Fedeli risponde ai 600 docenti: così rivoluzioneremo la scuola

Per il ministro dell'Istruzione il punto debole contestato dagli professori universitari è nelle medie. La soluzione passa per dettati, riassunti e ortografia

Fedeli risponde ai 600 docenti: così rivoluzioneremo la scuola
 Studenti (foto pixabay)

Sono le medie il tallone d’Achille del sistema scolastico italiano, e su di esse la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli è decisa a intervenire per impedire che all’Università arrivino ancora giovani senza un’adeguata conoscenza della lingua italiana e con gravi lacune in sintassi e grammatica. “È alle medie che dobbiamo far crescere la lettura, la scrittura, la capacità di sintesi”, ha dichiarato la ministra in un’intervista a Repubblica all’indomani della lettera inviata alla titolare del ministero firmata da 600 accademici.

La lettera dei docenti universitari: perché la scuola è un fallimento

Secondo i docenti, che accusano la politica di lassismo, troppi studenti universitari fanno “errori di grammatica, sintassi e lessico appena tollerabili in terza elementare”. Il governo del sistema scolastico non reagisce in modo appropriato - scrivono i docenti nel documento  'Saper leggere e scrivere: una proposta contro il declino dell'italiano a scuola' - anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi. Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all'aggiornamento degli insegnanti, ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema".

Giornali in classe e libri extra-scolastici, la rivoluzione guarda a De Mauro

“Incontrerò a breve i promotori della raccolta delle seicento firme, ascolterò da loro quali sono i punti di crisi. Mi do quindici giorni di tempo, poi partirà il primo avviso pubblico per le competenze di base”, ha detto la titolare del Miur, spiegando che nel nuovo cambiamento sarà centrale la figura di Tullio  De Mauro. “Fu lui negli anni ’80 a farmi capire la necessità di un buon italiano e di una sua diffusione corretta e capillare tra i giovani. Ancora nel 2013 De Mauro ha messo in luce i ritardi rispetto alla media europea. Con il ministero dei Beni culturali, a questo fine organizzeremo una promozione della lettura dei libri extra-scolastici, con la Federazione della stampa porteremo i giornali nelle classi”. I tempi, secondo Fedeli, potranno essere molto brevi: “Abbiamo due deleghe aperte in Parlamento, sistema di valutazione e reclutamento. Se saremo rapidi si possono fare miglioramenti per metà marzo”. 

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Buona scuola, promossa ma con piccole riserve

Quanto alla Buona Scuola, per la ministra ci sono molte cose ben impostate anche se necessitano di alcuni miglioramenti. Il primo dei quali è previsto per maggio: “faremo una conferenza europea sull'adolescenza e, comunque, lavoriamo per avere tutti gli insegnanti necessari in classe a settembre”.

La ricetta dei docenti: dettati, riassunti e ortografia

Per docenti universitari propongono alcune linee di intervento: una revisione delle indicazioni nazionali che "dia grande rilievo all'acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari", che dovrebbero contenere i "traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni"l'introduzione di "verifiche nazionali periodiche" durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano. "Sarebbe utile - affermano - la partecipazione di docenti delle medie e delle superiori rispettivamente alla verifica in uscita dalla primaria e all'esame di terza media, anche per stimolare su questi temi il confronto professionale tra insegnanti dei vari ordini di scuola". 

I docenti si dicono "convinti che l'introduzione di momenti di seria verifica durante l'iter scolastico sia una condizione indispensabile per l'acquisizione e il consolidamento delle competenze di base. Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un'occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle, mentre gli insegnanti avrebbero finalmente dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro".