Papa ai detenuti, chi ha vissuto inferno può essere profeta

Papa ai detenuti, chi ha vissuto inferno può essere profeta
 Papa in messico visita penitenziario in Citta del Messico - afp

di Salvatore Izzo

Ciuda Juarez -  "Chi ha sofferto profondamente il dolore e, potremmo dire, 'ha sperimentato l'inferno' può diventare un profeta nella società. Lavorate perché questa società che usa e getta non continui a mietere vittime". Ne è convinto Papa Francesco che dalla frontiera tra Messico e Stati Uniti ha lanciato un appello a tutti i detenuti del mondo."Voi - ha detto - soffrite il dolore della caduta, sentite il pentimento per i vostri atti e so che in tanti casi, in mezzo a grandi limitazioni, cercate di ricostruire la vostra vita a partire dalla solitudine. Avete conosciuto la forza del dolore e del peccato; non dimenticatevi che avete a disposizione anche la forza della risurrezione, la forza della misericordia divina che fa nuove tutte le cose. Ora vi può toccare la parte più dura, più difficile, però, perché possa essere quella che generi un più grande frutto, impegnatevi fin da qui dentro a capovolgere le situazioni che generano ulteriore esclusione". "Parlate con i vostri cari, raccontate loro la vostra esperienza, aiutate a frenare il giro vizioso della violenza e dell'esclusione", ha raccomandato il Pontefice riecheggiando le parole di San Giovanni XXIII nella prima visita di un Papa in un carcere. 

Francesco propone "un sistema di salute sociale" del tutto nuovo rispetto al Welfare in crisi nell'Occidente capitalista. Dalla frontiera, a pochi passi da El Paso, città texana simbolo di speranza e anche di morte per tanti ispanici in fuga dalla miseria e da ogni genere di difficoltà, chiede che "si faccia in modo di generare una cultura che sia efficace e che cerchi di prevenire quelle situazioni, quelle vie che finiscono per ferire e deteriorare il tessuto sociale". "La preoccupazione di Gesù per gli affamati, gli assetati, i senza tetto o i detenuti intendeva esprimere - spiega - le viscere di misericordia del Padre, ed essa diventa un imperativo morale per tutta la societa' che desidera disporre delle condizioni necessarie per una migliore convivenza". Secondo il Papa, "nella capacità di una società di includere i suoi poveri, i suoi malati o i suoi detenuti risiede la possibilità per essi di poter sanare le loro ferite ed essere costruttori di una buona convivenza".

"Incarcerando non si risolvono i problemi sociali"

Così parlando ai detenuti del penitenziario 'numero 3' dello Stato, il Pontefice spiega che "il reinserimento o la riabilitazione comincia creando un sistema che potremmo chiamare di salute sociale, vale a dire, una società che cerchi di non ammalarsi inquinando le relazioni nel quartiere, nelle scuole, nelle piazze, nelle vie, nelle abitazioni, in tutto lo spettro sociale". Secondo il Papa, "il reinserimento sociale inizia con la frequenza alla scuola di tutti i nostri figli e con un lavoro degno per le loro famiglie, creando spazi pubblici per il tempo libero e la ricreazione, abilitando le istanze di partecipazione civica, i servizi sanitari, l'accesso ai servizi basici, per nominare solo alcune misure". Nell'ultimo giorno del suo viaggio in Messico, scandito dalla forte denuncia di contiguità tra il potere oligarchico e la criminalità organizzata (una connivenza dalla quale non è esclusa la Chiesa, della quale ha criticato con grande coraggio le incoerenze ed anche l'indulgere alla "tentazione diabolica della rassegnazione"), Francesco oggi ha accettato di farsi fotografare dietro le sbarre della "prigione Numero 3".

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Lasciato il penitenziaro ha successivamente incontrato i rappresentanti del mondo del lavoro: 3mila persone anche qui, esattamente come al carcere, ascoltando alcune testimonianze sulla precarietà del lavoro. Nel Palazzetto dello Sport Francesco ripete le tre "T", tierra, techo y trabajo (cioè terra, casa e lavoro). "La mentalità dominante - denuncia - propugna la maggior quantita' possibile di profitti, a qualunque costo e in modo immediato". Questi serrati ritmi di produzione non solo provocano la perdita della dimensione etica delle imprese, ma secondo il Papa, dimentica che il miglior investimento che si può fare è quello di investire sulla gente, sulle persone, sulle loro famiglie. "Il miglior investimento - affera - è quello di creare opportunita'".

Anatema contro gli schiavisti dei nostri giorni

Ma nel farlo occorre" avere rispetto della dignita' del lavoratore, non significa fare beneficenza e neppure mutare le aziende in associazioni filantropiche, ma vuol dire rendere prioritarie l'integrita' delle persone e delle strutture sociali. "Ogni qualvolta l'integrità di una persona viene violata - sottolinea - l'intera società in qualche modo, comincia a deteriorarsi". "E questo non è contro nessuno, ma a vantaggio di tutti" perché " ogni settore ha l'obbligo di preoccuparsi del bene comune perché tutti lottino affinche' il lavoro diventi un'istanza di umanizzazione e di futuro. Il lavoro deve basarsi sui due concetti di dialogo e di incontro, perche' sia uno spazio per costruire societa' e cittadinanza, questo l'unico modo - ha osservato - per costruire un domani capace di generare l'assetto generale che ricostruira' gli aspetti sociali logorati da assenza di comunicazione". (AGI)