Dopo 40 anni di esilio, torna a Nepi la testa di Augusto

Il reperto che risale a 2000 anni fa era statorubato negli anni '70. La statua acefala è ancora nella piazza del comune. 

Dopo 40 anni di esilio, torna a Nepi la testa di Augusto
testa Ottaviano Augusto (Francesca Venturi) 

Bruxelles- Dopo oltre 40 anni di esilio, una splendida testa scolpita oltre 2.000 anni fa per raffigurare il giovane Ottaviano Augusto prima che diventasse il primo imperatore di Roma, è partita oggi da Bruxelles per tornare a Nepi, dove si trovava fino ai primi anni '70. La sua scomparsa dai portici del municipio sulla piazza principale del comune della provincia di Viterbo, che oggi conta circa 10 mila abitanti, non desto' all'epoca molto scalpore, tanto che non fu nemmeno segnalata alle polizie internazionali e non se ne conosce la data esatta, situata fra il 1972 e il 1973.

La statua togata sulla quale si trovava è rimasta al suo posto, acefala, e gli abitanti di Nepi si sono abituati a vederla così: in ogni caso, come spiega l'archeologo Stefano Francocci conservatore del museo di Nepi, "non era il suo sostegno originario, e le proporzioni non erano rispettate". Qualche anno dopo il furto, la testa veniva esposta da un antiquario di Zurigo dove, in una vendita del 1975, il Museo reale d'arte e storia di Bruxelles l'acquistò regolarmente per circa 35 mila franchi svizzeri. Da allora, per 40 anni la testa di Ottaviano Augusto è stata esposta nella Galleria dei ritratti, di fronte a un ritratto della moglie Livia e di fianco a uno del figliastro Druso.

Solo nel 1980 le autorità italiane hanno segnalato la sua scomparsa, e solo nel corso di una catalogazione dei beni in possesso del Comune di Nepi, in vista dell'apertura del nuovo museo archeologico due anni fa, sono state avviate le ricerche che hanno portato all'identificazione della testa esposta a Bruxelles come corrispondente a quella trafugata oltre 40 anni prima.

Oggi, il sindaco di Nepi Pietro Soldatelli ha ricevuto ufficialmente a Bruxelles, alla presenza dell'ambasciatore Vincenzo Grassi, il prezioso reperto. "Si tratta del pezzo piu' pregiato di quel poco che è rimasto a testimonianza dell'importante presenza della civilta' romana nel territorio di Nepi - ha detto il sindaco - e sara' esposta gia' nei prossimi giorni al posto d'onore nelle sale del nostro nuovo museo archeologico". (AGI)