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    <title>Agi</title>
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    <description>Agi contents</description>
    <language>it-it</language>
    <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 13:00:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Agi</dc:creator>
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    <item>
      <title>Il mondo sospeso di Sarajevo tra la vita e la morte: il ritorno di Gigi Riva 30 anni dopo la guerra</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-13/sarajevo-guerra-ritorno-riva-36562131/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Un ritorno, trent'anni dopo, per misurare ciò che resta: delle persone, della città, di se stessi. '&lt;strong&gt;C'era l'amore a Sarajevo' di Gigi Riva&lt;/strong&gt; (Mondadori, 228 pp) è un &lt;strong&gt;romanzo che intreccia autobiografia e finzione &lt;/strong&gt;per raccontare non tanto la morte della guerra, quanto la vita che resiste dentro di essa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il protagonista, Carlo, &lt;/strong&gt;reporter segnato dall'assedio di Sarajevo, riceve un messaggio che lo richiama nella capitale bosniaca per l'anniversario della fine delle ostilità. Da qui si dipana un viaggio fisico e interiore che attraversa tre decenni e tre ritorni, in cui la città diventa insieme luogo reale e "città dell'anima", misura del bene e del male del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Riva, tra i giornalisti italiani che più hanno raccontato la dissoluzione della Jugoslavia - da &lt;strong&gt;inviato speciale de "Il Giorno&lt;/strong&gt;" ha seguito tutte le guerre balcaniche degli anni Novanta - costruisce una narrazione corale, popolata da figure memorabili - amici, artisti, intellettuali, sopravvissuti - che incarnano la parabola di Sarajevo: da simbolo cosmopolita a spazio segnato da fratture, disillusione e nuovi equilibri sociali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il cuore del libro è nello sguardo rovesciato sulla guerra. Non l'orrore in sè, ma la tensione vitale che esplode nelle condizioni estreme: solidarietà, amicizia, desiderio, perfino amore. E' il dualismo tra eros e thanatos che attraversa tutto il racconto, chiave di lettura dell'esperienza sarajevese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una memoria narrativa, densa e riflessiva, in cui il dettaglio quotidiano - un bar, un viaggio, un gesto - diventa simbolo. Emerge e diventa ricorrente tra le oltre 220 pagine &lt;strong&gt;il contrasto tra il "durante"&lt;/strong&gt;, vissuto come tempo di intensità e comunità, &lt;strong&gt;e il "dopo", &lt;/strong&gt;segnato da un senso di vuoto, di normalità impoverita e nostalgia per un passato che, pur tragico, appare più autentico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un romanzo che è anche un bilancio storico e umano: Sarajevo come laboratorio delle contraddizioni europee, ieri come oggi. Non a caso Riva richiama esplicitamente &lt;strong&gt;analogie con i conflitti contemporanei, dall'Ucraina a Gaza,&lt;/strong&gt; restituendo al libro una forte attualità. Nel racconto vengono evocati i 'safari umani' rievocando tra i protagonisti e testimoni il male di cui è capace l'uomo e si allarga a una riflessione su cosa possa fare l'Europa per reggere il confronto tra le grandi potenze: un'Europa in cui i Balcani restano ancora in attesa di piena integrazione, scontando il ritardo di una classe dirigente non ancora pronta a essere grande.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 11:18:17 GMT</pubDate>
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      <title>Arte: 'Sotto gli Archi del Tempo', le installazioni di sabbia di Erlich</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-11/arte-sabbia-erlich-toscana-36536048/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Installazioni di sabbia che &lt;strong&gt;trasformano lo spazio pubblico in un paesaggio effimero&lt;/strong&gt; che riflette sulla natura del patrimonio, sulla sua vulnerabilità e sulla responsabilità collettiva della memoria. Uno dei più noti artisti contemporanei della comunità internazionale dell'arte, l'argentino&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Leandro Erlich&lt;/strong&gt;, arriva a &lt;strong&gt;Colle di Val d'Elsa&lt;/strong&gt; con ‘&lt;strong&gt;Sotto gli Archi del Tempo&lt;/strong&gt;’, progetto ideato e organizzato da Associazione Arte Continuauna serie di installazioni site-specific realizzate per &lt;strong&gt;UMoCA&lt;/strong&gt; – Under Museum of Contemporary Art. Erlich, artista argentino le cui opere sono esposte nei più importanti musei del mondo — &lt;strong&gt;dalla Tate Modern di Londra al Centre Pompidou &lt;/strong&gt;di Parigi e con opere permanenti nella città di Parigi e Shanghai — è noto per installazioni che mettono &lt;strong&gt;in discussione la percezione della realtà &lt;/strong&gt;e il rapporto tra spazio quotidiano e immaginazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sotto gli archi medievali del &lt;strong&gt;ponte di San Francesco&lt;/strong&gt;, Erlich costruisce tre installazioni monumentali modellate in &lt;strong&gt;sabbia&lt;/strong&gt;. Il castello — &lt;strong&gt;simbolo dell'immaginazione infantile&lt;/strong&gt;, del gioco collettivo e della bellezza effimera — diventa qui anche un&lt;strong&gt; monito sulla fragilità delle cose&lt;/strong&gt;, sull'erosione e sulla vanità della permanenza.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le tre scene tra clessidre e cartografie effimere&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;‘&lt;strong&gt;Sotto gli Archi del Tempo&lt;/strong&gt;’ si articola in tre scene: da sinistra &lt;strong&gt;nel primo arco, una clessidra&lt;/strong&gt; poggia su una duna. Non misura il tempo ma ne evoca l'incommensurabilità. La sabbia che scorre al suo interno dialoga con quella che costruisce le altre installazioni, chiudendo simbolicamente il ciclo tra memoria, presente e perdita. &lt;strong&gt;Nel secondo arco,&lt;/strong&gt; la sabbia assume la forma di una &lt;strong&gt;cartografia&lt;/strong&gt;: il borgo di Colle Val d'Elsa appare in scala ridotta, scolpito come se fosse stato modellato dal vento.&lt;strong&gt; La città diventa un rilievo effimero &lt;/strong&gt;che ricorda la natura transitoria di ogni insediamento umano.&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel terzo emergono da una collina &lt;/strong&gt;di sabbia miniature di &lt;strong&gt;architetture iconiche&lt;/strong&gt; — dalla cupola del Brunelleschi al Partenone, da una piramide maya a Notre-Dame — come un atlante impossibile che riunisce simboli di civiltà lontane in una stessa geografia fragile. In questo fragile paesaggio, il patrimonio rivela la sua natura più profonda: &lt;strong&gt;non pietra eterna, ma una materia delicata &lt;/strong&gt;— come la sabbia — tenuta insieme dalla responsabilità di chi se ne prende cura.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La poetica di Erlich tra infinito e fragilità&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;“C’è qualcosa nella sabbia che ha sempre attirato la mia attenzione: fin dall’infanzia, sono stato &lt;strong&gt;affascinato dalla sua scala incommensurabile&lt;/strong&gt;, dall’impossibilità di immaginare o contare i granelli su una spiaggia - afferma l’artista &lt;strong&gt;Leandro Erlich&lt;/strong&gt; - in quell’esperienza c’era già un’intuizione dell’infinito, ma anche un confronto con il tempo: la sabbia come risultato di milioni di anni di erosione, e come superficie fragile sulla quale si dispiega la nostra esistenza finita”.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La tensione tra fragilità e volontà di durare&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;“Più tardi, ‘The Book of Sand’ di Borges ha dato forma a quell’intuizione&lt;strong&gt;, rivelando un’immagine dell’infinito&lt;/strong&gt; tanto affascinante quanto inquietante. La sabbia evoca l’effimero. Ogni forma costruita con essa sembra contenere, fin dall’inizio, la certezza della propria scomparsa. E tuttavia è proprio in quell’atto di costruire — per quanto precario e fugace — che &lt;strong&gt;si rivela qualcosa di profondamente umano&lt;/strong&gt;. Dalle strutture dei bambini sulla spiaggia alle grandi costruzioni della storia, persiste lo stesso impulso: resistere al tempo, lasciare una traccia, affermare una volontà di durare di fronte all’inevitabile. Forse è in questa&lt;strong&gt; tensione tra fragilità e durata &lt;/strong&gt;che si rivela una delle chiavi più profonde della condizione umana”, conclude.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il ruolo dell'Associazione Arte Continua&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il progetto è ideato e organizzato da &lt;strong&gt;Associazione Arte Continua&lt;/strong&gt;, che da oltre trent’anni promuove progetti di &lt;strong&gt;arte pubblica&lt;/strong&gt; capaci di mettere in relazione artisti internazionali, comunità locali e paesaggio. L’opera è liberamente accessibile alla collettività, che ha voluto condividere co&lt;strong&gt;n l’Associazione il tema dell’universalità&lt;/strong&gt; e della gratuità dell’arte.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;h2&gt;Leandro Erlich diviso tra Parigi, Buenos Aires e Montevideo&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Leandro Erlich (Argentina, 1973) vive e lavora tra Parigi, Buenos Aires e Montevideo. Negli ultimi due decenni le sue opere sono state esposte a livello internazionale ed entrano a far parte delle collezioni permanenti di prestigiosi musei e collezioni private, tra cui il Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, il Museum of Fine Arts di Houston, la &lt;strong&gt;Tate Modern&lt;/strong&gt; di Londra, il &lt;strong&gt;Centre Pompidou&lt;/strong&gt; di Parigi, il 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa, il &lt;strong&gt;MACRO&lt;/strong&gt; di Roma e l’Israel Museum.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <title>Risolto il giallo della Mercedes dell’attentato di Praga a Heydrich</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-13/mercedes-heydrich-praga-anthropoid-36557096/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Se gli investigatori nazisti non si fossero incredibilmente dimenticati di annotare il particolare più scontato, non ci sarebbe nessun mistero sulla &lt;strong&gt;Mercedes Benz 320B&lt;/strong&gt; di &lt;strong&gt;Reinhard Heydrich&lt;/strong&gt; dell’attentato nell’&lt;strong&gt;Operazione Anthropoid&lt;/strong&gt; del 27 maggio 1942, che morì in seguito alle ferite riportate per un’altra incredibile circostanza. I tedeschi furono maniacali nel passare al setaccio quella limousine scoperta, fotografata da ogni angolazione e per ogni dettaglio, ma non annotarono il numero di serie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E sì che la Mercedes, di quel modello, ne fabbricò appena 43 esemplari. Ma adesso gli &lt;strong&gt;storici cechi&lt;/strong&gt; sono assolutamente certi di aver ritrovato e restaurato il &lt;strong&gt;modello originale&lt;/strong&gt;, quello preso di mira dai &lt;strong&gt;paracadutisti cecoslovacchi Jan Kubiš e Josef Gabčík&lt;/strong&gt; che eliminarono uno dei più spietati &lt;strong&gt;gerarchi nazisti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Reichsprotektor di Boemia Moravia&lt;/strong&gt; governata col pugno di ferro, per il quale vennero coniate definizioni quali &lt;strong&gt;Belva bionda&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Boia di Praga&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Macellaio di Praga&lt;/strong&gt;. Talmente spietato che l’operazione per assassinarlo, unica riuscita a quel livello durante la &lt;strong&gt;seconda guerra mondiale&lt;/strong&gt;, venne chiamata &lt;strong&gt;Anthropoid&lt;/strong&gt; perché Heydrich di umano aveva solo le fattezze. D’altronde Hitler l’aveva definito, dal suo punto di vista con ammirazione, l’&lt;strong&gt;Uomo dal cuore di ferro&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Dalle SS alla polizia politica cecoslovacca, per finire poi in un fienile&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il 24 maggio 2026 è prevista la &lt;strong&gt;presentazione pubblica&lt;/strong&gt;, per la prima volta, della &lt;strong&gt;Mercedes 320B (W 142 II) del 1937&lt;/strong&gt;, in onore della &lt;strong&gt;resistenza antinazista&lt;/strong&gt;, a &lt;strong&gt;Praga 8&lt;/strong&gt; dove si svolsero i fatti del 1942, nel &lt;strong&gt;Centro culturale di Ládví&lt;/strong&gt;. Dopo l’esame degli investigatori tedeschi all’epoca, la vettura venne riparata alla meno peggio. Finita la guerra sarà confiscata dalla &lt;strong&gt;Státní bezpečnost (StB)&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;Polizia segreta cecoslovacca&lt;/strong&gt;, e nel 1953 finirà in un deposito militare, quindi all’arsenale di Přelouč.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1960 verrà venduta a un prezzo irrisorio a un militare, &lt;strong&gt;Josef Novák&lt;/strong&gt;, e nel decennio successivo la &lt;strong&gt;Mercedes decappottabile&lt;/strong&gt; sarà ricoverata in un &lt;strong&gt;fienile a Pardubice&lt;/strong&gt;, dove verrà acquistata dal &lt;strong&gt;collezionista di auto d’epoca František Dostál&lt;/strong&gt;, che iniziò a restaurarla, per poi venderla nel 2007 all’imprenditore &lt;strong&gt;Vladimír Maček&lt;/strong&gt;. Aveva da tempo perso l’originale livrea nera per un più anonimo azzurro. Tutti i segni dell’&lt;strong&gt;attentato&lt;/strong&gt; e dell’origine militare erano stati rimossi con sostituzione di pezzi, saldature e stucco, e ovviamente la riverniciatura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio partendo dalle manipolazioni meccaniche e di carrozzeria gli &lt;strong&gt;storici cechi Jaroslav Čvančara ed Eduard Stehlík&lt;/strong&gt;, assieme ad altri &lt;strong&gt;esperti forensi&lt;/strong&gt;, sono riusciti a risalire alle tracce dei &lt;strong&gt;danni provocati dalla granata&lt;/strong&gt; lanciata da &lt;strong&gt;Jan Kubiš&lt;/strong&gt; ed esplosa all’altezza della ruota posteriore destra e del parafango. Quindi la presenza della base per la bandierina sul parafango anteriore destro e per il riflettore supplementare su quello sinistro. Sono state vagliate anche le tracce delle &lt;strong&gt;schegge&lt;/strong&gt;, oltre al rinvenimento di pezzetti di vetro risalenti all’epoca dell’attentato (una quarantina di reperti). Nello schienale del passeggero la rete metallica portava ancora i danni provocati dalle schegge che ferirono &lt;strong&gt;Heydrich&lt;/strong&gt;, con la fuoriuscita dell’imbottitura di crini di cavallo responsabili dell’infezione che lo portò alla morte il &lt;strong&gt;4 giugno 1942&lt;/strong&gt;: i sulfamidici non potevano fare nulla e i medici tedeschi non avevano la penicillina.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lunghissime ricerche negli archivi e riscontri con specialisti forensi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Prima di procedere a un lungo e costosissimo &lt;strong&gt;restauro dello scheletro originale&lt;/strong&gt;, iniziato con lo smontaggio integrale, ogni elemento è stato rapportato e confrontato con le &lt;strong&gt;foto dei periti militari tedeschi del 1942&lt;/strong&gt;. Estenuanti &lt;strong&gt;ricerche negli archivi cechi e tedeschi&lt;/strong&gt; hanno portato a verificare i pezzi attraverso i codici apposti dalla &lt;strong&gt;Mercedes&lt;/strong&gt;, con la collaborazione di &lt;strong&gt;esperti nel restauro&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Čvančara&lt;/strong&gt;, un’autorità sull’&lt;strong&gt;Operazione Anthropoid&lt;/strong&gt; e sul periodo del &lt;strong&gt;Protettorato&lt;/strong&gt;, e il direttore del &lt;strong&gt;Memoriale di Lidice&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Stehlík&lt;/strong&gt;, si dicono adesso certi che l’auto adoperata da &lt;strong&gt;Heydrich&lt;/strong&gt; per recarsi da Panenské Břežany dove viveva con la famiglia alla sua residenza al &lt;strong&gt;Castello di Praga&lt;/strong&gt;, e oggetto dell’&lt;strong&gt;agguato nella curva stretta di Holešovice&lt;/strong&gt; quel mattino di fine maggio del 1942, è proprio la &lt;strong&gt;Mercedes del 1937 (W 142 II)&lt;/strong&gt; rinvenuta in un &lt;strong&gt;fienile a Pardubice&lt;/strong&gt;, ormai un rottame con evidenti segni di danneggiamento e poggiata su una catasta di tronchi, successivamente portata da &lt;strong&gt;Maček&lt;/strong&gt; in un’officina specializzata vicino a Hradec Králové.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il Reichsprotektor viaggiava in auto scoperta per sfidare la resistenza&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;A &lt;strong&gt;Praga&lt;/strong&gt; l’onnipotente &lt;strong&gt;braccio destro di Himmler&lt;/strong&gt;, principale responsabile della &lt;strong&gt;Shoah&lt;/strong&gt;, utilizzò più di una &lt;strong&gt;Mercedes&lt;/strong&gt; come auto di rappresentanza. In segno di sfida, per manifestare ai &lt;strong&gt;cecoslovacchi&lt;/strong&gt; che non temeva niente e nessuno, viaggiava in &lt;strong&gt;decappottabile&lt;/strong&gt;, nonostante gli fosse stato più volte sconsigliato. Dopo la sua morte – che scatenerà un &lt;strong&gt;bagno di sangue&lt;/strong&gt; e la &lt;strong&gt;distruzione totale del paese di Lidice&lt;/strong&gt; per rappresaglia con l’uccisione di tutti i maschi e la deportazione di donne e bambini – ai &lt;strong&gt;gerarchi&lt;/strong&gt; verrà proibito di muoversi con auto scoperte. Ai funerali di &lt;strong&gt;Heydrich&lt;/strong&gt; lo stesso &lt;strong&gt;Hitler&lt;/strong&gt;, che pure ne ammirava la spietatezza, disse che l’&lt;strong&gt;Uomo dal cuore di ferro&lt;/strong&gt; era stato davvero stupido a muoversi con una vettura aperta.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 07:50:45 GMT</pubDate>
