Il caso dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

Il caso dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

Il ministro della Giustizia chiede un rapporto ad ampio raggio sulla situazione anche nelle altre carceri e denuncia: "È stata tradita la Costituzione". Subito sospesi i 52 indagati tra dirigenti e agenti della Polizia Penitenziaria

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© Fabio Sasso / Agf - Una manifestazione davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere

AGI - “Un tradimento della Costituzione”: non usa mezzi termini il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, dopo la diffusione su Internet delle immagini delle violenze compiute da alcuni agenti della Polizia Penitenziaria nei confronti dei detenuti del carcere campano di Santa Maria Capua Vetere. 

Le immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso del carcere e finite nell’inchiesta della procura si riferiscono al pomeriggio del 6 aprile del 2020, un giorno dopo la protesta dei detenuti per timori della diffusione del Covid nel carcere.

Per la Guardasigilli si è trattato di "un’offesa e un oltraggio alla dignità della persona dei detenuti e anche a quella divisa che ogni donna e ogni uomo della Polizia Penitenziaria deve portare con onore, per il difficile, fondamentale e delicato compito che è chiamato a svolgere".

Fatti salvi gli ulteriori accertamenti dell’autorità giudiziaria e tutte le garanzie per gli indagati, Cartabia ha parlato di "un tradimento della Costituzione: l’art.27 esplicitamente richiama il 'senso di umanità, che deve connotare ogni momento di vita in ogni istituto penitenziario". 

Sospesi dal ministero della Giustizia i 52 indagati 

Intanto, si è appreso, tutto il personale coinvolto nelle indagini è stato sospeso dal ministero della Giustizia. Per i 52 indagati tra dirigenti e agenti della Polizia penitenziaria è scattata la sospensione appena trasmessa in via Arenula da parte dell’autorità giudiziaria l'ordinanza di custodia cautelare del gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Inoltre il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, il Dap, ha avviato l’iter per ulteriori provvedimenti anche nei confronti di altri indagati che, al momento, non sono stati destinatari di iniziative cautelari. Il Dap ha disposto anche un’ispezione straordinaria nell’istituto del Casertano, ispezione che si svolgerà appena verrà emesso il nulla osta da parte dell’autorità giudiziaria. 

In mattinata Cartabia ha convocato d’urgenza una riunione straordinaria nel dicastero proprio per parlare del caso, convocando il capo del Dap, Bernardo Petralia, il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, e il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. Aggiornata telefonicamente la sottosegretaria Anna Macina che non era presente in sede. Tutti si sono detti “sconcertati dalle immagini diffuse” esprimendo “la più ferma condanna per la violenza e le umiliazioni inflitte ai detenuti, che non possono trovare né giustificazioni né scusanti”.

Rapporto a ampio raggio anche sulle altre carceri

Ma Cartabia intende andare in fondo sia sulle responsabilità a tutti i livelli del carcere del casertano che negli altri istituti del Paese sollecitando un 'rapporto a più ampio raggio' anche sulle altre carceri.

In particolare, ha "sollecitato un incontro con tutti gli 11 provveditori regionali dell’Amministrazione penitenziaria, che il Dap sta già organizzando, e un analogo incontro con tutte le rappresentanze sindacali del personale dell’Amministrazione penitenziaria, sia del Corpo di Polizia penitenziaria che delle altre figure professionali, già fissato per il 7 luglio dal sottosegretario Sisto. 

Nella riunione, è stata inoltre da tutti ribadita "la necessità di procedere tempestivamente al ripristino dell’intera rete di videosorveglianza attiva negli istituti. È stata infine sottolineata la necessità di rafforzare ulteriormente l’attività di formazione, già in corso, di tutto il personale dell’Amministrazione penitenziaria, anche con l’incremento delle professionalità destinate alla formazione obbligatoria".

Per Cartabia occorre assolutamente “attivarsi per comprenderne e rimuoverne le cause e perché "fatti così non si ripetano. Ho chiesto un rapporto completo su ogni passaggio di informazione e sull’intera catena di responsabilità”. 

“Oltre quegli alti muri di cinta delle carceri c’è un pezzo della nostra Repubblica – ha detto la Guardasigilli - dove la persona è persona, e dove i diritti costituzionali non possono essere calpestati e questo a tutela anche delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria, che sono i primi a essere sconcertati dai fatti accaduti”.