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    <title>Agi</title>
    <link>https://www.agi.it</link>
    <description>Agi contents</description>
    <language>it-it</language>
    <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 08:46:47 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Agi</dc:creator>
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    <item>
      <title>"Leggera e impegnata", Treccani ricorda Mariangela Melato</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-19/mariangela-melato-treccani-39138782/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Mariangela Melato&lt;/strong&gt;, «diva nuova, leggera come una soubrette ma con il peso culturale dell'attrice impegnata». La ricorda così la &lt;strong&gt;Treccani&lt;/strong&gt; in una voce del nuovo &lt;strong&gt;Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All'anagrafe Mariangela Caterina Melato (nata a &lt;strong&gt;Milano&lt;/strong&gt; il 19 settembre 1941 e morta a &lt;strong&gt;Roma&lt;/strong&gt; l'11 gennaio 2013) avrebbe compiuto 85 anni oggi e resta una delle attrici più amate del &lt;strong&gt;cinema italiano&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Un modello di femminilità libera e moderna&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Attrice sospesa tra &lt;strong&gt;divismo&lt;/strong&gt; e antidivismo, sensualità e serietà, levità e spessore, sfuggì in realtà sempre alle categorie e si sottrasse alle etichette, nell'arte come nella vita. Fu espressione di un &lt;strong&gt;femminismo&lt;/strong&gt; personale e pragmatico, legato a un profondo desiderio di autorealizzazione professionale e artistica, "&lt;strong&gt;simbolo dell'immagine rinnovata della donna"&lt;/strong&gt; e ispirazione per molte giovani attrici, che vedevano in lei un modello di femminilità alternativa ed emancipata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Professionista instancabile, guidata da un grande senso del dovere e da riconosciute doti tecniche e vocali, fu anche un'interprete sensibile e umana, con una spiccata passione per la sperimentazione, sia di personaggi e sia generi, mossa prima di tutto dalla necessità di una costante esplorazione di sé.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Gli inizi e la scoperta di Ronconi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Dotata di grande fascino, arrivò a ricevere un invito da &lt;strong&gt;Tinto Brass &lt;/strong&gt;per recitare senza veli in uno dei suoi film erotico-autoriali e si meritò, anche grazie alle sue presenze sul piccolo schermo, persino l'appellativo di &lt;strong&gt;"sex symbol col cervello".&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mariangela Melato, ricorda la Treccani, iniziò la sua carriera nei primi anni Sessanta quando, scambiata per una parente della nota attrice Maria Melato, passò le selezioni dell'Accademia dei filodrammatici di Milano, senza terminare il biennio e trovò il successo grazie all'interpretazione di Olimpia nel suo celebre Orlando furioso (1969), che le valse il commento di &lt;strong&gt;"scoperta folgorante"&lt;/strong&gt; da parte della critica.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il successo nel cinema italiano&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Da lì una carriera incredibile con film quali "&lt;strong&gt;Per grazia ricevuta"&lt;/strong&gt;, prima regia di &lt;strong&gt;Nino Manfredi&lt;/strong&gt; nel 1971, e "&lt;strong&gt;La classe operaia va in paradiso"&lt;/strong&gt; di &lt;strong&gt;Elio Petri&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qui incontrò &lt;strong&gt;Gian Maria Volonté&lt;/strong&gt;, da cui apprese l'uso di trascrivere le battute del copione in vari colori, come "una sorta di misterioso spartito musicale" e nel 1972 partecipò al &lt;strong&gt;Festival di Cannes&lt;/strong&gt; con "&lt;strong&gt;La classe operaia va in paradiso"&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Palma d'Oro&lt;/strong&gt; ex aequo con "&lt;strong&gt;Il caso Mattei"&lt;/strong&gt; di &lt;strong&gt;Francesco Rosi&lt;/strong&gt;, e con "&lt;strong&gt;Mimì metallurgico ferito nell'onore"&lt;/strong&gt;, che le valse un premio speciale ai &lt;strong&gt;David di Donatello&lt;/strong&gt;, due &lt;strong&gt;Nastri d'Argento&lt;/strong&gt; come attrice protagonista e un &lt;strong&gt;Globo d'Oro&lt;/strong&gt; come attrice rivelazione.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La collaborazione con Wertmüller e Giannini&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;"Mimì metallurgico ferito nell'onore"&lt;/strong&gt; segnò l'inizio della fortunata collaborazione con &lt;strong&gt;Lina Wertmüller&lt;/strong&gt; e della celebre coppia artistica formata con &lt;strong&gt;Giancarlo Giannini&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1974 la terza pellicola firmata dalla regista portò il duo Melato-Giannini alla fama internazionale grazie a "&lt;strong&gt;Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto"&lt;/strong&gt;. Il successo spinse l'attrice a intensificare l'attività cinematografica fino al 1983, realizzando circa quindici film in meno di dieci anni e raccogliendo numerosi riconoscimenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei primi anni Ottanta partecipò anche a "&lt;strong&gt;Il pap'occhio"&lt;/strong&gt;, opera prima alla regia di &lt;strong&gt;Renzo Arbore&lt;/strong&gt;, che sarebbe rimasto uno dei suoi amici più cari.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La televisione e gli ultimi lavori&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Dal 1984 si dedicò quasi esclusivamente alla &lt;strong&gt;televisione&lt;/strong&gt;, partecipando al varietà &lt;strong&gt;Al Paradise&lt;/strong&gt;, condotto in prima serata da &lt;strong&gt;Oreste Lionello&lt;/strong&gt;, e a numerose altre produzioni televisive.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Importanti anche le registrazioni di spettacoli teatrali prodotte dalla &lt;strong&gt;Rai&lt;/strong&gt;, tra cui &lt;strong&gt;Filumena Marturano&lt;/strong&gt;, ultima produzione televisiva alla quale prese parte nel 2010, accanto a &lt;strong&gt;Massimo Ranieri&lt;/strong&gt;, mentre combatteva da tempo contro una malattia al pancreas.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Gli ultimi riconoscimenti e l’eredità artistica&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Fu Ronconi, alfa e omega della sua carriera teatrale, ad accompagnarla nel suo ultimo spettacolo, &lt;strong&gt;"Nora alla prova"&lt;/strong&gt;, tratto da &lt;strong&gt;"Casa di bambola"&lt;/strong&gt; di Henrik Ibsen, andato in scena nel marzo 2011. Nonostante le difficili condizioni fisiche, Melato ottenne ex aequo un ulteriore &lt;strong&gt;Premio Ubu&lt;/strong&gt; come miglior attrice.&amp;nbsp;Il riconoscimento si aggiunse ai numerosi premi alla carriera e all'onorificenza di &lt;strong&gt;Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana&lt;/strong&gt;, conferitale il 28 maggio 2003 dal presidente &lt;strong&gt;Carlo Azeglio Ciampi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al suo funerale, il 12 gennaio 2013, furono le parole di &lt;strong&gt;Emma Bonino&lt;/strong&gt; a dare l'estremo saluto a questo «&lt;strong&gt;modello raro di autonomia femminile&lt;/strong&gt;», davanti alla Chiesa degli Artisti di Roma.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 09:17:09 GMT</pubDate>
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      <title>In libreria arriva 'Dammi mille romance', la guida letteraria di Andrea Amadio</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-18/dammi-mille-romance-andrea-amadio-39121037/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Si può arrivare a trent’anni ignorando il significato del termine trope? Evidentemente no, come pure non è possibile il fenomeno dei young romance, la narrativa rivolta ad adolescenti e giovani, che oggi occupa stabilmente i vertici delle classifiche editoriali. Narrativa di giovani per giovani lettori che sfida l’andamento decrescente delle curve di vendita della narrativa generica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra i meandri di questo rigoglioso giardino, adorno di fiori mai colti, ci conduce Andrea Amadio (Dammi mille romance, edizioni ON, € 16,90), il trentenne editor marchigiano meglio noto con il nome del suo seguitissimo blog letterario, @libriconfragole, tra i più seguiti sui social.&lt;br&gt;
  Il tono brillante e quasi canzonatorio di Amadio non tragga però in inganno; il suo viaggio nei romance tanto amati dai giovanissimi è più che mai necessario per provare a decifrare i codici comportamentali e lessicali che si sono date le nuove generazioni, senza la lente deformata di luoghi comuni che sono vecchi come il mondo, se pensiamo che già nel primo secolo a. C. Orazio borbottava a proposito di “gioventù di sbarbati … non prevede ciò che è utile, sperperando i suoi soldi”.&lt;br&gt;
  Così scopriremmo che i trope altro non sono che una versione solo in parte aggiornata dei topoi greci, quei modelli letterari su cui è stata modellata la società occidentale.&amp;nbsp;&lt;br&gt;
  E forse anche le trame dei romance, pensiamo, ad esempio, ai c.d. celebrity romance - racconto in cui scatta l’amore tra uno sconosciuto e una celebrità - o i più chiaramente evocativi love triangle, ricordano da vicino le leggende intorno alle scappatelle di Zeus e degli altri inquilini dell’Olimpo.&lt;br&gt;
  Alla favole l’uomo non ha ancora smesso di credere e il saggio di Amadio ne rappresenta una brillante, e a tratti caustica, conferma.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 07:58:57 GMT</pubDate>
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      <title>Addio a Peter Max, maestro di psichedelia e della controcultura degli anni '60</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-17/morte-peter-max-39105095/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - L'artista pop &lt;strong&gt;Peter Max,&lt;/strong&gt; le cui vivaci creazioni psichedeliche contribuirono a definire l'estetica della controcultura negli anni '60, è morto a 88 anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"Ricorderemo la sua &lt;strong&gt;straordinaria creatività,&lt;/strong&gt; il suo calore umano, la sua curiosità e il modo in cui vedeva bellezza e possibilità ovunque", ha dichiarato il figlio Adam Max ad ABC News "La sua arte è diventata parte della &lt;strong&gt;cultura americana, &lt;/strong&gt;ma l'uomo dietro quell'arte - il padre che abbiamo conosciuto e amato - è la persona che ci mancherà di più".&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La scomparsa di&amp;nbsp;Peter Max, il voloto della&amp;nbsp;psichedelia anni '60&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel corso della sua carriera, Max ha realizzato immagini grafiche dai colori vivaci, venendo riconosciuto per aver catturato l'essenza della &lt;strong&gt;"Summer of Love"&lt;/strong&gt; (l'estate dell'amore) e della psichedelia degli anni '60. "Vedo tutto attraverso occhi&lt;strong&gt; color arcobaleno",&lt;/strong&gt; disse una volta alla ABC.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'uomo soffriva da tempo di &lt;strong&gt;demenza&lt;/strong&gt; ed è deceduto in ospedale lunedì, riporta il New York Times. Le sue opere sono apparse su milioni di poster - spesso quelli dai colori &lt;strong&gt;fluorescenti e psichedelici&lt;/strong&gt; che decoravano le stanze dei college - e su numerose copertine di riviste, oltre che su murales di benvenuto commissionati dal governo alle frontiere e su un francobollo, secondo quanto indicato sul suo sito web.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La vita dell'artista dietro il logo di MTV&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Artista prolifico, Max ha creato opere di grande successo commerciale, concesse in licenza per&lt;strong&gt; numerosi prodotti di consumo&lt;/strong&gt;: dalle tende per la doccia ad aerei e navi da crociera, fino a una linea di "orologi d'arte" commissionata dalla&lt;strong&gt; General Electric.&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;
  Ha inoltre realizzato il logo di &lt;strong&gt;MTV negli anni '80&lt;/strong&gt;, oltre ai poster per i Mondiali di calcio del 1994, per il Super Bowl e per il New Orleans Jazz Festival.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nato a Berlino nel&lt;strong&gt; 1937 &lt;/strong&gt;con il nome di Peter Max Finkelstein, lasciò la Germania con la famiglia &lt;strong&gt;durante l'ascesa del nazismo. &lt;/strong&gt;Viaggiarono attraverso l'Asia, il Medio Oriente e Parigi prima di arrivare negli Stati Uniti nel 1953, stabilendosi a New York quando aveva 16 anni. Qui, studiò arte presso la prestigiosa School of Visual Arts di New York e il Pratt Institute, prima di iniziare a lavorare come grafico e aprire il proprio studio di design.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"Max, &lt;strong&gt;vegetariano e astemio &lt;/strong&gt;che espandeva la propria coscienza attraverso&lt;strong&gt; lo yoga &lt;/strong&gt;anziché le droghe, è stato uno degli artisti più noti e di maggior successo della sua epoca", ha scritto il Times.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le ombre ditero l'arcobaleno&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia, il successo portò con sé delle difficoltà nel corso della sua carriera. Nel 1998, Max fu condannato a svolgere&lt;strong&gt; lavori socialmente&lt;/strong&gt; utili insegnando arte ad Harlem e a pagare una multa di&lt;strong&gt; 30.000 dollari&lt;/strong&gt;, per aver evaso al fisco 714.000 dollari derivanti dalla vendita di opere d'arte tra il 1988 e il 1991.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella sua dichiarazione di colpevolezza, Max ammise di aver scambiato opere d'arte con immobili e di aver nascosto proventi per acquistare proprietà nello stato di New York e nelle Isole Vergini americane. Nell'ultimo decennio, le dispute sul trattamento riservato all'artista e sulla proprietà delle sue opere sono finite in tribunale e hanno alimentato il gossip, con familiari e amici che si scambiavano "&lt;strong&gt;accuse scabrose&lt;/strong&gt; di sequestro di persona, assunzione di scagnozzi, tentato omicidio" e manovre per fare soldi, come ricorda dal Times.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una delle principali fonti di reddito - e di cause legali - è stata rappresentata dalle &lt;strong&gt;aste d'arte,&lt;/strong&gt; accompagnate da fiumi di champagne, organizzate a bordo delle navi delle più grandi compagnie di crociera, tra cui Royal Caribbean, Carnival e Norwegian. Vendite che hanno scatenato azioni legali da parte di acquirenti secondo i quali le opere ricevute non erano all'altezza delle aspettative.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 07:18:43 GMT</pubDate>
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      <title>Molto più di un accessorio: da Jackie Kennedy alla Birkin, 200 anni di storia in una borsa</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-16/storia-della-borsa-mancinelli-39094232/</link>
      <description>AGI - L’accessorio per eccellenza. Amato, cercato, mostrato. È la borsa, piccola o grande &lt;b&gt;appendice intima&lt;/b&gt;, necessaria quanto essenziale al momento in cui si esce di casa. 
