Eichmann Show, al cinema arriva la banalità del male

Il film di Paul Andrew Williams in sala nel Giorno della Memoria

Eichmann Show, al cinema arriva la banalità del male
 Film Eichmann show - fb

Roma - Nel Giorno della Memoria arriva sugli schermi nelle sale The Space, distribuito da Lucky Red, il film 'Eichmann show' di Paul Andrew Williams, uno dei contributi offerti alle giovani generazioni nell'ambito della "Giornata della memoria". Il ricordo è dedicato a quel terribile 27 gennaio 1945 quando il campo di sterminio di Auschwitz fu liberato dai soldati dell'Armata rossa. Il film, che dopo la tre giorni in sala avrà un percorso in Dvd e in tv, racconta la storia di come il processo al criminale nazista Adolf Eichmann - catturato dagli israeliani in Argentina nel 1960 e condannato a "morte per impiccagione" il 31 maggio del 1962 dopo un lungo processo - divenne il 'processo del secolo' grazie a una copertura mediatica senza precedenti. Fu il primo processo ad un criminale nazista celebrato in Israele e, soprattutto, fu il primo processo ripreso dalle telecamere e trasmesso in tv in tutto il mondo (l'80% dei tedeschi ha seguito all'epoca tutte le puntate).

L'allora presidente di Israele, Ben Gurion, accettò la proposta del produttore americano Milton Fruchtman di riprendere con telecamere non visibili (appositamente nascoste dietro reti nere) le udienze che vedeva Adolf Eichmann imputato con l'accusa di aver pianificato i viaggi della morte verso i campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. La pellicola ripercorre le fasi del processo attraverso le peripezie e i drammi intimi della troupe tv chiamata dal produttore Frutchtman (Martin Freeman), a partire dal regista Leo Hurwitz (Anthony LaPaglia), 'ufficiosamente' nella lista nera di McCarty come sospetto comunista. Il film ripercorre le fasi della preparazione tecnica della troupe chiamata a riprendere l'evento, ma il regista Paul Andrew Williams e lo sceneggiatore Simon Block non si sono limitati a realizzare un'opera didascalica. Il personaggio di Leo Hurwitz, infatti, porta in sé i dubbi di molti intellettuali, rappresentati in maniera eccelsa dalla filosofa Hannah Arendt nel suo saggio 'La banalità del male': Eichmann non era un mostro, ma un uomo normale che in determinate condizioni si è reso complice di azioni mostruose. Definito il 'processo del secolo', venne mandato in onda in 37 paesi e per la prima volta i campi di sterminio vennero raccontati in diretta dai sopravvissuti. (AGI)

(27 gennaio 2016)