Viminale cerca giornalista che lavori gratis, isorgono Ordine e sindacati

Odg: "atteggiamento grave e offensivo, ritritrare subito quel bando" 

Viminale cerca giornalista che lavori gratis, isorgono Ordine e sindacati
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 Roma - Il Viminale cerca giornalisti professionisti che dovranno curare i rapporti con la stampa nazionale e internazionale sul tema dell'immigrazione con esperienza nella comunicazione istituzionale di almeno 3 anni. Il bando viene pubblicato il 9 marzo e subito si scatena la polemica. I professionisti devono essere disposti a lavorare gratis. Insorgono i sindacati, insorgono le associazioni di categoria e insorge anche l'Ordine dei giornalisti. 

"Quel bando va ritirato subito, senza 'se e senza ma'. In attesa delle scuse e di una spiegazione da parte del responsabile di questa inopportuna trovata". Paolo Pirovano, segretario nazionale dell'Ordine dei giornalisti, e Pierfrancesco Gallizzi, consigliere della Federazione nazionale della stampa e vicepresidente dell'Associazione lombarda dei giornalisti, a nome del Movimento liberi giornalisti replicano con veemenza alla notizia del bando del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno."Un atteggiamento grave e offensivo nei confronti dell'intera categoria - aggiungono -. E' inaccettabile che il ministero dell'Interno proponga un bando per reclutare, a titolo gratuito, un giornalista in grado di curare la comunicazione".  

Dura anche la posizione della Cgil. "Grave pensare di non pagare chi lavora e, ancor più grave, scoprire che a proporlo sia il Viminale. I problemi dell'immigrazione non si risolvono con la comunicazione, specie poi se si pensa di affidarla gratuitamente". La Fp Cgil nazionale commenta così il 'caso' del bando ministeriale per l'individuazione di un giornalista professionista che operi 'a titolo gratuito'. Secondo la Funzione pubblica Cgil, "il Viminale, invece di affrontare seriamente il tema dell'immigrazione, non trova di meglio da fare che mettersi alla ricerca di un giornalista, con pluriennale e consolidata esperienza nell'area istituzionale, per lo svolgimento di gratuita attività di comunicazione. Quando la questione avrebbe bisogno di scelte politiche che riguardino la gestione dei centri, la ristrutturazione del sistema per renderlo impermeabile alla criminalità organizzata, l'implementazione dei servizi con l'assunzione di personale per le commissioni territoriali per la protezione dei rifugiati e lo snellimento delle procedure. Invece, prosegue il sindacato, "il ministero derubrica tutto a un tema di comunicazione, per altro replicando una pratica, il lavoro gratuito, che nelle amministrazioni pubbliche si sta diffondendo, basti pensare ai recenti casi al ministero dei Beni e delle attività culturali". Le modalità, conclude la Fp Cgil, "sono gravissime, specie se associate a un compito gravoso, in tempi in cui la comunicazione e' strumento primario per interpretare la realtà. (AGI)