Per Mattarella la strage di piazza Fontana fu uno "strappo lacerante"

Il presidente della Repubblica ha reso omaggio alle vittime e incontrato i parenti durante il Consiglio comunale straordinario convocato nel cinquantesimo anniversario 

piazza fontana mattarella

BRENDAN SMIALOWSKI / AFP
Sergio Mattarella

Rende omaggio alle vittime della strage di piazza Fontana e si rivolge ai parenti "con rispetto, solidarietà e affetto" perché verso di loro "l'Italia avverte di essere debitrice". Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso durante il Consiglio comunale straordinario convocato a Palazzo Marino nell'anniversario dei 50 anni dalla strage tocca tutti gli aspetti, anche quelli più scomodi di una "vicenda di cui si conoscono origini e responsabilità" e per la quale "l'attività depistatoria di una parte di strutture dello Stato è stata doppiamente colpevole".

Nell'aula consiliare gremita insieme ai familiari delle vittime, c'è anche la vedova del commissario Luigi Calabresi, Gemma Capra, accompagnata dal figlio Mario, e la vedova del ferroviere anarchico Pinelli (considerato la 18esima vittima di piazza Fontana), Licia Rognini Pinelli, accompagnata dalle figlie. Con tutti loro, prima dell'inizio della seduta, Mattarella si è fermato in privato, dopo essere stato accolto dal sindaco Giuseppe Sala e dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Il Capo dello Stato ricorda quel periodo, quella "spirale di violenza cieca e antipopolare" che fu frenata dal sentimento democratico, che fu in grado di battere il terrorismo: "La Repubblica è stata più forte degli attacchi contro il popolo italiano".

"I tentativi sanguinari di sottrarre al popolo la sua sovranità sono falliti", ha aggiunto Mattarella. "La violenza terroristica ha sottoposto a dura prova la coscienza civica dei nostri concittadini. Il comune sentimento di unità, patriottismo, solidarietà, è stato, con dolore ma con fermezza, più consapevole e più forte dopo quegli assalti". Oggi a distanza di 50 anni da quell'attentato non bisogna "commettere l'errore di pensare che siano questioni relegate a un passato più o meno remoto".

"Affermiamo il dovere del rispetto di una memoria collettiva" dice, aggiungendo "Disinvolte manipolazioni strumentali del passato, persistenti riscritture di avvenimenti, tentazioni revisioniste alimentano interpretazioni oscure entro le quali si pretende di attingere versioni a uso settario, nel tentativo di convalidare, a posteriori, scelte di schieramento, opinioni di ieri".

Mattarella ricorda anche le parole del suo predecessore nel 2012, il Presidente Napolitano, che in occasione della Giornata della memoria, disse "non brancoliamo nel buio di un'Italia dei misteri: ci troviamo dinanzi a limiti da rimuovere e a problemi di giustizia e di verità ancora da risolvere, ma in un'Italia che ha svelato gravissime insidie".

Certo i depistaggi ci sono stati e Mattarella non li nasconde e non li minimizza. "Quella stagione fu specchio dell'anima, della sofferenza del nostro popolo, chiamato a rafforzare una fedeltà laica e civile ai valori della Costituzione" e quella fedeltà era "chiesta anzitutto ai servitori dello Stato: uomini degli apparati di sicurezza, Forze Armate, Magistratura, incaricati dalla comunità di vegliare sulla serenità del vivere civile. Non si serve lo Stato se non si serve la Repubblica e, con essa, la democrazia".

Ecco perché il depistaggio da parte di alcune strutture dello Stato per Mattarella è "doppiamente colpevole. Un cinico disegno, nutrito di collegamenti internazionali a reti eversive, mirante a destabilizzare la giovane democrazia italiana, a vent'anni dall'entrata in vigore della sua Costituzione. Disegno - conclude - che venne sconfitto".



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