&lt;p&gt;Ci racconta tutto, o quasi, di lei il giornalista di moda, critico e docente &lt;b&gt;Antonio Mancinelli&lt;/b&gt;, che ha da poco pubblicato per Marsilio Arte &lt;i&gt;“La Borsa. 200 anni, 5 continenti”&lt;/i&gt;. Un importante volume che, attraverso una selezione di &lt;b&gt;300 esemplari di borse&lt;/b&gt; provenienti da cinque continenti, esplora l’universo di questo archetipo dagli inizi del XIX secolo ai giorni nostri, raccontando come questa protesi quotidiana rappresenti un &lt;b&gt;"archivio emotivo"&lt;/b&gt; e un rifugio psichico itinerante.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lo specchio del tempo e della società&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;“La borsa – racconta Mancinelli – è uno &lt;b&gt;specchio del tempo&lt;/b&gt;: nei periodi di abbondanza si fa sfarzosa, nei tempi di guerra si riduce all’essenziale funzionalità, nei momenti di cambiamento sociale si trasforma di foggia e di ruolo assieme alle persone. Poter leggere la storia attraverso le borse equivale un po’ a svuotare la grande borsa dell’umanità e osservare gli oggetti che ne cadono fuori: attrezzi di pietra, sigilli imperiali, monete, rosari, cosmetici, smartphone… Ognuno racconta un capitolo diverso ma con un filo rosso comune, quello del &lt;b&gt;contenere e portare con sé&lt;/b&gt;".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbandonata la rigida cronologia accademica, il volume si sfoglia quasi come un guardaroba dove gli accessori vengono riposti seguendo il ritmo autentico delle giornate, delle stagioni e della vita. Le borse vengono raccontate a seconda dell’&lt;b&gt;occasione d'uso&lt;/b&gt; nell'arco degli ultimi due secoli: si spazia così dalle borse funzionali da giorno a quelle preziose per la sera, dai modelli da ballo, teatro e cerimonia ai grandi bagagli da viaggio, fino ad approdare alle borse del tempo libero, del primo amore e persino alle stravaganze da &lt;i&gt;Wunderkammer&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Modelli iconici, materiali e ricerca iconografica&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Che sia da sera o da giorno, portata a mano o a tracolla, che brilli di perline e strass, che sia preziosa come un diamante o "easy" in tessuto, rustica in corda o audace in ottone, compaiono così borse di forme, materiali e decorazioni diverse, firmate dai &lt;b&gt;nomi altisonanti della moda&lt;/b&gt; o realizzate come pezzi unici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’originalità del libro sta anche nella &lt;b&gt;inedita ricerca iconografica&lt;/b&gt;, condotta nei più importanti archivi internazionali che, lontani dagli algidi scatti di sfilata, raccontano tutto il calore dell’accessorio. Sono tante anche le &lt;b&gt;immagini inedite&lt;/b&gt; che ritraggono sia donne comuni, immortalate nella loro quotidianità con la borsa che le accompagna ogni giorno, sia personalità leggendarie che hanno contribuito a rendere intramontabili alcuni dei modelli più celebri: da &lt;b&gt;Jacqueline Kennedy&lt;/b&gt; a &lt;b&gt;Jane Birkin&lt;/b&gt;, fino alle fotografie d'epoca che ritraggono &lt;b&gt;Ornella Vanoni&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Raffaella Carrà&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:13:22 GMT</pubDate>
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      <title>'Le avventure di Cliff Booth', romanzo di Tarantino sull'iconico personaggio di Brad Pitt</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-15/tarantino-brad-pitt-romanzo-39072641/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Arriverà in libreria il prossimo &lt;strong&gt;8 dicembre&lt;/strong&gt;, in contemporanea con Stati Uniti e Regno Unito, il secondo romanzo del regista premio Oscar &lt;strong&gt;Quentin Tarantino&lt;/strong&gt;, '&lt;strong&gt;Le avventure di Cliff Booth&lt;/strong&gt;'.&amp;nbsp;Il libro, sequel dell'acclamato esordio di Tarantino, '&lt;strong&gt;C'era una volta a Hollywood&lt;/strong&gt;', è ancora edito da La nave di Teseo. Come il primo romanzo, anche 'Le avventure di Cliff Booth' è la trasposizione letteraria di un film: in questo caso, l'atteso '&lt;strong&gt;The Further Mis-Adventures of Cliff Booth&lt;/strong&gt;', che uscirà nelle sale &lt;strong&gt;IMAX&lt;/strong&gt; il &lt;strong&gt;25 novembre&lt;/strong&gt; per poi arrivare in streaming esclusivo su &lt;strong&gt;Netflix&lt;/strong&gt; a partire dal &lt;strong&gt;23 dicembre&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il film, basato su una sceneggiatura originale di Tarantino, è diretto da &lt;strong&gt;David Fincher&lt;/strong&gt; e vede &lt;strong&gt;Brad Pitt&lt;/strong&gt; tornare a interpretare &lt;strong&gt;Cliff Booth&lt;/strong&gt;, ruolo dello stuntman e assistente di Rick Dalton/&lt;strong&gt;Leonardo DiCaprio&lt;/strong&gt; in 'C'era una volta a... Hollywood' che gli è valso il premio Oscar come miglior attore non protagonista. Sia il romanzo che il film sono ambientati nella &lt;strong&gt;Hollywood del 1977&lt;/strong&gt; e vedono protagonista l'iconico personaggio di Tarantino, che ora offre i suoi "servizi clandestini" ad amici dell'industria cinematografica in difficoltà.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Una narrazione che sorprende&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Proprio come il romanzo di 'C'era una volta a Hollywood' aveva ampliato e &lt;strong&gt;modificato la narrazione del film&lt;/strong&gt;, così 'Le avventure di Cliff Booth' offre la visione creativa di Tarantino su questa &lt;strong&gt;storia in forma di romanzo&lt;/strong&gt;, con modalità capaci di sorprendere e appassionare il pubblico.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;I precedenti successi editoriali&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Tra i più acclamati registi americani viventi, negli ultimi anni Tarantino si è dedicato anche alla scrittura. Nel &lt;strong&gt;2021&lt;/strong&gt;, ha pubblicato il suo primo romanzo, 'C'era una volta a Hollywood'; tradotto in &lt;strong&gt;31 lingue&lt;/strong&gt;, il libro ha raggiunto immediatamente il primo posto nella classifica dei &lt;strong&gt;best seller del New York Times&lt;/strong&gt;. Nel &lt;strong&gt;2022&lt;/strong&gt; ha pubblicato '&lt;strong&gt;Cinema Speculation&lt;/strong&gt;', anch'esso entrato subito nella classifica dei best seller del New York Times. Entrambi i libri sono editi in Italia da &lt;strong&gt;La nave di Teseo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;h2&gt;Il commento dell'editore&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;"Continua il rapporto tra La nave di Teseo e Quentin Tarantino, dopo il grande successo del suo esordio nel romanzo, 'C'era una volta a Hollywood' e del suo memoir cinematografico 'Cinema Speculation'. Questo nuovo romanzo ritorna su un personaggio straordinario, Cliff Booth, evidentemente "larger than life", che sborda dall'inquadratura come dalla pagina scritta, e che continuerà a divertirci e a sorprenderci", commenta &lt;strong&gt;Elisabetta Sgarbi&lt;/strong&gt;, Publisher La nave di Teseo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La carriera di Tarantino&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Grazie alla sua fervida immaginazione e alla dedizione verso una narrazione ricca di sfumature, Quentin Tarantino è uno dei cineasti più celebri della sua generazione. Ha esordito alla regia nel &lt;strong&gt;1992&lt;/strong&gt; con '&lt;strong&gt;Le iene&lt;/strong&gt;' (Reservoir Dogs), per poi scrivere, dirigere e interpretare uno dei suoi film più amati, '&lt;strong&gt;Pulp Fiction&lt;/strong&gt;', che gli è valso il primo Oscar per la migliore sceneggiatura. Dopo pellicole acclamate come '&lt;strong&gt;Jackie Brown&lt;/strong&gt;', '&lt;strong&gt;Kill Bill: Vol. 1 e Vol. 2&lt;/strong&gt;' e '&lt;strong&gt;A prova di morte&lt;/strong&gt;' (Death Proof), Tarantino ha realizzato il kolossal ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale '&lt;strong&gt;Bastardi senza gloria&lt;/strong&gt;' (Inglourious Basterds), '&lt;strong&gt;Django Unchained&lt;/strong&gt;' (che gli ha fruttato il secondo Oscar per la migliore sceneggiatura) e '&lt;strong&gt;The Hateful Eight&lt;/strong&gt;'. Il film più recente, 'C'era una volta a... Hollywood' (Once Upon a Time... in Hollywood), ha ottenuto &lt;strong&gt;cinque candidature ai Golden Globe&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;dieci ai BAFTA&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;dieci agli Academy Award&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
      <category>Cultura</category>
      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 13:26:49 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-09-15T13:26:49Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Con 'La mala notte' di Ugo Barbàra si chiude l'epopea dei Montalto-Scudera</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-15/mala-notte-barbara-39071936/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Basta un uomo, o una donna, a compiere grandi imprese, talvolta. Non bastano generazioni, spesso, a espiarne i peccati d'orgoglio. Lo sanno i Montalto-Scudera, famiglia siciliana che negli Stati Uniti ha cercato e trovato grandezza e miserie, raccontata di nuovo da Ugo Barbàra. Si intitola &lt;strong&gt;'La mala notte'&lt;/strong&gt; il terzo e ultimo romanzo dello scrittore e giornalista siciliano sulla dinastia che da Castellamare del Golfo era partita nel 1860 alla conquista dell'America.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Barbàra aveva raccontato fatiche e visione di &lt;strong&gt;Antonio Montalto e sua moglie Rosaria Battaglia&lt;/strong&gt; appena arrivati a New York ne 'I Malarazza' del 2023, che è diventato un caso editoriale in Francia con centinaia di migliaia di copie vendute. Nei 'Malastrada' del 2024, le insidie al fragile impero creato dei due pionieri. Sempre con la storia in filigrana, grande come la guerra di secessione o il primo conflitto mondiale, e quasi sconosciuta come l'epidemia di filossera che devasto' vigneti in Europa e in America, ma comunque motore o spettatore delle vicende dei Montalto.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Tentare 'la fortuna' a Cuba&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;E di nuovo è la storia a fare da trama ad ambizioni sfrenate e amori malati. Questa volta a Cuba, &lt;strong&gt;alla vigilia della rivoluzione di Fidel Castro&lt;/strong&gt;, quando la dittatura di Fulgenzio Batista assicurava affari fiorenti e impunità totale a chiunque fosse abbastanza generoso nel condividere le sue fortune con il regime.&amp;nbsp;Gaetano Scudera lascia gli affari di New York per tentare il colpo all'Avana. Complice e socia, la mafia italo-americana che torna nelle pagine di Barbàra.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La nuova mafia nel mondo degli affari&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Non la mafia stereotipata del cinema americano o delle cronache italiane. Non ci sono cattivi con il Borsalino e con la coppola nel romanzo. Ci sono uomini d'affari in America, cui basta la promessa di &lt;strong&gt;condividere potere e denaro per arruolare imprenditori&lt;/strong&gt; all'apparenza rispettabili come Scudera. O banditi in Sicilia, come Salvatore Giuliano, che promettono un riscatto a quelli che più di tutti hanno pagato per i privilegi altrui. E non sono sufficienti ai Montalto-Scudera cento anni di cadute e risurrezioni per sfuggire alle nuove tentazioni nel loro impero d'Oltremare. Né per salvarsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il castello creato da Gaetano crollerà alla vittoria della rivoluzione castrista verso cui non c'è nessuna indulgenza. &lt;strong&gt;Il sogno ribelle finisce in tragedia per chi è tradito&lt;/strong&gt; proprio da coloro che aveva aiutato a vincere. A poco valgono le profonde radici rimaste in Sicilia per mettersi al riparo da un vento nuovo nella terra d'origine che avevano continuato a coltivare, dalla perdita di quel 'rispetto' che non era mai mancato a Rosaria Battaglia e a sua figlia Benedetta, nonostante una vita passata a dar lavoro ai contadini e far studiare i loro figli.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La presentazione a Roma&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Non ci sono vittorie nella saga dei Montalto-Scudera, neppure quando gli affari fioriscono e il potere sembra inarrestabile. Non c'è felicità neanche quando sbocciano amori e nascono bambini. Perché su ogni conquista grava un fato che non concede gioie a chi lo sfida. E non c'è giudizio nel romanzo di Barbàra per i suoi vinti. "Ci sono famiglie che portano con sé una corrente sotterranea", si limita a scrivere, "quando emerge non fa rumore, ma distrugge". 'La mala notte' sarà presentato di nuovo dall'autore domani - mercoledì 16 settembre - a Roma, alle 18.30, alla libreria Bookstorie in via Valsassina 15.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 12:29:27 GMT</pubDate>