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      <title>Art and Craft in Translation, la letteratura mette in dialogo Italia e Usa</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-11/art-craft-translation-ny-36538279/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - In un tempo in cui gli &lt;strong&gt;Stati Uniti&lt;/strong&gt; appaiono sempre più difficili da decifrare, è la &lt;strong&gt;letteratura&lt;/strong&gt; a tenere aperto un dialogo vivo con l’Italia. Dal 13 al 15 aprile andrà in scena a &lt;strong&gt;New York&lt;/strong&gt; "Art and Craft in Translation", iniziativa ideata e curata da &lt;strong&gt;Maria Ida Gaeta&lt;/strong&gt; per celebrare la &lt;strong&gt;traduzione&lt;/strong&gt; come pratica culturale e strumento di comunicazione tra lingue e scritture. Con il supporto di diverse istituzioni culturali e accademiche italiane e americane, l’evento nasce in occasione del decimo anniversario del &lt;strong&gt;The Bridge Book Award&lt;/strong&gt;, riconoscimento creato dalla stessa Gaeta che ha promosso oltre 200 titoli e autori e finanziato la traduzione di 40 opere tra italiano e inglese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Art and Craft in Translation si iscrive inoltre nel solco del festival "&lt;strong&gt;Multipli Forti&lt;/strong&gt;. Voices from Contemporary Italian Literature", altra creatura di Gaeta che dal 2022 ad oggi ha presentato a &lt;strong&gt;mondo editoriale&lt;/strong&gt; e pubblico newyorkesi più di 60 autrici e autori attraverso loro testi inediti.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il programma e i protagonisti&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Diffuso tra l’&lt;strong&gt;Italian Cultural Institute&lt;/strong&gt;, l’&lt;strong&gt;Hunter College – CUNY&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Casa Italiana Zerilli Marimò&lt;/strong&gt; (New York University), il &lt;strong&gt;John D. Calandra Italian American Institute&lt;/strong&gt; e il &lt;strong&gt;Rizzoli Bookstore&lt;/strong&gt; di Broadway, il programma sarà aperto da un incontro dedicato a vincitrici e vincitori della 10ma edizione del premio &lt;strong&gt;The Bridge&lt;/strong&gt;: le narratrici &lt;strong&gt;Nicoletta Verna&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Julia Phillips&lt;/strong&gt; e i saggisti &lt;strong&gt;Giulio Ferroni&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Aaron Robertson&lt;/strong&gt;. Seguiranno dialoghi di autori e autrici con studenti e docenti delle Università cittadine, e incontri sulla &lt;strong&gt;traduzione poetica&lt;/strong&gt; e narrativa condotti da esperti come &lt;strong&gt;Carmen Gallo&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Patrizio Ceccagnoli&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Ann Goldstein&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Brian Robert Moore&lt;/strong&gt; ed &lt;strong&gt;Edwin Frank&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Presentazioni e tavole rotonde editoriali&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;In cartellone anche le presentazioni di nuove traduzioni di &lt;strong&gt;Cesare Pavese&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Alba De Céspedes&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Daniele Del Giudice&lt;/strong&gt;, e delle giovani autrici &lt;strong&gt;Chiara Barzini&lt;/strong&gt; - che dialogherà con le scrittrici americane &lt;strong&gt;Lili Anolik&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Katie Kitamura&lt;/strong&gt; - ed &lt;strong&gt;Emanuela Anechoum&lt;/strong&gt;. Tra tanti protagonisti degli appuntamenti, i traduttori &lt;strong&gt;Julian Sachs&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Minna Zellman Procor&lt;/strong&gt;, i curatori e i docenti &lt;strong&gt;Andrea Capra&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Isabella Livorni&lt;/strong&gt; ed &lt;strong&gt;Eugenio Refini&lt;/strong&gt; (New York University), &lt;strong&gt;Alessandro Giammei&lt;/strong&gt; (Yale University), &lt;strong&gt;Monica Calabritto&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Giancarlo Lombardi&lt;/strong&gt; (Hunter College e Graduate Center, CUNY). Di particolare interesse, infine, le due &lt;strong&gt;tavole rotonde&lt;/strong&gt; del Calandra Institute che metteranno a confronto 16 editor e &lt;strong&gt;publisher&lt;/strong&gt; delle più importanti &lt;strong&gt;case editrici USA&lt;/strong&gt; che hanno pubblicato autori italiani del passato e contemporanei.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le istituzioni coinvolte nel progetto&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Quando il linguaggio pubblico tende a dividere, la traduzione continua a mettere in relazione mondi e prospettive. Collaborano con &lt;strong&gt;The Bridge Book Award&lt;/strong&gt; per &lt;strong&gt;Art and Craft in Translation&lt;/strong&gt;: &lt;strong&gt;Istituto Italiano di Cultura&lt;/strong&gt; di New York, &lt;strong&gt;FUIS&lt;/strong&gt; (Federazione Unitaria Italiana Scrittori), Casa Italiana Zerilli Marimò / &lt;strong&gt;New York University&lt;/strong&gt;, Hunter College, CUNY, &lt;strong&gt;The Graduate Center&lt;/strong&gt;, CUNY, J.D. Calandra Italian American Institute, &lt;strong&gt;Civitella Ranieri Foundation&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;American Academy in Rome&lt;/strong&gt;, Rizzoli Bookstore.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Sat, 11 Apr 2026 16:06:40 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>Palestina, terra di santi e d’inferno</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-11/palestina-terra-santi-storia-36530745/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Oggi è un inferno, ma un tempo la &lt;strong&gt;Palestina&lt;/strong&gt; è stata terra di &lt;strong&gt;santi e beati&lt;/strong&gt;. Campioni della &lt;strong&gt;fede cattolica&lt;/strong&gt;. Per esempio (senza considerare gli eletti coevi di Gesù), originari di queste parti sono i santi &lt;strong&gt;Arcano ed Egidio&lt;/strong&gt; (festa il 1° settembre), coloro che - secondo il libro “Storia della città di Sansepolcro” di Lorenzo Coleschi (Città di Castello, 1886) - “nel 940, con un carico di reliquie dal &lt;strong&gt;santo Sepolcro di Gerusalemme&lt;/strong&gt;, giunti nella pianura diedero principio alla città del Borgo Sansepolcro”, in provincia di Arezzo, “linda e raffinata cittadina toscana dov’è nato Piero della Francesca” (“Santi d’Italia”, Alfredo Cattabiani, Bur-Rizzoli, 2004).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oppure, sempre da “Santi d’Italia”, l’altro palestinese &lt;strong&gt;Ciriaco di Ancona&lt;/strong&gt; (di cui è patrono): nel 326 “avrebbe partecipato al ritrovamento della Croce sul Calvario insieme con &lt;strong&gt;sant’Elena&lt;/strong&gt;, madre dell’imperatore romano Costantino”. E seguendo le rotte della Provvidenza, sarebbe giunto nella città marchigiana dove “venne eletto successore del vescovo appena morto”, salendo in seguito agli onori degli altari. Ancora, il celebrato &lt;strong&gt;Giustino&lt;/strong&gt; (ricorrenza il 1° giugno), anche lui “figlio” della Palestina dei primi anni del II secolo. Nel “Libro dei santi” (San Paolo, 2012) Elio Ruggero scrive che la sua “colpa” sarebbe stata aver osato difendere la fede cristiana in una Roma dove la nuova setta faceva ancora paura.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il censimento della santità in Terrasanta&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Palestina, terra di santi e beati. È difficile dire con precisione quante siano le teste con l’aureola provenienti da quel fazzoletto di &lt;strong&gt;Medioriente&lt;/strong&gt;; anche stilare un &lt;strong&gt;censimento globale&lt;/strong&gt; sarebbe arduo. “La prima &lt;strong&gt;canonizzazione papale&lt;/strong&gt; storicamente sicura – è spiegato in ‘Santi e patroni’, Dizionario biografico della De Agostini, 2010 - è quella che eseguì Giovanni XV il 31 gennaio dell’anno 993”. Quindi, difficile avere numeri certi sin dall’inizio della tradizione. Volendo farsi un’idea – rifacendosi sempre a “Santi e patroni” - ci sono gli oltre ventimila venerabili della “&lt;strong&gt;Bibliotheca Sanctorum&lt;/strong&gt;” (Città Nuova Editrice) e quasi diecimila del “&lt;strong&gt;Martyrologium romanum&lt;/strong&gt;”. In questo “mare magnum” di virtuosi, altri due palestinesi (e altri ce ne saranno) si trovano nel Dizionario della De Agostini: “&lt;strong&gt;Adriano di Cesarea&lt;/strong&gt; (III-IV sec.; festa il 5 marzo) e &lt;strong&gt;Ilarione di Gaza&lt;/strong&gt; (291-371; 13 gennaio), fondatore della vita monastica in Palestina”.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le figure agiografiche e la piccola araba&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;E ulteriori undici li cita il sito web “Santi e beati”, ricco di un archivio con 14.764 voci agiografiche, 11.450 schede biografiche e circa 4500 patronati. Sono: &lt;strong&gt;Procopio di Cesarea&lt;/strong&gt;, Pietro Balsamo, Romano d’Antiochia, Teodosia di Cesarea, Giovanni di Gischala, Giovanni di Betania, Simone di Tiro, Sabas di Tiro, Teodoro di Tiro, Nicola di Tiro e Saba di Nazareth. Insomma, Palestina terra di santi e beati. In alcuni casi qualcuno ha avuto pure qualche grattacapo dall’oltretomba, come accadde alla “piccola araba” &lt;strong&gt;Mariam Baouardy&lt;/strong&gt; – nome da consacrata &lt;strong&gt;Maria di Gesù crocifisso&lt;/strong&gt; - nata ad Abellin (Nazareth, nella regione Galilea, in Palestina) nel 1846. “Fu oggetto di prove molto speciali – annota Marco Tosatti in ‘Santi indemoniati’, Chorabooks Hong Kong, 2017 - e fra queste la possessione da parte di spiriti diabolici”. Ma alla fine il paradiso le aprì le porte, perché la religiosa “ebbe rapimenti, visioni e stimmate”, aveva spiegato &lt;strong&gt;papa Francesco&lt;/strong&gt; durante il rito di canonizzazione il 17 maggio 2015 in piazza San Pietro a Roma.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Gerusalemme e i conflitti della regione&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Palestina, terra di santi e beati. E molto di più. La zona conta &lt;strong&gt;Gerusalemme&lt;/strong&gt;, capitale spirituale delle tre religioni monoteiste: &lt;strong&gt;ebraismo&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;cristianesimo&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;islam&lt;/strong&gt;. Ed è la patria di &lt;strong&gt;Cristo&lt;/strong&gt;: venuto al mondo a &lt;strong&gt;Betlemme&lt;/strong&gt;, cresciuto a &lt;strong&gt;Nazaret&lt;/strong&gt; e morto a Gerusalemme, tutti siti nella regione storica della &lt;strong&gt;Giudea&lt;/strong&gt;. Eppure, nella regione non c’è mai pace. È il &lt;strong&gt;territorio più conteso&lt;/strong&gt; del pianeta. Sbirciando la Storia lo è sempre stato, dall’antichità ai tempi contemporanei. Andando alle date “recenti”, la Terrasanta è scenario di &lt;strong&gt;conflitti armati&lt;/strong&gt; dal 1948 ai giorni nostri. Oggi è un inferno, ma un tempo la Palestina è stata terra di santi e beati.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Sat, 11 Apr 2026 06:18:04 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>agi</dc:creator>
      <dc:date>2026-04-11T06:18:04Z</dc:date>
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    <item>
      <title>Referendum sulla monarchia, in un libro l'ultima tentazione del Regno Unito</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-10/referendum-monarchia-exit-queen-36518944/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Immaginate che la monarchia inglese sia d’un tratto messa in discussione e debba (ri)conquistare il consenso dei sudditi in un &lt;strong&gt;referendum&lt;/strong&gt; che - dovunque - non è una passeggiata.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Immaginate, nello specifico, un cortocircuito dagli esiti imprevedibili: un &lt;strong&gt;primo ministro laburista&lt;/strong&gt;, con simpatie cinesi, per cui “la monarchia è l’ultimo retaggio del feudalesimo”, lancia la sfida all’unica istituzione regolata dal diritto divino. “&lt;strong&gt;Se il popolo vota, anche una corona può cadere&lt;/strong&gt;”. Semplice. La rivoluzione non russa, cammina felpata sulle gambe della modernità.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'onda rossa populista travolge il Regno Unito&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Del resto, il messaggio era passato alle ultime elezioni e l’onda rossa aveva travolto la &lt;strong&gt;Gran Bretagna&lt;/strong&gt; fino al bastione di &lt;strong&gt;Windsor,&lt;/strong&gt; roccaforte dei conservatori. Lo scenario (geniale) prende forma in ‘&lt;strong&gt;Exit Queen – Scacco alla regina&lt;/strong&gt;’, scritto da &lt;strong&gt;Francesco Spartà&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Marco Ubezio&lt;/strong&gt; e pubblicato da &lt;strong&gt;Bonfirraro&lt;/strong&gt;. Un romanzo, in questi giorni in libreria, che mischia la passione per &lt;strong&gt;Elisabetta II&lt;/strong&gt; di Ubezio (avvocato esperto di reali e autore di una biografia sulla regina) con quella per la politica di Spartà (giornalista di Agi con una predilezione anche per gli Esteri).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle 240 pagine, che ricostruiscono con un’ossessiva attenzione ai dettagli l’ultima scommessa della sovrana, poco loquace ma capace di imprevedibili slanci caustici, respira il Regno Unito. Non tanto quello dei reali, colmo di visite istituzionali, di passaggi in aziende e scuole, di scacchiere, di festival commemorativi, in cui si dipanano storie senza tempo con regine anaffettive ma decise e fantasmi di re senza nome. No, nel libro c’è soprattutto la Gran Bretagna dei sobborghi, dei pub, della povertà che ogni tanto si fa ricchezza spudorata, le città del degrado, della contraddizione insanabile. Il &lt;strong&gt;Nord &lt;/strong&gt;che spera nella &lt;strong&gt;Repubblica&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;Sud &lt;/strong&gt;che tifa per la &lt;strong&gt;Corona&lt;/strong&gt;. Il vero protagonista, che attraversa tutto il libro, è il &lt;strong&gt;populismo&lt;/strong&gt;, da cui nessuno può dirsi fuori. Ecco perché il romanzo di Spartà e Ubezio regala uno sguardo più profondo sul nostro tempo, servendosi di un’intuizione originale e in fondo anche verosimile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lo scontro: monarchia vs repubblica&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il contrasto tra &lt;strong&gt;monarchici &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;repubblicani &lt;/strong&gt;spinge il lettore sul crinale ambiguo di una partita che guarda al futuro ma richiama i secoli trascorsi e un’istituzione ormai appesa al filo dell’umore, dipinta di rosso nelle mappe elettorali, come il cuore e la tradizione, contro il blu della sua nemica.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“L’appuntamento con la storia è giunto”. Ce la farà la monarchia a reggere l’urto? E quali saranno le eventuali conseguenze? Il libro tiene con il fiato sospeso fino al colpo di scena dell’ultima pagina (non la leggete prima!).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“&lt;strong&gt;La politica è sangue e merda&lt;/strong&gt;”, sosteneva &lt;strong&gt;Rino Formica&lt;/strong&gt;, protagonista, in Italia, di quella &lt;strong&gt;Prima Repubblica&lt;/strong&gt; piena di “nani e ballerine” (altra sua fortunata definizione - anche se una volta mi ha confessato che erano “giganti” rispetto ai politici attuali). La politica è sangue e merda, dicevamo. Lo è ovunque, anche tra &lt;strong&gt;Buckingham Palace&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Westminster&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 13:09:39 GMT</pubDate>
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      <title>La sfida dei giovani lettori</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-10/editoria-giovani-bologna-children-s-book-fair-36516482/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Botta e risposta tra editori e librai sul futuro dell’editoria per bambini e ragazzi: l’appuntamento è per il &lt;strong&gt;14 aprile&lt;/strong&gt;, nel corso della 63ma &lt;strong&gt;Bologna Children’s Book Fair,&lt;/strong&gt; all’evento ‘&lt;strong&gt;PING PONG&lt;/strong&gt;’.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non un panel pubblico, quello organizzato da Emme Promozione (Emmelibri- Gruppo Messaggerie), ma una conversazione a due sponde - tra chi i libri li pensa e produce e chi li sceglie e propone sugli scaffali - moderata dall’autrice e divulgatrice culturale Valentina Notarberardino. Che abbiamo incontrato per fare il punto su un comparto fondamentale anche e soprattutto per la formazione dei lettori del futuro.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Che tipo di incontro sarà Ping Pong?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Un confronto fatto di interventi brevi, domande e risposte dirette, i cui partecipanti saranno chiamati a dialogare attivamente senza relazioni preparate. Si svolgerà a porte chiuse e coinvolgerà un gruppo selezionato di editori indipendenti per bambini e ragazzi -&lt;strong&gt; Biancoenero Edizioni, Beisler Editore, Sinnos Editrice, Terre di Mezzo Editore, Uovonero Edizioni&lt;/strong&gt; - e circa 30 librai provenienti da tutta Italia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non un appuntamento ‘commerciale’ in cui presentare novità editoriali, quindi, ma un’occasione per affrontare insieme questioni specifiche e far emergere indicazioni concrete e possibili pratiche comuni. Dopo il successo della seconda edizione di KIDDO, Emme Promozione vuole proporre un’altra opportunità di approfondimento su questo particolare comparto.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Esattamente, quali fasce di lettori saranno prese in esame?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La fascia&lt;strong&gt; 8-25 anni&lt;/strong&gt;, che comprende il &lt;strong&gt;middle grade (8–13) &lt;/strong&gt;e lo &lt;strong&gt;youngadult(14–25)&lt;/strong&gt;, un’area ampia e discontinua che attraversa passaggi di crescita cruciali: dalla fine delle prime letture all’ingresso nella fase autonoma, fino ai consumi culturali dell’adolescenza e prima età adulta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un terreno sempre più centrale e problematico su cui editori e librai sono chiamati a mettere in discussione definizioni, pratiche di catalogo, strategie di esposizione e aspettative dei lettori; comprese le difficoltà legate al posizionamento nello scaffale e alla costruzione di uno spazio riconoscibile, così come l’adeguatezza di copertine e formati rispetto ai contenuti e al target a cui si rivolgono.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Qual è la situazione del mercato per questo comparto?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Dalla pandemia in poi si parla di una crisi del middle grade e del passaggio verso lo youngadult, a causa di una combinazione di fattori: il &lt;strong&gt;calo delle vendite&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;riduzione degli investimenti &lt;/strong&gt;su scuole e biblioteche, il &lt;strong&gt;minor tempo dedicato alla lettura&lt;/strong&gt; e la crescente &lt;strong&gt;competizione con altre forme di intrattenimento&lt;/strong&gt;, come i social, il gaming, le piattaforme audiovisive.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo scenario diventa centrale interrogarsi sulla domanda reale: cosa cercano ragazze e ragazzi, cosa leggono davvero, quanto coincidono, o divergono, le proposte editoriali rispetto a ciò che i librai osservano quotidianamente in libreria?&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Come pensa di affrontare questi temi?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Tra i nodi che intendo far emergere nel dialogo: la tenuta delle categorie editoriali e dei target di lettura, il passaggio tra le età, le tematiche dei libri, le difficoltà di posizionamento e costruzione dello scaffale, le strategie di promozione in libreria e il rapporto sempre più complesso tra proposta editoriale e comportamenti reali dei lettori.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Cosa si può fare per crescere oggi i lettori forti di domani? E soprattutto: qualcosa si sta facendo, o nei fatti si pensa solo a superare le attuali difficoltà contingenti del mercato?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Se parliamo di mercato, va evidenziato che secondo gli ultimi dati AIE, annunciati proprio in occasione della fiera di Bologna, con una crescita a copie dello 0,3% (22,3 milioni di copie) e a valore del 2,1% (258,4 milioni di euro), i libri per bambini e ragazzi hanno chiuso il 2025 in controtendenza rispetto all’editoria italiana di varia nel suo complesso, che ha segnato una flessione a copie del 3%.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma se spostiamo lo sguardo dai numeri alla promozione - cioè alla costruzione dei lettori - diventa evidente l’importanza del lavoro di rete all’interno dell’ecosistema editoriale: editori, librerie, scuole, biblioteche, festival, insegnanti e tutte le iniziative che mettono in relazione questi soggetti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In tal senso qualcosa si sta facendo, e anche in modo strutturato. Penso al programma formativo Coltivare la lettura, che ha offerto gratuitamente corsi a librai, insegnanti e bibliotecari, tenuti da professionisti come Alice Bigli, Filomena Grimaldi e Matteo Sabato: un investimento concreto sulle competenze di chi ogni giorno lavora con i lettori. Allo stesso modo, iniziative come, ad esempio, Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole, promossa dal Centro per il libro e la lettura, portano la lettura direttamente nei contesti educativi, creando occasioni di incontro e continuità.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;E la scuola?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Qui che si apre una riflessione cruciale: è fondamentale rafforzare il dialogo tra editoria e scuola. Gli insegnanti sono tra i principali mediatori della lettura, ma spesso lavorano con strumenti limitati o senza un confronto strutturato con chi i libri li produce e li distribuisce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Investire su questo rapporto, in termini di formazione, ascolto reciproco e progettazione condivisa, è uno dei passaggi decisivi se vogliamo costruire lettori nel tempo. La questione, quindi, non è solo “resistere” alle difficoltà del mercato, ma realizzare un lavoro partecipato e continuativo.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 08:54:48 GMT</pubDate>
