No, gli hacker non avevano le password di Renzi e Draghi

Una pagina dell'ordinanza potrebbe cambiare l'interpretazione dell'attacco alle mail di migliaia di politici e istituzioni

No, gli hacker non avevano le password di Renzi e Draghi
  Foto documento hackeraggio su Renzi

L’account dell’ex premier Matteo Renzi non sarebbe stato hackerato. Nemmeno quello di Mario Draghi, di Saccomanni o delle decine di nomi pubblicati in queste ore. Lo si capisce se si legge pagina 14 tra le 47 dell’ordinanza con cui il gip ha disposto l’arresto dei due fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero. E lo hanno confermato ad Agi fonti investigative. Quella pagina, di cui l’agenzia Agi è entrata in possesso solo oggi, dice nella seconda metà che: “Molti degli account presenti nel database, benché privi di password, appartengono a domini di importanti società private o enti istituzionali”. 

Una frase che cambia l’interpretazione delle pagine che seguono, dove vengono riportati i nomi dell’ex premier, dell’ex capo di Bankitalia e le decine pubblicati oggi sui giornali. 

Da pagina 13 a pagina 15 il testo prosegue in realtà con una buona logica. Nella 13 si parla delle due cartelle di nomi incriminate. 

  • TABU, che riguardava alcuni fatti relativi alla Westland Security, la società degli Occhionero che hanno fornito consulenza al governo statunitense in un’operazione commerciale per la costruzione delle infrastrutture del porto di Taranto (TA: Taranto BU: Business). 
  • POBU, che riguardava invece i nomi dei politici italiani hakerati. Contiene 674 account di posta elettonica, di cui 29 avevano anche la password (PO: Political, BU: Business) 

La pagina si conclude con una breve lista di parlamentari di cui effettivamente sono state violate le password. Tra loro il senatore Sergio De Gregorio, il deputato Pdl Stefano Caldoro, Domenico Gramazio di An, l'ex ambasciatore in Messico Roberto Spinelli e il direttore dell'Ufficio Ordine Pubblico della P.S Armando Forgione

Il file originale dell’ordinanza, almeno quello in nostro possesso, mancava della pagina successiva e proseguiva direttamente alla pagina 15. Che comincia con un elenco di società private coinvolte e con: “Per ciascuno dei domini sopra indicati, sono presenti numerosi account di posta elettronica, tra i quali figurano personalità di vertice delle società e delle istituzioni elencate, oltre che del mondo politico”.

E subito dopo: “Sono presenti tra gli altri l’account Apple dell’ex Presidente del Consiglio On. Matteo Renzi e gli account istituzionali degli ex Governatori della Banca d’Italia Mario Draghi (ora presidente della BCE) e Fabrizio Saccomani”. Frase seguita da un secondo elenco. 

Al netto dell’errore nel non aver notato prima l’assenza (evidenziata per primo in rete dal blogger Paolo Attivissimo e raccontata in un video pubblicato su Facebook da Matteo Flora). la lettura tra pagina 13 e 15 poteva proseguire con discreto rigore logico. Nella cartella POBU c’erano di fatto i nomi di Renzi e Draghi, ma solo la pagina 14 rivela che quell’elenco era sì di persone inserite nel database, ma senza che gli hacker fossero riusciti a violarne gli account. 

Nell’elenco sono presenti i tentativi di infezione, con indirizzi di mail emittenti, date, orari e obiettivi. Ma solo quella pagina dimostra che siano stati tentativi non andati a buon fine. 

@arcamasilum