Scuola: Intercultura, solo 18% insegnanti 'internazionali'

(AGI) - Roma - Solo il 18% degli insegnanti italiani hamaturato esperienze di insegnamento all'estero o collaborazionicon docenti di altri Paesi.  

(AGI) - Roma, 1 ott. - Solo il 18% degli insegnanti italiani hamaturato esperienze di insegnamento all'estero o collaborazionicon docenti di altri Paesi. E' quanto emerge dal VII rapportodell'Osservatorio nazionale sull'internazionalizzazione dellescuole e la mobilita' studentesca, promosso dalla FondazioneIntercultura. La ricerca, presentata oggi al ministerodell'Istruzione, e' stata realizzata intervistando 480 docentidelle scuole secondarie di secondo grado, rappresentativi ditutto il corpo di riferimento, e 63 presidi delle scuolesecondarie di secondo grado, anche loro rappresentativi delcorpo a cui appartengono. A fronte di questo 18% di 'profinternazionali' c'e' un 60% che non ha ne' formazioneall'estero ne' esperienze internazionali e che "e' tuttoraancorato a un modo classico di concepire la scuola, basato piu'sul possesso della materia di studio che sull'esperienza sulcampo". Un altro 22% di insegnanti, prosegue il rapporto, hainvece un 'potenziale di internazionalita'', avendo partecipatoa corsi di lingua o avendo coinvolto i propri studenti inprogetti all'estero come gli scambi di classe, i gemellaggietc. Dall'altra parte della barricata ci sono gli studenti che,con la complicita' dei genitori, sempre di piu' voglionocorrere, per arricchire il proprio cv scolastico e umano con unperiodo di studio all'estero (la crescita di chi ha aderito aquesti programmi e' stata pari a un +109% tra il 2009 al 2014,anno in cui sono partiti 7.300 adolescenti per un periodocompreso tra i tre mesi e l'intero anno scolastico. Fonte:Osservatorio 2014). In un sistema scolastico dove il programmae' il cardine per valutazioni e attivita', l'unico votopositivo attribuito dagli insegnanti alla scuola secondaria inItalia e' quello relativo alla qualita' dell'insegnamento(6,2); vengono invece bocciate la capacita' di accoglienza evalorizzazione degli studenti stranieri (5,8), il grado diinsegnamento delle lingue straniere (5,4), la capacita' diformare cittadini europei (5,3), l'apertura a collaborazionicon scuole estere (5,1), la predisposizione al cambiamento(5,0), il sostegno ai programmi di mobilita' individuale deglistudenti (5,0), il grado di partecipazione ai programmiinternazionali (4,9). La bocciatura piu' sonora riguarda pero'la conoscenza delle lingue straniere da parte dei prof non dilingua con un voto pari a 4,2, con piu' della meta' deiprofessori, il 57%, che valuta la propria conoscenzadell'inglese bassa o medio/bassa. Ma come aiutare il sistemascolastico a intraprendere la strada del cambiamento? Secondo idocenti la scuola ideale dovrebbe offrire loro le condizioni ele risorse per lavorare al meglio: 2 su 3 (il 61%) chiedonoautonomia e flessibilita' (32%) mentre, per un docente suquattro (24%) la necessita' primaria e' l'aggiornamento perche'la scuola sia al passo con la societa'; un altro 10%preferirebbe avere maggiori riconoscimenti, dal proprio ruolo aquello economico. I presidi, dal canto loro, ritengono che lariforma della scuola in atto, garantendo loro l'autonomia dicui essi sentono il bisogno, migliorera' anche il processo diinternazionalizzazione (lo afferma il 73% dei presidi). Gliinsegnanti al proposito rimangono scettici: solo il 40% ritieneche la riforma aiutera' le scuole ad assumere un profilo piu'internazionale, mentre addirittura il 27% e' di parerecompletamente opposto. "La sfida che si pone di fronte a noi e'quella di innescare un processo virtuoso per sostenere idocenti nella loro formazione internazionale ? spiega ilsegretario generale della Fondazione Intercultura, RobertoRuffino - Puo' farlo la singola scuola, puo' farlo il privato,possono farlo le istituzioni. Sara' un processo a trevelocita': alcuni docenti andranno valorizzati nel loro gia'essere internazionali, altri, quelli 'aperti', dovranno esseremeglio formati, altri ancora, la fetta piu' grande, dovrannoessere sostenuti, con tempi piu' lenti e piu' lunghi. Ipresidi, grazie anche alla maggiore autonomia di cui godranno,avranno un ruolo fondamentale per questa evoluzione. Sarannoloro a dover cogliere gli spunti provenienti dagli insegnantipiu' attivi e far si' che questi non si limitino a generareiniziative estemporanee, ma possano essere capitalizzati inbuone pratiche ripetibili e condivisibili". (AGI).