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      <title>MAXXI L’Aquila, simbolo di rinascita culturale per il 2026</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-09/maxxi-laquila-capitale-cultura-36506164/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Un palazzo blasonato, elegante barocco settecentesco. Lesionato, offeso, ferito dal &lt;strong&gt;terremoto del 2009&lt;/strong&gt;. Risanato, restituito alla leggerezza delle sue candide linee curve. E trasformato in opificio di cultura, propulsore di idee e sentimenti per la città. Una sciagura risarcita – se mai si può risarcire completamente quanto ha cancellato anche in termini di vite un sisma - dalla nascita, su iniziativa nel 2015 dell’allora ministro della Cultura Dario Franceschini, di un nuovo polo museale. E’ la parabola di&lt;strong&gt; Palazzo Ardinghelli&lt;/strong&gt;, da cinque anni esatti inaugurato come sede de&lt;strong&gt;l MAXXI l’Aquila&lt;/strong&gt;, sezione di quel MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del Ventunesimo Secolo - che a Roma, in via Guido Reni, espone il contemporaneo sotto la veste architettonica cucita addosso alle vecchie caserme da Zaha Hadid.&lt;br&gt;
  Un’icona della rinascita del capoluogo abruzzese, il MAXXI, già capace di coinvolgere il territorio e di generare creativa consapevolezza. E dunque, una bandiera per l’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Mag 1861 ne parla con Maria Emanuela Bruni, che presiede il doppio museo dell’arte contemporanea, a Roma e in Abruzzo.&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Presidente, che anno sarà il 2026 per il Museo dell’Aquila?&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;
  “Stiamo preparando mesi di iniziative non solo prestigiose ma capaci di coinvolgere l’intera città, uscendo dalle antiche mura di Palazzo Ardinghelli. Il nostro ruolo è essere un ponte tra le eccellenze del territorio e la scena artistica nazionale e internazionale, stimolare il tessuto creativo locale e proiettarlo in un contesto più ampio, accendendo al contempo i riflettori del mondo artistico su ciò che succede in città. Una conferma, del resto, di MAXXI l’Aquila come spazio aperto alle persone, e lo testimonia fisicamente e non solo simbolicamente il suo cortile, aperto su due lati, praticabile anche dai passanti, luogo di raduno, persino per i bambini che qui giocano, al pari di quanto avviene nello spazio esterno della sede di Roma”.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
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&lt;p&gt;&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Una praticabilità urbanistica e intellettuale, dunque. La mostra in corso su Andrea Pazienza ha acceso la curiosità del pubblico.&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;
  “E’ una rassegna che ha quasi costituito un antefatto, e un volano, perché è stata inaugurata lo scorso dicembre, a ridosso dell’avvio ufficiale della Capitale della Cultura. Segue l’artista nell’arco della sua vita, squarciando i lavori della giovinezza, quando ancora non era approdato al fumetto ma realizzava opere con tavole a china, acquerelli, pennarelli. Abbiamo esposto anche un pezzo che considero con emozione altamente simbolico: il suo primo contratto di lavoro, redatto quando aveva neanche dieci anni da un’associazione cattolica pescarese che gli commissionava la grafica per alcune pubblicazioni. Ecco, questa è una rassegna – ma lo stesso è accaduto l’altr’anno &amp;nbsp;con True Colors - che dialoga con il pubblico: il 40 per cento dei visitatori è venuto da fuori l’Aquila e l’hanno affollata i residenti, per i quali è previsto l’ingresso gratuito”&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Nel segno di un legame stretto con la comunità.&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;
  “E’ un faro della nostra politica culturale e i cittadini danno segno di gradimento. Palazzo Ardinghelli non propone solo arte, ma presentazioni di libri, documentari, talk, laboratori, con attenzione particolare ad associazioni e istituzioni del territorio”.&lt;br&gt;&lt;strong&gt;E veniamo alle proposte per la Capitale della Cultura 2026.&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;
  “Si parte il 28 aprile con Aftershock, protagonista Al Weiwei. E’ una mostra tutta targata MAXXI, a cura di Tim Marlow, che esplora decenni di carriera dell’artista cinese trattando temi come disastri naturali, conflitti e corruzione attraverso sculture, installazioni e film. Fino a settembre nell’asilo del Palazzo ex OMNI sarà di scena l’architettura abruzzese del Novecento. E poi il ritorno di Marinella Senatore, già presente con una intera sala nell’esposizione della scorsa primavera, appunto True Colors, tutta giocata sui tessuti d’artista. Come allora la Senatore stimolò la creatività dei residenti raccogliendo stendardi da loro dipinti e scritti, testimonianze di dolore e speranza, ora con SOND – The School of Narrative Dance – attua un progetto di ricerca sul territorio che trasformerà la città in un palcoscenico diffuso grazie alla sua équipe e alle associazioni locali, da quelle musicali a quelle dell’artigianato. Una sorta di parata che attraverserà l’Aquila il 7 giugno, e che sosterà in una serie di stazioni, intese come punti fermi della performance”.&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Una tradizione, quella del MAXXI l’Aquila, che durante l’estate esce da Palazzo Ardinghelli.&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;
  “E’ una prova della sua vitalità e del ruolo di hub di idee per la città. Del resto a settembre lavoreremo in coproduzione con il Comune per la mostra dedicata a Fabio Mauri, nel centenario della nascita, curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini. Ripercorrerà il ventennio in cui Mauri ha insegnato Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. E prevede due perfomance da lui immaginate e reificate da Cattelan”.&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Ora poi è possibile una sinergia ideale con il Museo Nazionale d’Abruzzo, anch’esso recuperato dopo i danni del sisma. Dallo scorso dicembre è tornato nella sua sede originale.&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;
  “Un recupero totale che vivo con gioia. Il Forte Spagnolo, che lo ospita, è urbanisticamente collegato con Palazzo Ardinghelli, nel senso che entrambi sono allineati sullo stesso percorso. Si realizza così un asse d’architettura urbana tra il MuNDA, appunto Museo Nazionale d’Abruzzo, e MAXXI che si traduce in una unione ideale tra arte antica e arte contemporanea”.&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Un rapporto tra i secoli passati e l’oggi che è plasticamente evidente al MAXXI: palazzo Ardinghelli, del XVIII secolo, ospita una delle opere site specific più suggestive, la Colonna nel vuoto di Ettore Spalletti che cala come un ponte verticale e metafisico, una sfida alla ricerca di equilibrio, dal cupolino della cappella tardobarocca.&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;
  “E’ un vanto per me. Mi sono formata sull’arte moderna, che appunto parte dal barocco per includere l’Ottocento, e ora guido un’istituzione di arte contemporanea. Ma la commistione è il segno che vogliamo dare ai nostri due musei. Sono, ripeto, spazi aperti oltre che ai visitatori, ai bambini - addirittura i più piccoli, i gattonanti - agli adolescenti, ai liceali, a coloro che ambiscono all’alta formazione post-laurea. La circolarità è poi nell’esposizione delle opere: la collezione è comune alle due sedi di Roma e dell’Aquila. Infine, il MAXXI è scevro, fin nella sua idea iniziale, dalla musealizzazione: non c’è esposizione permanente ma opere che vengono alla ribalta per testimoniare il passaggio del tempo, a seconda della contingenza, che può riguardare l’architettura, la fotografia, il tessile…In questo modo il colloquio con il pubblico è dinamico, vivace”.&lt;br&gt;&lt;strong&gt;In sintesi, quale impronta vuole dare alla Fondazione MAXXI, che presiede dal marzo scorso?&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;
  “Il segno della massima apertura e della costante e continua innovazione. Ad esempio nella sede di Roma, e precisamente nella Galleria n.5, quella in alto, arricchita dalla suggestiva vetrata voluta da Zaha Hadid, si propongono spettacoli in cui le arti visive dialogano con la musica dal vivo. E’ avvenuto con Bob Wilson e William Kentridge. Il primo ha scelto Mother come tema partendo dalla Pietà Rondanini da lui immersa in un rigoroso spartito di luce e associata alle note dello Stabat Mater di Arvo Part. Il secondo ha realizzato un cine-concerto musicato da Philip Miller nel quale coniuga il suo fregio effimero sui Muraglioni del Tevere ad un’opera processionale dedicata al popolo africano invischiato nel disastro nella Prima Guerra Mondiale. E’ una formula immersiva ed emozionale che intendo incentivare proprio perché presenta insieme diverse declinazioni delle arti contemporanee”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:55:54 GMT</pubDate>
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      <title>E Adamo ed Eva lasciarono gli inferi</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-05/adamo-eva-liberi-pasqua-36445413/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Miracolo di Pasqua: &lt;strong&gt;Adamo ed Eva&lt;/strong&gt; hanno lasciato gli inferi e sono tornati in paradiso. Per i due birbanti per eccellenza del genere umano il tormento è finito. Secondo il &lt;strong&gt;catechismo della Chiesa cattolica&lt;/strong&gt;, la loro pena è terminata il giorno successivo alla &lt;strong&gt;crocifissione di Cristo&lt;/strong&gt;, precedente a quello della sua &lt;strong&gt;risurrezione&lt;/strong&gt; (domenica): il &lt;strong&gt;sabato santo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ora gli &lt;strong&gt;archeo-genitori&lt;/strong&gt; sono liberi. Il Cielo ha spezzato le catene che li legavano al loro &lt;strong&gt;peccato originale&lt;/strong&gt;: “Da noi contratto e non commesso – spiega la dottrina riassunta nel &lt;strong&gt;Compendio del 2005&lt;/strong&gt; dell’allora presidente della Commissione speciale, il cardinale &lt;strong&gt;Joseph Ratzinger&lt;/strong&gt; - trasmesso non per imitazione, ma per propagazione”.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il ruolo di Gesù nel prodigio&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il merito del &lt;strong&gt;prodigio&lt;/strong&gt; va tutto a &lt;strong&gt;Gesù&lt;/strong&gt;: nome che “significa ‘Dio salva’”, specifica sempre la dottrina. Meraviglia sulla quale lo stesso catechismo si sofferma nella parte prima della “Professione di fede”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al paragrafo 3, sotto al titolo “Gesù Cristo fu sepolto” è scritto: “Per la grazia di Dio, egli [il Salvatore] ‘ha provato la morte a vantaggio di tutti’. Dio – continua il catechismo - ha disposto che il Figlio suo non solamente morisse ‘per i nostri peccati’ (1 Cor 15,3), ma anche ‘provasse la morte’… per il tempo compreso tra il momento in cui egli è spirato sulla croce e il momento in cui è risuscitato. Questo stato di Cristo morto – conclude - è il &lt;strong&gt;mistero del sepolcro&lt;/strong&gt; e della &lt;strong&gt;discesa agli inferi&lt;/strong&gt;’”.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'ora della madre e il cielo di mezzo&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Come riportano &lt;strong&gt;fonti vaticane&lt;/strong&gt;, per tradizione il &lt;strong&gt;sabato santo&lt;/strong&gt; viene definito l’&lt;strong&gt;Ora della Madre&lt;/strong&gt;, “spazio liturgico in cui tutto tace, è fermo. In questo giorno – si aggiunge - la Madre di Cristo rappresenta l'intera Chiesa che si stringe intorno a lei, diventando ponte tra la morte e la vita”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Però, è pure la data in cui viene citato un particolare “&lt;strong&gt;cielo di mezzo&lt;/strong&gt;”. Infatti, gli &lt;strong&gt;inferi&lt;/strong&gt; – spiega la &lt;strong&gt;dottrina cattolica&lt;/strong&gt; – “non sono l’inferno della dannazione. Costituivano lo stato di tutti coloro, giusti e cattivi, che sono morti prima di Cristo”.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'antica omelia sul sabato santo&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Dunque, cosa accadrà adesso? Chi dice qualcosa in più su quello che sarebbe successo è il testo di un’antica “&lt;strong&gt;Omelia sul sabato santo&lt;/strong&gt;”, curata dall'&lt;strong&gt;Istituto di Spiritualità: Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino&lt;/strong&gt; e conservata negli archivi web della &lt;strong&gt;Santa Sede&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Intestazione: “La &lt;strong&gt;discesa agli inferi del Signore&lt;/strong&gt;”. Testo: “Il Dio fatto carne – inizia - si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne – esclama - ed è sceso a scuotere il regno degli inferi”. Motivo? “Va a liberare &lt;strong&gt;Adamo ed Eva&lt;/strong&gt; che si trovano in prigione”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Morale: il &lt;strong&gt;Signore risorto&lt;/strong&gt; è il &lt;strong&gt;nuovo Adamo&lt;/strong&gt; e da lui discenderà la &lt;strong&gt;nuova umanità&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il dialogo tra Gesù e Adamo&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il sermone menziona anche i dialoghi che sarebbero avvenuti in questo nonluogo: “Appena &lt;strong&gt;Adamo&lt;/strong&gt;, il progenitore, lo vide [Gesù], percuotendosi il petto per la meraviglia – recita la scena - gridò a tutti e disse: ‘Sia con tutti il mio Signore’. E &lt;strong&gt;Cristo&lt;/strong&gt; presolo per mano, lo scosse, dicendo: ‘Svegliati, tu che dormi”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Nazareno&lt;/strong&gt; non si ferma. Racconta ad Adamo quello che è successo agli uomini (e al Salvatore), a causa sua, mentre lui era lì a patire e senza poter vedere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Per te uomo – gli dice - ho condiviso la &lt;strong&gt;debolezza umana&lt;/strong&gt;”. Cioè – elenca il catechismo - una “natura umana ferita nelle sue forze naturali, sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza, al potere della morte e incline al peccato, inclinazione chiamata &lt;strong&gt;concupiscenza&lt;/strong&gt;”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Per te, che sei uscito dal &lt;strong&gt;giardino del paradiso terrestre&lt;/strong&gt; – gli rammenta ancora il &lt;strong&gt;Messia&lt;/strong&gt; - sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi &lt;strong&gt;Cristo&lt;/strong&gt; lo incalza: “Guarda sul mio dorso la &lt;strong&gt;flagellazione&lt;/strong&gt; subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te – insiste - che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te – torna ai tempi dell’&lt;strong&gt;Eden&lt;/strong&gt; - che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire &lt;strong&gt;Eva&lt;/strong&gt; dal tuo fianco”.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il futuro di Adamo: dal paradiso al trono celeste&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Infine, dopo le colpe del passato, i sollievi del futuro di &lt;strong&gt;Adamo&lt;/strong&gt;. “Il nemico (il &lt;strong&gt;diavolo-serpente&lt;/strong&gt;, ndr) ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece – assicura - non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul &lt;strong&gt;trono celeste&lt;/strong&gt;. Ti fu proibito di toccare la &lt;strong&gt;pianta simbolica della vita&lt;/strong&gt;, ma io – anticipa &lt;strong&gt;Gesù&lt;/strong&gt; - faccio sì che i &lt;strong&gt;cherubini&lt;/strong&gt; ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio”.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Sun, 05 Apr 2026 07:11:13 GMT</pubDate>