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      <title>La lettera inedita di Oriana Fallaci dopo l'11 settembre: "Credevo di aver visto tutto nella vita"</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-15/oriana-fallaci-lettera-torri-gemelle-attentato-39065950/</link>
      <description>AGI - Un documento che riporta la voce di &lt;strong&gt;Oriana Fallaci&lt;/strong&gt; nel momento più drammatico della storia recente, l’attacco alle Torre Gemelle di New York l’11 settembre del 2001, è stato reso pubblico nel corso della trasmissione “Quarta Repubblica” su Retequattro. 
&lt;p&gt;Il testo, reso noto in occasione del ventennale della sua morte, cattura la testimonianza immediata di Fallaci davanti a una Manhattan paralizzata, ferita e irriconoscibile. La lettera è indirizzata all’avvocato Francesco Brizzi, al quale la giornalista confessa lo shock di quelle ore: “Io credevo d’aver visto tutto, nella mia vita. E invece no. Questo scenario supera le peggiori previsioni”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;h2&gt;Questo il testo integrale della lettera:&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Caro Francesco,&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;come ho cercato di farle sapere attraverso il mio ufficio che fino a stamani era isolato ed ora è in grado di ricevere e trasmettere fax, da qui cioè da casa mia non posso chiamare oltreoceano. Ieri ci ho provato invano per ventiquattr'ore. Ho tentato anche con la Spagna e con Parigi. In certe zone, infatti, i sistemi di comunicazione oltreoceanica dipendevano da una delle due torri crollate.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Non so che vi hanno fatto sapere i corrispondenti locali. La televisione italiana da ieri non ci arriva (suppongo per gli stessi motivi del telefono) e i giornali ancor meno. Tutti gli aeroporti di tutti gli stati sono chiusi. Comunque, ecco un sintetico rapportino.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;La città è paralizzata. Le strade sono completamente vuote come nel film "L'ultima spiaggia". Tutto è immobile. Ai soliti assordanti rumori, si è sostituito un silenzio da cimitero. Un silenzio interrotto soltanto dagli aerei militari che sorvegliano l'isola di Manhattan. I ponti e i tunnel, che da Manhattan portano a Brooklyn, e altrove, sono chiusi. Si possono attraversare soltanto a piedi ma dopo l'esodo di ieri sera nessuno li attraversa più. Sono fermi anche i treni e gli autobus e la subway, naturalmente ben sorvegliata dai militari. Non funzionano che gli ospedali stracolmi. Con gli ospedali, la televisione: straordinariamente indenne ma scarsamente informata.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Io credevo d'aver visto tutto, nella mia vita. E invece no. Questo scenario supera le peggiori previsioni: naturalmente nei prossimi due, tre giorni le cose si assesteranno. Questa è gente dura. Ma il trauma è profondo. Anche per un tipo vaccinato come me. La peggiore strage che ho visto in guerra si basava su cinquecento morti. Al Messico, poco più. Qui i morti son davvero migliaia. C'è chi dice diecimila e mi stupirei se fossero meno di cinquemila. Almeno quattrocento pompieri son sepolti, schiacciati, sotto la seconda torre. E nelle due torri lavoravano decine e decine di migliaia di persone. Senza contare i visitatori, centomila al giorno. E quelli che si sono buttati dalle finestre? Insieme all’immagine del secondo aereo che si infila nella seconda torre come in un pezzo di burro, non mi va via dalla testa lo spettacolo della gente che per non bruciar viva si buttava giù dalle finestre del novantesimo piano.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Quanto a me, sono isolata. Ammalata nella misura che sa, e furibonda. Molto furibonda.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Buone cose a Lei, e grazie.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Oriana Fallaci&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:33:02 GMT</pubDate>
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      <title>Kandinsky torna a Roma, oltre 70 capolavori a Palazzo Bonaparte</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/video/2026-09-14/kandinsky-roma-palazzo-bonaparte-39051308/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Dopo oltre 25 anni, &lt;strong&gt;Vassily Kandinsky&lt;/strong&gt; torna nella Capitale con una grande retrospettiva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal &lt;strong&gt;15 settembre 2026 &lt;/strong&gt;al &lt;strong&gt;14 febbraio 2027, &lt;/strong&gt;Palazzo Bonaparte ospita una straordinaria mostra dedicata al padre dell'astrattismo, riunendo oltre settanta capolavori prestati eccezionalmente dal Centre Pompidou di Parigi.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Kandinsky in mostra a Palazzo Bonaparte&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;L'esposizione, prodotta e organizzata da&lt;strong&gt; Arthemisia &lt;/strong&gt;in collaborazione con &lt;strong&gt;l'istituzione francese&lt;/strong&gt;, è curata da&lt;strong&gt; Angela Lampe&lt;/strong&gt;, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d'art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale di &lt;strong&gt;Francesca Villanti.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un traguardo prestigioso e complesso da raggiungere. "Non è facile, in questo momento storico, riuscire a organizzare una mostra &lt;strong&gt;così importante&lt;/strong&gt; - spiega ad AGI Francesca Villanti -. Nel momento in cui si rendono disponibili opere di questa levatura di Kandinsky, le richieste partono da tutto il mondo. Essere riusciti ad avere questa mostra a Roma ha comportato anni e anni di lavoro, oltre a richiedere una grande credibilità da parte del museo".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'occasione per il pubblico italiano è infatti resa possibile dall'ambizioso programma di ristrutturazione che coinvolge il &lt;strong&gt;Centre Pompidou&lt;/strong&gt; fino al 2030, permettendo così al patrimonio inestimabile del maestro di viaggiare.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il rapporto con le note&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il percorso espositivo si snoda attraverso cinque sezioni che ripercorrono l'intera&lt;strong&gt; evoluzione umana&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;artistica del pittore&lt;/strong&gt;: dagli esordi figurativi a Monaco di Baviera, all'esperienza rivoluzionaria del Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro), passando per il rientro nella Russia post-rivoluzionaria, gli anni teorici passati a insegnare al Bauhaus, fino all'ultimo periodo di maturità a Parigi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una delle chiavi di lettura fondamentali dell'esposizione è il profondo legame tra&lt;strong&gt; Kandinsky e le note,&lt;/strong&gt; indagato anche attraverso una sala immersiva. "Abbiamo cercato di rendere la mostra comprensibile perché parliamo di un artista che viene considerato difficile, e in realtà lo è - sottolinea Villanti -. Kandinsky è un artista che va 'sentito', come direbbe lui, ma anche studiato. Abbiamo dato grande spazio alla musica perché forse è il modo più semplice per noi per riuscire a comprendere quello che lui cercava di fare in pittura. Se io parlo di dissonanze in musica, il nostro orecchio è abituato a cercarle, mentre in pittura è un pochino più difficile. Però, se noi ascoltiamo un brano davanti a un'opera, come per esempio&lt;strong&gt; 'L'Arco nero'&lt;/strong&gt;, diventa più facile riuscire a capire cosa intenda l'artista per dividere i singoli elementi".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Opere in dialogo&amp;nbsp;Gabriele Münter&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Tra le opere iconiche esposte spicca la grande composizione "Gelb-Rot-Blau" (1925), a cui si aggiungono lavori imprescindibili segnalati dalla stessa consulente scientifica: "Oltre a 'L'Arco nero', tra le opere più importanti ci sono 'Su grigio', 'Composizione IX' e 'Improvvisazione 3'. Sono dei &lt;strong&gt;capolavori assoluti &lt;/strong&gt;che ci permettono di capire Kandinsky nel profondo".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La rassegna romana dedica inoltre, per la prima volta, un ampio spazio alla figura di&lt;strong&gt; Gabriele Münter,&lt;/strong&gt; esponente centrale dell'Espressionismo tedesco e compagna di Kandinsky per oltre un decennio. Le sue opere sono messe in dialogo con quelle del maestro, testimoniando una stagione di intensa ricerca e di reciproca influenza che fu decisiva per la nascita dell'astrazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 12:45:54 GMT</pubDate>
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      <title>La spia inglese con accento toscano in fuga col Re d’Italia e Badoglio</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-14/chi-era-richard-mallaby-spia-inglese-armistizio-39047458/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;Aveva visto la luce nel 1919 nell’esotica&lt;strong&gt; Ceylon&lt;/strong&gt;, colonia britannica, ma quando aveva tre anni il padre si era trasferito in Italia ad Asciano, in provincia di Siena, dove aveva acquistato terreni agricoli e vigneti, e qui aveva trascorso infanzia e adolescenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di madrelingua inglese, &lt;strong&gt;Richard Mallaby &lt;/strong&gt;parlava un perfetto italiano con accento toscano, e si esprimeva nella lingua di Shakespeare con accento italiano. Tornato in Inghilterra si era arruolato nell’esercito nel 1939 e quando Mussolini il 10 giugno 1940 aveva dichiarato guerra alla&lt;strong&gt; “Perfida Albione” &lt;/strong&gt;i servizi segreti lo avevano contattato e quindi inserito nei quadri dello Special Operations Executive (Soe) proprio perché parlava perfettamente italiano e poteva tornare utile. Per decenni la sia vicenda è rimasta ignota, non solo in Italia, e un significativo contributo alla sua conoscenza è frutto dell’impegno e della ricerca di Gian Luca Bernaschi.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Catturato dai carabinieri dopo essersi paracadutato sul Lago di Como&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Per l’agente segreto&lt;strong&gt; Richard “Dick” Mallaby&lt;/strong&gt; l’occasione per mettersi in luce arriva nella fase più convulsa della guerra per l’Italia, ovvero dopo la caduta del Duce il 25 luglio 1943.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Era stato paracadutato nella zona del&lt;strong&gt; Lago di Como&lt;/strong&gt; ma il 14 agosto era stato catturato dai carabinieri che l’avevano subito consegnato al Servizio informazioni militari (Sim) del generale Giacomo Carboni. Il Sim si era infiltrato nel Soe e aveva saputo del lancio di quel tenente ventiquattrenne: a ruoli invertiti, tornava adesso utile agli italiani. Invece di essere fucilato come spia, Mallaby veniva affidato dal generale Giuseppe Castellano, che il&lt;strong&gt; 3 settembre &lt;/strong&gt;avrebbe firmato la resa incondizionata a Cassibile, al maggiore Luigi Marchesi, che avrà un ruolo niente affatto marginale nella fase armistiziale e nelle convulse ore dell’8 e 9 settembre.