Schumann l'anticonformista e quel triangolo con Brahms

Intervista al pianista Baglini, "lottò contro abitudini e stereotipi"

Schumann l'anticonformista e quel triangolo con Brahms

Roma - Riflessivo, sanguigno, saggio. Ma, soprattutto, "anticonformista". Maurizio Baglini quasi si identifica con Robert Schumann, parlandone come di una "micidiale meteora di innovazione nel panorama musicale del romanticismo", in un'intervista all'AGI. Schumann -spiega piu' dettagliatamenteil 41enne pianista pisano nelle belle note di copertina che accompagnano "Piano sonatas 1 e 2", abbrivio di un'integrale pianistica del compositore per Decca- e' un geniale "provocatore", incline alla "voglia di scandalizzare, di scardinare le abitudini pregresse, di battersi per liberare l'espressione della musica dagli stereotipi dell'accademismo". "Proprio a causa della sua modernita', o meglio grazie ad essa, volendo sposare la sua passione per il paradosso e l'eccesso -prosegue Baglini- e' ancora oggi spesso frainteso o quanto meno non capito dalla maggioranza del pubblico: un compositore troppo raffinato e visionario o piu' semplicemente un avvenirista?" "Di sicuro -continua- vi sono due elementi predominanti che disegnano la parabola di questo genio: la personalita' molteplice che sfocia in malattia psichica e lo porta a morire in un manicomio e la storia d' amore piu' tormentata che la musica d'arte abbia conosciuto, ovvero quella fra lo stesso Robert e la moglie Clara Wieck, col 'terzo incomodo' Johannes Brahms che alimentera' un ulteriore mistero psicologico ben aldila' del puro e semplice pettegolezzo del 'triangolo'. Triangolo che, una volta morto Robert, si trasformo' in un rapporto a due, intenso, e probabilmente anche carnale: "Durante le mie ricerche -svela Baglini nell'intervista- mi e' stata mostrata la ricevuta di un albergo in cui Clara e Johannes passarono la notte insieme in una stanza. Robert Schumann non c'era piu' da anni, ormai, e avevano tutto il diritto di vivere come volevano la loro relazione".

Vita e l'arte coincidono, in Robert Schumann, che ha firmato con pesudonimi diversi lavori. Eusebius, Florestano e Mastro Raro: era, spiega nelle note Baglini, un "genio dalla triplice personalita'". "Eusebio -continua- e' il volto poetico e sognatore; Florestano, il rivoluzionario; Mastro Raro l'emblema della conservazione, che si traduce pero' in autorevolezza creativa". Nel mischiarsi, vita e arte si risolvono in un enigma, quello della danza. Ciascuno dei brani minterpretati da Baglini nel cd ha una "genesi danzante" che spesso vede Robert dialogare in modo complesso e tormentato con Clara, che, ad esempio, eseguira' la Sonata in fa diesis minore, a lei dedicata, "solo trent'anni dopo la morte di Schumann, a testimonianza del fatto che il travaglio sofferto della composizione aveva lasciato un'impronta sostanzialmente negativa, difficile da cancellare". "La provocazione, quindi -conclude Baglini- tanto familiare a Schumann saggista e opinionista , nonche' critico musicale e grande pensatore in senso lato, non e' mai gratuita, ma frutto di una dimensione esistenziale fatta di delusioni, mancanza di approvazione e successo, confronto impietoso con una moglie dotatissima, tanto amata quanto invidiata poiche' fonte di reddito principale per la famiglia: un'esistenza che culminera' in due tentativi di suicidio falliti, massima mortificazione per un uomo che e' stato capace di veicolare attraverso la musica un potente messaggio culturale a sostegno dell'anticonformismo". (AGI)