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      <title>La pistolettata di Violet Gibson che sfiorò il naso di Mussolini</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-05/violet-gibson-mussolini-attentato-36427211/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;Questione di pochissimi millimetri, e la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;storia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;avrebbe preso un altro indirizzo. Per alcuni fu il segno della Provvidenza che aveva steso la mano della salvezza sulle sorti dell’Italia, per altri una sciagura. Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;7 aprile 1926&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;una fin allora anonima donna&amp;nbsp;&lt;strong&gt;anglo-irlandese&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;dai capelli bianchi che dimostrava più dei 50 anni all’anagrafe tirava fuori da un velo nero una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pistola&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e apriva il fuoco contro&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Benito Mussolini&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che procedeva tra la folla romana su un’automobile scoperta che lo riportava al Campidoglio. Il caso volle che nel preciso momento in cui&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Violet Albina Gibson&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;tirava il grilletto venisse intonata dagli studenti la canzone “Giovinezza”: il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;primo ministro&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;si voltò verso il lato da cui proveniva la melodia e quel movimento improvviso fece sì che la pallottola invece di colpirlo sul volto sfiorasse appena il suo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;naso&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Accade tutto in pochi secondi. La&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Gibson&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;viene disarmata (in ogni caso la pistola si è inceppata) e sottratta all’ira della folla, e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Mussolini&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;condotto in salvo. Poco dopo all’uomo che aveva appena pronunciato un discorso sui progressi della medicina all’apertura della conferenza internazionale di chirurgia, sarà messo un grande cerotto sul naso e diffusa una foto che ne testimonierà la buona salute alla vigilia della programmata partenza per la Libia. Lui parlerà di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;miracolo&lt;/strong&gt;, e tornerà su questo tema nel corso del travagliato&amp;nbsp;&lt;strong&gt;1926&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Ottima famiglia e segnali di squilibrio&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;L’&lt;strong&gt;attentatrice di Mussolini&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;è una donna di ottima famiglia&amp;nbsp;&lt;strong&gt;anglo-irlandese&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;(il padre Edward, barone, è Lord cancelliere d’Irlanda) e dalla vita contrassegnata da parecchie ombre che fanno propendere per gravi&amp;nbsp;&lt;strong&gt;turbe psichiatriche&lt;/strong&gt;. Nel 1902, a 26 anni, si è convertita al&amp;nbsp;&lt;strong&gt;cattolicesimo&lt;/strong&gt;, con scandalo familiare e dell’ambiente di provenienza: lei ha debuttato in società alla corte della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;regina Vittoria&lt;/strong&gt;. Durante la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;grande guerra&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;si è ritirata in un convento di gesuiti. Poi è tornata in Svizzera, dove aderisce ai&amp;nbsp;&lt;strong&gt;movimenti pacifisti&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e per questo viene schedata da&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Scotland Yard&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Londra va ad abitare per sette anni in un quartiere di rango, ma improvvisamente tenta di accoltellare la sua cameriera per strada e quindi un paziente ricoverato in ospedale e le viene diagnosticata una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;mania omicida&lt;/strong&gt;. Dopo sei mesi si trasferisce nel&amp;nbsp;&lt;strong&gt;1924 a Roma&lt;/strong&gt;, alternando ricoveri in&amp;nbsp;&lt;strong&gt;ospedali e case di cura&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e soggiorni in un convento di suore in via delle Isolette, e passa le giornate tra gioco e preghiera, finché nel&amp;nbsp;&lt;strong&gt;1925&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;prova a togliersi la vita sparandosi, dichiarando di voler morire per la gloria di Dio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;A Chieti per il processo Matteotti&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Per una settimana, come poi sarà ricostruito dagli investigatori della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Polizia italiana&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e confortato dalle testimonianze di alcuni cronisti di cronaca giudiziaria, tra il 16 e il 24 marzo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;1926&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;è a&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Chieti&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;per assistere alle udienze del&amp;nbsp;&lt;strong&gt;processo agli assassini di Giacomo Matteotti&lt;/strong&gt;. Più volte chiede l’aiuto dei giornalisti per farsi tradurre i passaggi in italiano che le sfuggono. In alcune lettere aveva messo nero su bianco di essere rimasta emotivamente sconvolta dall’&lt;strong&gt;omicidio del deputato socialista&lt;/strong&gt;. Con il rientro a&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Roma&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;deve essere maturato in lei il disegno di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;uccidere Mussolini&lt;/strong&gt;, e doveva farlo prima che i suoi parenti a Londra fossero riusciti a farla rimpatriare. Che avesse invece un preciso&amp;nbsp;&lt;strong&gt;disegno politico&lt;/strong&gt;, come si dirà, è tutto da dimostrare.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il complotto internazionale e la diagnosi di paranoia&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Ma quel&amp;nbsp;&lt;strong&gt;7 aprile&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;il destino decide diversamente dai suoi piani, e anche da quelli della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Polizia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che indaga pure sul&amp;nbsp;&lt;strong&gt;movente politico&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;(pista non trascurata dal commissario Epifanio Pennetta che si occupa dello spinoso caso) di cui lei sarebbe il terminale esecutivo. Nella confessione del 16 giugno fa il nome dell’ex Ministro delle Poste del governo Mussolini, Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, come suo complice, ma poi ritratta. La sottopongono a&amp;nbsp;&lt;strong&gt;perizia psichiatrica&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e gli specialisti Sante De Sanctis e Augusto Giannelli concludono che sia malata di “&lt;strong&gt;paranoia cronica con allucinazioni&lt;/strong&gt;”, come peraltro insistono durante il processo davanti all’appena istituito&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Tribunale Speciale per la difesa dello Stato&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;i legali nominati dalla famiglia e scelti tra autentici principi del foro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;12 maggio 1927&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;i giudici, non insensibili alle pressioni dall’alto e sulla base della perizia, dichiaravano&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Violet Gibson innocente&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;a causa della sua&amp;nbsp;&lt;strong&gt;infermità mentale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;disponendone l’espulsione dal territorio italiano. Se pure avessero avuto qualche residuo dubbio ci aveva pensato lei stessa a sgomberare il campo aggredendo in carcere un secondino a colpi di vaso da notte. È diventata un problema in ogni senso e al&amp;nbsp;&lt;strong&gt;regime&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;non pare vero di potersene liberare nel&amp;nbsp;&lt;strong&gt;1927&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;riconsegnandola alla famiglia che ne reclama il rimpatrio, come gesto di magnanimità e di riguardo verso il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Regno Unito&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;con cui in quella fase i rapporti sono molto buoni. Assai probabilmente la contropartita è che non esca mai più dall’&lt;strong&gt;ospedale psichiatrico&lt;/strong&gt;. La&amp;nbsp;&lt;strong&gt;stampa italiana&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;la definisce continuamente come pazza e squilibrata. Accompagnata dalla sorella, assistita da infermiere e sotto scorta della Polizia,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Violet Gibson&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;viene fatta salire a&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Roma&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;su un treno con biglietto di sola andata per&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Londra&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le lettere mai spedite e la targa a Dublino&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Per lei si spalancano le porte dell’&lt;strong&gt;Ospedale per malattie mentali di St. Andrew di Northampton&lt;/strong&gt;. Trascorrerà lì tutto il resto della sua vita scrivendo lunghe lettere indirizzate a ministri e a membri della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;famiglia reale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;(tra cui&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Winston Churchill&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;principessa Elisabetta&lt;/strong&gt;, futura regina) dove illustra fantascientifici progetti di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;giustizia sociale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e benessere della popolazione, si proclama sana di mente e asserisce di aver voluto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;uccidere Mussolini&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;per impedire che divenisse un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;tiranno&lt;/strong&gt;. Neanche una di quelle missive viene spedita e riemergeranno dall’archivio del St. Andrew Hospital molto dopo la sua morte avvenuta il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;2 maggio 1956&lt;/strong&gt;, undici anni dopo quella di Mussolini che avrebbe voluto uccidere nel&amp;nbsp;&lt;strong&gt;1926&lt;/strong&gt;. Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Consiglio comunale di Dublino&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;all’unanimità approverà molto tempo dopo una mozione del consigliere indipendente Mannix Flynn per dedicarle una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;targa&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;nella quale è definita “&lt;strong&gt;convinta antifascista&lt;/strong&gt;”, nella convinzione che il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;movente politico&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;fosse quello autentico e che farla considerare pazza fosse stato comodo per tutti ma non vero. La targa è stata affissa ufficialmente nell’&lt;strong&gt;ottobre 2022&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;al numero civico 12 di Merrion Square, nella&amp;nbsp;&lt;strong&gt;capitale irlandese&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Gli attentati e la svolta autoritaria&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel&amp;nbsp;&lt;strong&gt;1926&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;si verificarono in totale ben&amp;nbsp;&lt;strong&gt;tre attentati contro Mussolini&lt;/strong&gt;, che con quello sventato del&amp;nbsp;&lt;strong&gt;4 novembre 1925&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Tito Zaniboni&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;portano a quattro i tentativi di eliminare il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;capo del fascismo&lt;/strong&gt;. L’&lt;strong&gt;11 settembre&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;l’&lt;strong&gt;anarchico individualista&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;originario di Carrara,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Gino Lucetti&lt;/strong&gt;, lanciò una bomba contro la Lancia Lambda del capo del governo nei pressi di Porta Pia, senza riuscire nell’intento di ucciderlo ma ferendo otto passanti. Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;31 ottobre&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;fallì a Bologna anche il terzo tentativo dell’anno, che vide la folla inferocita linciare il sedicenne&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Anteo Zamboni&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;accoltellato a morte dalle&amp;nbsp;&lt;strong&gt;camicie nere&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;perché ritenuto responsabile di quel gesto. Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;fascismo&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ne approfittò per accelerare sull’instaurazione del&amp;nbsp;&lt;strong&gt;regime totalitario&lt;/strong&gt;, con una raffica di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;misure eccezionali&lt;/strong&gt;: scioglimento dei partiti e delle associazioni ritenute avverse, istituzione del&amp;nbsp;&lt;strong&gt;confino di polizia&lt;/strong&gt;, soppressione degli organi di stampa di opposizione, reintroduzione della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pena di morte&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;per determinati reati, decadenza dalla carica dei parlamentari che avevano abbandonato l’aula per protesta ritirandosi sull’Aventino. E l’istituzione del&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Tribunale speciale&lt;/strong&gt;, che manda assolta&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Violet Gibson&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;come tutti volevano e condanna a trenta anni di reclusione&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Gino Lucetti&lt;/strong&gt;, inaugurando una serie di processi in cui il diritto sarà piegato alle esigenze del regime. Con&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Mussolini&lt;/strong&gt;, divenuto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Duce&lt;/strong&gt;, fino all’epilogo più nefasto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Sun, 05 Apr 2026 02:47:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>agi</dc:creator>
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      <title>Da single a mamma, una guida insolita sull'amore</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-03/nunzia-marciano-40-anni-mamma-36427291/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Il passaggio non è stato un risveglio improvviso come in una pellicola di Nicolas Cage, ma una &lt;strong&gt;metamorfosi&lt;/strong&gt; che ha ridefinito i confini dell’&lt;strong&gt;identità personale&lt;/strong&gt; a quarant'anni. Con "&lt;strong&gt;40 anni mamma&lt;/strong&gt;" (Edito da Homo Scrivens)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Nunzia Marciano,&lt;/strong&gt; che con&lt;strong&gt; "Single per legittima difesa"&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;aveva svelato una umanità varia e 'avariata' che la costringeva suo malgrado a preferire una serena e attiva solitudine sentimentale, ora traccia il perimetro della sua nuova esistenza in un’opera che funge da &lt;strong&gt;guida insolita sull'amore&lt;/strong&gt;, documentando il transito rocambolesco e imprevisto dalla &lt;strong&gt;solitudine&lt;/strong&gt; difesa con orgoglio alla complessità della &lt;strong&gt;vita familiare&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al centro della narrazione non c’è solo il &lt;strong&gt;cambiamento di status&lt;/strong&gt;, ma la presa di coscienza di una nuova condizione: "ti svegli una mattina e non sei più single per legittima difesa o semplicemente in coppia per legittimo amore ma sei &lt;strong&gt;mamma per legittima gioia&lt;/strong&gt;". Una &lt;strong&gt;transizione&lt;/strong&gt; vissuta tra scenari contrapposti, dalla quotidianità "vista mare" alle esperienze tra i "camici verdi nell'Africa più nera", fino alla gestione ordinaria di "biberon sempre troppo bollenti".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;I nodi dell'età adulta&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;L'opera affronta con rigore e senza tabù i nodi dell’&lt;strong&gt;età adulta&lt;/strong&gt;: il &lt;strong&gt;lutto&lt;/strong&gt;, i &lt;strong&gt;legami&lt;/strong&gt;, le &lt;strong&gt;difficoltà oggettive&lt;/strong&gt; e le spiazzanti riflessioni dei più piccoli. È un &lt;strong&gt;manuale d'istruzioni&lt;/strong&gt; per l'uso che mira a &lt;strong&gt;decostruire i pregiudizi&lt;/strong&gt; sulle &lt;strong&gt;tempistiche biologiche e sociali&lt;/strong&gt;, rivolgendosi in particolare a chi si è sentito, almeno una volta, lontano dagli &lt;strong&gt;standard convenzionali&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Accettare il cambiamento&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il testo dà voce a tutte le &lt;strong&gt;donne&lt;/strong&gt; che si percepiscono, e spesso si giudicano, "non pronte", "inadeguate" o "fuori tempo massimo" per intraprendere una &lt;strong&gt;relazione&lt;/strong&gt; o per affrontare la &lt;strong&gt;maternità&lt;/strong&gt;. La tesi di Marciano è un invito all'&lt;strong&gt;accettazione della propria natura&lt;/strong&gt;: queste donne, nonostante le incertezze, sono "perfette così come sono: umane". Un'&lt;strong&gt;avventura autobiografica&lt;/strong&gt; che trasforma l’esperienza del singolo in una &lt;strong&gt;riflessione collettiva&lt;/strong&gt; sulla capacità di &lt;strong&gt;accogliere il cambiamento&lt;/strong&gt; quando meno lo si aspetta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 13:00:02 GMT</pubDate>