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il Servizio informazioni militari lo utilizza come contatto con gli Alleati&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Al giovane agente era precluso ogni contatto con l’esterno e doveva contribuire ai contatti diretti con gli Alleati attraverso la Centrale radiotra¬smissioni guidata dal tenente colonnello&lt;strong&gt; Renato de Francesco&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 29 agosto, dal Comando supremo italiano di Palazzo Vidoni, aveva inviato il primo radiomessaggio al suo superiore a Londra, il maggiore Maurice Page. In seguito gli inglesi avevano consegnato a Castellano un’apparec¬chiatura radio e i codici per le comunicazioni dirette con Algeri, sede del comando supremo alleato. Quando nel tardo pomeriggio dell’8 settembre l’annuncio di Eisenhower getta nel marasma i vertici militari e istituzionali italiani, e viene deciso l’allontanamento da Roma, nel primo mattino del 9 Marchesi porta con sé all’aeroporto di Pescara, su un Savoia Marchetti "Marsupiale" del Sim, anche l’agente inglese con la preziosissima radiotrasmittente. Il maggiore racconta: "Atterrammo regolarmente a Pescara e ci sistemammo in una baracca sul lato del campo. Mallaby tentò di entrare in contatto con la centrale del comando alleato senza riuscirvi. Il personale del campo era assai esiguo e con la sola dotazione di armamento personale. D’altra parte la giornata trascorse assolutamente tranquilla. Vedemmo transitare solo qualche automezzo e qualche piccolo re¬parto tedesco diretto verso nord. I tedeschi non fecero &lt;strong&gt;neppure caso&lt;/strong&gt; all’aeroporto".&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il radiomessaggio dall’aeroporto di Pescara dopo l’armistizio&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Così come gli avieri del&lt;strong&gt; “Pasquale Liberi” &lt;/strong&gt;non si accorgono dell’inglese che viene subito occultato alla loro vista, appena sbarcato dall’aereo di trasporto SM 82, nessuno si insospettisce neppure quando in tutta fretta viene montata una stazione radio del Sim nella vicinissima collina di Fontanelle: qui Mallaby contatta Algeri e comunica che Roma chiude le trasmissioni alle 19.50 di quel&lt;strong&gt; 9 settembre.&lt;/strong&gt; Quindi il trasferimento verso Ortona.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il tenente Mallaby riappare nella notte della grande fuga proprio sulla corvetta "Baionetta" che prende a bordo&lt;strong&gt; Vittorio Emanuele III &lt;/strong&gt;e la &lt;strong&gt;famiglia reale&lt;/strong&gt;. Il Maresciallo Pietro Badoglio si era imbarcato invece a Pescara, dove aveva atteso con l'ammiraglio Raffaele de Courten l’arrivo della nave da guerra senza neppure dirlo al Re che lo cercava nella ressa sul molo di Ortona. Il racconto di Marchesi: "Una luce, un piccolo fascio di luce che illuminava la scaletta d’imbarco di una nave da guerra. Salirono il re, la regina e il principe di Piemonte. In cima alla scaletta riconobbi l’ammiraglio de Courten. La sua fu l’unica voce che ruppe il silenzio della notte: disse “Avanti i generali”. Passammo, sospinti dalle mani di Ambrosio, de Francesco, Adam, Mallaby, il maresciallo Baldanza, che portava sulle spalle la radio, il sergente Della Corte e io. De Courten aveva cercato di opporsi al passaggio della nostra carovana, ma aveva dovuto cedere all’ordine di Ambrosio. Subito dopo udii la sua voce che diceva di ritirare la scaletta».&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Rotta verso Brindisi assieme a Vittorio Emanuele III, ai Savoia e ai generali&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Mallaby è uno dei&lt;strong&gt; 57 privilegiati&lt;/strong&gt; a bordo della “Baionetta” su cui quella notte "non brillava la minima luce. Con de Francesco, Mallaby e gli altri, stavamo seduti per terra sul ponte verso prua. Brancolando nello scarso chiarore della notte feci un giro sul ponte. Vidi subito il re, la regina e il principe di Piemonte seduti su delle se¬die a sdraio, un po’ appartati rispetto a un altro gruppo". Gli eventi decideranno altrimenti, rispetto a quanto comunicato dal tenente inglese da Pescara, indicando Taranto come meta del trasferimento via mare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’intercettazione da parte della Luftwaffe della corvetta scortata dall’incrociatore leggero “Scipione” consiglia di fare rotta sul più vicino porto di Brindisi. Qui &lt;strong&gt;il 10 settembre &lt;/strong&gt;gli esponenti del governo, quasi tutti militari, si installano al Castello Svevo, mentre i Savoia sono ospitati a Palazzo dell’Ammiragliato. &amp;nbsp;Appena sceso a terra l’agente segreto è stato accompagnato con radiotra-smittente e cifrari in una torre del Castello Svevo e si è messo in contatto con il Soe ad Algeri per informare Eisenhower. Per lui questa missione si conclude qui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mallaby, sopravvissuto alla guerra e alle missioni pericolose, morirà a &lt;strong&gt;Verona nel 1981 &lt;/strong&gt;e per sua volontà riposa nel piccolo cimitero di Asciano, località cui era rimasto affettivamente legato.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 09:20:55 GMT</pubDate>
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      <title>"San Siro è rock", un libro celebra 50 anni di gloria</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-12/san-siro-rock-libro-39022420/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Se dici San Siro non dici solo calcio, dici &lt;strong&gt;anche rock&lt;/strong&gt;. Bob Marley, Bruce Springsteen, Michael Jackson, U2, Depeche Mode, Duran Duran, Coldplay. E ancora Vasco Rossi, Ligabue, Tiziano Ferro, Jovanotti, Cesare Cremonini è lungo l'elenco delle icone che hanno calcato il palco dello stadio che il frontman dei Rolling Stones, Mick Jagger, ha definito&lt;strong&gt; "la Scala del rock".&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;San Siro, mezzo secolo di gloria musicale&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Soprannome fortunato che suggerisce una sola cosa: la musica&lt;strong&gt; scorre nelle vene del Meazza &lt;/strong&gt;e a quasi cinquant'anni dal primo concerto, un libro lo celebra ripercorrendo le tappe di questa &lt;strong&gt;gloriosa storia&lt;/strong&gt;. Un modo anche per raccontare e ringraziare lo stadio&lt;strong&gt; nel suo centenario&lt;/strong&gt; - fu inaugurato il 19 settembre 1926 - dato che presto non esisterà più per come ce lo ricordiamo. Milan e Inter, nuovi proprietari, come noto, lo &lt;strong&gt;rifunzionalizzeranno &lt;/strong&gt;in massima parte e costruiranno un'altra 'casa' per le &lt;strong&gt;squadre meneghine.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"San Siro è rock, la storia dei concerti nello stadio di Milano" (Signs Books, 2026, con la prefazione del produttore artistico Claudio Trotta), scritto dal giornalista milanese &lt;strong&gt;Massimiliano Mingoia&lt;/strong&gt;, è un viaggio nel tempo scandito dal ritmo degli show che hanno incendiato, ma qualche volta anche deluso, i fan che &lt;strong&gt;dagli anni Ottanta&lt;/strong&gt; in avanti hanno assistito alle esibizioni su uno dei palchi più iconici non solo in Italia, &lt;strong&gt;ma nel mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Un palco "non per tutti"&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;In oltre 500 pagine sono riportate le notizie di &lt;strong&gt;ogni singolo evento&lt;/strong&gt;, con articoli della &lt;strong&gt;stampa dell'epoca,&lt;/strong&gt; immagini, curiosità e numerose interviste. San Siro, scrive Mingoia, è &lt;strong&gt;"un luogo magico". &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qui, dal 27 giugno 1980 - il giorno del primo concerto, quello di &lt;strong&gt;Bob Marley &lt;/strong&gt;- all'estate del 2026, con interruzione negli anni del Covid, si sono svolti &lt;strong&gt;214 concerti.&lt;/strong&gt; "Non tantissimi in quarantasei anni di storia musicale - ragiona l'autore - perché lo stadio milanese&lt;strong&gt; non e per tutti&lt;/strong&gt;, anche se negli ultimi anni non sempre e stato cosi". San Siro "e per coloro che sono capaci di radunare in uno stesso luogo fino a&lt;strong&gt; ottantamila persone&lt;/strong&gt;. Si, e vero, ci sono altri stadi che hanno una capienza simile, ma non tutti hanno la storia e il fascino di San Siro. Lo testimoniano i calciatori e le rockstar, i tifosi e i fan che hanno avuto la fortuna di giocarci, di suonarci o semplicemente di assistere a una partita o a un concerto".&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La magia di un&amp;nbsp;contenitore di emozioni&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Ma prima della storia dei concerti al Meazza, scrive ancora Mingoia nell'introduzione, "e giusto raccontare &lt;strong&gt;la storia dello stadio,&lt;/strong&gt; del contenitore di emozioni da cui siamo partiti, dell'impianto che non e vuoto e non e muto neanche quando in campo e sulle tribune non c'è nessuno". Perche San Siro, appunto, &lt;strong&gt;"e magico".&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mingoia, classe 1974, è un giornalista professionista del quotidiano il Giorno, per il quale si occupa di &lt;strong&gt;cronaca politica&lt;/strong&gt; e di &lt;strong&gt;eventi musicali.&lt;/strong&gt; Prima di "San Siro è rock" - nuova edizione in versione aggiornata e ampliata di "San Siro Rock" (Officina di Hank) uscito nel 2020 - Mingoia ha scritto&lt;strong&gt; "Alter Bridge. La fortezza del rock"&lt;/strong&gt; nel 2014, &lt;strong&gt;"Semplicemente Slash" &lt;/strong&gt;nel 2016 e &lt;strong&gt;"La biblioteca dei conservatori"&lt;/strong&gt; nel 2025.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La prima presentazione del nuovo libro si terrà il 18 settembre a Milano.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Sat, 12 Sep 2026 14:32:18 GMT</pubDate>
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      <title>Viterbo città immaginaria. La 'visione' di Filippo Rossi</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-11/libri-viterbo-filippo-rossi-39000940/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Saggio, pamphlet, riflessione urbana, narrazione visionaria: non è semplice ricondurre a un genere il libro del giornalista e saggista &lt;strong&gt;Filippo Rossi&lt;/strong&gt;, già direttore artistico del festival &lt;strong&gt;Caffeina&lt;/strong&gt; ed ex presidente del Consiglio comunale di Viterbo. &lt;strong&gt;‘Pensare la città. Viterbo immaginaria, leggere il futuro’&lt;/strong&gt; (Rubbettino) parte dall’analisi delle potenzialità mai pienamente espresse della Città dei Papi per allargare lo sguardo alla provincia italiana, provando a leggerla come una vera e propria categoria di pensiero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per comprendere meglio gli obiettivi letterari e civili di un testo tanto particolare, nel suo essere concreto e al tempo stesso utopico, l’AGI ha incontrato &lt;strong&gt;Filippo Rossi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel libro sostiene che una città ha bisogno di una visione per il futuro. Ma cosa significa concretamente, in termini di scelte?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Significa, innanzitutto, non fare le cose soltanto perché si può. Ma decidere quale città si vuole costruire e poi individuare, attraverso un lavoro serio tra politica, tecnici e comunità, priorità e strumenti necessari per riuscirci. La visione non è una formula suggestiva, ma il criterio che consente di stabilire come agire concretamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;In termini pratici?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molto spesso, specie dinanzi a finanziamenti europei, bandi o al &lt;strong&gt;PNRR&lt;/strong&gt;, la nostra politica sembra rovesciare il processo: non parte da un progetto da realizzare cercando risorse, ma dalle risorse disponibili inventando qualcosa da finanziare. Non deve essere il bando a comandare la città, ma la città a usarlo all’interno di una sua traiettoria. Altrimenti si rischia di ristrutturare una piazza già decorosa senza aumentarne fruibilità o valore, di spendere molto per un piccolo parcheggio periferico quando sarebbero bastate ghiaia e buona illuminazione, o di costruire un ascensore per superare un minimo dislivello quando esiste già una strada. Sono esempi generici, che non indicano interventi sempre sbagliati; il problema è la casualità. Una somma di opere scollegate produce città-patchwork: ogni pezzo può anche essere utile o gradevole, ma serve un disegno coerente in grado di tenere insieme l’intero organismo urbano. La politica deve provare a essere il romanziere della città. Scegliendo una trama, collegandone i capitoli e scrivendone la storia dall’oggi verso il domani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dal 2006 al 2019, con il festival Caffeina, ha sperimentato l’idea di trasformare Viterbo attraverso la cultura. Guardando oggi a quella esperienza, che cosa ha funzionato e che cosa, invece, non lo ha fatto?