Isis: quotidiano Libano, numeri e mezzi degli islamisti

(AGI) - Roma, 10 mar. - L'alleanza proposta in questi giorni daBoko Haram mostra l'internazionalizzazione dello Statoislamico. Ecco, di seguito, una panoramica dell'organizzazioneestremista sunnita, da un articolo del quotidiano libanese inlingua francese L'Orient-Le Jour (Olj), rilanciato dall'agenziaAsianews. Un "califfato" e 25 "province"Lo Stato islamico il 29 giugno scorso ha annunciato la nascitadi un califfato nei territori a cavallo di Siria e Iraq, duedei nove Paesi in cui il movimento islamista ha piantato leproprie radici. In totale, il gruppo rivendica 25 province(wilayat, in arabo) in Siria, Iraq, Libia, Yemen, Algeria,Arabia

(AGI) - Roma, 10 mar. - L'alleanza proposta in questi giorni daBoko Haram mostra l'internazionalizzazione dello Statoislamico. Ecco, di seguito, una panoramica dell'organizzazioneestremista sunnita, da un articolo del quotidiano libanese inlingua francese L'Orient-Le Jour (Olj), rilanciato dall'agenziaAsianews. Un "califfato" e 25 "province"Lo Stato islamico il 29 giugno scorso ha annunciato la nascitadi un califfato nei territori a cavallo di Siria e Iraq, duedei nove Paesi in cui il movimento islamista ha piantato leproprie radici. In totale, il gruppo rivendica 25 province(wilayat, in arabo) in Siria, Iraq, Libia, Yemen, Algeria,Arabia saudita, Egitto, Afghanistan e Pakistan. Ed e' in Iraq,dove lo SI trae le sue origini, che il numero delle province e'il piu' elevato: 10, in seguito alla creazione dei wilayats diDijla e di Jazira nel febbraio scorso. Seguono poi la Siria (7)e la Libia (3). Secondo l'esperto di Medio oriente Pieter Van Ostaeyen, nelcomplesso circa otto milioni di persone vivono all'interno deiterritori controllati dallo Stato islamico in Iraq e in Siria.In Libia, aggiunge, "i territori non sono cosi' vasti e nonsono sotto il completo controllo dei jihadisti". Louayal-Khatib, ricercatore associato al Brookings Institute,presenta una forbice piu' bassa "che va dai sei ai settemilioni di persone". Una popolazione vasta che obbliga ijihadisti, aggiunge il ricercatore, a "possedere una forzaarmata potente e numerosa". Lo Stato islamico, quanti uomini?E' davvero difficile valutare nel loro complesso le forze adisposizione dello SI, perche' "non vi sono fonti affidabiliper fornire una cifra esatta" sottolinea al-Khatib. "E' ungruppo terrorista - ricorda ancora - non convenzionale, checonduce una guerra non convenzionale". Egli valuta il numerodei combattenti "circa 80mila", di cui "almeno 20milastranieri". Per Pieter Van Ostaeyen, lo SI puo' contare su un numero dicombattenti variabile fra i 60mila e i 70mila anche se "e'molto difficile fornire una stima esatta". Se la grandemaggioranza di essi si trova in Iraq e in Siria, "si puo'stimare fra i 1500 e i 2000" il numero dei jihadisti che hannostretto alleanza con lo SI in Libia. Nella sola Siria, lo Statoislamico avrebbe a disposizione dai 40mila ai 45mila uomini,secondo quanto riferisce il direttore dell'Osservatorio sirianoper i diritti umani Rami Abdel Rahmane. Dalia Ghanem-Yazbeck, analista al Carnegie Middle EastCenter, e' molto piu' prudente sul numero dei combattenti. "Seci riferiamo al totale, saranno al massimo 25mila" afferma lastudiosa, che chiede al contempo di "smetterla di sovrastimareil loro numero" perche' "e' come far loro pubblicita'gratuita". Lo Si e' ricco?E' allo stesso modo impossibile determinare le risorsefinanziarie a disposizione dello Stato islamico, il quale hamesso le mani sulle ricchezze economiche delle regioniconquistate. Una di queste e' il petrolio estratto dai pozzi inSiria e in Iraq. Secondo Van Ostaeyen "essi ne ricavano un granquantitativo di denaro e lo vendono a chiunque sia disposto acomprarlo". A ottobre il sottosegretario americano al Tesororesponsabile degli affari legati al terrorismo e alleinformazioni finanziarie David Cohen ha dichiarato che l'oronero garantirebbe agli islamisti un milione di dollari algiorno. Ma questi numeri sono contestati da Louay al-Khatib, ilquale ritiene che lo SI produca "un massimo di 50mila o 60milabarili al giorno"; una quantita' insufficiente per soddisfarela domande "delle popolazioni sotto il suo giogo". Al petrolio, si aggiungono i proventi derivanti dallavendita di reperti antichi, dai sequestri, dalle tasse e dalleestorsioni impose "ai commercianti locali, che devono pagare unbalzello per mantenere aperti i loro negozi". Lo Stato islamico ha anche potuto servirsi degli istitutifinanziari delle citta' conquistate come Mosul, dove le riservedelle banche in termini di liquidita' erano di circa 400milioni di dollari prima dell'offensiva. A riferirlo e' BacharKiki, il capo del consiglio provinciale di Ninive, di cui Mosule' la capitale. Le risorse finanziarie, secondo Dalia Ghanem-Yazbeck, sonoe saranno il nerbo di questa guerra. "Il giorno in cui -prevede la studiosa - lo Stato islamico non avra' piu' ildenaro per finanziare la popolazione che amministra, alloraessa gli si rivoltera' contro". Come opera lo Stato islamico?La struttura amministrativa dello Stato islamico e' basata suquella di un qualunque Stato, con al suo vertice Abou Bakral-Baghdadi, auto-proclamatosi califfo. Egli e' assistito dauna serie di vice "territoriali" e un comando militare.Baghdadi e' al tempo stesso sostenuto da un consiglio dellashura, che raggruppa gli alti vertici jihadisti e, secondoalcune informazioni, vi sono anche altri consigli specifici,che si occupano nel dettaglio di questioni militari, dellasicurezza, economiche e mediatiche. Al contempo, lo Stato islamico e' divenuto un maestronell'arte della comunicazione grazie all'utilizzo sistematicodelle nuove tecnologie. Esso e' diventato "un marchio difabbrica con una forza attrattiva, come la Coca Cola o McDonald's" spiega Dalia Ghanem-Yazbeck. "La sua vera forza e'virtuale, su internet, su YouTube... A ogni sconfitta militaresul campo o quasi, essi pubblicano un video shock per fare inmodo che si parli di loro. E' un modo di compensare lasconfitta militare attraverso la propaganda".(AGI).