'Ndrangheta, maxi blitz contro cosche reggine

Diciassette arresti e due obblighi di dimora Le accuse vanno dall'associazione mafiosa all'estorsione fino alla detenzione di esplosivo

'Ndrangheta, maxi blitz contro cosche reggine
 Operazione contro 'ndrangheta, 19 ordinanze custodia

Reggio Calabria - Operazione della Polizia di Stato di Reggio Calabria nei confronti delle cosche reggine: 19 ordinanze di custodia cautelare eseguite di cui 11 in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di dimora. Destinatari dei provvedimenti, sono agli appartenenti alle famiglie De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino e Araniti. I reati contestati vanno dall'associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di materiale esplosivo, intestazione fittizia di beni e rivelazione del segreto d'ufficio. Eseguite anche numerose perquisizioni. 

Sequestrati bar e negozi
La Polizia sta eseguendo anche numerosi sequestri di esercizi commerciali in mano alla 'ndrangheta. Si tratta di noti bar della città, di una stazione di servizio per l'erogazione di carburante, di una concessionaria di auto ed esercizi commerciali per la distribuzione di prodotti ittici surgelati. Gli esponenti delle cosche di Reggio Calabria avevano costituito e gestito, direttamente o per interposta persona, una serie di attività economiche operanti in diversi settori imprenditoriali, attribuendone la titolarità formale a terzi persone per eludere i controlli delle forze dell'ordine e le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. Il valore stimato delle aziende e degli altri beni sequestrati è di dieci milioni di euro.

Commercianti nella rete delle cosche
L'operazione Sistema Reggio colpisce capi, gregari e soggetti vicini alle cosche aderenti al cartello Condelliano, unite nella spartizione dei guadagni delle estorsioni nei confronti di commercianti e operatori economici di Reggio Calabria. L'inchiesta conferma che le cosche della 'ndrangheta esercitano sistematicamente anche il potere di regolamentazione dell'accesso al lavoro privato. I clan fanno assumere agli esercizi commerciali dipendenti graditi alle organizzazioni criminali ed esercitano la potestà di regolamentazione dell'esercizio del commercio, autorizzando o meno l'apertura di esercizi commerciali nei quartieri che controllano.

Gli attentati esplosivi
L'operazione è partita dall'attentato compiuto la notte dell'11 febbraio 2014 contro il bar Malavenda del quartiere Santa Caterina. La struttura era stata devastata da un'esplosione che aveva distrutto anche una minicar in sosta nelle vicinanze. Il primo marzo seguente fu trovato un altro ordigno, questa volta inesploso, nello stesso punto e dello stesso tipo di quello scoppiato a febbraio.

Il contributo prezioso delle intercettazioni
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile si sono basate sui risultati delle intercettazioni telefoniche, ambientali e delle riprese video disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Gli elementi acquisiti dagli inquirenti, grazie alle attività tecniche, avrebbero consentito di ricostruire non solo le dinamiche criminali relative al duplice attentato del Bar Malavenda, con l'individuazione dei mandanti, ma anche di risalire ai contesti mafiosi riconducibili ai due piu' potenti "casati" di 'ndrangheta operanti nella citta' di Reggio Calabria, facenti capo alle famiglie De Stefano e Condello, entrambi dominanti ad Archi ed in altri quartieri del centro citta', fra i quali Santa Caterina. (AGI)