"Così ho deciso di comprare una pagina sui giornali dopo il caso Daisy Osakue"

Intervista a Paolo Polegato, amministratore delegato di Astoria Wines, che nei giorni scorsi ha deciso di reagire all'aggressione dell'atleta italiana con una pagina sui giornali in cui chiede "intolleranza contro l'intolleranza"

"Così ho deciso di comprare una pagina sui giornali dopo il caso Daisy Osakue"

Il viso della ragazza dalla pelle nera con le labbra dipinte del nostro tricolore è forse l’immagine più vista sui social degli ultimi due giorni. Un’immagine che stride, in meglio ovviamente, con quella del viso di Daisy Osakue, l’atleta azzurra di lancio del peso colpita qualche giorno fa a Moncalieri dal lancio di un uovo che per poco non le faceva saltare la partecipazione ai prossimi europei di atletica a Berlino, dove fortunatamente andrà.

Due visi che rappresentano due facce della stessa medaglia in qualche modo, la prima, finita sulle pagine cartacee di alcuni importanti quotidiani nazionali in un paginone a lei dedicato, per un messaggio di pace, una richiesta di resa da questo clima d’odio dilagante, e la seconda tra le notizie di cronaca, vittima di un atto di estrema viltà. Due visi che però sono collegati da una storia, quella di Paolo Polegato, amministratore delegato di Astoria Wines, importante marchio internazionale del prosecco, che dinanzi alle immagini del viso di Daisy ha deciso di dover fare qualcosa.


Di comprare, appunto, una pagina di alcuni quotidiani nazionali per offrire al paese l’altra faccia della medaglia, il viso di una ragazza che mischia meravigliosamente bene i colori della sua pelle a quelli della nostra bandiera. Raggiunto al telefono racconta qual è stato il momento esatto in cui ha deciso di passare all’azione:

“Erano un po' di giorni che seguivo le vicende di episodi molto molto spiacevoli nei confronti di persone soprattutto di colore. Il momento esatto è stato quando ho letto sul telefonino la notizia di quello che era successo alla ragazza di Torino.

In quel momento mi è scattata una molla, glielo dico sinceramente, noi anche in passato abbiamo fatto campagne di comunicazione dal profilo etico-sociale, e mi sono detto 'no, io adesso devo fare qualcosa', ne ho parlato un attimo in azienda, anche con il nostro grafico, dicendogli 'studiamo una pagina, studiamo qualcosa, cerchiamo di sensibilizzare l’opinione pubblica per dire che stiamo superando tutti i limiti dell’accettabile'.

Perché è una cosa assurda che nel 2018 siamo ancora qui a parlare di queste cose. Siamo fuori dal mondo”.

Allora la foto viene mandata ai giornali e pubblicata, per poi finire sui social apprezzata e molto. Ma non da tutti, molti hanno sospettato che dietro il messaggio solidale dell’Astoria Wines, dietro l’idea dell’Ad, ci fosse in realtà la volontà di approfittarsi della visibilità del problema per una subdola operazione di marketing. A questi Polegato risponde:

“Chi ci conosce lo sa bene che noi abbiamo sostenuto l’anno scorso il Pride di Treviso e le assicuro che anche in Veneto serve una certa dose di incoscienza, un bel po' di coraggio per farle. Perché c’è una fetta di opinione pubblica che è contraria.

Per cui ci siamo presi anche tutti i rischi di qualcuno che poteva non essere d’accordo o che, vedo, interpreta male la nostra pagina; che non ha né un carattere politico né vuole far passare il messaggio di voler favorire in qualche modo gli extracomunitari rispetto agli italiani. Non hanno nessun senso queste polemiche.

Noi abbiamo fatto quella pagina perché c’è una spirale d’odio nell’aria che non va bene, nei confronti specialmente di persone culturalmente diverse da noi”.

Nessun messaggio politico quindi, ma è inevitabile pensare che il messaggio che quel “Ora basta!” nel testo che accompagna la foto possa essere indirizzato soprattutto al Ministero dell’Interno, ma su questo Polegato è categorico, lui al momento di agire non ha minimamente pensato che questi episodi di razzismo potessero essere legati alla politica di Salvini:

“No, guardi, l’importante è che in generale, da tutte le parti, vengano abbassati i toni; e che non si prendano questi argomenti per focalizzarsi solo su questi, perché i problemi di questo paese poi sono anche tanti altri. Non ne faccio una questione di Lega, qui in Veneto abbiamo Zaia, il nostro governatore, che è anche un amico, che sta agendo benissimo; ho visto anche che ha fatto dei commenti molto equilibrati riguardo quello che è successo a Torino; poi su certe posizioni i metodi possono anche essere discutibili, ma sul frenare un’immigrazione così selvaggia l’idea di Salvini non è nemmeno così sbagliata, su certe cose posso pure non essere d’accordo, ma questa non è male”.

Un imprenditore certamente coraggioso, che decide, mettendoci un marchio, quello della sua fabbrica, di andare contro una corrente dilagante, oltreché preoccupante. Una scelta non comune per l’amministratore delegato di una società di successo. Ma Polegato minimizza e spiega che “in questo momento storico ci sono anche grandi problemi sotto il profilo economico che attanagliano il nostro paese, per cui si è talmente presi dal far girare meglio le nostre aziende per quanto riguarda anche l’esportazione, che magari non si ha nemmeno il tempo di pensare a certe cose. Noi siamo sempre stati molto sensibili a queste cose per varie motivazioni, anche dirette diciamo – probabilmente con “dirette” fa riferimento alla sua esperienza personale, Polegato infatti ha adottato due bambini colombiani -. Poi, sai, dipende sempre dalla sensibilità di ognuno, ma per essere sensibili su certi argomenti bisogna avere anche un’apertura culturale che molto spesso anche da parte dei miei colleghi non è che veda così tanto diffusa. Per cui è chiaro che alle volte ci troviamo anche da soli a portare avanti certe campagne e certi messaggi”.   



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it