Rabbia risparmiatori davanti Banca Etruria "ladri". Csm, no incompatibilità pm Rossi - Foto

(AGI) - Roma, 28 dic. - Tensione davanti alla sede centrale di Banca Etruria, ad...

Rabbia risparmiatori davanti Banca Etruria "ladri". Csm, no incompatibilità pm Rossi - Foto

Roma - Tensione davanti alla sede centrale di Banca Etruria, ad Arezzo, dove si e' radunato un gruppo di persone per protestare per il crac dell'istituto e contro il decreto che ha azzerato azioni e bond subordinati. "Ladri, non ci arrenderemo", hanno urlato i dimostranti, alcuni dei quali hanno tentato di fare irruzione nell'edificio. "Rivogliamo tutti i soldi che ci avete rubato", "a noi lezioni di finanza, a voi di onesta'", "i responsabili devono pagare": sono alcuni dei cartelli esposti dai dimostranti. La manifestazione e' stata organizzata dall'Associazione vittime del Salva-banche che il 22 dicembre scorso aveva portato davanti palazzo Koch, a Roma, oltre 200 risparmiatori per protestare contro il governo e Bankitalia.

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Csm, nessuna incompatibilità pm Rossi - Non ci sono, allo stato, elementi che facciano emergere profili di "incompatibilita'" tra il coordinamento delle indagini sul crac di Banca Etruria svolto dal procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, e la consulenza del magistrato con il dipartimento affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio. E' quanto sottolinea il presidente della prima commissione, Renato Balduzzi, al termine dell'audizione, durata circa due ore, del procuratore Rossi a palazzo dei Marescialli. "Rossi ha risposto in modo convincente ed esauriente a tante domande: non c'e' un 'caso Rossi', il procuratore e' un magistrato sereno che da' prova e dimostra indipendenza e imparzialita'. Abbiamo iniziato a farci l'opinione che non ci siano margini per aprire una pratica per incompatibilita' ambientale o funzionale".

 Durante l'audizione, Rossi ha ricostruito davanti al Csm tutto l'iter dell'incarico autorizzatogli presso la Presidenza del Consiglio e le varie tappe dell'indagine su Banca Etruria: il primo filone di inchiesta risale all'autunno 2013, pochi mesi dopo l'avvio della consulenza di Rossi con il Dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi, allora guidato da Carlo Deodato. Un incarico "di natura strettamente tecnica, senza apprezzabili contatti con livelli politico-governativi", che Rossi ha continuato ad avere anche quando nel luglio 2014 e' diventato procuratore ad Arezzo, e che e' stato oggetto di proroga, l'ultima delle quali scade tra qualche giorno, il 31 dicembre. "Rossi ha detto di aver valutato che non esistevano minimamente situazioni di interferenza - ha spiegato Balduzzi - anche perche' nessun parente del ministro Boschi e' mai risultato indagato". Nessuna richiesta, da parte di Rossi, di poter continuare l'incarico con Palazzo Chigi: "in questa nostra valutazione - ha rilevato il togato di Area Piergiorgio Morosini, relatore della pratica con il presidente Balduzzi - conta anche il fatto che l'incarico termina il 31 dicembre. E' importante tutelare anche le indagini in corso, soprattutto per i risparmiatori che attendono risposte che devono essere convincenti". Quanto ai compensi, il procuratore di Arezzo ha ribadito al Csm di non averne mai ricevuti da Palazzo Chigi: nel corso dell'audizione, Rossi ha dichiarato di aver appreso che l'incarico prevedeva un compenso come rimborso spese solo dal decreto di nomina, e, dato che non ha mai sostenuto spese significative, senza impegni a Roma e usando comunicazioni via posta elettronica, di non aver mai presentato la necessaria relazione per ottenere rimborsi. La sua consulenza, in particolare, ha riguardato pareri tecnici a disegni di legge quali quello sulle depenalizzazioni, sul processo penale e i reati tributari. Infine, sulle indagini condotte dalla Procura di Arezzo, al Csm si sottolinea che l'impressione e' che vi sia "tempestivita'" nell'azione dei pm. (AGI)

(28 dicembre 2015)