Lo stallo sulla Sea Eye

Il Viminale autorizza lo sbarco per due bimbi e le loro madri ma le donne si rifiutano di scendere senza il resto della famiglia. Berlino è disposta a fare la sua parte ma chiede a Bruxelles di stabilire una ripartizione dei migranti a bordo dell'imbarcazione al largo di Lampedusa

migranti sea eye

È stallo sul caso della nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye, ferma al largo di Lampedusa con a bordo 64 migranti. Il Viminale aveva autorizzato lo sbarco per due bimbi, di 11 mesi e 6 anni, con le loro madri, ma le donne si sono rifiutate di scendere per non dividere la famiglia. A bordo insieme ai volontari ci sono 50 uomini, 12 donne e due bambini, per lo più nigeriani o di altri Paesi dell'Africa sub-sahariana.

"Non ci resta che augurare buon viaggio verso Berlino", ha commentato con un tweet il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, nel dare notizia del rifiuto. Con un altro tweet, l'Ong ha confermato la volontà di non separare le famiglie se non possono scendere anche i padri: "L'accordo con il governo tedesco era che le famiglie sarebbero state evacuate. Non faremo alcuna separazione familiare attiva!". "Questa è una tortura emotiva e mette in pericolo il benessere del bambino", hanno aggiunto.

Berlino chiede a Bruxelles una ripartizione

Il permesso per lo sbarco di donne e bambini con una motovedetta della Guardia costiera era stato offerto in attesa della soluzione politica 'europea' auspicata dalla Germania, che si è offerta di fare la sua parte ma ha chiesto alla Commissione Ue di farsi carico della ripartizione fra gli Stati membri. Alla Alan Kurdi, in applicazione della nuova direttiva Salvini, è stato vietato l'ingresso nelle acque territoriali italiane per motivi di sicurezza.

Intanto si è appreso che la Procura di Agrigento sta valutando l'apertura di un nuovo fascicolo dopo l'indagine per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina avviata per la nave Mare Jonio della Ong Mediterranea, che il 18 marzo aveva soccorso 49 migranti in acque internazionali.

La Germania insiste nel chiedere all'Ue un meccanismo automatico di ripartizione dei migranti, ma al momento una soluzione per la Alan Kurdi non sembra imminente. "Abbiamo pregato la Commissione Ue di assumere il coordinamento del caso Alan Kurdi e di considerare la necessità che la nave entri al più presto in un porto sicuro", ha riferito un portavoce del ministro dell'Interno tedesco, Horst Seehofer, spiegando che e' necessaria "una cabina di regia di coordinamento fra gli Stati membri", ha aggiunto.

Intanto il fondatore di Sea Eye, Michael Buschheuer, ha affermato che "è giusto che ci sia una leale divisione degli oneri, in modo particolare per l'Italia", ma ha definito "umiliante" il comportamento del governo.



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