Perché Saviano teme che dopo la sparatoria di Macerata la democrazia possa essere travolta

La risposta dei principali esponenti politici ai fatti del capoluogo marchigiano hanno portato lo scrittore ad un duro attacco sul suo profilo Facebook

Perché Saviano teme che dopo la sparatoria di Macerata la democrazia possa essere travolta
Nicola Marfisi / AGF
 Saviano

I fatti di Macerata hanno portato Roberto Saviano a commentare duramente sui suoi social le reazioni della politica. Prima attaccando Matteo Salvini ritenuto "responsabile morale" del gesto di Luca Traini, il 28enne che dalla sua auto ha sparato a diversi gruppi di persone di colere, ferendone sei, di cui una donna e uno in gravi condizioni: "Lui e le sue parole sconsiderate sono oramai un pericolo mortale per la tenuta democratica. Chi oggi, soprattutto ai massimi livelli istituzionali, non se ne rende conto, sta ipotecando il nostro futuro".

Nel pomeriggio di sabato 3 febbraio lo scrittore però è tornato su Facebook accusando anche Renzi e Di Maio, e lanciando un allarme sulla tenuta democratica del paese: "Matteo Renzi sui fatti di Macerata, come sta facendo tutta la destra istituzionale, parla di follia e non di atto terroristico. Renzi sproloquia della necessità di non strumentalizzare e sembra ridurre i fatti a una questione di ordine pubblico e non politico. È evidentemente inadeguato ai tempi drammatici che stiamo vivendo".

Ma saviano ne ha anche per il candidato alla presidenza del consiglio del Movimento 5 stelle: "A Luigi Di Maio, capo politico del primo partito italiano, che a diverse ore dall’accaduto non ha saputo fare altro che invitare tutti al silenzio, consiglio di continuare nel suo mutismo che sa di ignavia: in caso contrario potrebbe perdere i voti dei fascisti. Con questi “argini” la democrazia verrà travolta".



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it