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      <title>Paolo Di Paolo: “Torno a Gobetti perché l’editoria è civiltà”</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-02/paolo-di-paolo-gobetti-36410303/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&lt;strong&gt; Paolo Di Paolo&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Piero Gobetti&lt;/strong&gt;. Dopo il romanzo ‘Mandami tanta vita’, terzo classificato allo Strega 2013, e ‘Avanti nella lotta amore mio!’, antologia dei suoi scritti tra il 1918 e il 1926, lo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;scrittore romano&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;torna alla figura dell’&lt;strong&gt;intellettuale&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;giornalista&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;editore&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;antifascista torinese&lt;/strong&gt;, nel centenario della morte, con il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;saggio&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;‘Un mondo nuovo tutti i giorni’ (Solferino). Dell’inscindibilità del suo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;legame letterario&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;con una delle personalità più luminose e originali del Novecento abbiamo chiesto proprio a Paolo di Paolo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il saggio come auto-nonfiction&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Visto il suo rapporto con la figura di Gobetti, si può parlare per questo libro di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;auto-nonfiction&lt;/strong&gt;? È una definizione di genere da brevettare, che corrisponde esattamente a un testo sfuggente alle codificazioni nel suo miscelare&amp;nbsp;&lt;strong&gt;storia&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;narrativa&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e frammenti di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;memoir intellettuale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;in cui ricostruisco un personale rapporto con alcuni libri e scrittori. In ‘Un mondo nuovo tutti i giorni’ c’è un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;autobiografismo&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che tende al letterario, ma in modo lieve, perché al servizio dell’idea di creare una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;dialettica con la reale figura di Gobetti&lt;/strong&gt;. ‘Mandami tanta vita’ mi ha dato molte soddisfazioni, ma godeva della libertà creativa del romanzo; in questo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;saggio&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;vince il desiderio di descrivere il reale vissuto dell’uomo, con tutte le tensioni e le difficoltà che l’hanno attraversato.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Gobetti editore e l'industria del libro&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gobetti editore&lt;/strong&gt;: coinvolto in ogni aspetto della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;filiera&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;lungimirante&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e soprattutto consapevole del&amp;nbsp;&lt;strong&gt;valore sociale del mestiere&lt;/strong&gt;, cosa può trarre dalla sua esperienza l’&lt;strong&gt;industria del libro&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;di oggi? A sorprendere, della sua azione da editore, oltre all’&lt;strong&gt;impegno intellettuale&lt;/strong&gt;, è la volontà da&amp;nbsp;&lt;strong&gt;artigiano&lt;/strong&gt;. Si recava personalmente dal tipografo a conoscere i prezzi della carta, incontrava gli autori, aspettava le copie in ufficio soffrendo nello scoprirne una fallata, si preoccupava della quantità di denaro disponibile per le spese immediate. Il tipo di assilli che ci si assume ancora oggi nell’&lt;strong&gt;editoria indipendente&lt;/strong&gt;. Dal suo esempio la moderna industria del libro può recuperare l’idea che&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pubblicare non è solo mercato&lt;/strong&gt;. Gli aspetti del mestiere legati alle responsabilità di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pubblica pedagogia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;incentivazione alla conoscenza&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;implicano che dare alle stampe un libro debba sempre far partire un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;circolo virtuoso&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;mirato a generare introiti, ma anche&amp;nbsp;&lt;strong&gt;cultura&lt;/strong&gt;. È un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;gesto politico&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'eredità interrotta di Gobetti&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Montale&lt;/strong&gt;, di cui Gobetti pubblicò per primo ‘&lt;strong&gt;Ossi di seppia&lt;/strong&gt;’, ha scritto: ‘La vera lezione di Gobetti è di non aver lasciato alcuna eredità’, cosa intendeva? Morendo a soli&amp;nbsp;&lt;strong&gt;24 anni nel 1926&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Piero Gobetti&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;non ha generato una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;scuola di pensiero&lt;/strong&gt;. Se fosse sopravvissuto al&amp;nbsp;&lt;strong&gt;fascismo&lt;/strong&gt;, probabilmente ne parleremmo come un grande&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pensatore del Novecento&lt;/strong&gt;, ma il limite temporale della sua parabola ha impedito il definitivo sviluppo della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;statura intellettuale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;dell’uomo. Essendo un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;racconto interrotto&lt;/strong&gt;, diventa dunque arbitrario farsene eredi senza, nei fatti, interpretarne a proprio uso la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;traiettoria etica&lt;/strong&gt;. Gobetti è stato tirato a destra e a sinistra, definito padre della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;resistenza&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;rivoluzione liberale&lt;/strong&gt;, ma Montale difendeva proprio la sua non appartenenza. Io stesso, scrivendone, ho cercato di evitare di farne un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;oppositore politico dell’oggi&lt;/strong&gt;. La sua vita fa riflettere anche sul nostro tempo, ma non sarebbe onesto ridurlo a macchietta schiacciata sull’attualità.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Sperimentazione e nuovo romanzo&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La lingua del suo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;saggio&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;è franca, curata e venata d’urgenza: prelude a un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;ritorno alla narrativa&lt;/strong&gt;? Tra un romanzo e un altro, in effetti, c’è uno spazio di preparazione che non lascio mai a maggese, provando ad ararlo con altri tipi di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;scrittura&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;saggi&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;testi teatrali&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;opere per ragazzi&lt;/strong&gt;, che diano corpo alla mia volontà di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;sperimentare&lt;/strong&gt;. Un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;nuovo romanzo&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;vedrà la luce, credo, tra la fine di quest’anno e il prossimo. Al momento è come se stessi scaldando il motore di una macchina che mi riporterà a indagare per via narrativa il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;titanismo romantico della giovinezza&lt;/strong&gt;; il tempo dell’esistenza in cui dominano&amp;nbsp;&lt;strong&gt;tensioni&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;slanci&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;temperatura vitale alta&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;non smette di affascinarmi.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La guida di Più Libri Più Liberi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Da poche settimane è stato chiamato a guidare, con&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Giorgio Zanchini&lt;/strong&gt;, il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;progetto culturale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Più Libri Più Liberi&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria&lt;/strong&gt;: il lavoro è già iniziato? Certo; anche se si svolgerà a dicembre, immaginare di rinnovare la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;fiera&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;presuppone l’essere già all’opera. Rappresentando il più importante appuntamento della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;piccola e media editoria italiana&lt;/strong&gt;, considero la manifestazione un enorme&amp;nbsp;&lt;strong&gt;patrimonio di ricchezza&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;da preservare. Che dovrà puntare un riflettore sull’intero panorama di sigle del settore, anche quelle minuscole che oggi soffrono a tal punto la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;contrazione del mercato&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;da arrivare a malapena in libreria. Il mandato ricevuto da Giorgio Zanchini, me e tutta la squadra è di non far dimenticare che in occasione di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Più Libri Più Liberi&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;c’è la possibilità di aprire lo sguardo al paesaggio che sta dietro la collina dei&amp;nbsp;&lt;strong&gt;titoli da classifica&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lo spirito di Gobetti nella fiera&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Cosa porterà dello&amp;nbsp;&lt;strong&gt;spirito di Gobetti&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;in questa esperienza? Mi piacerebbe dedicare un appuntamento al suo lavoro di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;divulgatore&lt;/strong&gt;, e magari fare oggetto di volantinaggio il suo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;manifesto dell’editore ideale&lt;/strong&gt;, ma ci sarà tempo per pensarci. In linea generale, vorrei che i visitatori restassero stupiti da ciò che accade a&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Più Libri Più Liberi&lt;/strong&gt;, offrendo, accanto agli&amp;nbsp;&lt;strong&gt;incontri culturali&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e all’esposizione standistica, anche una dimensione legata all’accadere improvviso, fatta di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;flash mob&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;performance&lt;/strong&gt;. Il tema centrale, però, resterà quello di consentire agli&amp;nbsp;&lt;strong&gt;addetti ai lavori&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;di raccontarsi e far percepire a tutti che tipo di energia richiede tenere in piedi l’&lt;strong&gt;editoria indipendente&lt;/strong&gt;. Un’attività, ripeto, dal valore non solo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;commerciale&lt;/strong&gt;, ma anche&amp;nbsp;&lt;strong&gt;civile e politico&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 19:25:49 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>agi</dc:creator>
      <dc:date>2026-04-02T19:25:49Z</dc:date>
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      <title>Barbara Bellomo racconta la Sicilia di inizio Novecento ne 'L’incartatrice di arance'</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-02/barbara-bellomo-incartatrice-di-arance-libro-36411185/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Con 'L’incartatrice di arance' Barbara Bellomo torna a &lt;strong&gt;raccontare la sua Sicilia &lt;/strong&gt;e affida a un romanzo storico il compito di restituire voce a un mondo di donne che attraverso il lavoro hanno guidato la trasformazione sociale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro è ambientato nella Catania del 1906, &lt;strong&gt;una città attraversata dai contrasti&lt;/strong&gt;: il mercato del pesce, il porto, la povertà, l’intraprendenza commerciale, i primi segnali della modernità industriale. Al centro c’è Rosetta, adolescente cresciuta tra i banchi della pescheria, che si muove in un universo duro ma vitale, dove i sogni sembrano spesso destinati a restare ai margini e dove invece può nascere un’idea capace di cambiare il corso delle cose.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Più che inseguire il colpo di scena, Bellomo costruisce &lt;strong&gt;una storia di formazione e riscatto.&lt;/strong&gt; L’incontro con Concetta Campione, proprietaria di una tipografia in cui lavorano soltanto donne, apre alla protagonista la possibilità di immaginare un futuro diverso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In quel laboratorio di stampa, tra carte, colori e macchine, Rosetta intravede un lavoro e una nuova idea di sé. Il romanzo si muove così lungo una linea narrativa che intreccia emancipazione femminile, lavoro artigianale, mobilità sociale e invenzione, con il motivo dell’arancia che diventa simbolo concreto di &lt;strong&gt;identità territoriale e di visione&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uno degli aspetti più interessanti del libro sta proprio nel suo impianto storico. Bellomo ambienta la vicenda in una Catania viva di suoni, odori e mestieri, e lega la narrazione a una tradizione produttiva precisa, quella degli agrumi e della loro commercializzazione, fino a evocare il “mistero” dietro &lt;strong&gt;la pratica di incartarli singolarmente&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;A dare ulteriore spessore al libro è il &lt;strong&gt;rapporto tra realtà documentata e invenzione narrativa&lt;/strong&gt;. Il personaggio di Concetta è ispirato alla figura realmente esistita di Concetta Campione, donna che tra fine Ottocento e metà Novecento aiutò molte giovani e guidò con il marito la sua stamperia a Catania. In 'L’incartatrice di arance', come nelle altre opere di Bellomo “si intrecciano vero e verosimile”: un’indicazione utile per comprendere l’ambizione del libro, che vuole sì raccontare una vicenda individuale, ma anche riportare alla luce storie dimenticate e una memoria femminile rimasta a lungo sullo sfondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da questo punto di vista, 'L’incartatrice di arance' si inserisce con coerenza nel percorso autoriale di Barbara Bellomo. Laureata in Lettere, dottore di ricerca in Storia antica, per anni impegnata all’Università di Catania e oggi docente di italiano in un liceo della città, Bellomo ha affiancato all’attività di studiosa una produzione narrativa in cui il &lt;strong&gt;legame con la storia &lt;/strong&gt;e con i luoghi siciliani è centrale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima di questo titolo ha pubblicato con Salani 'La ladra di ricordi' (2016), 'Il terzo relitto' (2017), 'Il peso dell’oro' (2018), 'Il libro dei sette sigilli' (2020) e 'La casa del carrubo' (2022); con Garzanti è arrivata nel 2024 'La biblioteca dei fisici scomparsi'.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bellomo ama incrociare ricerca, immaginazione e tensione narrativa. I suoi romanzi nascono spesso da un fondale storico accurato, ma non si esauriscono nella ricostruzione d’epoca. Cercano piuttosto una forma di racconto capace di &lt;strong&gt;dare corpo ai personaggi&lt;/strong&gt;, ai conflitti e alle ombre del passato, rendendoli prossimi al lettore contemporaneo. Ne 'L’incartatrice di arance' questo approccio sembra trovare una sintesi particolarmente efficace, perché alla precisione del contesto si unisce &lt;strong&gt;una protagonista che cresce pagina dopo pagina &lt;/strong&gt;e attraversa il dolore, il lavoro e la scoperta della propria voce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non è dunque un romanzo da presentare come semplice saga d’ambientazione o come storia sentimentale in costume. È piuttosto &lt;strong&gt;una narrazione che guarda alla Catania popolare e produttiva &lt;/strong&gt;del primo Novecento per raccontare il coraggio di immaginare il cambiamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In controluce, Bellomo sembra interrogare anche il presente: chi può permettersi di scegliere il proprio destino, e a quale prezzo? È in questa domanda, più ancora che negli snodi della trama, che il libro trova &lt;strong&gt;la sua forza di richiamo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con 'L’incartatrice di arance', Barbara Bellomo conferma così il suo interesse per le &lt;strong&gt;figure femminili che sfidano i limiti del proprio tempo &lt;/strong&gt;e per le storie in cui la memoria locale diventa materia romanzesca. Un libro che profuma di agrumi e di carta stampata, e che promette di accompagnare il lettore dentro una città, un mestiere e una stagione di passaggio, senza smarrire il passo del racconto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 14:24:23 GMT</pubDate>
