La carica dei 26 mila del gruppo Facebook. "I nostri cari uccisi, chiediamo giustizia"

La carica dei 26 mila del gruppo Facebook. "I nostri cari uccisi, chiediamo giustizia"

Si chiama 'Noi denunceremo' e raccoglie le storie dei familiari di chi si è ammalato di coronavirus

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Un paziente affetto da coronavirus durante una conversazione tramite il tablet 

C’è una gigantesca piazza virtuale su Facebook che contra 26mila abitanti, ma il numero è in costante ascesa. raccolti attorno alla promessa ‘Noi denunceremo’. Questo è il nome del gruppo in cui vengono raccontate, spesso dai parenti, storie di morte, dolore e presunti casi di malasanità o indifferenza delle istituzioni o delle autorità sanitarie ai danni di chi  si è ammalato di coronavirus. “Nasciamo – scrivono gli amministratori – per un bisogno di giustizia e di verità per dare pace ai nostri morti che non hanno nemmeno potuto avere una degna sepoltura. Quando tutto sarà finito chi ha sbagliato e girato la testa dall’altra parte dovrà pagare. Denunceremo e chiederemo giustizia”.

Tanti  casi di chi lamenta lo stato di abbandono in casa di persone, sofferenti, che avrebbero necessitato un ricovero mai avvenuto . O anche verso chi è ancora nel proprio domicilio in attesa di cure, pur presentando tutti i sintomi. Uno degli amministratori è Luca Fusco, un giovane che scrive di avere perso il nonno Antonio una ventina di giorni fa. “Gli ho fatto una promessa – dice adesso – che non mi sarei fermato finché non avrei avuto risposte e giustizia sulla sua morte. Lui per me ha fatto tutto, non posso deluderlo”. 

“Mi avevano detto che avevano fatto il tampone  a mio padre- scrive May Sugar – ma è solo dopo sei giorni dalla sua morte che abbiamo appreso che non glielo avevano fatto”. Chirine riporta invece la vicenda della mamma di 51 anni che sarebbe arrivata in ospedale troppo tardi e avrebbe  trascorso un giorno di attesa senza cure al pronto soccorso. Doris espone la storia del padre cardiopatico, non ricoverato e poi morto d’infarto e col virus.  

C’è anche chi denuncia un utilizzo della morfina sulle persone anziane, senza avere provato prima a salvarle con le possibilità che la medicina concede, come Ilaria a proposito del nonno 70enne. È un magma di disperazione e rabbia che si alimenta di giorno in giorno con decine di nuove testimonianze, alcune di chi soltanto vuole lasciare due righe di commiato per il suo caro oppure una preghiera o un messaggio di solidarietà.