Per Rezza non si dovrebbe tornare a scuola e negli stadi prima di settembre

Per Rezza non si dovrebbe tornare a scuola e negli stadi prima di settembre

A proposito di fase 2 di questa emergenza, lo scienziato ha sottolineato che "il Paese non può reggere un lockdown che vada oltre i due mesi", e quindi alcune misure di contenimento e di precauzione in settori come i trasporti andranno adottate e con esse dovremo convivere

Coronavirus Rezza scuola stadi

© AGF - Il direttore delle malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, Giovanni Rezza

Serve cautela, "il virus circola", quindi "è chiaro che non posso che essere d'accordo con il professor Locatelli sulla riapertura delle scuole a settembre". Lo ha detto il professor Gianni Rezza, dell'Istituto superiore di sanità e componente del Comitato tecnico-scientifico che sta affiancando il governo e la Protezione civile nella definizione della strategia per contrastare l'epidemia da coronavirus in Italia.

A proposito di fase 2 di questa emergenza, Rezza ha sottolineato che "il Paese non può reggere un lockdown che vada oltre i due mesi", e quindi alcune misure di contenimento e di precauzione in alcuni settori, come i trasporti e altre attività che significa la presenza di numerose persone tutte insieme, andranno adottate e con esse dovremo convivere.

"Siamo a maggio e... insomma non sarei favorevole alla ripresa del campionato" di calcio, "sta comunque alla politica decidere" ha aggiunto Rezza che tuttavia ha sottolineato come il suo sia un "parere personale ma che penso possa essere condiviso: gli sport di contatto possono avere un certo rischio di trasmissione".

Gli effetti delle misure di contenimento dell'epidemia si vedono anche sul numero di decessi, ma questo "sarà l'ultimo indicatore a diminuire perché il tempo che intercorre tra contagio e decesso è più lungo rispetto a quello tra contagio e accertamento, notifica, dell'avvenuto contagio" ha spiegato Rezza che ha chiarito che proprio questa differenza "spiega perché abbiamo un trend più lento nella diminuzione del numero di morti, anche se siamo scesi molto rispetto ai mille di qualche giorno fa. Sono sempre tantissimi i 500 che in media registriamo ora, ma non sono i mille e più di allora".

Il tempo che intercorre dal contagio alla notifica è ad oggi intorno ai 20 giorni, mentre quello che va dall'avvenuto contagio alla morte "potrebbe anche essere di un numero di giorni maggiore. Ora con l'aumento dei tamponi effettuati il tempo potrebbe contrarsi".

Rezza ha anche chiarito il perché di numeri importanti nonostante il lockdown. "Continua comunque la trasmissione del virus, attraverso magari i familiari o i condomini, e questa residua fase fa sì che la coda dei contagi si allunghi". Poi c'è da considerare il tempo che trascorre tra il momento del contagio e il momento della notifica, cioè ad esempio oggi, "possono trascorrere più giorni" tra i due momenti. E "anche in termini di mortalità, quello che vediamo oggi è attribuibile a giorni fa". Ad ogni modo, quelli che stanno emergendo in questi giorni "sono segnali positivi", anche se "devono essere consolidati".

Le conseguenze del virus

Il Covid-19 è un virus nuovo e gli effetti che ha non sono del tutto noti, "però al momento possiamo dire che non si assiste a residuati, a deficit di organo che possono persistere una volta che la persona è guarita" ha detto Rezza, secondo il quale i casi di recidiva di cui si parla nel mondo sono in persone "che sembrano apparentemente guarite", casi che "vanno comunque approfonditi e non è detto che la persona recidiva sia dopo contagiosa, si sta facendo uno sforzo scientifico per capire".

Come pure ci sono studi che parlano di compromissione di altri organi "ma non ci sono dati consolidati", si sa che ci sono sintomi che prima non erano tenuti in considerazione "ma non sembrano persistere nel tempo". Infine Rezza ha sottolineato "mai avuto dubbi che non si trattasse di un'influenza, la letalità di questo virus confrontata con quella dell'influenza stagionale è maggiore".