Perché sarà più facile licenziare un dipendente pubblico 'molestatore sessuale' 

Le norme previste nel contratto degli statali in discussione rafforzano le procedure che portano alla fine del rapporto di lavoro per il lavoratore molesto. Articoli di Corriere della Sera e Messaggero

Perché sarà più facile licenziare un dipendente pubblico 'molestatore sessuale' 

Nella bozza del contratto per i lavoratori statali sono state inserite delle norme che portano velocemente al licenziamento di un dipendente della pubblica amministrazione che si rende colpevole di molestie sessuali. In realtà le norme mirano rendere più esplicite e così rafforzare le sanzioni da infliggere in casi di aggressione di carattere sessuale nei confronti di un collega già esistenti.


In prima battuta si incappa in una sospensione (fino a un massimo di 6 mesi), scrive il Corriere della Sera. “Se il comportamento si ripete, nell'arco del biennio, scatta il licenziamento. La 'pena' massima è prevista se c'è "recidiva" di "atti o comportamenti o molestie a carattere sessuale" o "quando l'atto, il comportamento o la molestia rivestano carattere di particolare gravità".

Puniti anche i regali costosi

Si applica il licenziamento per lo statale che accetta o chiede, per sé o per altri, regali o altre utilità non di "modico" valore, al di sopra dei 150 euro, come contropartita per essersi adoperati, nell'ambito del proprio ufficio, a vantaggio diretto di chi fa il dono. Leggi qui il servizio completo sul Corriere


Scrive Il Messaggero: “Non solo si può, ma ‘si applica’ direttamente il licenziamento per lo statale che accetta o chiede, per sé o per altri, doni non di ‘modico’ valore come contropartita. Il regalo può prendere anche la forma di uno sconto e il travet può essere sia il destinatario che il mittente. La sostanza non cambia. E l'obiettivo è chiaro: mettere fine a favoritismi nei confronti di 'amici’. E con pari forza sono colpite le situazioni di conflitti di interesse. Il pacchetto di misure verrà discusso martedì, nel tavolo di confronto tra sindacati e Aran, l'Agenzia che è la faccia del governo nei negoziati sul contratto. Un contratto che sta prendendo forma, visto che le ultime indiscrezioni si sommano a quelle su 'furbetti del weekend', assenze, permessi per malattia e precariato (con il tetto di quattro anni al contratto a tempo determinato"). Leggi qui il servizio completo

 

Dati allarmanti

La misura assume un’importanza cruciale alla luce dei dati sulle molestie sul lavoro, scrive ancora il Corriere: "L’ultima indagine Istat, che risale al 2008-2009, rivela che circa la metà delle donne tra i 14 e i 65 anni (10,5 milioni, il 51,8%) hanno subito nell’arco della loro vita ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato come pedinamento, esibizionismo, telefonate oscene, molestie verbali e fisiche. Il luogo di lavoro è - dopo il mezzo di trasporto pubblico e dopo la strada/il mercato il posto dove più frequentemente le donne subiscono molestie: avances pesanti, apprezzamenti, contatti non desiderati, inviti, trovano negli uffici spesso un habitat naturale. Sempre secondo i dati Istati, sono un milione 224 mila le donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro, pari all’8,5 per cento delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione".



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