Appalti truccati, 17 arresti in Sardegna - VIDEO

Blitz 'Sindacopoli', in manette politici e imprenditori. Gli indagati sono 95

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   Gdf guardia di finanza auto

Oristano - Nuova raffica di arresti nell'inchiesta della procura di Oristano su un sospetto giro di appalti irregolari in Sardegna, la cosiddetta 'Sindacopoli', che nell'aprile dell'anno scorso portò in carcere 21 persone tra amministratori locali e professionisti. Questa mattina i militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Oristano e della compagnia carabinieri di Tonara hanno eseguito altri 17 arresti, di cui 3 in custodia cautelare in carcere, 13 domiciliari e un obbligo di dimora. I provvedimenti restrittivi riguardano esponenti di primo piano della politica regionale, funzionari Anas, imprenditori e professionisti. Due i politici regionali di spicco arrestati, entrambi di Forza Italia. Si tratta di Antonello Peru e Angelo Stochino. Il primo è vicepresidente del Consiglio regionale, il secondo è un ex consigliere. 

 

 

Al momento l'intera operazione ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 95 persone. Le indagini si sono concentrate in particolare su politici e funzionari di enti pubblici che, secondo le accuse, intrattenendo rapporti palesemente illeciti con imprenditori e professionisti avevano ideato e attuato un consolidato sistema di controllo illecito degli appalti, anche corrompendo pubblici funzionari. Secondo gli investigatori, l'effettiva gestione degli appalti pubblici era rimessa interamente alle scelte di un intermediario-faccendiere che, grazie alla corruzione dei pubblici ufficiali, sarebbe stato cosi in grado di controllare e indirizzare una buona parte del ciclo economico legato agli appalti pubblici della Regione Sardegna. Per gli inquirenti, questo sistema avrebbe permesso di pilotare gli appalti pubblici dei lotti 3 e 8 della Sassari-Olbia, aggiudicati rispettivamente per un importo di 70.775.409 euro e di 57.366.243; turbare le aste per l'assegnazione dei servizi tecnici di progettazione di due porticcioli turistici nell'area Ogliastrina (Tertenia e Tortolì, quantificabili rispettivamente in circa 16 milioni di euro e 11 milioni di euro), nonché assegnare numerosissimi appalti minori per incarichi di progettazione di opere pubbliche e/o consulenze di varia natura.

Al centro dell'inchiesta due lotti della superstrada Sassari-Olbia

L'attività investigativa ha permesso di individuare il sistema di pagamento delle tangenti, avvenuto sia in territorio nazionale sia all'estero, attraverso modalità formalmente lecite. Le indagini hanno dimostrato che le provviste di denaro utili a distribuire tangenti a politici e a funzionari corrotti, originavano dall'emissione di fatture false emesse dal faccendiere nei confronti delle imprese aggiudicatarie degli appalti, o a imprese collegate, con motivazioni varie come lavori e consulenze in territorio nazionale ed estero. Particolarmente abili gli ideatori. Gli investigatori si sarebbero trovati davanti attenti pianificatori delle strategie illecite, che avrebbero operato dietro lo schermo di soggetti economici leciti, in modo tale che da un esame strettamente formale fosse difficile riuscire distinguere le operazioni lecite da quelle illecite, essendo entrambe caratterizzate dalla presenza di tutta la documentazione contabile giustificativa. La ricostruzione degli investigatori è stata confermata dalla confessione dei rappresentanti legali delle imprese aggiudicatarie di appalti inerenti i lavori del tracciato Sassari-Olbia i quali, in presenza dei loro difensori, hanno raccontato di avere pagato la somma di 300.000 euro cadauno come prezzo per assicurarsi l'aggiudicazione dell'appalto. In particolare si evidenzia che per un lotto della Sassari-Olbia è stato rinvenuto un elenco dei destinatari delle somme ricavate dalle tangenti pagate dagli appaltatori romani, nel quale figurano quali destinatari la sorella e la fidanzata di due politici regionali. Questa interposizione fittizia avrebbe permesso agli associati di dissimulare le tangenti sotto incarichi professionali apparentemente leciti, permettendo nel contempo ai politici coinvolti di ricevere una retribuzione illecita di 150.000 euro ciascuno. Appare utile evidenziare, scrivono gli investigatori, che era prevista anche una ulteriore tangente per i politici-funzionari pubblici corrotti da 800.000 euro, mascherata con un contratto fittizio per prestazioni professionali di vario genere da rendere nell'abito dell'appalto stesso; contratto utile a conferire apparenza lecita alle successive dazioni a beneficio dei prestanome e dei destinatari effetti delle somme. (AGI)