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"Umanità" di Giovanni Iudice in mostra all'ex convento del Carmine di Modica 

"Umanità" di Giovanni Iudice in mostra all'ex convento del Carmine di Modica 

Vittorio Sgarbi ha detto che dopo La Vucciria di Guttuso, Umanità "è l'opera più impegnativa dipinta in Sicilia" e certamente merita di stare accanto ai grandi capolavori siciliani, dal Trionfo della morte all'Annunciata

Arte Giovanni Iudice la mia Umanità e i drammi del mondo

© Mimmo Frassineti / AGF -  Il Museo di Palazzo Doebbing. Giovanni Iudice, Clandestini

AGI -  Fino al 5 febbraio la tela italiana più itinerante e richiesta del momento è esposta all'ex Convento del Carmine di Modica, in una stanza tutta sua e in un allestimento che ne magnifica lo spirito artistico e civile: Umanità di Giovanni Iudice (di cui sono in mostra una sessantina di altre opere, che vanno dal 1992 al 2022) si offre all'osservatore nelle sue grandi dimensioni (235x300 cm) e nella sua forza espressiva, esaltata perché posta su uno strato di sabbia quale prolungamento della spiaggia dove sono accovacciati i migranti del dipinto.

Accostata al "Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo e perciò ribattezzata "Il quinto Stato", Vittorio Sgarbi ha detto che dopo La Vucciria di Guttuso, Umanità "è l'opera più impegnativa dipinta in Sicilia" e certamente merita di stare accanto ai grandi capolavori siciliani, dal Trionfo della morte all'Annunciata. "La tela non ha mai avuto pace - dice all'AGI Iudice - e costituisce senz'altro l'apice della mia carriera. Prima o poi è destinata ad avere uno spazio pubblico definitivo tutto suo".

"Nacque come una sfida. In vista della Biennale di Venezia del 2011 - racconta l'artista - si discuteva circa la mia presenza e nella titubanza lavorai per quindici mesi a un'opera che avrei proposto agli organizzatori sperando nell'accoglimento. E così fu".

Il tema di forte impatto non era nuovo. Già dal 2006 Iudice aveva espresso su tela il suo interesse per i migranti provenienti per mare dalla costa africana e che più volte aveva visto spiaggiarsi nell'area dove era nato e cresciuto, tra Gela e l'Ippari, ricavandone un inguaribile turbamento. Ma forse il suo sguardo non si sarebbe posato sulla dolente umanità di mondi altri se non l'avesse vista su quelle spiagge che da anni dipingeva popolandole di bagnanti, facendo così delle spiagge delle vacanze quelle della sofferenza e della disperazione.

Nel 2019 infatti il Part di Rimini gli chiede di rivisitare Umanità in forma ancora più simbolica, sicchè arriva Le stelle del mare, opera di dimensioni più contenute, oggi custodita a Rimini, e diversa per la presenza al centro non di una donna che solleva un bambino nero appena nato ma di una ragazza che come una Madonna nera tiene in braccio il figlioletto neonato. E Madonna nera si intitola un piccolo olio del 2018 (che con poche variazioni raffigura la stessa ragazza madre, da Iudice conosciuta personalmente col nome di Masha), rielaborazione di un trittico, Asino 2018 dopo Cristo (oggi proprietà di un collezionista londinese che Iudice da tempo cerca di identificare: opera non presente dunque a Modica), che conta anche il dipinto di un asino piantato sulla riviera che, rivolto al mare come a guardia della sua terra, sembra volere impedire ogni arrivo e una tela su lamiera dove un gruppo di migranti appare in una stiva dall'oblò di una nave.

Rispetto a Umanità, Le stelle del mare si distingue per la presenza del mare nero pece oltre la spiaggia e nel cielo notturno di ventisette stelle che indicano gli Stati dell'Unione europea. Il suo carattere irenico e ideale fa da contrappunto a quello mortifero e ideologico che innerva Umanità. La donna che solleva il bambino e ne annuncia la salvezza guardando il gruppo di immigrati a terra sta in piedi al pari di una coppia di volontari che in figura di becchini portano via un sacco nel quale è contenuto un cadavere, mentre al centro delle due rappresentazioni, tra la vita e la morte, l'ombra di un uomo che di spalle si allontana di fretta richiama il politico che volta le spalle alla solidarietà e porta con sè una borsa con dentro probabili oggetti strappati al povero bagaglio dei clandestini.

Davanti a lui, come ad osservarlo, si erge un'altra ombra, denotata nel buio della notte da una berretta cardinalizia. "Nel suo volto rugoso come in una maschera veneziana - dice Iudice - ho voluto vedere il potere della Chiesa che si nasconde davanti al dramma che si consuma sotto i suoi occhi".

Nella sabbia macchiata di sangue è posto a terra un sacchetto di Ard discount con i colori della bandiera italiana e calpestato da un'orma insanguinata, mentre il bambino tiene in pugno un fazzoletto verde, il colore della Lega che nel 2011 conta il ministro degli Interni di cui velleitariamente il neonato si augura aiuto e comprensione. Un cane randagio, che scomparirà nelle Stelle del mare, si ferma ad osservare la turba di misere presenze in una posa che esprime vicinanza e identificazione, suggellando infine l'intensità civile della straordinaria tela.

