Quanto costerebbe mettere in sicurezza tutti i ponti italiani

Intervista a Antonio Occhiuzzi, direttore dell'Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Cnr

ponte genova occhiuzzi cnr 

La sequenza di crolli di infrastrutture stradali italiane "sta assumendo, da alcuni anni, un carattere di preoccupante regolarità". L'elemento in comune alla fenomenologia descritta è l'età (media) delle opere: gran parte delle infrastrutture viarie italiane (i ponti stradali) ha superato i 50 anni di età, che corrispondono alla vita utile associabile alle opere in calcestruzzo armato realizzate con le tecnologie disponibili nel secondo dopoguerra (anni '50 e '60)".

A spiegarlo è Antonio Occhiuzzi, direttore dell'Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Cnr, secondo il quale, "decine di migliaia di ponti in Italia hanno superato, oggi, la durata di vita per la quale sono stati progettati e costruiti, secondo un equilibrio tra costi ed esigenze della ricostruzione nazionale dopo la seconda guerra mondiale e la durabilità delle opere. In moltissimi casi, i costi prevedibili per la manutenzione straordinaria che sarebbe necessaria a questi ponti superano quelli associabili alla demolizione e ricostruzione; quelli ricostruiti, inoltre, sarebbero dimensionati per i carichi dei veicoli attuali, molto maggiori di quelli presenti sulla rete stradale italiana nella metà del secolo scorso".

Quanto costerebbero i lavori di messa in sicurezza dei ponti

Il problema dunque "ha dimensioni grandissime: il costo di un ponte è pari a circa 2.000 euro/mq; pertanto, ipotizzando una dimensione "media" di 800 mq e un numero di ponti pari a 10.000, le cifre necessarie per l'ammodernamento dei ponti stradali in Italia sarebbero espresse in decine di miliardi di euro". Per evitare tragedie "come quella accaduta stamattina - aggiunge Occhiuzzi - sarebbe indispensabile una sorta di "piano Marshall" per le infrastrutture stradali italiane, basato su una sostituzione di gran parte dei ponti italiani con nuove opere caratterizzate da una vita utile di 100 anni. Così come avvenuto negli anni '50 e '60, d'altra parte, le ripercussioni positive sull'economia nazionale, ma anche quelle sull'indebitamento, sarebbero significative".

Per quanto riguarda nello specifico il ponte Morandi, "per quanto si può capire assolutamente improvviso - dice ancora Occhiuzzi - può dipendere da moltissime causa diverse. Preliminarmente, però, è possibile fare qualche considerazione di carattere generale. Gli stralli in calcestruzzo armato precompresso, realizzati anche per altri viadotti analoghi (sul lago di Maracaibo in Venezuela, ma anche in Basilicata, per esempio), hanno mostrato una durabilità relativamente ridotta.

Lo stato di salute degli strali

E la statica di un ponte di questo tipo dipende fondamentalmente dal comportamento e dallo "stato di salute" degli stralli. Nel caso in questione, in particolare, una parte degli stralli è stata oggetto di un importante e chiaramente visibile intervento di rinforzo, ma il tratto crollato è un altro. È necessario capire perché, in presenza di elementi che hanno indotto a rinforzare alcuni stralli, non siano state operate le medesime cure sugli altri, gemelli e coevi".

"Risulta inoltre - aggiunge - che il viadotto fosse sotto continua e costante osservazione, e non c'è alcun motivo di dubitare che la società concessionaria abbia utilizzato tutte le tecnologie oggi disponibili al riguardo. Il crollo improvviso, quindi, fa dedurre che i sistemi di monitoraggio e sorveglianza adottati non sono ancora sufficientemente evoluti per scongiurare tragedie come quella di stamattina". 



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