Omicidio Garlasco, attesa per la sentenza di appello

(AGI) - Milano - E' attesa, al palazzo di giustizia diMilano, per la sentenza nei confronti di Alberto Stasi,accusato dell'omicidio della fidanzata Chiara  [...]

Omicidio Garlasco, attesa per la sentenza di appello

(AGI) - Milano, 17 dic. - E' attesa, al palazzo di giustizia diMilano, per la sentenza nei confronti di Alberto Stasi,accusato dell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi il 13agosto del 2013 a Garlasco, nel Pavese.

Lo studente bocconianoe' stato assolto due volte, in primo e secondo grado ma laCassazione ha disposto un nuovo processo che si conclude oggi.

La prima assoluzione esattamente 5 anni fa, il 17 dicembre, daparte dal gup di Vigevano Stefano Vitelli.

L'attuale processo e' iniziato 9 mesi fa e oggi il collegiodella Corte d'Assise d'Appello, presieduto da Barbara Bellerio,e' chiamato a un verdetto difficile, comunque destinato alasciare una scia di dubbi in un processo che ha visto accusa eparte civile da una parte e difesa dall'altra, combattersi inmodo feroce, in aula e sui media.

Il sostituto pg, LauraBarbaini, ha chiesto 30 anni di carcere per omicidio aggravatodalla crudelta' affermando, nel corso della requisitoria, cheStasi e' il "soggetto verso il quale convergono tutti glielementi indiziari positivi e non negativi". S

econdo il pg,l'imputato ha "colpito piu' volte Chiara sfondandole la calottacranica" e ha gettato il suo "corpo inerte giu' dalle scaledella cantina con massimo dispregio, privo di qualsiasi pietas,volendosi in qualche modo liberare con rabbia di quel corpo".

L'indizio piu' potente a carico di Stasi, secondo Barbaini,e' che c'erano remote possibilita' per lui di non sporcarsi lescarpe col sangue della vittima cosparso nella villetta di viaPascoli. Lo ha certificato una nuova perizia disposta dallaCorte che, questa volta e su diktat della Cassazione, ha tenutoin considerazione anche i gradini della scale dell'abitazionedei Poggi sulla quale l'ex bocconiano avrebbe trovato il corpodella compagna.

Invece il ragazzo arrivo' in caserma con unpaio di Lacoste immacolate. Per l'accusa, esperimentiscientifici dimostrano che, dopo avere calpestato il sangue,Alberto avrebbe dovuto perlomeno lasciare delle tracce sultappetino della Golf a bordo della quale raggiunse la stazionedei carabinieri. La difesa ribatte che le suole eranoidrorepellenti e si pulirono 'rilasciando' il materiale ematicodurante il tragitto e che, in ogni caso, il sangue era ormaiessiccato.

Un altro elemento valorizzato nella nuovaricostruzione dell'accusa e' una foto in cui si vedono leimpronte insanguinate di quattro dita sulla spalla sinistradella maglia del pigiama rosa indossata da Chiara quando apri'la porta al suo carnefice. Impronte di cui non si e' trovata la'firma' per un clamoroso errore di chi giro' e rimosse ilcadavere 'cancellando' cosi' il prezioso riscontro.

Restacomunque l'immagine che alla Procura Generale da' una certezza:Stasi si lavo' le mani dopo il massacro, come testimonierebbela presenza del suo dna sul dispenser del bagno.

Ribatte ladifesa, guidata dal professor Angelo Giarda, che poiche' quelloera un dispenser 'usa e getta' non si capisce perche' Stasi nonl'abbia buttato via dal momento che nessuno sapeva della suaesistenza (i genitori di Chiara erano in vacanza). Inoltre,sottolinea che il luminol non ha evidenziato alcuna traccia disangue nel bagno, nemmeno nel lavandino e che sono scomparsidue teli da mare dal bagno, e con quelli probabilmentel'assassino si puli'.

Altra carta messa sul tavolo dall'accusasono due fotografie che mostrano la scena del delitto inaltrettante versioni. Una, illuminata dal flash, l'altra dallaluce naturale come sarebbe apparsa a Stasi se davvero fossearrivata a casa di Chiara all'ora di pranzo. Nell'immaginesenza flash, il volto della ragazza e' rappresentato come unamacchia nera, il che contraddice la versione di Stasi che aicarabinieri racconto' di avere visto il volto "pallido" diChiara. La replica della difesa e' che le fotografie furonoscattate in un momento successivo a quello del ritrovamento delcorpo da parte di Alberto il quale aveva quindi una visualediversa, con piu' luce, come confermo' un sopralluogoeffettuato dal giudice di primo grado.

E ancora, nella aspradialettica tra accusa e difesa, questo nuovo processo ha fattoemergere la presenza di presunti graffi sul braccio sinistrodel sospettato. Due carabinieri chiamati a deporre hannoconfermato l'esistenza di queste lievi escoriazioni di cuipero' non c'e' agli atti alcuna immagine. Per i legali, ilpresunto indizio dei graffi perde consistenza dal momento che iperiti non sono riusciti a identificare con certezza il dna diAlberto sotto le unghie di Chiara, smorzando cosi' l'ipotesidella colluttazione tra i due.

In una memoria, la difesa haanche riportato le dichiarazioni del medico che misuro' lapressione ad Alberto dopo il delitto e nega di avere visto queigraffi. "Se li avessi visti - ha detto il medico - l'avreifatto presente subito".

Al di la' delle novita', restanol'assenza dell'arma, per l'accusa un martello (mai trovato), edi un movente chiaro. Barbaini ha parlato della possibilita'che la vittima avesse visto immagini ose' nel computer delfidanzato (Stasi e' comunque stato assolto in Cassazionedall'accusa di detenzione e divulgazione di materialepedopornografico).

Infine, elemento non nuovo ma semprenevralgico della bicicletta. Accusa e difesa concordano sulfatto che quasi certamente l'assassino arrivo' in bicicletta invia Pascoli. Per Barbaini la bicicletta e' quella nera dadonna, vista da una vicina di casa dei Poggi, e sequestratasolo in questo appello bis.

Una "notte difficile, insonne, diattesa. Chiara c'e' sempre stata vicina, aspettiamo lasentenza". Cosi' Rita Preda, la mamma di Chiara Poggi, raccontal'attesa del verdetto della corte d'Assise d'Appello di Milanoche vede imputato Alberto Stasi.

Rita Preda, assieme a papa' Giuseppe e al figlio Marco,sono presenti nell'aula dove e' in corso l'ultima udienza delprocesso d'appello 'bis'. Come sempre, c'e' anche AlbertoStasi. Ilsostituto procuratore Laura Barbaini e la difesa hannodepositato due memorie. Dopo le repliche della pubblica accusae le controrepliche delle altre parti, i giudici si riterannoin camera di consiglio. (AGI)