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      <title>Droni e robot per la nuova mappatura di Pompei</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/video/2026-04-02/pompei-mappatura-droni-robot-36410277/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Si è concluso il&amp;nbsp;monitoraggio puntuale&amp;nbsp;dell’intera&amp;nbsp;città antica di &lt;strong&gt;Pompei&lt;/strong&gt;, con una&lt;strong&gt;&amp;nbsp;mappatura senza precedenti&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;dello&amp;nbsp;stato di conservazione&amp;nbsp;del&amp;nbsp;&lt;strong&gt;sito archeologico&lt;/strong&gt;. Dopo &lt;strong&gt;oltre 8 mesi &lt;/strong&gt;di&amp;nbsp;attività sul campo, condotte da&amp;nbsp;team multidisciplinari&amp;nbsp;di architetti, ingegneri, restauratori e archeologi, sono state elaborate più di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;70mila schede&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;relative a circa&amp;nbsp;13mila ambienti&amp;nbsp;appartenenti a 1.200 unità tra&amp;nbsp;abitazioni e botteghe.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La mappatura di Pompei&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;L’indagine&amp;nbsp;ha consentito di individuare e classificare in modo sistematico le diverse &lt;strong&gt;forme di&amp;nbsp;degrado&lt;/strong&gt; e rischio&amp;nbsp;che interessano&amp;nbsp;strutture, superfici e apparati decorativi, grazie anche all’adozione di una&amp;nbsp;piattaforma digitale&amp;nbsp;sviluppata ad hoc. Il sistema, basato su una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;web app&lt;/strong&gt;, permette il&amp;nbsp;monitoraggio continuo&amp;nbsp;e la&amp;nbsp;segnalazione in tempo reale&amp;nbsp;delle&amp;nbsp;criticità, restituendo una&amp;nbsp;cartografia completa e aggiornata&amp;nbsp;dell’intero sito.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Dall'emergenza alla prevenzione&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;I&amp;nbsp;dati raccolti&amp;nbsp;sono stati organizzati secondo criteri di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;priorità e urgenza&lt;/strong&gt;, con l’obiettivo di &lt;strong&gt;pianificare&amp;nbsp;interventi di manutenzione ordinaria &lt;/strong&gt;e straordinaria&amp;nbsp;su&amp;nbsp;base triennale. Un approccio che segna il passaggio da una&amp;nbsp;gestione emergenziale&amp;nbsp;a una&lt;strong&gt;&amp;nbsp;strategia preventiva&lt;/strong&gt; e programmata, anche grazie all’impiego di&amp;nbsp;strumenti informatici avanzati&amp;nbsp;e&amp;nbsp;sistemi di analisi.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Alfonsina Russo: "Un passaggio fondamentale"&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Per il capo dipartimento per la Valorizzazione de&lt;strong&gt;l patrimonio culturale del&amp;nbsp;MiC,&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Alfonsina Russo, il completamento del&amp;nbsp;monitoraggio&amp;nbsp;rappresenta “&lt;strong&gt;un&amp;nbsp;passaggio fondamentale&lt;/strong&gt;” che permette di programmare&amp;nbsp;interventi più efficaci, migliorando al tempo stesso la&amp;nbsp;fruizione&amp;nbsp;e ampliando le&amp;nbsp;aree accessibili al pubblico.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il direttore del Parco archelogico: "Pompei è in buona salute"&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel dettaglio, il direttore del&amp;nbsp;Parco archeologico&amp;nbsp;Gabriel Zuchtriegel&amp;nbsp;ha spiegato l’integrazione tra&amp;nbsp;tecnologie avanzate&amp;nbsp;e&amp;nbsp;lavoro sul campo: “Ci sono&amp;nbsp;satelliti&amp;nbsp;che possono misurare anche piccoli spostamenti, per esempio un muro che si sta inclinando. Ci sono&amp;nbsp;&lt;strong&gt;droni,&lt;/strong&gt; ci sono&amp;nbsp;&lt;strong&gt;robot&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;che ci danno delle immagini che possiamo confrontare, ogni mese facciamo un volo di drone, facciamo un volo di drone dopo ogni evento meteo eccezionale, possiamo confrontare le immagini usando anche l’intelligenza artificiale, ma la cosa più importante sono le persone che vanno sul campo e vedono".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"E descrivono quello che vedono e fanno però anche di più. Quell’&lt;strong&gt;indice di attenzione&lt;/strong&gt; è già una prima valutazione. Io ho insistito fortemente su questo aspetto perché ho detto è inutile che noi facciamo un’attività meramente descrittiva che rimane poi a livello di una ricerca e forse sparisce in un cassetto, ma facciamo già una&amp;nbsp;prima valutazione delle priorità, che ci consente di passare direttamente dal&amp;nbsp;monitoraggio alla cura”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Zuchtriegel&amp;nbsp;ha inoltre evidenziato come i&amp;nbsp;primi risultati&amp;nbsp;siano&amp;nbsp;incoraggianti: “Lo&amp;nbsp;stato di salute di Pompei&amp;nbsp;è migliore di quello che pensavamo di trovare quando abbiamo iniziato questo&amp;nbsp;monitoraggio”.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Un modello replicabile per la conservazione&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il&amp;nbsp;progetto, realizzato in collaborazione con l’Università di Salerno&amp;nbsp;e la società&amp;nbsp;Visivalab, punta a un&amp;nbsp;modello replicabile&amp;nbsp;anche in altri contesti, basato su&amp;nbsp;manutenzione preventiva,&amp;nbsp;sostenibilità&amp;nbsp;e&amp;nbsp;gestione integrata, con l’obiettivo di garantire nel tempo la&amp;nbsp;conservazione&amp;nbsp;di uno dei&amp;nbsp;siti archeologici&amp;nbsp;più complessi e fragili al mondo.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:42:42 GMT</pubDate>
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      <title>Il Premio Strega compie 80 anni e svela la dozzina</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-01/premio-strega-dozzina-36398984/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Il &lt;strong&gt;Premio Strega&lt;/strong&gt; entra nel vivo e svela la &lt;strong&gt;dozzina&lt;/strong&gt; dell'ottantesima edizione. I dodici titoli ammessi alla &lt;strong&gt;selezione finale&lt;/strong&gt; sono stati annunciati oggi nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, a Roma, da Melania G. Mazzucco, che ha scelto insieme al Comitato direttivo tra le 79 opere proposte dagli &lt;strong&gt;Amici della domenica&lt;/strong&gt;. A fare incetta di candidature è &lt;strong&gt;Einaudi&lt;/strong&gt;, che porta ben tre titoli, seguita da La nave di Teseo con due. In corsa per la &lt;strong&gt;serata finale in Campidoglio&lt;/strong&gt; ci sono Maria Attanasio con 'La Rosa Inversa' (Sellerio), Ermanno Cavazzoni con 'Storia di un'amicizia' (Quodlibet), Teresa Ciabatti con 'Donnaregina' (Mondadori), Mauro Covacich con 'Lina e il sasso' (La nave di Teseo), Michele Mari con 'I convitati di pietra' (Einaudi), Matteo Nucci con 'Platone. Una storia d'amore' (Feltrinelli), Alcide Pierantozzi con 'Lo sbilico' (Einaudi), Bianca Pitzorno con 'La sonnambula' (Bompiani), Christian Raimo con 'L'invenzione del colore' (La nave di Teseo), Elena Rui con 'Vedove di Camus' (L'orma), Nadeesha Uyangoda con 'Acqua sporca' (Einaudi) e Marco Vichi con 'Occhi di bambina' (Guanda).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo Mazzucco, il segnale più netto di quest'anno è "il &lt;strong&gt;ritorno del romanzo&lt;/strong&gt;", insieme al ritorno "della storia, e delle storie", mentre arretrano autobiografie, memorie familiari e autofiction che avevano segnato le ultime edizioni. Nella selezione, ha osservato la scrittrice, riemergono anche temi come il &lt;strong&gt;lavoro&lt;/strong&gt; e il &lt;strong&gt;sesso&lt;/strong&gt;, accanto a una rinnovata dimensione di &lt;strong&gt;gioco letterario&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;I numeri dell'edizione&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;I &lt;strong&gt;numeri&lt;/strong&gt; raccontano un'edizione molto ampia: &lt;strong&gt;79 candidati&lt;/strong&gt;, di cui 46 autori e 33 autrici. La più giovane ha 20 anni, la più anziana 94. In gara ci sono quasi tutte le grandi e medie &lt;strong&gt;case editrici italiane&lt;/strong&gt;, insieme a 44 piccole.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Chi decide il vincitore&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;A decidere il &lt;strong&gt;vincitore&lt;/strong&gt; saranno &lt;strong&gt;800 votanti&lt;/strong&gt;: 460 Amici della domenica, 245 lettori dall'estero selezionati da 35 Istituti italiani di cultura, 30 voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura delle Biblioteche di Roma, e 65 &lt;strong&gt;lettori forti&lt;/strong&gt; scelti tra professioni e imprenditoria.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le prossime tappe e la finale&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La prossima tappa sarà il &lt;strong&gt;3 giugno&lt;/strong&gt;, quando al Teatro Romano di Benevento verrà annunciata la &lt;strong&gt;cinquina finalista&lt;/strong&gt;. La serata conclusiva è invece in programma l'&lt;strong&gt;8 luglio al Campidoglio&lt;/strong&gt;, in diretta su Rai 3: una sede simbolica per celebrare il legame tra il &lt;strong&gt;premio e Roma&lt;/strong&gt;, città in cui lo Strega è nato e cresciuto.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Premio Strega giovani e Strega tour&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;I libri della dozzina concorreranno anche al &lt;strong&gt;Premio Strega Giovani&lt;/strong&gt;, che sarà assegnato il &lt;strong&gt;27 maggio&lt;/strong&gt; al PalaCep di Genova da una giuria di oltre mille studentesse e studenti di 125 scuole superiori, in Italia e all'estero. Anche quest'anno torna lo &lt;strong&gt;Strega Tour&lt;/strong&gt;, con oltre 25 tappe in tutta Italia e una all'estero, tra &lt;strong&gt;Città del Messico&lt;/strong&gt; e Guadalajara, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura, nel quadro del dialogo culturale con il Messico in vista della partecipazione italiana come ospite d'onore alla FIL di dicembre.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Eventi per l'ottantesimo anniversario&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Per gli &lt;strong&gt;ottant'anni del premio&lt;/strong&gt; è in programma anche la &lt;strong&gt;mostra&lt;/strong&gt; che aprirà il &lt;strong&gt;29 aprile al MACRO di Roma&lt;/strong&gt;. Il percorso racconterà la storia del premio attraverso oltre mille volumi selezionati dal 1947 a oggi, tra libri, immagini, polemiche e rituali pubblici delle votazioni. Sempre per l'anniversario, &lt;strong&gt;Mondadori&lt;/strong&gt; ripubblicherà "Il premio Strega" di Maria Bellonci, con prefazione di Giovanni Solimine e postfazione di Ernesto Ferrero. Il volume sarà presentato il &lt;strong&gt;15 maggio al Salone del Libro di Torino&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Komposer</category>
      <category>Agi Desk</category>
      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 18:53:21 GMT</pubDate>
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      <title>Tra mercato e ricerca, l’intellettuale è multiforme</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-04-01/intervista-vincenzo-ostuni-premio-strega-36389029/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Sovrapproduzione di titoli e calo di copie vendute: questa l’attuale fotografia del mercato italiano dei libri dopo il fugace boom post-pandemico. Come invertire una tendenza che riduce a un soffio la vita sugli scaffali e sembra non concedere nemmeno ai testi più qualitativamente meritevoli il tempo di resistere? Ne abbiamo parlato con una delle figure meno incasellabili del nostro panorama culturale:&lt;strong&gt; Vincenzo Ostuni,&lt;/strong&gt; coresponsabile editoriale di Ponte alle Grazie e autore ‘di ricerca’ appena annunciato tra i &lt;strong&gt;12 finalisti &lt;/strong&gt;del &lt;strong&gt;Premio Strega Poesia&lt;/strong&gt; 2026.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Cosa significa pubblicare un libro, oggi, in termini pratici ed emotivi?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Concretamente, dipende dall’ambito operativo, perché ogni casa editrice è un ecosistema diverso. Alcune sono costrette a limitare l’attività a una produzione commerciale, altre possono permettersi più qualità; ma nei fatti la scarsità di finanziamenti pubblici obbliga quasi tutte ad affidarsi al mercato. Compresa Ponte alle Grazie, che pure fa parte di un grande gruppo come GeMS. In un simile contesto, ogni scelta è sottoposta a considerazioni economiche: non dico che si diano alle stampe solo potenziali best seller, ma che un libro presumibilmente destinato a vendere poco deve risultare sostenibile.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Eppure, e qui vengo all’aspetto emotivo, se è importante ammettere che l’editoria è un’industria, lo è altrettanto ricordare che ogni pubblicazione resta un fattore nella formazione del pensiero civile. Oltre al bilancio, va pesato il contributo reso all’opinione pubblica, alla consapevolezza politica, alla società letteraria e soprattutto ai lettori. Detto ciò, la crescente pressione commerciale sta compromettendo da tempo la qualità delle uscite, con l’effetto di abbassare i gusti del pubblico: se negli anni ‘70 trovavamo Calvino, Moravia e Morante in cima alle classifiche, oggi dominano quasi sempre nomi legati a narrativa di genere. In un panorama editoriale che fortunatamente resta ampio, l’apporto al dibattito culturale dei libri di successo si è purtroppo fatto relativo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Tra quelli del 2026 di Ponte alle Grazie, c’è un titolo destinato a incontrare velocemente il favore dei lettori e uno a conquistarlo nel lungo periodo?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Premesso che divido le responsabilità con Cristina Palomba, tra i titoli di cui mi sono occupato direttamente cito ‘La spia’ di Jorge Dìaz: un thriller ambientato in Spagna e Germania tra gli anni ‘10 e ‘40 del ‘900, di prossima uscita, che credo possa subito trovare seguito. Per un successo più lento e duraturo punto su ‘Innocenza’ di Andrea Esposito, una storia inquietante e compiutamente letteraria, che ha come quinta l’Aspromonte.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lei risponde delle scelte di una casa editrice che fa parte di un grande gruppo: quanto contano le competenze maturate in realtà più piccole, forse più audaci, come Minimum Fax e Fazi?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;In Minimum Fax ho lavorato da ragazzo, quando era piccola, ma non così audace: si trattava soprattutto di trovare grandi autori, inspiegabilmente trascurati come Carver, o in rampa di lancio come Wallace, e valorizzarli. Fazi, di cui sono stato editor per la saggistica e direttore editoriale, era più strutturata, ma anch’essa poco vocata alla sperimentazione. Alcuni esempi di narrativa italiana, come quella di Francesco Pecoraro, Daniela Ranieri e Emanuele Trevi, provano che Ponte alle Grazie lo è in misura maggiore. Ovunque sia stato, ho cercato di portare i miei interessi e l’attitudine a mediare tra qualità e quantità. Di certo, ora il mio campo d’azione è molto più ampio.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Tra il 2004 e il 2025 sono uscite nove edizioni della sua opera in versi ‘Faldone’, l’ultima delle quali concorre al Premio Strega Poesia 2026: di che si tratta?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Di un progetto risalente alla mia adolescenza, che ho iniziato a concepire nei primi Novanta con l’intenzione di costruire libri successivi all’interno di un unico organismo letterario, in costante e interminabile mutamento. Il corpo di poesie che lo compone, pur ordinato in sezioni, è oggetto di una continua riorganizzazione strutturale, tra sottrazioni, aggiunte e accavallamenti. Ogni singolo testo è compreso tra virgolette e parentesi, ma il ‘fuori’ non è rappresentato: sulla sua natura lo stesso lettore è convocato a congetturare. Si tratta di dialoghi e monologhi, d’un ininterrotto discorso orale a più voci dotate di pieni poteri enunciativi. I temi spaziano dal linguaggio alla paternità, dalla politica all’infinito matematico; non esistono limiti. Questa propensione allo sperimentalismo nasce dal mio amore per autori come Pagliarani e Sanguineti.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Come concilia la spinta creativa con la concretezza richiesta dal suo mestiere?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Cercando d’armonizzare la passione letteraria, perseguita da sempre come insostituibile forma d’espressione, con quella per l’editoria. Sebbene sia più recente e contingente, è la seconda a influenzare la prima: diversi autori incontrati da editore hanno ispirato la mia scrittura.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Ho letto che possiede l’intera raccolta degli albi di Topolino: l’editore deve mantenere viva un’anima pop?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;In effetti conservo tutti i numeri dello storico fumetto Disney, ma non ho nemmeno il tempo di sfogliarli. Quanto all’anima pop, va assolutamente preservata. In campo musicale, ad esempio, pur amando avanguardisti come Stockhausen, Nono e Ligeti, coltivo un’inclinazione per i Pink Floyd e il piacere segreto di ascoltare Baglioni.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Alle esperienze da editor e scrittore, lei unisce una laurea in psicologia, un dottorato in filosofia e la frequentazione di un corso da programmatore: di quale materia è fatto un intellettuale nel 2026?&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Non lo so con esattezza, credo debba essere multiforme. Personalmente sono un eclettico che cerca di tenere insieme gli infiniti frammenti e linguaggi del mondo. ‘Faldone’, non a caso, è una polifonia che tratta i temi più vari. Un tentativo disperato, ma praticabile, di restare aperto alla molteplicità mettendone in comunicazione quante più componenti possibile. Come poesia ed editoria, che sono eterogenee, ma conciliabili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:05:38 GMT</pubDate>
