Onu: Ban Ki-moon dai profughi Sant'Egidio, tra canti e commozione

(AGI) - Roma, 17 ott. - Un incontro commovente in cui si sonoscambiate storie di vita familiari comuni: la visita allaComunita' di Sant'Egidio del segretario generale dell'Onu BanKi-moon, ha portato anche un messaggio di incoraggiamento aitanti profughi ospitati a Trastevere. "Non disperate,continuate ad avere speranza. Avete il diritto di avere unfuturo migliore. L'Onu e' con voi e lavora per voi", ha dettoBan Ki-moon, tra gli applausi dei migranti riuniti a PalazzoLeopardi, che ospita un centinaio di profughi e un asilofrequentato da 110 bambini, figli di rifugiati. Il numero uno del Palazzo

(AGI) - Roma, 17 ott. - Un incontro commovente in cui si sonoscambiate storie di vita familiari comuni: la visita allaComunita' di Sant'Egidio del segretario generale dell'Onu BanKi-moon, ha portato anche un messaggio di incoraggiamento aitanti profughi ospitati a Trastevere. "Non disperate,continuate ad avere speranza. Avete il diritto di avere unfuturo migliore. L'Onu e' con voi e lavora per voi", ha dettoBan Ki-moon, tra gli applausi dei migranti riuniti a PalazzoLeopardi, che ospita un centinaio di profughi e un asilofrequentato da 110 bambini, figli di rifugiati. Il numero uno del Palazzo di Vetro, dopo un colloquioprivato sui temi della pace con il fondatore e il presidente diSant'Egidio, Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo, si e'intrattenuto con i piccoli ospiti della Comunita'. A loro, tracanti e festa, ha raccontato il suo passato di bambino in fugadalle guerre. "Quando avevo 6 anni, 65 anni fa, ero come uno divoi", ha detto. "C'era una guerra terribile in Corea nel 1950.Il mio villaggio fu bombardato e distrutto e io non sapevonulla della guerra ma dovetti fuggire con la mia famiglia.Sapevo solo che avevo le scarpe infangate, avevo fame ed eropovero e non c'era piu' la scuola" ha evocato Ban Ki-moonringraziando "l'Onu che ci salvo'". Poi, da nonno, incoraggiatutti a "non disperare", a "continuare ad avere speranza.Chissa', uno di voi, un giorno potrebbe prendere il mioposto...". E poi, emozionato: "Non ho mai vissuto un momentocosi' commovente come questa mattina". E l'emozione e' continuata, ascoltando i terribili raccontidi tre profughi (due ragazzi dall'Eritrea e dal Mali e unaragazza afghana), dei loro viaggi di speranza. "Le vostrestorie mi hanno commosso, mi hanno spezzato il cuore", harisposto loro, ringraziando tutti coloro che a Sant'Egidio,denominata "l'Onu di Trastevere" operano per la pace, perl'accoglienza, con "compassione e solidarieta'". "Facciamoparte della stessa famiglia - ha continuato Ban Ki-moon - nonesistono persone degne o indegne". Infine l'appello allacomunita' internazionale ad agire e a non alzare muri perfronteggiare il grande flusso di migranti: "Capisco i problemidi ogni Paese ma ora e' il momento della solidarieta' globale.Nessuno deve essere lasciato indietro. Non e' una crisi dinumeri. Se c'e' una crisi e' la crisi della solidarieta'globale" e ha ricordato i numeri dell'emergenza profughi, "60milioni in tutto il mondo", cifra che ha raggiunto il numero disfollati dalla II Guerra Mondiale. Ban Ki-moon, ricordando i tati campi profughi visitati nelmondo, ha espresso "preoccupazione" soprattutto per "lacondizione di vita delle donne e dei bambini" e ha ribadito chein particolar mpdo a loro "occorre garantire dignita' umana eprotezione". "L'Onu porta la coscienza di una umanita' tutta intera", hadetto dopo l'incontro, il fondatore di Sant'Egidio AndreaRiccardi. Ban Ki-moon "ha percepito - ha aggiunto - una cosapiu' importante dell'emergenza, ossia che essa e' una realta'che continuera' nei prossimi anni e quindi non bisognafermarsi". Riccardi ha ricordato le proposte della Comunita'Sant'Egidio per l'accoglienza ai rifugiati, prima fra tutte icanali umanitari, con l'accoglienza da parte dell'Italia dipotenziali richiedenti asilo che si trovano nei Paesi ditransito (Marocco, Libano o Etiopia). Un progetto questo,avviato da Sant'Egidio insieme alla Federazione delle ChieseEvangeliche in Italia e alla Tavola Valdese, che prevede ilrilascio di visti umanitari in modo da evitare l'ultima partedel viaggio, quello piu' pericoloso, attraverso ilMediterraneo, che come ha sottolineato Ban Ki-moon da "mare dipace e' diventato mare di lacrime". (AGI).