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ha funzionato tutto, tranne ciò senza cui, alla lunga, nulla può continuare: la &lt;strong&gt;sostenibilità economica&lt;/strong&gt;. Caffeina è stata figlia di una grande passione, ma anche di un grande errore, la convinzione, o forse la speranza, che un soggetto privato nato dal basso potesse assumere una funzione politica e usare un festival per cambiare il racconto di una città. Credo che Caffeina abbia rappresentato una svolta nel racconto di Viterbo. Ha mostrato una città diversa, riempito il centro storico, prodotto socialità e modificato lo sguardo di molti viterbesi verso i propri spazi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dove si è spezzato il meccanismo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’errore, mio e della città, è stato pensare che una svolta simile potesse avvenire senza una vera scrittura politica. Che un festival riuscisse non solo ad accendere un’immagine, ma a trasformarla in struttura permanente. Viterbo non vanta un tessuto industriale forte, grandi imprenditori o risorse private sufficienti a sostenere nel tempo un progetto di quelle dimensioni: la difficoltà nell’attrarre fondi non è stata quindi solo organizzativa, ma anche strutturale. A quel punto sarebbe dovuta subentrare la politica. Non per aiutare un soggetto privato, ma per assumere il compito della scrittura collettiva. Trasformando il festival in elemento culturale stabile, dotato di strumenti, competenze, risorse e continuità. Questo non è accaduto e il nostro sbaglio è stato anche credere di poter supplire a quella mancanza. Naturalmente ne abbiamo commessi anche nella costruzione concreta dell’evento, sono responsabilità che mi assumo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;A che errori si riferisce?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Riguardano la costruzione concreta del festival. Alcune scelte potevano essere più misurate, il programma risultare meno sovradimensionato e la crescita meno bulimica. Ma la lezione politica è più profonda e rappresenta il motivo per cui nel libro non cito Caffeina: non volevo sostenere che il destino di Viterbo si esaurisse nella storia di un festival. Una manifestazione può dare luce e lasciare traccia nell’immaginario di una città, ma non sostituire la politica, le istituzioni e una strategia di lungo periodo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel libro Viterbo diventa quasi un personaggio: quanto c’è della visione dell’autore? In altri termini, chi decide concretamente cosa una città desidera essere o diventare?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il libro contiene inevitabilmente la mia visione: chi scrive racconta anche sé stesso e il proprio punto di vista. Ma non vuole rappresentare una Bibbia su Viterbo né stabilire ciò che debba essere, sarebbe una pretesa assurda. Alla seconda parte della domanda rispondo in modo secco: decidere quale città vogliamo diventare è mestiere della politica, secondo la mia idea della sua funzione.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente parlo di &lt;strong&gt;politica democratica&lt;/strong&gt;, la città è una costruzione collettiva, ma la responsabilità di tenerla insieme, darle una direzione e trasformarla in racconto coerente spetta alla politica. Può utilizzare i bandi, raccogliere idee, ascoltare i cittadini, affidarsi ai tecnici, coinvolgere le energie private e lasciare loro spazio, ma questi strumenti vanno inseriti in una scrittura pubblica. Bisogna sapere perché qualcosa viene fatto e verso quale obiettivo conduce, distinguere l’utile dal superfluo. Cazzullo ha appena dedicato un libro al Rinascimento e io ho una concezione rinascimentale della politica. L’Italia moderna è nata anche perché grandi italiani hanno saputo immaginare città possibili prima di costruirle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quanto questo libro rappresenta un bilancio della sua esperienza viterbese e quanto, invece, una proposta politica per il futuro?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È un bilancio perché nasce da tutto ciò che ho vissuto a Viterbo, ma non un consuntivo. Usa quell’esperienza come materiale per aprire una discussione. Non ho scritto per stabilire chi avesse ragione, ma per provare a capire perché una città con enormi possibilità continui a faticare nel trasformarle in una direzione. L’atto stesso di pubblicare e cercare di portare una domanda nello spazio pubblico è per me politico. Potrei fermarmi qui, ma non è ancora detto che lo faccia. In ogni caso sarebbe sbagliato considerare questo libro qualcosa che precede la politica o che le resta estraneo. Attraverso le sue pagine, ritengo di star facendo politica nella mia città anche se non necessariamente in ottica elettorale. Non si tratta di un programma amministrativo o di un testo che pretende di consegnare soluzioni univoche. Non desidero che Viterbo pensi come me, ma che torni a pensare sé stessa, aprendo un dibattito sul suo futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 11:00:05 GMT</pubDate>
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      <title>A 53 anni dal golpe in Cile, la Treccani consacra il mito degli Inti-Illimani</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-11/treccani-consacra-mito-inti-illimani-38952938/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;Una band simbolo di un’epoca segnata da violenza e sopraffazione, capace di dimostrare come l’arte possa rivelarsi un motore di cambiamento temuto dalle dittature al pari di un colpo di pistola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A cinquant’anni dalla pubblicazione italiana del celebre inno &lt;strong&gt;"El pueblo unido jamás será vencido", &lt;/strong&gt;la Treccani dedica una voce della nuova Enciclopedia della Musica Contemporanea agli &lt;strong&gt;Inti-Illimani,&lt;/strong&gt; lo storico gruppo cileno che ha trasformato la musica popolare in uno strumento di impegno civile e di difesa della libertà.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Gli&amp;nbsp;Inti-Illimani e la voce sulla Treccani&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La celebrazione coincide con la cerimonia di assegnazione del &lt;strong&gt;Premio Salvador Allende&lt;/strong&gt; al cantautore Joan Manuel Serrat, organizzata dal Festival del Cinema Ibero-Latino Americano di Trieste in collaborazione con l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e la Fondazione Treccani Cultura. L'appuntamento è fissato per&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;oggi &lt;strong&gt;11 settembre:&lt;/strong&gt; una data per nulla casuale, che ricorre nell'anniversario dei 53 anni dal golpe del &lt;strong&gt;generale Augusto Pinochet, &lt;/strong&gt;il colpo di Stato che stroncò la democrazia cilena e segnò l’inizio del lungo esilio della band in Italia, luogo di pace e motore creativo per gli artisti fuggiaschi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, il prestigioso riconoscimento giunge mentre gli Inti-Illimani si trovano proprio a Roma per il concerto al&lt;strong&gt; Parco Schuster, &lt;/strong&gt;unica tappa italiana del loro lungo tour europeo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La colonna sonora della storia cilena&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Considerata un punto di riferimento assoluto della canzone politica e popolare sudamericana, la band muove i suoi primi passi nel 1967, dall'iniziativa di un gruppo di studenti dell’Universidad Técnica del Estado, nell'alveo del movimento della &lt;strong&gt;Nueva Canción Chilena.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel tempo, i suoi componenti, hanno costruito un repertorio unico che intreccia la tradizione andina ai grandi autori latinoamericani, aprendosi poi alle sonorità della world music durante gli anni dell'esilio europeo.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Una discografia contro l'oblio&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Tra i loro album più iconici spiccano&lt;strong&gt; Canto al programa&lt;/strong&gt; (1970) - nato per mettere in musica i punti programmatici del governo di Salvador Allende appena eletto -, &lt;strong&gt;Autores chilenos &lt;/strong&gt;(1971), omaggio a maestri come Violeta Parra, Víctor Jara e Sergio Ortega, e&lt;strong&gt; Canto para una semilla (&lt;/strong&gt;1972), la celebre cantata popular composta da Luis Advis in onore di Parra. A questi si aggiunge, ovviamente, &lt;strong&gt;El pueblo unido jamás será vencido&lt;/strong&gt; (1976), il primo singolo pubblicato in Italia dall’inizio del loro esilio, diventato uno straordinario inno universale di resistenza e libertà.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In oltre mezzo secolo di carriera, il gruppo ha inciso decine di dischi e solcato i palchi di tutto il mondo per mantenere alta l'attenzione &lt;strong&gt;sulla causa cilena&lt;/strong&gt;, condividendo la scena con giganti della musica internazionale come Bruce Springsteen, Sting, Peter Gabriel, Mercedes Sosa e Lucio Dalla.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 00:18:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>agi</dc:creator>
      <dc:date>2026-09-11T00:18:00Z</dc:date>
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      <title>A Villa Adriana riaffiora la testimonianza di un antico rito sacro dedicato ai fulmini</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-10/tivoli-villa-adriana-fulmini-38974973/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - A Villa Adriana (Tivoli) le indagini archeologiche hanno riportato alla luce la testimonianza di &lt;strong&gt;un antico rito sacro sui fulmini&lt;/strong&gt;, oltre ad altre tracce della civiltà romana capaci di arricchire di nuovi significati i luoghi della residenza imperiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell'area del cosiddetto Anfiteatro, nell'ambito delle indagini che il Dipartimento di Studi Umanistici (DISTUM) dell'Università degli Studi di Urbino 'Carlo Bo' conduce, su concessione del Ministero della Cultura e in collaborazione con l'Istituto Villa Adriana e Villa d'Este, è stata rinvenuta &lt;strong&gt;un'iscrizione relativa a un fulgur submanium&lt;/strong&gt;: un fulmine attribuito a Summano, la divinità romana dei fulmini notturni.Il ritrovamento è particolarmente significativo perché la lastra iscritta è ancora nella sua posizione originaria, inserita nella struttura cui apparteneva. Secondo gli archeologi, il complesso è collegato alla sacralizzazione rituale del luogo colpito dal fulmine e la struttura potrebbe costituire il segnacolo o la delimitazione di un bidental, lo spazio sacro connesso a questo tipo di evento.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;I fulmini come simbolo di sacralità&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel mondo romano il luogo raggiunto dalla folgore era infatti considerato 'religiosus', consacrato dall'intervento della divinità: &lt;strong&gt;le tracce materiali colpite dal fulmine venivano raccolte e deposte nella terra&lt;/strong&gt;, accompagnate da formule rituali e sacrifici. È a questa pratica di deposizione e sepoltura che si riferisce l'espressione fulgur conditum."Questa scoperta ci restituisce una testimonianza rara e di straordinaria forza evocativa della religiosità romana: il segno lasciato da un fulmine e il rito attraverso il quale il luogo colpito veniva riconosciuto come appartenente alla sfera divina. È un tema profondamente radicato nella cultura antica, tornato con forza alla nostra attenzione grazie agli straordinari ritrovamenti del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, dove un fulmine in bronzo, deposto insieme a una freccia in selce, ha restituito una suggestiva traccia del rito del 'fulgur conditum'. Villa Adriana aggiunge oggi un nuovo, eccezionale tassello a questo orizzonte religioso, ancora conservato nel suo contesto originario. È la capacità dell'archeologia di restituirci, attraverso le tracce materiali, pensieri, riti e forme della relazione con il divino. Ringrazio gli archeologi dell'Università di Urbino e dell'Istituto Villa Adriana e Villa d'Este per una scoperta che amplia in modo significativo la conoscenza di uno dei luoghi più straordinari del patrimonio italiano", dichiara il Ministro della Cultura, &lt;strong&gt;Alessandro Giuli&lt;/strong&gt;, che ieri si è recato sul luogo del rinvenimento. Alla visita erano presenti anche il direttore dell'Istituto Villa Adriana e Villa d'Este Alberto Samonà, il sindaco di Tivoli Marco Innocenzi, e gli archeologi impegnati nella ricerca, guidati dal direttore dello scavo, Fabio Giorgio Cavallero.La scoperta è avvenuta in un settore compreso tra il cosiddetto Anfiteatro e il banco di tufo. Qui gli archeologi hanno messo in luce una piccola struttura quadrangolare, realizzata con elementi di tufo legati da malta, sul cui fronte è ancora inserita la lastra di marmo iscritta, di 40 per 35 centimetri.