Sappiamo dove sono e perché si formano. Cosa fare per le buche di Roma?

Per la manutenzione serve un miliardo scrive il Messaggero. Il Corriere spiega quali sono gli interventi più urgenti

Sappiamo dove sono e perché si formano. Cosa fare per le buche di Roma?

Più di 90 voragini all’anno nella città eterna, 28 zone a rischio frana e 383 fenomeni franosi, 250mila cittadini a rischio alluvioni: è il tremendo ‘bollettino’ sulla città di Roma emerso dal primo 'Rapporto sul rischio idrogeologico nella Capitale' curato dall'Autorità di distretto idrografico dell'Italia centrale.

Secondo il rapporto da una media annuale di 16 voragini l’anno si è passati a una di più di 90, con un picco di 104 registrato nel 2013. E il fenomeno, che interessa particolarmente i quartieri orientali, non risparmia nemmeno il centro storico. Ecco le zone con più voragini:

  • Tuscolano
  • Prenestino
  • Tiburtino
  • Portuense
  • Gianicolense
  • La collina di Monte Mario
  • Viale Tiziano
  • Monteverde vecchio
  • Balduina
  • Centro storico con le aree dell’Aventino, del Palatino e dell’Esquilino

La colpa è delle gallerie sotterranee

La causa principale della formazione delle voragini a Roma "la presenza di numerose cavità sotterranee di origine antropica scavate dall'uomo a vario titolo ma principalmente per l'estrazione dei materiali da costruzione. Tali vuoti costituiscono in molti casi una intricata rete di gallerie". Sono stati sinora censiti e mappati 32 kmq di gallerie sotterranee che giacciono sotto il tessuto urbano. Le cavità si concentrano per lo più nella parte orientale della città.

250 mila persone a rischio alluvioni

Oggi nella capitale il rischio alluvioni ed esondazioni interessa “1.135 ettari dove vivono e lavorano circa 250mila persone: la più elevata esposizione d'Europa”. Una città che ha zone “che non reggono nemmeno un acquazzone, come abbiamo visto il 10 settembre e il 5 novembre scorso, piste di Fiumicino comprese”, si legge nel rapporto. Tra i motivi principali, un sistema fognario non proprio efficiente, la mancata manutenzione dei tombini e la scomparsa, per sversamenti di rifiuti e vegetazione spontanea, di circa 700 km di indispensabili vie d'acqua tributarie del Tevere e dell'Aniene tra canali, fossi e sistemi di scolo. Si tratta di "un numero impressionante - ha sottolineato Erasmo D'Angelis, segretario generale dell'Autorità di distretto idrografico dell'Italia centrale - che nasce da anni e anni di mancata prevenzione e ordinaria manutenzione". 

Un miliardo in 10 anni per la manutenzione

Per la manutenzione servono 1.040 milioni in 10 anni, si legge sul Messaggero. “Per il complesso degli interventi di prevenzione strutturale nell'area urbana di Roma e fino alla foce di Fiumicino servono 871 milioni per realizzare, nell'arco di 10 anni, 155 interventi di varia tipologia: 783 milioni per 127 opere di contrasto al rischio alluvione e 86 milioni per 28 opere di contrasto al rischio frane. A questi vanno aggiunti almeno 15 milioni l'anno per gestire la manutenzione ordinaria di canali e fossi interni all'area urbana oggi in grave stato di degrado o addirittura 'tombati’ da vegetazione e rifiuti, e 4 milioni l'anno per interventi preventivi sulle voragini. Complessivamente la cifra è 1.040 milioni”. E ad oggi sono disponibili i primi 104 milioni, già previsti per progetti inseriti nel Piano città metropolitane di Italiasicura. Tra i primi interventi, riporta il Corriere della Sera, ci sono la messa in sicurezza idraulica del territorio di Piana del Sole (Municipio XII) la manutenzione straordinaria degli argini del Tevere; tra Ponte Marconi e la foce; sul Fosso di Vallerano a protezione della zona urbana del Torrino; Fosso di Tor Sapienza.

Come prevenirle?

Solo con la prevenzione. Per Roberto Troncarelli, presidente dell'Ordine Geologi del Lazio, la ricetta per contrastare il problema è solo una: “lavorare sulla prevenzione, anche se politicamente non premia”. “Per questo – spiega a Romatoday - sono molto poche le amministrazioni disposte a scommetterci realmente. Poi mi rendo conto che in un paese che non investe per pervenire terremoti né rischi idrogeologici, possa sembrare paradossale chiedere il monitoraggio di fogne ed acquedotti. Eppure è quello che andrebbe fatto, fissando chiaramente delle priorità”.



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