: “Ripetere le stesse cose negli anni diventa tedioso” spiega il maestro Massimo “la tecnologia mi ha dato nuovo slancio. Se i tempi corrono la scuola deve trainare la società, non inseguirla”. Trainarla anche fuori dall’incubo Coronavirus.