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'epigrafe dedicata al dio Summano&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Sulla lastra, in due righe a lettere capitali, si legge integralmente: FVLGVR SVBMANIVM.La formula indica dunque un fulmine notturno riferito a Summano. Le fonti antiche distinguevano infatti le folgori diurne, attribuite a Giove, da quelle notturne, ricondotte a Summano, dio del cielo e dei fulmini notturni. Il significato del rinvenimento va però oltre le parole incise sulla lastra: &lt;strong&gt;per i Romani la caduta del fulmine segnava l'irruzione del divino nello spazio degli uomini e rendeva quel luogo 'religiosus'&lt;/strong&gt;, sottraendolo alla sua condizione ordinaria."Questa scoperta - sottolinea il direttore dell'Istituto Villa Adriana e Villa d'Este, Alberto Samonà - sposta l'attenzione dalle grandi architetture alla sfera più intima della religiosità romana. Ritrovare il segno materiale della sacralizzazione di un luogo colpito da un fulmine ci permette di toccare con mano le meticolose procedure rituali del tempo. È un risultato di straordinario valore scientifico, per il quale sono grato al lavoro del professor Cavallero, direttore dello scavo, e all'équipe dell'Ateneo di Urbino, condotto in proficua sinergia con i nostri archeologi dell'Istituto Villa Adriana e Villa d'Este. La ricerca archeologica nella Villa di Tivoli si conferma preziosa per svelare non solo le forme del potere, ma l'intera grammatica culturale, antropologica e religiosa del mondo antico".&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;h2&gt;Il rito del 'fulgur conditium'&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;"Il rinvenimento dell'iscrizione FVLGVR SVBMANIVM, ancora conservata nella sua posizione originaria - spiega il professor Fabio Giorgio Cavallero, direttore dello scavo - costituisce un dato di eccezionale importanza. Il rapporto stratigrafico tra il 'fulgur conditum', la rasatura del palazzo rinvenuto nell'area del cosiddetto Anfiteatro nel 2024 e il seppellimento delle sue strutture potrà chiarire la sequenza che condusse alle trasformazioni di tutta l'area monumentale. La scoperta apre &lt;strong&gt;nuove prospettive sulla storia di questo settore di Villa Adriana&lt;/strong&gt; e sul ruolo del rituale del 'fulgur conditum' nella riorganizzazione degli spazi".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;"La ricerca archeologica a Villa Adriana - aggiungono Viviana Carbonara, funzionario responsabile delle concessioni di scavo, e Sergio Del Ferro, funzionario responsabile di Villa Adriana - è fondamentale per continuare a conoscere un sito che ha ancora molto da dire. Le concessioni attualmente in corso, insieme alle indagini direttamente promosse dall'Istituto che prenderanno avvio nei prossimi mesi, stanno restituendo risultati inediti e, in alcuni casi, assolutamente inattesi. La scoperta dell'iscrizione dedicata al 'fulgur submanium' dimostra ancora una volta come lo scavo possa aprire nuove prospettive di conoscenza e &lt;strong&gt;contribuire a riscrivere pagine della storia del sito&lt;/strong&gt;, restituendone la complessità e la straordinaria ricchezza culturale".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <title>Le Saline di Sicilia si candidano a patrimonio Unesco</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-10/unesco-saline-sicilia-38970751/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Via libera del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica alla &lt;strong&gt;candidatura&lt;/strong&gt;, lanciata dalla Camera di commercio di Trapani e portata avanti dal Comitato promotore, per l'iscrizione delle "&lt;strong&gt;Saline di Sicilia&lt;/strong&gt;" al &lt;strong&gt;Programma MaB ("Man and the Biosphere") dell'Unesco&lt;/strong&gt;, quale Riserva della Biosfera.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il primo caso&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;In caso di approvazione finale a Parigi, l'area delle saline di &lt;strong&gt;Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco&lt;/strong&gt; sarebbe così la prima zona umida costiera costruita dall'uomo a ottenere il &lt;strong&gt;prestigioso riconoscimento&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'approvazione del Ministero&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Ieri a Roma, presso la sede del &lt;strong&gt;Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica&lt;/strong&gt;, si è riunita la Commissione tecnica nazionale italiana per il &lt;strong&gt;MaB Unesco&lt;/strong&gt;, che ha confermato l'interesse per l'unicità e per la solidità della proposta, sottoscrivendola nella sezione di propria competenza. A questo punto rimane l'ultimissima fase: il completamento della versione in inglese, che andrà stampata, firmata dai componenti del Comitato promotore e inviata entro la fine del mese alla sede operativa del MaB Unesco a Parigi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fanno parte del Comitato la Regione siciliana con l'assessorato al Territorio e Ambiente, la Camera di commercio di Trapani, il Libero consorzio di Trapani, i Comuni di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco e il Wwf.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;"Siamo fiduciosi"&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;"Siamo fiduciosi - dichiara il Comitato promotore - circa la valutazione finale che sarà fatta del dossier a livello internazionale. Ringraziamo la Commissione tecnica nazionale per il MaB Unesco: il fatto che abbia apprezzato, condiviso e sottoscritto la corposa documentazione ci incoraggia e ci dà la certezza che l'invio dell'incartamento a Parigi sarà accompagnato, oltre che dal sostegno del governo regionale, anche dall'impegno dell'Italia a supportare la candidatura delle 'Saline di Sicilia'".&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;"Importante riconoscimento per la Sicilia e l'Italia"&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;"Accogliamo con grande soddisfazione questo importante passo avanti nella candidatura delle Saline di Sicilia a Riserva della Biosfera MaB Unesco. Si tratta di un percorso che può dare ulteriore valore a un &lt;strong&gt;patrimonio ambientale e produttivo unico&lt;/strong&gt;. Ci auguriamo che da Parigi possa arrivare il via libera definitivo. Il mio governo continuerà a sostenere con convinzione questa iniziativa e a fare la propria parte perché questo obiettivo possa essere raggiunto", ha detto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. "Ho seguito con grande convinzione, passo dopo passo - ha spiegato l'assessore al Territorio e all'ambiente, Giusi Savarino - la candidatura delle Saline di Sicilia. Un percorso condiviso con i promotori dell'iniziativa e con l'intero territorio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'ammissione al programma MaB rappresenterebbe non solo un &lt;strong&gt;importante riconoscimento per la Sicilia ma anche per l'Italia intera,&lt;/strong&gt; dato che sarebbe la prima zona umida costiera realizzata dall'uomo a essere tutelata dall'Unesco. Sono molto orgogliosa di questa candidatura".&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 07:56:08 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>La carica di cavalleria che cancellò la mezzaluna dai cieli dell’Europa</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-09/vienna-germania-islam-38951214/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - È un’Europa stremata che deve unire le sue forze per impedire che con la caduta di Vienna si spalanchino le porte della Germania all’islam. Il XVII secolo volge all’epilogo e la cristianità è in allarme per l’espansione dell’impero ottomano. La Francia del Re Sole, sovrano cattolico, per calcolo politico ritiene più conveniente il dissanguamento delle velleità egemoniche degli Asburgo, di cui è aperto rivale, e resta alla finestra di fronte alla mezzaluna dell’Islam che penetra nel cuore del vecchio continente. Nel settembre del 1683 la situazione è però diventata drammatica, Vienna è sotto un durissimo assedio, i difensori sono di molto inferiori di numero rispetto alle truppe turche del sultano Maometto IV. L’imperatore Leopoldo I d’Asburgo ha riparato nella città bavarese di Passavia e ha chiesto l’aiuto del re della Confederazione polacco-lituana Giovanni III Sobieski. È l’unico sovrano che ha ancora un esercito forte, il cui nerbo è costituito dalla leggendaria cavalleria pesante degli ussari alati, è un comandante di riconosciuta esperienza, e su di lui sono riposte le speranze della cristianità per battere il Gran visir Kara Mustafa e salvare Vienna circondata dal 14 luglio da almeno 150.000 soldati.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il Sacro romano impero è in pericolo e la via della Germania è spalancata&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Un assedio duro, non solo dal punto di vista militare con le continue brecce aperte dagli attaccanti con ampio ricorso alle mine sotterranee, ma pure per l’imperversare della fame e delle malattie che mietono vittime anche tra i difensori coordinati dal conte Ernst Rüdiger von Starhemberg, meno di un decimo degli ottomani, due terzi dei quali truppe regolari imperiali e il resto milizie cittadine. Gli ottomani erano arrivati sotto le mura viennesi già il 27 settembre 1529, sotto la guida di Solimano il Magnifico, ma una serie di concause tra le quali ebbe un peso rilevante il maltempo, oltre alla strenua difesa degli austriaci, fece togliere l’assedio il 14 ottobre. Ma la partita con gli Asburgo era rimasta aperta. Adesso la crisi appariva ancora più grave, Vienna era allo stremo. Lo stesso Sacro romano impero è in pericolo, perché non saprebbe più come sbarrare il passo verso la Germania.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Cinquemila cavalieri pesantemente armati con lance lunghe sei metri&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il re di Polonia mette in campo il suo esercito di 30.000 soldati, tra cui 5.000 ussari alati in cui milita il fior fiore della nobiltà polacco-lituana. Questa particolare cavalleria pesante nell’arco di un secolo non ha mai conosciuto l’onta della sconfitta, perché le sue cariche sono travolgenti e irresistibili: le lance lunghe da 4,5 a oltre 6 metri (kopia) superano il muro dei picchieri e l’urto di quella massa di ferro e carne non è affrontabile dalla fanteria e neppure dalla cavalleria. Per di più c’è un elemento psicologico che contribuisce a far rompere le fila e le formazioni: le due corone di penne su una duplice struttura arcuata di legno che gli ussari portavano sulla schiena, oltre alla funzione di sorreggere il cavaliere e di farlo apparire più grande e grosso di quanto già non fosse, durante la carica a ranghi compatti che partiva immediatamente dopo la scarica degli archibugieri emetteva un fruscio talmente forte da far scatenare il panico. Sobieski giunge in vista di Vienna il 6 settembre e su esplicita sollecitazione del frate cappuccino Marco d’Aviano, emissario del pontefice Innocenzo XI, viene nominato comandante in capo dell’esercito formato da austriaci, tedeschi (franconi, svevi, bavaresi, sassoni) e italiani (toscani, veneziani e mantovani). La vera battaglia, risolutiva di quella guerra, è combattuta tra i polacco-lituani e le truppe ottomane distolte dall’assedio entrato ormai nella fase finale dell’ultimo e risolutivo assalto, ma quelle meglio addestrate a uno scontro campale.