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      <title>La doppia coppia di idrovolanti che fece poker con la prima rotta commerciale</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-03-31/primo-volo-in-italia-36377449/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Né rapido nei tempi, né comodo e neppure economico. Ma quel volo del I aprile 1926, cento anni fa, apriva in Italia la via del cielo ai collegamenti civili e commerciali. La prima linea della storia tricolore univa Torino e Trieste ad appena 23 anni dal primo volo della storia del Flyer dei fratelli Wright. Il “più pesante dell’aria” aveva già fatto progressi incredibili di tecnica e affidabilità, come aveva dimostrato durante il primo conflitto mondiale con i duelli tra gli assi delle potenze in guerra, i raid di bombardamento e persino quelli propagandistici, come la clamorosa impresa di Gabriele d’Annunzio sui cieli di Vienna nell’agosto 1918. Dopo l’esperienza bellica mancava ancora un tassello per fare dell’aereo un mezzo di trasporto civile.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Uno scalo a Pavia sotto lo sguardo interessato di Mussolini&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel 1926 la Società Italiana Servizi Aerei (SISA) inaugurava il collegamento tra l’ex capitale sabauda e la città giuliana, con quattro idrovolanti Cant 10 Ter che partendo sincronizzati dai due estremi e passando su Venezia si incontravano in uno scalo intermedio, sul Ticino, nei pressi di Pavia. Proprio qui, per dare solennità all’evento, assisteva il capo del Governo Benito Mussolini che il 28 marzo 1923 aveva staccato l’aeronautica da esercito e marina dandole un ruolo autonomo come “Arma azzurra”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La SISA era stata fondata nel 1922, prima società aerea di linea italiana, dai Fratelli Cosulich, armatori istriani originari di Lussinpiccolo già titolari di un’importante impresa di famiglia di trasporti marittimi fondata nel 1854 nell’allora impero Austro-Ungarico. Dopo la guerra occorreva dare e sviluppare una nuova opportunità all’industria aeronautica, col crollo delle commesse militari, e le possibilità di convertirla all’uso civile e commerciale. Il Cant 10 prendeva il suo nome dal Cantiere navale triestino di proprietà della stessa famiglia Cosulich che l’aveva creato nel 1907 (oggi Fincantieri di Monfalcone) e che nel 1923 aveva fondato le Officine aeronautiche.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Ai passeggeri ovatta per le orecchie, coperte e borse dell’acqua calda&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;L’idrovolante era all’epoca una declinazione aeronautica in particolare auge anche perché superava i problemi di logistica e dei campi di atterraggio e decollo, spesso realizzati con approssimazione. Il Cant 10 progettato nel 1925 dall’ingegnere Raffaele Confienti entrava in linea proprio quel I aprile nella versione Ter col motore Lorraine-Dietrich 12 Db da 400 cavalli. Oltre ai due membri dell’equipaggio (pilota e motorista, o secondo pilota) nel suo abitacolo poteva ospitare quattro passeggeri, in condizioni neppure lontanamente paragonabili agli standard di oggi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per il volo inaugurale il prezzo del biglietto venne fissato a ben 350 lire, equivalenti a circa 320 euro odierni, ma con un potere d’acquisto di molto superiore. Ai primi passeggeri, per superare i disagi, vennero fornite coperte e borse dell’acqua calda: la pressurizzazione della cabina era al di là da venire, l’aria gelata circolava liberamente, il rumore dei motori era assordante e ai passeggeri furono persino consegnati batuffoli di cotone per le orecchie. Tra le curiosità di quel primo volo, la raccomandazione contenuta nel regolamento di proibizione di gettare oggetti fuori dal finestrino, e ovviamente di non portare a bordo armi e neppure oggetti infiammabili. Era fatto assoluto ed esplicito divieto di imbarco a chi fosse soggetto a turbe psichiatriche, ovvero, come venivano definiti a quei tempi, ai malati di mente.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Tre collegamenti a settimana e l’impegno a portare 50 kg di corrispondenza&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Le condizioni meteo ci misero di loro nel testare quell’esordio e un dispettoso vento di bora fece cambiare la base di decollo da Trieste, vicino al Molo Audace, a Portorose (oggi in Slovenia) e provocando anche il primo ritardo della storia del volo in Italia. Alla fine tutto andò bene, le due coppie di idrovolanti si alzarono in simultanea dalle acque dei due capi della linea e il cronoprogramma venne rispettato, minuto più minuto meno, fissando i tempi di percorrenza in 4 ore e mezza, considerato anche lo scalo intermedio di mezz’ora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il rendez-vous sull’idroscalo di Pavia c’era stato verso mezzogiorno, con compiacimento di Mussolini. La rotta era tracciata a da allora scattava la tabella trisettimanale con partenze simultanee da Torino e Trieste alle 11 arrivo alle 16.10, dopo lo scalo a Pavia e a Venezia. I fratelli Cosulich avevano concordato con il governo italiano di effettuare il collegamento di andata e ritorno tre volte a settimana e a trasportare la posta, fino a un massimo di 50 chili di peso. Per la funzionalità operativa erano stati realizzati gli idroscali di Torino, di Trieste e di Pavia e il progetto era stato testato a partire dal 1924 con il Cant 10 motorizzato dalla Fiat con un sei cilindri da 300 cavalli, per poi passare a un propulsore più potente, mentre i piloti prendevano confidenza con il mezzo e con i luoghi dell’itinerario per riconoscerli dall’alto.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L’uscita di scena della SISA dopo il trionfo della Crociera del decennale da 20.000 km&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La SISA avrebbe continuato a gestire, oltre alla Torino-Trieste, le rotte aeree con Brindisi, Pola, Genova e Marsiglia, con una flotta di una cinquantina di idrovolanti, fino al 1934. La creatura dei fratelli Cosulich verrà assorbita dalla Società aerea mediterranea (SAM) che a sua volta sarebbe stata ribattezzata Ala Littoria il 28 ottobre 1934, nella data della Marcia su Roma. Per il decennale il regime aveva celebrato sé stesso con la mirabolante Crociera atlantica (I luglio-12 agosto 1933).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Venticinque SIAI-Marchetti S.55X suddivisi in 8 squadriglie agli ordini di Italo Balbo stupì il mondo avvicinandone gli estremi lungo la rotta Orbetello-Chicago-New York-Roma: 20.000 chilometri percorsi in formazione da 52 ufficiali piloti, 1 ufficiale ingegnere e 62 sottufficiali specialisti che da allora vennero detti “i trasvolatori” o “gli atlantici”, celebrati in Italia e all’estero. La Regia Aeronautica mostrò la via del futuro e dei collegamenti aerei, e fornì di sé un’immagine di grande efficienza e persino di potenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma la verità era che la gracile industria italiana, per ottenere questi straordinari risultati, spese risorse ed energie perseguendo la realizzazione di modelli da record in costruzione artigianale, invece di investire sugli standard e sui grandi numeri in vista della guerra mondiale. All’indubbia e riconosciuta abilità dei piloti dell’Arma Azzurra non seguì la progettazione e la costruzione su scala di aerei moderni e competitivi, anche se la Cant mise in linea diversi modelli trimotori molto apprezzati ed efficienti anche durante il secondo conflitto mondiale. La gloria degli idrovolanti capaci di imprese e trionfi eccezionali era stata comunque il canto del cigno di questo tipo di velivolo, che la modernità ha accantonato per il trasporto di passeggeri.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 13:37:06 GMT</pubDate>
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      <title>Addio a David Riondino: l’ultimo abbraccio tra arte, poesia e ‘Maracaibo’</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-03-31/david-riondino-funerali-roma-chiesa-artisti-36375318/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;Una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;cerimonia di addio&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;tra&amp;nbsp;&lt;strong&gt;poesia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;commozione&lt;/strong&gt;, ma anche con qualche sorriso e spazio all'&lt;strong&gt;ironia&lt;/strong&gt;. Proprio nello stile che sarebbe piaciuto a lui,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;David Riondino&lt;/strong&gt;, l'&lt;strong&gt;attore&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;cantautore&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e molto altro che è &lt;a href="https://www.agi.it/spettacolo/news/2026-03-29/morto-david-riondino-36346450/"&gt;morto domenica scorsa&lt;/a&gt;, 29 marzo, all'età di 73 anni. Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;funerale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;nella&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Chiesa degli artisti a Roma&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ha visto l'abbraccio di tutto il suo mondo che si è stretto intorno a lui e alla sua famiglia nel momento più triste. Nelle prime file la moglie Giovanna, la figlia Giada,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Sabina Guzzanti&lt;/strong&gt;, compagna di Riondino per molti anni. E poi&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Stefano Bollani&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;con la moglie Valentina Cenni. Ma più defilati tanti altri volti noti da&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Vincenzo Salemme&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;a&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Luigi Manconi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'è&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Paolo Hendel&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che, al termine della cerimonia, ha letto la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;preghiera degli artisti&lt;/strong&gt;. E poi ha raccontato: "Pochi giorni fa David mi ha mandato questa canzone cantata da lui, e c'è molto di lui anche nella traduzione, la 'Ballata per la morte del padre'". Interviene il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;poeta Davide Rondoni&lt;/strong&gt;: "Da uomo di ironia quale sei hai deciso di morire nel giorno della domenica delle Palme in cui tanti osanna e proprio il nome David si alzava in cielo" e ha concluso, strappando una risata in chiesa: "Quando Dio si annoierà tra San Pietro che parla dei nostri guai e la Madonna che per fortuna prega per noi, dirà 'chiamate Riondino che voglio fare anche io un po' di intelligente casino, il mio amatissimo giullare'".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Stefano Bollani&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ha suonato un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;tango struggente al pianoforte&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Sabina Guzzanti&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ha letto la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;poesia 'Lo stabilimento balneare'&lt;/strong&gt;, commossa, dove "i lettini ordinati somigliavano ai cimiteri". E poi, a stemperare, è stata cantata '&lt;strong&gt;Maracaibo&lt;/strong&gt;',&amp;nbsp;&lt;strong&gt;canzone popolarissima&lt;/strong&gt;, scritta da Riondino nel 1981 e diventata negli anni una vera e propria&amp;nbsp;&lt;strong&gt;hit iconica degli anni '80&lt;/strong&gt;. Omaggi e dediche degli amici di sempre tra sentimento e ironia, tra commozione e qualche sorriso, per dire un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;addio dolce&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;al&amp;nbsp;&lt;strong&gt;menestrello poeta Davide Riondino&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le parole del sacerdote&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;"'Io ho fatto ciò che dovevo fare, voglio andare' mi ha detto David l'ultima volta che ci siamo visti, era pronto". Così il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;prete Guidalberto Bormolini&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;durante la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;cerimonia funebre&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;per&amp;nbsp;&lt;strong&gt;David Riondino&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;attore&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;cantautore&lt;/strong&gt;, nell'affollata&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Chiesa degli artisti a Roma&lt;/strong&gt;. "Lui era un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;uomo libero&lt;/strong&gt;, ha vissuto liberamente la sua&amp;nbsp;&lt;strong&gt;spiritualità&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;- ha proseguito - aveva un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;candore&lt;/strong&gt;... non ha mai perso gli&amp;nbsp;&lt;strong&gt;ideali&lt;/strong&gt;. Era un grande&amp;nbsp;&lt;strong&gt;sognatore di bene&lt;/strong&gt;. In un mondo così mancherà il candore di David. Era un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;poeta nel cuore&lt;/strong&gt;, di vera&amp;nbsp;&lt;strong&gt;cultura&lt;/strong&gt;, coltivava il bene, perché non cerchiamo di fare lo stesso? La&amp;nbsp;&lt;strong&gt;malattia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;gli aveva fatto capire cosa veramente vale nella vita. David aveva cominciato a saziarsi di vita, di cultura, di amore della sua compagna che adorava. Sono - ha sottolineato ancora il sacerdote - le&amp;nbsp;&lt;strong&gt;cose invisibili&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;su cui vale la pena investire. Scegliere tra visibile e invisibile, è questa la sfida. Scegliere di stare dal lato invisibile che nessuno può toglierci". Quindi, ha concluso l'omelia con una 'raccomandazione' a Dio: "ti raccomandiamo il tuo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;amico&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e il tuo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;artista&lt;/strong&gt;".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <title>Trent'anni fa moriva Dario Bellezza, poeta consacrato da Pasolini</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-03-31/dario-bellezza-pasolini-gregorini-36364111/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Trent'anni fa, il 31 marzo 1996, ci lascia, ucciso dall'&lt;strong&gt;AIDS&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Dario Bellezza&lt;/strong&gt;, il "miglior poeta della sua generazione" secondo una famosa definizione di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Pier Paolo Pasolini&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;di cui fu segretario e amico e che lo stimò profondamente.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nato il 5 settembre 1944 a&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Roma&lt;/strong&gt;, nel quartiere di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Monteverde&lt;/strong&gt;, da una famiglia piccolo-borghese e cattolica: padre impiegato, madre casalinga, una sorella, Gloria. Frequenta un liceo clericale che descriverà come "altamente repressivo" e tiene la propria&amp;nbsp;&lt;strong&gt;omosessualità&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;nascosta fino ai vent'anni, schiacciata sotto il peso di un'educazione che non prevedeva certi nomi e certe storie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo incontro con&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Elsa Morante&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;avviene intorno al 1959, quando Bellezza ha quindici anni e si trova ospite nella campagna viterbese. Lei lo dissuade dall'idea di fare lo scrittore: "fu odio a prima vista", dirà. La rivedrà anni dopo, "bellissima con i suoi occhi viola e un vestito arabo" - "un misto trascinante di femminilità e mascolinità" e sarà passione immediata e impossibile, destinata a non risolversi mai.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'ingresso nei salotti letterari&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il 1966 è l'anno che cambia tutto.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Amelia Rosselli&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;sua amica intima e coinquilina per qualche anno, segretamente innamorata di lui lo introduce nei&amp;nbsp;&lt;strong&gt;salotti letterari romani&lt;/strong&gt;. È la Morante stessa a presentargli Pasolini e Moravia, a trovargli casa e lavoro, ad aprirgli ogni porta. Quando capisce la sua omosessualità le richiude tutte con la crudeltà che sa riservare a chi la delude. Bellezza non smette di amarlo: "Le due sole donne di cui mi sono innamorato - dirà - sono Amelia Rosselli ed Elsa Morante".&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Nello stesso anno inizia a lavorare come&amp;nbsp;&lt;strong&gt;segretario di Pasolini&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;nella casa all'Eur: tre anni a correggere bozze e rispondere alla posta, in un rapporto di devozione e risentimento che non si scioglierà mai del tutto. Nel 1970 pubblica il primo romanzo, '&lt;strong&gt;L'innocenza&lt;/strong&gt;' (De Donato, Bari), dedicato all'omosessualità e al desiderio, con una prefazione di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Moravia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che vi riconosce "un realismo sposato contro l'avanguardia, un'idea della poesia come ricerca di verità". L'anno dopo, nel 1971, Garzanti pubblica '&lt;strong&gt;Invettive e licenze&lt;/strong&gt;' con il risvolto firmato da Pasolini: "il &lt;strong&gt;miglior poeta della nuova generazione&lt;/strong&gt;". Una consacrazione che Bellezza accoglie con orgoglio e diffidenza e la coscienza che "ora mi odieranno in parecchi", come dice al poeta e amico&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Renzo Paris&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e che gli resterà addosso per sempre, come un'etichetta troppo forte da portare e impossibile da togliere. Seguono '&lt;strong&gt;Lettere da Sodoma&lt;/strong&gt;' (1972) e '&lt;strong&gt;Il carnefice&lt;/strong&gt;' (1973), romanzi trasgressivi che la critica ufficiale fatica ad accettare.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Opere e riconoscimenti&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel 1975 &lt;strong&gt;muore Pasolini, il 2 novembre&lt;/strong&gt;, all'Idroscalo di Ostia: Bellezza ne è sconvolto e sei anni dopo pubblica '&lt;strong&gt;Morte di Pasolini&lt;/strong&gt;' (Mondadori, 1981), libro controverso che ipotizza un delitto politico camuffato, con nota introduttiva di Moravia. Nel 1976 intanto '&lt;strong&gt;Morte segreta&lt;/strong&gt;' vince il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Premio Viareggio&lt;/strong&gt;, e nel 1979 esce '&lt;strong&gt;Angelo&lt;/strong&gt;' (Garzanti), il romanzo che considera il suo capolavoro. E' anche l'anno di Castel Porziano, della folle notte dei poeti in cui &lt;strong&gt;Bellezza fu fischiato&lt;/strong&gt; e di cui c'è testimonianza in un celebre documentario Rai del 1980 di Andrea Andermann, &lt;strong&gt;'Castelporziano, Ostia dei poeti'&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1982 e nel 1983 arrivano '&lt;strong&gt;Libro d'amore&lt;/strong&gt;' e '&lt;strong&gt;Io&lt;/strong&gt;', due delle sue raccolte poetiche più intense. Nel 1986 pubblica '&lt;strong&gt;L'amore felice&lt;/strong&gt;' (Rusconi), romanzo a chiave sulla storia con Elsa Morante. Inoltre assume la direzione per l'editore Antonio Porta della collana&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Edizioni del Giano&lt;/strong&gt;, dove pubblica opere di molti giovani autori italiani allora sconosciuti.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La malattia e gli ultimi anni&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel 1987 scopre di essere&amp;nbsp;&lt;strong&gt;sieropositivo&lt;/strong&gt;. Lo dice soltanto alla sorella Gloria. La malattia comincia a filtrare nella poesia senza nominarsi il "vuoto", l'"avversario", il "congedo ripetuto" mentre pubblica '&lt;strong&gt;Serpenta&lt;/strong&gt;' e inizia per Garzanti la traduzione dell'opera completa di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Rimbaud&lt;/strong&gt;. Nel 1990 muore Moravia, il 26 settembre: "Non era Moravia per me, era Alberto", dirà. Escono '&lt;strong&gt;Libro di poesia&lt;/strong&gt;' (1990), '&lt;strong&gt;Testamento di sangue&lt;/strong&gt;' (1992), '&lt;strong&gt;L'avversario&lt;/strong&gt;' (1994) e '&lt;strong&gt;Nozze col diavolo&lt;/strong&gt;' (1995).&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La sieropositività e la ghettizzazione&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel settembre 1995 uno&amp;nbsp;&lt;strong&gt;scoop giornalistico&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;rende pubblica la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;sieropositività&lt;/strong&gt;. La&amp;nbsp;&lt;strong&gt;ghettizzazione&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;è immediata e brutale: gli intellettuali spariscono, i colleghi poeti si dileguano, la gente del rione lo guarda con diffidenza. Rifiuta le&amp;nbsp;&lt;strong&gt;terapie antiretrovirali&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e si affida a una macchina sperimentale a impulsi elettromagnetici che le autorità sequestrano. Il suo stato precipita rapidamente. Nel gennaio 1996 muore suicida&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Amelia Rosselli&lt;/strong&gt;: Bellezza, già gravissimo, apprende la notizia dal letto.