I numeri secondo cui la pandemia potrebbe finire già a luglio

I numeri secondo cui la pandemia potrebbe finire già a luglio

La previsione degli Attuari, secondo cui i ricoveri in terapia intensiva tenderanno allo zero già a partire dalla fine di maggio

coronavirus quando finisce la pandemia 

© Massimo Paolone / AGF - Un bus a Bologna durante la fase 2 del coronavirus

Se continuano gli attuali trend e in assenza di ulteriori ondate, il coronavirus tenderà a scemare entro l’estate, al più con una coda che nella peggiore delle ipotesi non dovrebbe superare la metà di luglio. E' quanto rivela un'analisi statistico-attuariale dei demografi dell’Ordine degli Attuari, secondo cui il numero di ricoveri in terapia intensiva tenderà allo zero già a partire dalla fine di maggio.

Quanto all’andamento della mortalità nel Paese, occorrerà attendere i dati Istat relativi a tutto il 2020 per le inevitabili compensazioni: se il decesso di quanti soffrivano già di altre gravi patologie verrà attribuito al Covid-19, risulterà diminuito il numero di morti per tumori, malattie cardiovascolari, ecc... Analogamente quest’anno sarà inferiore, per le restrizioni alla mobilità e a molte attività, il bilancio delle vittime di incidenti stradali e infortuni. Difficile stabilire oggi il saldo finale. 

L'analisi, basata su dati Oms e Istituto Superiore di Sanità, mostra che l'84% dei decessi per il Covid-19 riguarda persone dai 70 anni in su, oltre il 95% dai 60 in su. Maggiore incidenza dei decessi per gli uomini (circa il 65%) rispetto alle donne (circa il 35%). Dal punto di vista del numero di casi, invece, l'incidenza si ripartisce in misura quasi uguale tra maschi e femmine. Colpisce inoltre più facilmente coloro che sono affetti da altre patologie, soprattutto se anziani. L'incidenza del fenomeno è piuttosto limitata nel Centro-Sud. Positiva e costante la diminuzione del numero delle persone in terapia intensiva: circa 4.100 un mese fa, circa 1.300 oggi.

"Se il calo procederà con questo ritmo, che appare abbastanza consolidato, questo dato molto rilevante - spiegano - dovrebbe scemare in un tempo relativamente breve, ragionevolmente entro la fine di maggio". Rimane la tendenza generale ad una diminuzione di alcuni indicatori italiani rispetto agli altri Paesi, soprattutto in Europa. Fino a qualche giorno fa c'erano in Italia il 15% dei casi e il 25% dei decessi registrati nel mondo; 10 giorni fa erano l'8,5% e il 17,5%; oggi si è al 6,1% e 12,0%. "E’ presumibile un’ulteriore discesa nei prossimi giorni - si legge nello studio - perché in una larghissima parte degli altri Paesi l’epidemia tendenzialmente continua a crescere, essendo nella fase ascendente della curva; in Italia, invece, è cominciata una graduale discesa. Si osserva, inoltre, una certa velocità nella crescita del fenomeno e, una volta messi in atto gli strumenti di controllo, un ritmo di decrescita più lento di quello della crescita".

Gli attuari ritengono che l'Italia, a parte Cina e Corea del Sud, sia il primo Paese ad aver effettivamente iniziato la discesa. Tutti gli altri, scontando ritardi di "intervento" tra i 7 e i 30/40 giorni, vivono un processo ancora ascendente, o in pochi casi, si trovano sul 'picco'”. 

Gli attuari sono i professionisti che valutano il rischio di un incidente o di una catastrofe nel tempo, determinano le tariffe assicurative vita, auto e danni, valutano se un ente previdenziale potrà ancora pagare le pensioni tra 50 anni, in generale valutano l’incertezza, quando quantificabile. A seguito di proprie analisi e studi portati avanti fino a oggi, l’Ordine degli Attuari ha identificato alcune tendenze che a questo punto ritiene sufficientemente consolidate. Con una premessa: occorre essere consapevoli che la certezza assoluta e l’omogeneità sui dati non sono scontate a priori, in particolare sul numero dei casi e sul numero dei decessi; questa è una raccomandazione generale per tutti coloro che intendano effettuare valutazioni quantitative sul tema.    

“Pur consapevoli che non basta l'analisi dei numeri a risolvere tutti i problemi legati all'emergenza sanitaria - afferma Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari - intendiamo fornire una lettura attenta del fenomeno, seppur solo dal punto di vista dei numeri, affinché possa essere utile a chi deve prendere decisioni sia in ottica contingente che di prevenzione. Per questo siamo pronti a mettere le nostre competenze al servizio del Paese”.