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L’impresa dei cannoni portati sulla cima del Kahlenberg per preparare la battaglia&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Una serie di scaramucce, l’11 settembre, anticipa la grande battaglia del giorno seguente a Kahlenberg. Nella notte il duca Carlo di Lorena aveva ordinato al comandante dell'artiglieria imperiale, conte James Leslie, di presidiare con i cannoni le creste del monte Kahlenberg. I polacchi del conte Marcin Katski riuscirono nell’impresa impossibile di trasportare 28 cannoni attraverso i boschi e i sentieri ripidissimi fino alla cima, per battere sulle truppe ottomane.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Alle 5 del mattino Kara Mustafa si accorge dell’inatteso pericolo che arriva dall’artiglieria e ordina di conquistare i pezzi oppure di sottrarsi al tiro polacco, che comunque copre l’avanzata di imperiali e sassoni e prepara il terreno alla carica della cavalleria alata. Nel campo di Sobieski viene celebrata una solenne messa, poi il re monta a cavallo e si mette alla testa degli ussari. Nel pomeriggio è davanti a tutti per guidare la travolgente carica che sbaraglia gli ottomani e li mette in rotta, proprio quando Kara Mustafa sta giocandosi la carta della disperazione di entrare a Vienna, sfondando le ultime esili linee di difesa, per rovesciare l’esito dello scontro.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&amp;nbsp;L’espansione dell’Islam viene definitivamente bloccata&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;La vittoria segna la fine del progetto di espansione dell’Islam nel centro dell’Europa. Sobieski non aveva nessun vantaggio a impegnarsi in quella guerra, perché nessun vantaggio ne sarebbe derivato alla Polonia, ma da fine politico aveva compreso che se la Germania dissanguata dalla guerra dei Trent’anni (1618-1648) fosse caduta nelle mani del sultano, com’era facilmente prevedibile, la stessa Europa sarebbe divenuta indifendibile. Sperava poi di ottenere l’appoggio della nobiltà e dell’imperatore per trasformare la monarchia polacca da elettiva a dinastica. Quel giorno sul Monte Calvo (questa la traduzione della montagna viennese) la storia registrava una svolta. Sulla cima veniva costruita una chiesa in segno di ringraziamento e in seguito con il bronzo dei cannoni turchi sarebbe stata fusa una grande campana per il duomo di Vienna. La leggenda vuole che per celebrare la vittoria cristiana in questa occasione venne inventato il cornetto, il dolce dalla tipica forma a mezzaluna che non sarebbe affatto casuale. Quanto alla riconoscenza dell’Europa alla Polonia per averla salvata dall’islamizzazione, sarebbe durata assai poco. Nel secolo successivo Austria, Prussia e Russia se la sarebbero infatti spartita in tre fasi cancellandola dalle carte geografiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 00:16:00 GMT</pubDate>
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      <title>Oasis: la Vespa rossa a Trastevere riaccende i rumor, possibile data a Roma</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-09/oasis-vespa-trastevere-concerto-roma-38964214/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;Due giovani che sfrecciano su una Vespa rossa tra i vicoli di Trastevere, in sottofondo le note di "&lt;strong&gt;Go let it out&lt;/strong&gt;".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La breve clip video pubblicata sul profilo social degli Oasis ha riacceso l'entusiasmo dei fan italiani su una probabile data a Roma del gruppo dei fratelli Gallagher nel tour mondiale che dovrebbe ripartire il prossimo anno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Le ipotesi sulla location e le possibili date&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Un evento sui cui nella Capitale si vocifera da tempo, che ha collezionato mezze ammissioni, smentite di facciata, l'ipotesi più accreditata da mesi è quella di due possibili date, magari al Circo Massimo. Il Sun ha ipotizzato 24 e 25 luglio come possibili date per il concerto capitolino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La band alfiere del britpop e della cool Britannia ha suonato a Roma in tre occasioni: due volte nel 2002, al concertone dei sindacati per il 1 maggio e poi in estate al Foro Italico. Quindi tornarono un'altra volta a febbraio 2009, quando si esibirono al Palazzo dello Sport, pochi mesi prima della lite che portò allo scioglimento della band. Ora potrebbe arrivare una replica nel nuovo tour atteso a seguito della reunion dello scorso anno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 17:06:56 GMT</pubDate>
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      <title>Logos, a Palermo 200 eventi e 150 ospiti per raccontare il Mediterraneo</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-09/logos-palermo-festival-mediterraneo-200-eventi-150-ospiti-38957862/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI -&amp;nbsp;Duecento eventi, circa 150 ospiti tra scrittori, artisti e protagonisti della cultura e oltre 60 editori. È&amp;nbsp;la prima edizione di '&lt;strong&gt;Logos - Parole dal Mediterraneo&lt;/strong&gt;', festival culturale internazionale &lt;strong&gt;diretto dalla scrittrice Nadia Terranova&lt;/strong&gt;, in programma dal 24 al 27 settembre al Parco Villa Filippina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La manifestazione punta a fare di Palermo un luogo di &lt;strong&gt;incontro tra culture e linguaggi&lt;/strong&gt;, mettendo in dialogo letteratura, teatro, cinema, musica, scienza ed enogastronomia. "Palermo, cioe' Panormo, la citta' 'tutta porto', incarna la sua etimologia e diventa approdo di culture mediterranee e non solo", ha spiegato Terranova "Il nostro festival vuole riportare la capitale al suo ruolo di crocevia culturale: valorizziamo le radici per aprire l'isola al futuro".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra gli ospiti annunciati figurano &lt;strong&gt;Jonathan Coe&lt;/strong&gt;, Maylis de Kerangal, Paolo Giordano, Michele Mari, &lt;strong&gt;Stefania Auci&lt;/strong&gt;, Giulia Caminito, Marco Balzano, Claudia Durastanti, Roberto Alajmo, &lt;strong&gt;Francesca Giannone&lt;/strong&gt;, Valentino Picone e Gianni Riotta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il programma si articola in diverse sezioni tematiche. #pelagos sarà dedicata alla Sicilia e al Mediterraneo, mentre #gliantenatidelfuturo esplorerà le genealogie letterarie e #lescrittricielastoria il nuovo romanzo storico. Spazio anche a cinema, teatro, musica, divulgazione scientifica, ambiente, femminismo, questioni etiche legate al digitale e iniziative per bambini e adolescenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel cartellone concerti, spettacoli e proiezioni, mentre &lt;strong&gt;oltre 60 editori&lt;/strong&gt;, metà dei quali siciliani, saranno presenti con stand e incontri insieme ai librai cittadini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Logos ospiterà inoltre &lt;strong&gt;diversi premi letterari&lt;/strong&gt;. Nasce all'interno del festival il Premio Pe'lagos Bper, assegnato per la prima edizione alla scrittrice francese Maylis de Kerangal. In programma anche appuntamenti dedicati al Premio The Bridge, al Premio Strega e a Maria Bellonci, oltre alla presentazione del Premio Nicola Bravo rivolto a giovani artisti dell'Accademia di Belle Arti di Palermo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il festival è promosso dalla casa editrice Kalo's, Logos-Associazione Culturale ETS e Parco Villa Filippina, con il patrocinio e la collaborazione di istituzioni, associazioni culturali e realtà del territorio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 12:20:33 GMT</pubDate>
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      <title>Omero nella villa di Casignana, magia estiva in Calabria</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-09/teatro-omero-villa-casignana-38953203/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Il mito di &lt;strong&gt;Ulisse,&lt;/strong&gt; appena sbarcato sul grande schermo con il kolossal di &lt;strong&gt;Christopher Nolan&lt;/strong&gt;, ambientato tra mosaici e rovine romane di duemila anni fa: è la magia andata in scena in &lt;strong&gt;Calabria&lt;/strong&gt; nella &lt;strong&gt;Villa di Casignana&lt;/strong&gt; con lo spettacolo '&lt;strong&gt;Odissea&lt;/strong&gt; - Il mio nome è nessuno', nell'ambito della XXXII Stagione Teatrale della Locride. Con la direzione artistica di Domenico Pantano, uno dei racconti più affascinanti della cultura occidentale è tornato a vivere in una serata di teatro, musica e poesia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A guidare il pubblico a fine agosto nel viaggio di Ulisse è stato Francesco Polizzi, regista e interprete con un particolare interesse per la rilettura dei grandi classici. In quella che lui stesso ha definito "un'Odissea a uso di anime perse", &lt;strong&gt;Polifemo, Circe, le Sirene, Scilla e Cariddi &lt;/strong&gt;sono diventante le tappe di un viaggio che parla ancora all'uomo contemporaneo.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;La narrazione poetica si è alternata alla musica e all'azione teatrale con un gruppo di cantori-aedi che ha raccontato, cantato e interpretato i personaggi dell'epopea, dando vita a una messinscena dinamica ed evocativa.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La villa&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;A rendere l'esperienza ancora più suggestiva è stata la &lt;strong&gt;Villa Romana di Casignana&lt;/strong&gt;, uno dei complessi di epoca romana più importanti e lussuosi dell'Italia Meridionale con il più vasto nucleo di mosaici della Calabria e una splendida area termale. Raggiunse il suo massimo splendore nel IV sec. d.C. quando arrivo' a coprire una superficie di 5000 metri quadri. La villa, visitabile tutto l'anno e candidata a diventare uno dei Luoghi del cuore del Fai, ospita regolarmente eventi culturali e convegni.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Cultura</category>
      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 10:27:36 GMT</pubDate>
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      <title>Santi di ‘ndrangheta</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-09/santi-di-ndrangheta-38951248/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI - Il repertorio della ‘ndrangheta è pieno di santi e simboli. Al primo posto c’è&lt;strong&gt; Gesù Cristo,&lt;/strong&gt; figura (non l’unica) sulla quale nel giorno del “battesimo” l’iniziato alla mafia calabrese recita il giuramento di fedeltà (dalla Procura di Reggio Calabria, operazione “Crimine”).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È ammesso a prestarlo anche un minorenne, dai&lt;strong&gt; 14 anni &lt;/strong&gt;in su.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La simbologia dei santi di ‘ndrangheta&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il corteo religioso va avanti. Secondo il pentito&lt;strong&gt; Antonio Zagari &lt;/strong&gt;- autore del libro “Ammazzare stanca” da cui è stato tratto l’omonimo film uscito lo scorso anno – la sfilata continua con nomi di venerati e ruoli assegnati a ciascuno. Ci sono la&lt;strong&gt; Vergine Addolorata&lt;/strong&gt; (custode dell’onore dei mafiosi),&lt;strong&gt; l’arcangelo Michele &lt;/strong&gt;(santissimo e severissimo), i santi Cosma e Damiano (fratelli medici e maestri di coltello) e &lt;strong&gt;santa Annunziata&lt;/strong&gt; (“nostra sorella d’omertà”), già presente nel rito di affiliazione a “cosa nostra” siciliana.&lt;br&gt;
