Scuola: abbandonare il corsivo cambia il modo di pensare

(AGI) - Roma, 28 nov. - Bambini e ragazzi mostrano unacrescente difficolta' a scrivere a mano. Molti hanno perso lacapacita' di usare il corsivo e lo sostituiscono con caratteristampatelli, affiancati gli uni agli altri. Per indagare sulleorigini di questa recessione, l'universita' Roma Tre halanciato un esperimento i cui risultati sono stati illustratioggi nel corso di un convegno al Museo nazionale romano. "C'e' una evidente relazione tra questa caduta dellascrittura manuale e la diffusione di mezzi digitali" diceAntonelal Poce, ricercatrice e docente di pedagogiasperimentale al dipartimento di Scienze della formazionedell'Universita' Roma

(AGI) - Roma, 28 nov. - Bambini e ragazzi mostrano unacrescente difficolta' a scrivere a mano. Molti hanno perso lacapacita' di usare il corsivo e lo sostituiscono con caratteristampatelli, affiancati gli uni agli altri. Per indagare sulleorigini di questa recessione, l'universita' Roma Tre halanciato un esperimento i cui risultati sono stati illustratioggi nel corso di un convegno al Museo nazionale romano. "C'e' una evidente relazione tra questa caduta dellascrittura manuale e la diffusione di mezzi digitali" diceAntonelal Poce, ricercatrice e docente di pedagogiasperimentale al dipartimento di Scienze della formazionedell'Universita' Roma Tre, "Ci si deve chiedere pero' se ci sitrovi di fronte solo a un cambiamento tecnico nella produzionedei segni, oppure se al diverso modo di scrivere corrispondanocambiamenti nell'attivita' mentale che, in particolare nel casodei bambini e dei ragazzi, possono produrre conseguenzenegative". Quel che gli studiosi delle neuroscienze stannoosservando, spiega Poce, e' che alla diffusione dei mezzidigitali corrisponde una diminuzione della memoria, dellacapacita' di orientamento spaziale e una meno precisapercezione delle relazioni temporali. "Da un punto di vistaeducativo la diminuzione della capacita' di scrittura manualeappare spesso associata a una piu' limitata capacita' dicoordinamento percettivo-motorio: e' come dire che si osservauna sorta di rottura del rapporto tra pensiero e azione".L'esperimento 'Nulla dies sine linea' ha voluto verificare se,tramite semplici soluzioni didattiche, tale rapporto, almeno allivello della scuola elementare, non possa esser ricostituito."I risultati incoraggiano a proseguire sulla linea intrapresa"aggiunge Poce, "ne sono convinti gli insegnanti che hannopartecipato all'esperimento. L'innovazione e' inarrestabile eappare difficile farne a meno, se si vuole operare comesoggetti attivi e produttivi. Cio' e' senza dubbio vero, ma,quando si osserva la questione dal punto di vista educativo, lanecessita' di agire con cautela non lascia spazio alla liberascelta, soprattutto, se il periodo educativo del quale ci sioccupa riguarda i bambini in eta' pre-scolare e scolare".Secondo il Nasbe (National Association of State Boards ofEducation) negli Stati Uniti sono vari gli Stati che hannodeciso un ritorno alla didattica della scrittura, nonostante lecontrarie indicazioni nazionali. "Sconcerta la decisione dellaFinlandia, di cui si parla in questi giorni, che invece e' incontro tendenza, rispetto al dibattito internazionale" concludePoce, "Nel nostro Paese, iniziative come quella del progetto'Nulla dies sine linea', coordinata da Benedetto Vertecchi,incentrato sull'esercizio della scrittura nella scuolaprimaria, si collocano in quest'ambito e soprattuttorappresentano un unicum nel panorama di generale asservimentoall'uso indiscriminato dei supporti tecnologici nelladidattica. Le politiche educative in atto appaiono incurantidelle conseguenze disastrose che un uso inconsapevole dellatecnologia puo' comportare nelle fasi piu' delicate dellacrescita e dello sviluppo cognitivo che le giovani generazionisi trovano a dover affrontare nel percorso educativo". (AGI).