Papa "Cristianesimo non è dottrina ma essere fratelli"

Francesco celebra la Pentecoste, siamo tutti figli di Dio nel Dna

Papa "Cristianesimo non è dottrina ma essere fratelli"
papa Francesco (agf) 

CdV - "Essere cristiani non significa principalmente appartenere a una certa cultura o aderire a una certa dottrina, ma piuttosto legare la propria vita, in ogni suo aspetto, alla persona di Gesu' e, attraverso di Lui, al Padre". E "l'amore per una persona, e anche per il Signore, si dimostra non con le parole, ma con i fatti; e anche 'osservare i comandamenti' va inteso in senso esistenziale, in modo che tutta la vita ne sia coinvolta". E' stato questo il messaggio di Papa Francesco nella breve catechesi che ha preceduto la preghiera mariana del Regina Caeli.  Poco prima Bergoglio aveva usato un'immagine della letteratura scientifica per spiegare la Pentecoste nella messa celebrata in San Pietro. "La condizione di figli è la nostra vocazione originaria, è ciò per cui siamo fatti, il nostro piu' profondo Dna", ha spiegato sottolineando che lo Spirito Santo "ci fa entrare in una nuova dinamica di fraternita': mediante il Fratello universale, che e' Gesu', possiamo relazionarci agli altri in modo nuovo, non piu' come orfani, ma come figli dello stesso Padre buono e misericordioso".

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Secondo il Papa, "questo cambia tutto! Possiamo guardarci come fratelli, e le nostre differenze non fanno che moltiplicare la gioia e la meraviglia di appartenere a quest'unica paternita' e fraternita'". Francesco ha fatto ricorso al linguaggio della scienza anche per spiegare che a causa del peccato "il nostro Dna e' stato rovinato e per essere ripristinato ha richiesto il sacrificio del Figlio Unigenito". "Tutta l'opera della salvezza - ha ricordato ai 5mila fedeli che gremivano la Basilica e a quelli che non avendo trovato posto seguivano il rito dai maxischermidi piazza San Pietro - e' un'opera di rigenerazione, nella quale la paternita' di Dio, mediante il dono del Figlio e dello Spirito, ci libera dall'orfanezza in cui siamo caduti". "Anche nel nostro tempo - ha osservato - si riscontrano diversi segni di questa nostra condizione di orfani: quella solitudine interiore che sentiamo anche in mezzo alla folla e che a volte puo' diventare tristezza esistenziale; quella presunta autonomia da Dio, che si accompagna ad una certa nostalgia della sua vicinanza; quel diffuso analfabetismo spirituale per cui ci ritroviamo incapaci di pregare; quella difficolta' a sentire vera e reale la vita eterna, come pienezza di comunione che germoglia qui e sboccia oltre la morte; quella fatica a riconoscere l'altro come fratello, in quanto figlio dello stesso Padre; e altri segni simili". Ma, ha scandito Bergoglio, "dall'immenso dono d'amore che e' la morte di Gesu' sulla Croce, e' scaturita per tutta l'umanita', come un'immensa cascata di grazia, l'effusione dello Spirito Santo. Chi si immerge con fede in questo mistero di rigenerazione rinasce alla pienezza della vita filiale".(AGI)