Papa: non nascondere fede e dare a altri perdono da noi ricevuto

(AGI) - CdV, 16 nov. - "Non nascondere la nostra fede e lanostra appartenenza a Cristo, non seppellire la Parola delVangelo, ma a farla circolare nella nostra vita, nellerelazioni, nelle situazioni concrete, come forza che mette incrisi, che purifica, che rinnova". Lo chiede Papa Francesco aicristiani di tutto il mondo, ai quali raccomanda inparticolare: "il perdono, che il Signore ci dona specialmentenel Sacramento della Riconciliazione non teniamolo chiuso innoi stessi, ma lasciamo che sprigioni la sua forza, che facciacadere quei muri che il nostro egoismo ha innalzato, che cifaccia fare

(AGI) - CdV, 16 nov. - "Non nascondere la nostra fede e lanostra appartenenza a Cristo, non seppellire la Parola delVangelo, ma a farla circolare nella nostra vita, nellerelazioni, nelle situazioni concrete, come forza che mette incrisi, che purifica, che rinnova". Lo chiede Papa Francesco aicristiani di tutto il mondo, ai quali raccomanda inparticolare: "il perdono, che il Signore ci dona specialmentenel Sacramento della Riconciliazione non teniamolo chiuso innoi stessi, ma lasciamo che sprigioni la sua forza, che facciacadere quei muri che il nostro egoismo ha innalzato, che cifaccia fare il primo passo nei rapporti bloccati, riprendere ildialogo dove non c'e' piu' comunicazione". Sono questi, spiegail Pontefice, i frutti che debbono scaturire dai doni delSignore, quei "talenti" di cui parla Gesu' nella pagina delVangelo letta oggi nelle parrocchie. "Mentre nell'uso comune il termine 'talento' indica unaspiccata qualita' individuale, ad esempio nella musica, nellosport, eccetera, nella parabola i talenti rappresentano i benidel Signore, che Lui ci affida perche' li facciamo fruttare"."L'uomo della parabola - sottolinea Bergoglio - rappresentaGesu', i servitori sono i discepoli e i talenti sono ilpatrimonio che il Signore affida loro: la sua Parola,l'Eucaristia, la fede nel Padre celeste, il suo perdono,insomma tante cose: tutti i suoi beni piu' preziosi.re. La bucascavata nel terreno dal 'servo malvagio e pigro' indica lapaura del rischio che blocca la creativita' e la fecondita'dell'amore. La paura dei rischi dell'amore ci bloccano". "Gesu'- osserva Francesco - non ci chiede di conservare la sua graziain cassaforte, ma vuole che la usiamo a vantaggio degli altri"dicendoci: "eccoti la mia misericordia, la mia tenerezza, ilmio perdono: prendili e fanne largo uso". E noi che cosa neabbiamo fatto? Chi abbiamo 'contagiato' con la nostra fede?Quante persone abbiamo incoraggiato con la nostra speranza?Quanto amore abbiamo condiviso col nostro prossimo? Sonodomande che fa bene porci ualunque ambiente, anche il piu'lontano e impraticabile, puo diventare luogo dove farfruttificare i talenti". "Il Signore - continua il Pontefice -non da' a tutti le stesse cose e nello stesso modo: ci conoscepersonalmente e ci affida quello che e' giusto per noi; intutti c'e' qualcosa di speciale, in tutti. E in tutti ripone lastessa, immensa fiducia. Non deludiamolo! Non lasciamociingannare dalla paura, ma ricambiamo fiducia con fiducia!". "La testimonianza che Gesu' ci chiede - ha poi concluso ilPapa - non e' chiusa, e' aperta e noi dobbiamo fare che questitalenti, i doni che il Signore ci ha dat.o vengano spesi pergli altri. Pensiamoci. Sarebbe un bel gesto che ognuno di voiprendesse questa pagina del Vangelo di Matteo e leggessequesto, medutare un po' sui miei talenti". (AGI).