  Nella criminalità calabrese&lt;strong&gt; il sacro detta legge&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Suggella la promessa dell’affiliato e, come il santino bruciato sul palmo della mano, rappresenta la &lt;strong&gt;brutta fine&lt;/strong&gt; che farà il traditore. Riti e credenze. L’ha sintetizzato la Direzione distrettuale antimafia nella seconda relazione semestrale 2014: “La pietra miliare della &lt;strong&gt;ritualità è il simbolo&lt;/strong&gt;”.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'albero della Genesi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Stando alle carte della storica operazione “Crimine” del luglio 2010 (conclusa con condanne definitive in Cassazione), prima inchiesta a svelare la struttura dell’organizzazione, nella criminalità calabrese i gradi (o cariche) sono detti &lt;strong&gt;“dote o fiore”.&lt;/strong&gt; Anche gli alberi fioriscono e pure la ‘ndrangheta ne ha uno.&amp;nbsp;Ne parlano due pentiti menzionati nel provvedimento di fermo del 2010. Il primo (ripreso dalla sentenza della Corte di Assise di Varese del ’97) è di nuovo&lt;strong&gt; Zagari, &lt;/strong&gt;morto nel 2004 in un incidente stradale a bordo della sua moto. Ha detto ai giudici: la ‘ndrangheta “è un grande albero ramificato sovrastante una tomba”.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E il secondo ex killer a rilasciare dichiarazioni è&lt;strong&gt; Luciano Piccolo,&lt;/strong&gt; anche lui virgolettato nelle stesse carte giudiziarie: “L’onorata Società nel linguaggio usato da noi – ha confermato - si identifica &lt;strong&gt;nell’’albero della scienza’&lt;/strong&gt;, che rappresenta praticamente la Società”. Quasi l’albero della conoscenza della &lt;strong&gt;Genesi.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il sacro nelle cariche&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Sacro e mala. I riferimenti benedetti compaiono &lt;strong&gt;anche negli incarichi.&lt;/strong&gt; Il primo grado della società maggiore della ’ndrangheta – sempre dagli atti della Procura di Reggio Calabria - è evidenziato dal &lt;strong&gt;“santista”&lt;/strong&gt; (abbreviazione di “Mamma santissima”, dall’”Atlante delle mafie”), seguito dal &lt;strong&gt;“vangelo” &lt;/strong&gt;delle Sacre Scritture.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un altro collaboratore di giustizia, &lt;strong&gt;Giovanni Gullà &lt;/strong&gt;(sempre dall’“Atlante”), chiarisce meglio il concetto: “La ‘santa’ rappresenta uno stadio occulto, in quanto il relativo grado è noto soltanto agli altri ‘santisti’”. Cioè, è “la ‘mafia underground’ – scrive nel 2018 la Commissione antimafia – Sono nati i crocevia delle relazioni impronunciabili, i sotterranei dei rapporti indicibili”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il sacro, insomma, è presente in tutti i passaggi fondamentali dell’ "onorata società”: come in basso così in alto. Secondo gli accertamenti investigativi, al vertice della ‘ndrangheta c’è il&lt;em&gt; Crimine&lt;/em&gt; (o Provincia), una sorta di suprema corte dei mafiosi: conferisce incarichi, dirime contrasti e prende le decisioni più gravi e importanti. Al posto di comando siede il &lt;strong&gt;“capo crimine”&lt;/strong&gt;, affiancato da altri tre delle alte sfere. Le cariche sono &lt;strong&gt;elettive e temporanee.&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;I dieci comandamenti&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Dove si riunisce la&lt;strong&gt; “cupola”&lt;/strong&gt;? Ancora sacro e mala. Una volta all’anno, i primi di settembre, nell’area del&lt;strong&gt; Santuario di Polsi&lt;/strong&gt; in occasione dei festeggiamenti dedicati alla Madonna, nel cuore dell’Aspromonte, comune di San Luca, area metropolitana di Reggio Calabria.&amp;nbsp; Addirittura, a tratti la liturgia criminale sembra rifarsi - a modo suo - a precetti &lt;strong&gt;presenti nella Bibbia &lt;/strong&gt;e nel&lt;strong&gt; catechismo della Chiesa cattolica&lt;/strong&gt;. Per esempio, i dieci comandamenti (li ha anche la mafia siciliana, affermazione del pentito Totuccio Contorno).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono stati elencati (riprendendoli da documenti giudiziari) dai due saggisti &lt;strong&gt;Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, &lt;/strong&gt;rispettivamente magistrato (coordinatore, tra le tante, dell’inchiesta “Crimine” e oggi procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli) e storico delle organizzazioni criminali. Il decalogo è riportato nel libro “Dire e non dire”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo insegnamento: «La ’ndrangheta è una e una sola”. Poi a seguire: “Chi tradisce brucerà come un santino, non si sgarra, né si scampana (rivelare segreti), chi lo fa viene punito, la famiglia è sacra e inviolabile, ‘cumandari è megghiu chi futtìri’ (comandare è meglio che fottere), a tavola tutto si divide e tutto si discute, senza soldi non si cantano messe, ‘cu campa campa, cu mori mori’ (chi campa vive, chi muore muore)”.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Lo&amp;nbsp;‘spogliato’&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;In coda alla rassegna mafiosa un altro colpo di scena. “Nel gergo della ‘ndrangheta – ha detto il già nominato Zagari - l’affiliato espulso viene definito &lt;strong&gt;‘spogliato’,&lt;/strong&gt; cioè privato della &lt;strong&gt;‘veste’ &lt;/strong&gt;o &lt;strong&gt;‘camicia’”.&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli stessi termini si leggono nel catechismo della Chiesa, nel capitolo primo sui&lt;strong&gt; “sacramenti dell’iniziazione cristiana”&lt;/strong&gt;. Ovvero il Battesimo. Chi lo ha ricevuto – è scritto - indossa “la veste bianca, significa che il battezzato si è rivestito di Cristo”. Sacro e mala.&lt;/p&gt;</description>
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      <category>Komposer</category>
      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 08:44:11 GMT</pubDate>
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      <title>'I nuovi antisemiti', l'ultrasinistra europea tra disinformazione e ambiguità</title>
      <link>https://www.agi.it/cultura/news/2026-09-08/nuovi-antisemiti-libro-38945020/</link>
      <description>&lt;p&gt;AGI – Dal 2025 &lt;strong&gt;Nora Bussigny&lt;/strong&gt;, a trent’anni già giornalista di punta del settimanale francese &lt;strong&gt;Le Point&lt;/strong&gt;, laica e figlia di immigrati marocchini è &lt;strong&gt;minacciata di morte &lt;/strong&gt;e scortata a ogni sua apparizione pubblica. Suo il libro “&lt;strong&gt;Les Nouveaux Antisémites&lt;/strong&gt;. Enquête d'une infiltrée dans les rangs de l'ultragauche (ed. Albin Michel) frutto di due anni vissuti da infiltrata, sotto copertura, nella galassia pro Pal e nei ranghi dell’estrema Sinistra francese: il partito di &lt;strong&gt;Melanchon&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;La France Insoumise&lt;/strong&gt;, e i vari movimenti trotzkisti e anarco-insurrezionali.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Un caso politico oltre i confini francesi&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Un volume che Oltralpe ha &lt;strong&gt;scatenato un caso politico&lt;/strong&gt;, prima ancora di essere un successo editoriale insignito con il &lt;strong&gt;Prix Edgar Faure&lt;/strong&gt;, per la miglior opera letteraria di argomento politico. Ma quello francese è&lt;strong&gt; tutto fuorché un caso isolato in Europa&lt;/strong&gt;. E infatti “I nuovi antisemiti. Inchiesta di una infiltrata tra le fila dell’ultrasinistra”, la traduzione letterale del titolo francese, sta per arrivare nelle librerie del nostro Paese dove è &lt;strong&gt;destinato a produrre polemiche &lt;/strong&gt;non dissimili da quelle che hanno recentemente scandito il dibattito politico francese.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'edizione italiana e il caso italiano&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;A cura della casa editrice &lt;strong&gt;SeferOttobre&lt;/strong&gt;, legata all’associazione &lt;strong&gt;SetteOttobre&lt;/strong&gt;, l'edizione italiana – a differenza di quella francese - include un capitolo su ‘La meccanica dell’odio: il caso italiano’, dove la giornalista ricostruisce le reti associative riconducibili alla galassia internazionale dei &lt;strong&gt;Fratelli Mussulmani&lt;/strong&gt; nel nostro Paese. E una prefazione, a firma dell’ex premier francese &lt;strong&gt;Manuel Valls&lt;/strong&gt;, che non fa sconti sul fenomeno dell’&lt;strong&gt;antisemitismo&lt;/strong&gt; e l'imbarazzo, a suo dire provato dalla sinistra più moderata, verso questo fenomeno.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Presentazione a Pordenonelegge&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;È la stessa SetteOttobre ad anticipare in un comunicato la presentazione del volume, in anteprima nazionale a &lt;strong&gt;Pordenonelegge&lt;/strong&gt;, giovedì 17 settembre (ore 19, Arena Europa). Un annuncio che arriva alla vigilia della &lt;strong&gt;manifestazione contro il testo del disegno di legge&lt;/strong&gt; sull’antisemitismo licenziato dal Senato a marzo e tuttora all’esame della commissione Affari Costituzionali della Camera.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Il Ddl sull'antisemitismo e le polemiche&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Un &lt;strong&gt;Ddl&lt;/strong&gt; che accoglie gli indicatori individuati dall'&lt;strong&gt;International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA)&lt;/strong&gt; per definire il fenomeno che è stato votato solo dai riformisti dem, con Iv e Azione, mentre una parte del Pd, con Avs e M5s, si è schierata contro. Nel &lt;strong&gt;mirino dei critici il fatto che il Ddl&lt;/strong&gt;, rifacendosi agli indicatori IHRA, finisca per sovrapporre antisemitismo e critica politica al governo di Israele, di fatto arrivando a reprimere la libertà di espressione e di &lt;strong&gt;critica al governo Netanyahu&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;La prefazione di Manuel Valls&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;“Sono un uomo di sinistra. E lo resto. Nonostante essa, nonostante me. Mi rifiuto di appartenere a &lt;strong&gt;una sinistra che si compromette con l’odio&lt;/strong&gt;”, scrive nella sua prefazione Valls, politico di formazione e fede socialista prima di lasciare il partito, nel 2017, ed avvicinarsi a &lt;strong&gt;Macron&lt;/strong&gt;. Parole che riecheggiano mentre oltre 250 sigle - tra sindacati, esponenti di associazioni per i diritti, di partito e collettivi - stanno per darsi appuntamento domani, in concomitanza con la ripresa della discussione del testo alla Camera, in piazza &lt;strong&gt;Montecitorio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Proteste contro la 'norma-bavaglio'&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;In programma a Roma (e in altre 45 città italiane) grandi presidi e &lt;strong&gt;maratone di interventi per dire no&lt;/strong&gt; a una ‘norma-bavaglio’, come la definisce la Sinistra radicale. A quest’ultima, in particolare, si rivolge non a caso Valls sostenendo che – si legge nella prefazione del libro - “è scivolata in un’ambiguità colpevole”. “&lt;strong&gt;Non l’antisemitismo dichiarato &lt;/strong&gt;degli anni’30” – chiarisce l’ex premier – ma “qualcosa di più insidioso: l’incapacità di &lt;strong&gt;condannare chiaramente Hamas&lt;/strong&gt;, il rifiuto di nominare l’odio contro gli ebreo quando proviene dall'islamismo radicale, la complicità con una&lt;strong&gt; retorica che disumanizza Israele&lt;/strong&gt;” a tal punto da volerne la sparizione.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;Regressione e vocabolario identitario&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;“Questo – avverte Valls – non è progressismo. È regressione verso le peggiori tesi del XIX secolo, vestite dagli&lt;strong&gt; abiti del vocabolario identitario&lt;/strong&gt; contemporaneo”.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;L'inchiesta in 13 capitoli&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;In 13 capitoli, l'inchiesta di Bussigny &lt;strong&gt;conduce il lettore dietro le fila di decine&lt;/strong&gt; di manifestazioni pro Pal che hanno tenuto banco in tutta Europa e finanche nei più prestigiosi college americani: dalle periferie Francesi ai salotti ‘intellò’ di Parigi, &lt;strong&gt;nelle strade di Bruxelles e Lussemburgo&lt;/strong&gt; come negli atenei e nelle piazze d'Italia.&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;
 
&lt;/div&gt;
&lt;h2&gt;Antisemitismo e disinformazione in Italia&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel nostro paese, secondo la giornalista, il &lt;strong&gt;fenomeno non ha ancora raggiunto i connotati&lt;/strong&gt; allarmanti come quelli francesi. Tuttavia, “la crescita vertiginosa dell’antisemitismo”, con episodi quadruplicati dal 2024 al 2025, denuncia Bussigny, è stata rapidamente e abbondantemente preparata da &lt;strong&gt;una campagna di disinformazione riconducibile&lt;/strong&gt; ad organi strutturati di propaganda. Una campagna che è riuscita con successo a trasformare anche nel nostro Paese il carattere antisemitico e terroristico del 7 ottobre “in &lt;strong&gt;una caccia giustificata al sionista&lt;/strong&gt;”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 08 Sep 2026 17:55:17 GMT</pubDate>
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