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Gli ultimi giorni e la morte&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Tra febbraio e marzo 1996&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Maurizio Gregorini&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;poeta, giornalista, amico da un decennio veglia le sue ultime settimane di vita assistendolo in casa la notte e trascrivendo i suoi vaneggiamenti notturni e le sue ultime poesie su audiocassette.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;In una notte di metà marzo Bellezza, delirando, chiede di intitolare un libro immaginario su questo suo ultimo periodo di vita 'Appunti per non morire'. Non sa che Gregorini sta già riempiendo i quaderni. Quel libro esiste e viene pubblicato nel 1997 da Gregorini col titolo: '&lt;strong&gt;Morte di Dario Bellezza. Storia di una verità nascosta&lt;/strong&gt;' (edito da Castelvecchi che torna oggi sugli scaffali col titolo '&lt;strong&gt;Dario Bellezza. Un incontro&lt;/strong&gt;' per le edizioni Il Simbolo). Alle 3.25 del 31 marzo 1996 smette di respirare nel reparto infettivi dello Spallanzani dove è stato trasferito nelle ultime ore. Dario Bellezza viene sepolto nel&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Cimitero Acattolico alla Piramide&lt;/strong&gt;, a pochi metri da Amelia Rosselli. Poche settimane dopo esce postumo il suo ultimo lavoro, '&lt;strong&gt;Proclama sul fascino&lt;/strong&gt;' (Mondadori).&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il libro di Maurizio Gregorini&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;A trent'anni dalla scomparsa di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Dario Bellezza&lt;/strong&gt;, uno dei più importanti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;poeti italiani di fine '900&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;morto di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;AIDS&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;il 31 marzo 1996, arriva in libreria '&lt;strong&gt;Dario Bellezza. Un incontro&lt;/strong&gt;' di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Maurizio Gregorini&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;(Ed. Il Simbolo, pagg.336; prezzo 20 euro). Si tratta del libro che raccoglie una sorta di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;diario degli ultimi giorni del poeta&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;scritto dalla persona che gli è stata accanto durante le notti di delirio e confessioni. Giunto alla sua quarta edizione ampliata e "risolutiva", come recita il sottotitolo in occasione del trentennale della morte del poeta romano, il libro è molto più di un memoriale. È una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;testimonianza diretta&lt;/strong&gt;, un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;diario notturno&lt;/strong&gt;, una raccolta di interviste e, soprattutto, un atto di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;fedeltà&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;verso un grande poeta stroncato dall'&lt;strong&gt;HIV&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;a soli cinquantun anni, nell'indifferenza della maggior parte di coloro che lo avevano frequentato.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Il volume, che Gregorini pubblica con la sua casa editrice insieme a un prezioso volume di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Marco Beltrame&lt;/strong&gt;, l'unico esistente sul&amp;nbsp;&lt;strong&gt;teatro di Bellezza&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;('&lt;strong&gt;Tra inferni e paradisi. Vita e teatro di Dario Bellezza&lt;/strong&gt;' con prefazione di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Elio Pecora&lt;/strong&gt;, edizioni Il Simbolo, pagg.458, prezzo: 30 euro) si articola in varie sezioni ben distinte. Il cuore del libro resta il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Diario&lt;/strong&gt;: settantacinque pagine intense e dolorose in cui Gregorini descrive notti in cui Bellezza chiama la madre nel delirio, cade dal letto nel buio, confonde l'interlocutore con persone scomparse. Eppure in questi frammenti tragici riaffiorano bagliori di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;ironia&lt;/strong&gt;, di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;lucidità improvvisa&lt;/strong&gt;, di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;grandezza&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il colloquio col poeta&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il '&lt;strong&gt;Colloquio col poeta&lt;/strong&gt;' è forse la sezione di maggiore valore documentario. Bellezza parla con&amp;nbsp;&lt;strong&gt;libertà sorprendente&lt;/strong&gt;: della sua relazione con&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Pasolini&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;("non posso dire o scrivere nulla su di lui che non corrisponda a verità"), del rapporto devastante con&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Elsa Morante&lt;/strong&gt;, dell'amicizia con&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Moravia&lt;/strong&gt;, della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;neoavanguardia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che detestava con passione, della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;poesia omosessuale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;come etichetta che rifiutava ("sono e resto contrario a operazioni commerciali del genere"). Il Bellezza delle interviste è un uomo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;contraddittorio&lt;/strong&gt;, a volte insopportabile, capace di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;magnificenza&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;meschinità&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;nello stesso respiro e proprio per questo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;autentico&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;INTERVISTA A MAURIZIO GREGORINI&lt;/h2&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Maurizio Gregorini, dopo 30 anni ripubblichi, con la tua casa editrice 'Il Simbolo' un libro che ha fatto molto rumore sulla morte di Bellezza uscito nel 1997 per la prima volta per Castelvecchi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"È la quarta edizione: è uscito nel 2006 per il decennale, nel 2016 per il ventennale, nel 2026 per il trentennale della morte. Lo ripubblico, primo perché il libro mancava, era esaurito e il vecchio editore che l'aveva pubblicato, neanche quando è uscito il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;docufilm su Dario&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;('Bellezza, addio', ndr), girato da&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Massimiliano Palmese&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Carmen Giardina&lt;/strong&gt;, l'aveva riproposto.&amp;nbsp;E poi perché credo che ci sia ancora un'attenzione nei suoi riguardi, tanto più che il libro dopo il docufilm era richiesto, quindi per questa occasione per il trentennale ho aggiunto due saggi sulla questione dell'&lt;strong&gt;AIDS&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e sulla visione dell'&lt;strong&gt;AIDS&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;nell'ultimo periodo di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Dario Bellezza&lt;/strong&gt;, della sua&amp;nbsp;&lt;strong&gt;opera poetica&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e varie interviste che ho ampliato sia nel 'Colloquio' con Dario che nel 'Diario Bellezza'. Il libro è aumentato di 150 pagine e in più è uscito insieme al libro di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Marco Beltrame&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che è un lavoro sul&amp;nbsp;&lt;strong&gt;teatro di Dario Bellezza&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che non era mai stato fatto prima".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dopo 30 anni dalla morte di Bellezza che cosa rimane di questo grande poeta? &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"Intanto resta la sua&amp;nbsp;&lt;strong&gt;opera&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;anche se in parte non è ripubblicata, resta molto. Resta questo suo modo di essere completamente&amp;nbsp;&lt;strong&gt;alternativo negli anni '70&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che ha segnato anche la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;letteratura&lt;/strong&gt;, perché senza di lui autori come&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Busi&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Pier Vittorio Tondelli&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ed altri non sarebbero mai esistiti, quindi ha segnato un'&lt;strong&gt;epoca fondamentale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e resta come&amp;nbsp;&lt;strong&gt;canto libero&lt;/strong&gt;, scevro da qualsiasi giudizio, della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;poesia italiana del '900&lt;/strong&gt;. Credo che un certo tipo di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;poesia di tendenza omosessuale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;sia rappresentato da una triade che è formata da&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Pasolini&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Penna&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Dario Bellezza&lt;/strong&gt;, una cosa ormai assodata. Quindi resta il suo canto, anche se attualmente non sono ripubblicati dei libri, ci sono questi due volumi - il mio e quello di Marco Beltrame - che stanno a formare una sorta di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;biografia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;sulla persona di Dario e sulla sua opera".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Viviamo in momenti molto oscuri anche dal punto di vista della cultura, qual è la tua opinione?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"Sì, direi di sì, ma questo credo che faccia parte di un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;disegno editoriale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ormai moderno che ahimè un certo tipo di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;cultura&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;la metta a latere, che possiamo farci? Fortunatamente ci sono dei&amp;nbsp;&lt;strong&gt;piccoli editori&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che invece provano a riproporre dei testi che altri editori non si sognano di fare. Entrare in un libro, in un'opera come quella di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Dario Bellezza&lt;/strong&gt;, significa entrare in un mondo, perdersi in un mondo in cui forse oggi nessuno ha tanta voglia di fare. Forse non c'è neanche una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;preparazione soggettiva e culturale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;per poter entrare e capire certi meccanismi".&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tu sei anche editore. In un momento questo è quasi una follia. Perché hai compiuto questo passo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"Sì, una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;follia totale&lt;/strong&gt;. Beh, intanto era un desiderio che avevo da tempo, soprattutto una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;libertà&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;di potersi muovere e sapersi muovere come io intendo muovermi. Quindi è una libertà secondo me necessaria, non soltanto per la mia&amp;nbsp;&lt;strong&gt;poesia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;o per il mio modo di essere, ma necessaria anche per dare voce ad altre persone che non avrebbero possibilità di essere pubblicate. Ovviamente lo faccio col mio gusto, lo faccio col mio intento (che è discutibile, non è che io abbia sempre ragione su tutto) e questo mi permette di esserci e di far esistere, come in questo caso&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Bellezza&lt;/strong&gt;, in un momento in cui la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;grande editoria&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;non lo prende in considerazione".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 04:24:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>agi</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-31T04:24:00Z</dc:date>
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      <title>“Eretici” di Salvatore Di Bartolo: il coraggio di pensare liberamente</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-03-30/eretici-di-bartolo-saggio-36356785/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Con&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Eretici&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Salvatore Di Bartolo&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;torna a interrogare la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;storia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;per illuminare il presente, offrendo un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;saggio&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che è insieme rigoroso e profondamente attuale. Vincitore del&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Premio Letterario Castello&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;per la saggistica, il libro, pubblicato da&amp;nbsp;&lt;strong&gt;LuoghInteriori Edizioni&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e arricchito dalla prefazione di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Vittorio Sgarbi&lt;/strong&gt;, si distingue per la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;chiarezza&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;forza espressiva&lt;/strong&gt;, capace di rendere accessibili&amp;nbsp;&lt;strong&gt;temi complessi&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;senza perdere&amp;nbsp;&lt;strong&gt;intensità analitica&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il cuore del volume è l’&lt;strong&gt;eresia&lt;/strong&gt;: non più vista solo come episodio storico, ma come lente per osservare le&amp;nbsp;&lt;strong&gt;dinamiche di potere&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che continuano a modellare la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;società&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Giordano Bruno&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;diventa simbolo di un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;dissenso&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che, dai roghi dell’Inquisizione, oggi si manifesta attraverso strumenti meno cruenti ma altrettanto incisivi: l’&lt;strong&gt;opinione pubblica&lt;/strong&gt;, i&amp;nbsp;&lt;strong&gt;media&lt;/strong&gt;, l’&lt;strong&gt;autocensura&lt;/strong&gt;. Di Bartolo mostra come la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pressione sociale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;possa esercitare un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;controllo silenzioso ma potente&lt;/strong&gt;, capace di reprimere il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pensiero critico&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;senza bisogno della&amp;nbsp;&lt;strong&gt;violenza fisica&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'eretico come pilastro intellettuale&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Eretici&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;mette in luce le&amp;nbsp;&lt;strong&gt;contraddizioni del nostro tempo&lt;/strong&gt;: una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;società&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che proclama&amp;nbsp;&lt;strong&gt;apertura e inclusione&lt;/strong&gt;, ma che spesso esclude ciò che sfida il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pensiero dominante&lt;/strong&gt;, delegittimando il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;dubbio&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e polarizzando la realtà. Qui emerge la forza del testo: l’invito a riscoprire l’“&lt;strong&gt;eretico&lt;/strong&gt;” non come nemico, ma come&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pilastro della vitalità intellettuale&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lo stile e l'invito al pensiero libero&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Lo&amp;nbsp;&lt;strong&gt;stile asciutto e diretto&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;di Di Bartolo rende la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;lettura intensa e scorrevole&lt;/strong&gt;. L’autore non si limita a descrivere il fenomeno, ma sprona il lettore a&amp;nbsp;&lt;strong&gt;prendere posizione&lt;/strong&gt;, a riconoscere il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;dissenso come risorsa&lt;/strong&gt;, e a difendere il diritto a un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;pensiero libero e indipendente&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Libertà, potere e responsabilità individuale&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;In un’epoca di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;semplificazioni&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;giudizi netti&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Eretici&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ricorda che la vera&amp;nbsp;&lt;strong&gt;libertà di una società&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;si misura dalla capacità di proteggere le&amp;nbsp;&lt;strong&gt;voci fuori dal coro&lt;/strong&gt;. Un&amp;nbsp;&lt;strong&gt;saggio necessario&lt;/strong&gt;, che invita a riflettere sul rapporto tra&amp;nbsp;&lt;strong&gt;libertà&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;potere&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;responsabilità individuale&lt;/strong&gt;, e che conferma&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Salvatore Di Bartolo&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;come una&amp;nbsp;&lt;strong&gt;voce autorevole e anticonformista&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;nel&amp;nbsp;&lt;strong&gt;panorama culturale contemporaneo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 30 Mar 2026 10:07:44 GMT</pubDate>
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