L'odissea della sepoltura del pakistano morto di Covid 

L'odissea della sepoltura del pakistano morto di Covid 

Impossibile inviare la salma in Pakistan e il comune di Magenta, nel Milanese, ha respinto la richiesta della comunità locale 

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© MARTY MELVILLE / AFP 
- Musulmani in preghiera 

AGI  Né In Pakistan né nel Comune dove viveva da 20 anni.  E’ la storia della sepoltura per molti giorni apparsa ‘impossibile’ di Khan Mohammad Aslam, pakistano, 50 anni, morto il 21 maggio scorso col Covid nella sua abitazione di Magenta, in provincia di Milano.

Impossibile inviare la salma in Pakistan 

Non aveva moglie e figli, così a farsi carico del suo destino dopo il decesso è toccato ai connazionali che, come prima opzione, hanno cercato di mandare il suo corpo nel Paese d’origine dove ha una sorella.

“Non siamo riusciti – spiega all’AGI Ayub Akther, rappresentante della comunità locale e presidente dell'associazione Abu Bakar – perché la compagnia di bandiera non è operativa e le altre non trasportano deceduti 'infetti' in bare senza piombo per questioni di sicurezza. Allora abbiamo chiesto agli uffici comunali, che ci hanno detto che sarebbe stato possibile seppellirlo solo nell’area comune, mentre noi chiedevamo di farlo in uno spazio dedicato ai musulmani”.

Qui s’inserisce una contesa in corso da molto tempo tra la comunità locale e la giunta di centrodestra sulla quale dovrà pronunciarsi a breve, con un giudizio di merito, il Tar lombardo che ha fissato un’udienza per il 20 luglio dopo aver già dato ragione all'associazione in due precedenti occasioni.  

Finora tutte i defunti di religione islamica residenti a Magenta sono stati seppelliti nel rispettivo Paese.  

Il funerale a Varese con un centinaio di persone 

Nel frattempo, il corpo di Khan è finito ieri al cimitero di Varese dove c’è un’area destinata a chi crede in Allah nella quale la salma è stato riposta sottoterra accompagnata dalla preghiera di un centinaio di persone che gli volevano bene.

“Khan era una bravissima persona  - afferma Ayub – molto benvoluto anche dagli italiani che sono venuti a dirgli addio a Varese. Lavorava in una ditta a Cuggiono, sempre nel Milanese. Non aveva dato disposizioni su dove avrebbe voluto essere seppellito, non immaginava di morire così giovane.  Il Comune sostiene che non ci sono spazi per la sepoltura? Secondo noi invece ci sono, c'è un'area di 50 mq che è libera. La particolarità nella nostra religione è che i deceduti devono essere messi con la testa verso la Mecca. Ci sono alcuni Comuni vicini a Magenta che hanno un’area dedicata, ma spesso sono riservati solo ai residenti. Stiamo parlando di un diritto non solo ‘umano’ ma anche  costituzionale e sancito dall’articolo 100 del regolamento cimiteriale.  Il comune di Magenta non ci ascolta ma abbiamo molta fiducia nella giustizia italiana”.