"Ho lavorato su singole fotografie prese in tempi e luoghi diversi. Quelle persone, che individualmente ho davvero incontrato, non sono mai state insieme, per cui la tela non è la trasposizione di una fotografia d'insieme, come pure fu detto a suo tempo. Per dimostrare che non è ciò che sembra, cioè una foto, ho dovuto postare sulla mia pagina Facebook le singole fasi di lavorazione, dal disegno alla colorazione".

In realtà la potenza mimetica e riproduttiva che Iudice mostra fa pensare a fotografie trattate in laboratorio invece che a dipinti. Si tratta di un caso artistico che rimanda, in Sicilia, all'esperienza soprattutto di Antonino Leto, vedutista anche di marine e ritrattista di figure umane calligrafate nei dettagli e lavorate come miniature. Così come Leto, Iudice mutua dalla fotografia il carattere della estemporaneità, per modo che le sue figure umane appaiono colte nei momenti più naturali e immediati, al di là di ogni posa romantica e senza alcuno studio, anche scorciate e non integre se il campo visivo non le comprende.

Sbadigliano, si grattano la testa, si soffiano il naso, ostentano la pancia. Sono vere. Il realismo di Iudice è quello massimamente di Gustave Courbert, pittore di spiagge e mari tra Palavas e Royan, forte di una allègorie rèelle che Proudhon accolse per elaborare la teoria dell'arte sociale. E artista sociale è chiamato infatti Iudice, che dice di essere sempre stato attratto dal dramma umano: "Anche nelle mie spiagge, così amene, io vedo il dramma", dice all'AGI.

"Ho cominciato a disegnare nei primi anni Novanta - aggiunge - andando col taccuino e la matita sulle spiagge gelesi ritraendo le persone più comuni, uomini grassi e donne con la cellulite, al di fuori di ogni canone di bellezza artefatta". "E sono rimasto realista - spiega - anche dopo aver intrapreso altre strade, più espressionistiche e che chiamo di sintesi. Ho viaggiato conoscendo soprattutto l'opera di Cèzanne quanto al colore e alla luce, ma come Picasso, che sia pure cubista diceva di essere realista e di aver imparato da Goya, io continuo a osservare il mondo che mi attornia e a intervenire in questo modo nel dibattito civile. Sono un artista che lavora per cicli, che ha urgenza di rinnovarsi sempre, ma che intende rimanere impegnato". 

Conviene Paolo Nifosì, curatore della mostra modicana: "I migranti non costituiscono la cifra di Iudice. Il suo impegno civile si riscontra anche nelle spiagge, dove viene affermata un'idea di vacanza popolare che riflette un certo modo di vedere la nostra società. Iudice è artista contemporaneo con uno sguardo puntato su ciò che vede". Il rimando è naturalmente a Piero Guccione, "pittore del visibile" e come Iudice ossessionato dal mare, lo stesso che condivide con lui lungo la costa mediterranea.

"Hanno vissuto nello stesso spazio visivo" dice Nifosì, "ma il male di Guccione è calmo, chiaro e senza bagnanti, mentre quello di Iudice è popolatissimo, tende al blu ed è sferzato dal vento di ponente che lo rende mosso. Iudice ammette la differenza: "Piero è stato un artista più lirico, io molto più terreno, attratto dalla miseria umana. Non mi ha influenzato artisticamente, questo no, ma spiritualmente è stato anche per me un punto di riferimento soprattutto in fatto di impegno civile, di morale, di concetto di arte".

La miseria umana che attrae Iudice è bivalente: mentre i suoi bagnanti sono sempre visti dall'alto, a volo d'uccello, come un paesaggio osservato con distacco, i migranti, gli stranieri, le donne dipinte nude, le marine cespugliose del Gelese sono dipinti ad altezza d'uomo in un rapporto ravvicinato. "è vero - spiega - ed è dovuto a un mio atteggiamento più umile verso tale realtà". Ciò definisce il valore politico delle sue marine nelle quali il senso del dramma sottende un significato ben diverso, di tipo sociale e non ideologico.

In un emblematico olio del 2012, Nuvole a Venezia, un barcone ricolmo di migranti quanto un battle people attraversa il Canal Grande come fosse una nave da crociera, creando così il contrasto tra miseria e lusso, dramma e edonismo, bruttezza e bellezza. Senonchè il titolo riguarda un dettaglio che fa da metafora. Iudice è di fatto nei significati reconditi che coniugano realismo e simbolismo: in un olio del 2017, proprietà dell'attore Luca Zingaretti, il titolo Il bacio è dato da una coppia in intimità che rileva in un particolare minuscolo della larga veduta di una spiaggia bagnata da un mare agitato; così come in L'abbraccio dello stesso anno la coppia in effusione sull'uscio di una cabina a mare si perde nella vastità del cielo, del mare e del lido deserto.

La mostra di Modica dà però conto anche dello sviluppo artistico di Iudice: dai disegni a matita sulle spiagge a quelli degli strumenti di ambulatorio ospedaliero realizzati da infermiere, dai nudi insistiti di donna fino all'emozionante ciclo dei migranti, il più vicino alla sua sensibilità. Non a caso nel 2021 è tornato a rivisitare il tema con un dipinto intitolato giustappunto Piccola umanità nel quale i clandestini a terra sulla spiaggia sono lasciati ormai soli, senza Madonne nere, becchini e cardinali, senza nemmeno un cane.