'Non nobis domine' di Sergio Bortot. Non il solito libro sui templari

E se non fosse stato Nostradamus a scrivere le 'Profezie'?

templari romanzo
FILIPPO MONTEFORTE / AFP
 
 Templari nel centro di Roma

Non è il solito libro sui Templari, spade, armature e castelli. Perché siamo nel XXI secolo, a Roma. 

Lo spunto di 'Non nobis domine' di Sergio Bortot (Pioda Imaging, 333 pagine, 17 euro) viene fornito da quanto teorizzato, agli inizi del secolo scorso, dall’occultista Pierre Vincenti, ossia che Nostradamus non scrisse mai le famose “Profezie”, ma si limitò a rubare un Codice scritto dai Templari prima di scomparire, adattandolo ai suoi scopi. Il volume sarebbe stato in realtà un “manuale d’istruzioni”, indirizzato a futuri iniziati, per la rinascita dell’Ordine.

L’autore ha così immaginato che la rinascita si sia effettivamente realizzata, ma che poi le due anime del Tempio – quella cavalleresca e quella finanziaria – abbiano portato alla scissione in due schieramenti.

A determinare la supremazia dell’uno sull’altro, il possesso del Codice, conservato dal Custode che risiede oggi a Roma. La sua casa però viene svaligiata: i ladri lo feriscono gravemente e il volume sparisce insieme al resto della refurtiva. 

Scaricato nel giro dei venditori ambulanti di libri da un ricettatore che non ne ha compreso il valore, viene rubato dal Monaco, un domenicano scacciato dalla Chiesa per essere diventato schiavo della chiaroveggenza e della cartomanzia.

Ossessionato dalle Centurie, se ne impossessa, diventando a sua volta la preda inseguita dagli emissari dei due schieramenti.

E’ una caccia senza esclusioni di colpi, fra i colori e i suoni di una Roma d’inizio estate,  in un succedersi di momenti che trascinano i protagonisti verso il finale.

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Lo sviluppo della storia è coerente e il romanzo risulta scorrevole e piuttosto avvincente. Ben gestita l’alternanza fra capitoli o paragrafi riguardanti tempi, luoghi e personaggi diversi. Non si perde il filo e si aggiungono informazioni progressive. Molto buone le descrizioni di Roma, che fanno capire atmosfere, tradizioni e tipicità caratteriali degli abitanti, anche a chi fosse di altra area geografica.

“Miglior attore non protagonista”, il Monaco, che ruba parte della scena al protagonista principale. Da semplice strumento, sembra quasi si sia imposto, chiedendo più spazio. Il finale lascia immaginare un possibile seguito.

 



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