La battaglia di Giorgia in nome della madre morta lavorando 
ESCLUSIVA AGI

La battaglia di Giorgia in nome della madre morta lavorando 

Dopo aver visto la mamma commercialista vivere i suoi ultimi mesi con le flebo  e il pc a fianco, la figlia chiede che venga approvata una legge, in esame al Senato, che consenta a chi faceva il lavoro della donna e ai consulenti del lavoro di posticipare le scadenze dei propri clienti in caso di malattia, infortunio o decesso  

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© AGF - Fisco

AGI - Giorgia Cassata ha 21 anni e cinque giorni fa ha visto morire di cancro la madre commercialista che ha trascorso l’ultima settimana lavorando fino alla fine, “con dieci ore di flebo al giorno”. In suo nome, la ragazza sta combattendo una battaglia perché venga approvata una proposta di legge in esame al Senato che consenta ai commercialisti e ai consulenti del lavoro di posticipare le scadenze dei propri clienti in caso di malattia, infortunio o decesso.

Il tema è stato sollevato dal Centro Studi Fiscal Focus presieduto da Antonio Gigliotti che ha raccolto decine di testimonianze simili a quella di Giorgia.

"Nell'ultima settimana lavorava giorno e notte"

“Mia madre Anna Imbrucè  - racconta Giorgia all’AGI -  aveva 53 anni e svolgeva la sua professione da 30 anni con mio padre e un altro collega con un altruismo e una disponibilità addirittura esagerati. A causa della pandemia il lavoro era diventato ancora più difficile perché il governo ha gravato i commercialisti di adempimenti molto complicati. Quando a febbraio 2021 le è stato diagnosticato un tumore al colon con metastasi al fegato c’è crollato il mondo addosso ma lei, subito dopo essere stata operata, ha voluto portato in ospedale il pc per non mancare alle scadenze fiscali dei clienti e, durante il ricovero di un mese e le sue chemioterapie, invece di riposarsi e curarsi continuava con l’attività perché sapeva che nessuno l’avrebbe tutelata. Soprattutto nella sua ultima settimana mia madre non ha mollato neanche un secondo anche quando aveva la flebo al braccio, con continue videochiamate era in contatto con lo studio e lavorava giorno e notte”.  

Una legge che in Italia non c'è

“In Italia – commenta Gigliotti – non esiste una norma che consenta di posticipare le scadenze fiscali in casi come quello di Anna Imbrucè. Questo significa che chi fa parte della categoria dei commercialisti e dei consulenti del lavoro potrebbe essere costretto a posticipare un’operazione importante a scapito della propria salute pur di rispettare i tempi imposti dall’amministrazione finanziaria. Se non lo facesse, sarebbe ritenuto personalmente responsabile delle penali dei clienti sui ritardi negli adempimenti. Al Senato è in esame una proposta di legge presentata da Andrea De Bertoldi di Fratelli d’Italia che ha però ricevuto parere contrario da parte della Ragioneria di Stato perché ‘quantifica oneri per la finanza pubblica per i quali non è prevista alcuna copertura finanziaria’”.

I casi dei malati di Covid

Tanti i casi di professionisti che hanno dovuto lavorare col coronavirus anche in condizioni estreme. “Ho avuto il Covid da novembre fino a marzo, ma ho sempre lavorato anche con la bombola dell’ossigeno a bordo del letto”; “Tutto lo studio col Covid e abbiamo lavorato lo stesso. Mio fratello si è fatto la malattia in studio dormendo su una brandina per portare avanti quello che non si poteva fare a distanza”. “Appena la febbre scendeva pc sul letto e lavoro senza tregua”.  

"Le liquidazioni con la carta igienica dell'ospedale"

Dice Giorgia, a beneficio della quale i colleghi della madre hanno raccolto 10mila euro anche perché ha dovuto lasciare gli studi per assisterla: “Mamma ha dedicato tutta se stessa per questo lavoro togliendo tempo anche a noi figli, tempo che purtroppo non mi ridarà più nessuno indietro, al suo divertimento e a se stessa. Adesso che non c’è più nasce l’esigenza di una legge che tuteli il professionista in casi gravi come questi, che garantisca, in particolare, lo slittamento di almeno tre mesi, in caso di decesso, di tutte le scadenze e adempimenti fiscali e tributari affinché nessun commercialista viva gli ultimi mesi della sua vita professionale come un incubo”.

Restano le parole di Anna Imbrucé visibili in un post su Facebook: “Ho fatto delle liquidazioni Iva con la carta igienica dell’ospedale mentre le mie lacrime  bagnavano tutto”.