Mafia: nuove prove contro il generale Mori, "favori' i boss"

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(AGI) - Palermo, 26 set. - "Comportamenti opachi tra gliapparati investigativi del Ros e il generale Mario Mori,intrecciati con gli eventi eversivi che caratterizzarono ilperiodo delle stragi". Lo ha detto il procuratore generale diPalermo Roberto Scarpinato nel motivare la richiesta dirinnovazione dibattimentale nel processo d'appello a carico delgenerale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati difavoreggiamento a Cosa nostra in relazione alla mancata catturadi Bernando Provenzano. "Gia' all'indomani degli attentati del'93 autorevolissime fonti investigative - ha sottolineato -avevano evidenziato che tali fatti erano finalizzati percostringere lo Stato a trattare con Cosa nostra". Un quadrodrammatico per la vita della Repubblica rispetto al quale, e'la tesi della procura generale, Mori non fece nulla nell'ambitodi una "convergenza di interessi occulti". In questi documentiche l'accusa vuole inserire nel processo, infatti, "si faspesso riferimento - spiega Scarpinato - alla convergenza diinteressi criminali nella creazione di una strategia dellatensione e a inquietanti strategie criminali tra Cosa nostra,massoneria, servizi segreti deviati ed esponenti di frangeeversive". Per Scarpinato e' emblematico che il generale Mori"pur essendo venuto a conoscenza da fonti qualificate di taluniaspetti di tale complessa strategia della tensione, non solonon ha svolto alcuna attivita' investigativa ma neppure, tenutoconto della sua passata esperienza di uomo dei servizi, si e'attivato per allertare comunque le istituzioni come fecero laDia e lo Sco". Il procuratore generale, durante il suointervento, ha chiesto oltre alla presentazione di numerosidocumenti, la citazione di numerosi testi, tra cui diversicollaboratori di giustizia come Gaspare Spatuzza, SergioFlamia, Antonino Giuffre', Stefano Lo verso e Maurizio Avola.Il dibattimento e' stato rinviato dal presidente Salvatore DiVitale al 27 ottobre. Nelle venticinque pagine della 'memoria'dell'accusa sono indicati elementi che getterebbero una luceobliqua su Mori. "Con nota del 16 settembre del 2014 - si legge- la Procura ha trasmesso documenti e verbali di personeinformate sui fatti, dai quali emergono vicende del passatodell'imputato, ignorate dal tribunale, che non solo evidenzianoprofili sconosciuti della sua personalita', ma offrono unadiversa chiave di lettura della condotta complessiva nellevicende in cui e' stato ininterrottamente implicato dal 1992 al1996". Consentendo, dunque, di rileggere diversi episodicruciali come la mancata perquisizione del covo di Riina, lafuga di Benedetto Santapaola nel marzo del 1993, la mancatavalorizzazione in sede investigativa delle rivelazioni ricevutedall'infiltrato Paolo Bellini, dei suoi colloqui con AntoninoGioe', la mancata cattura di Bernando Provenzano nel 1995 e ilmancato sviluppo delle notizie provenienti dall'informatoreIlardo. Una condotta complessiva contrassegnata da "unaconcatenazione seriale di omissioni e di violazioni dei doveriimposti alla polizia giudiziaria". In particolare, con "lenuove fonti di prova documentali e orali", si fa luce sunumerose circostanze, dagli inizi della sua carriera neiservizi segreti: Mori e' stato di forza nel Sid dal '72 al '75,anni nei quali il Sid era diretto dal generale Vito Miceliiscritto alla loggia P2; mediante una testimonianza si vuoleprovare "che stilava esposti anonimi, eseguiva intercettazioniabusive sui suoi superiori, e che propose ad altri di aderirealla loggia P2". La mancata perquisizione del covo diProvenzano e la richiesta di un nuovo esame del testecolonnello Riccio che evidenzierebbe una serie di comportamenti"tendenti a depotenziare e a minimizzare l'attivita'investigativa condotta da Riccio", con "un intenzionale ritardonello sviluppo investigativo dei dati forniti che avrebbe nonsolo permesso di catturare Provenzano ma di smantellare la retedi fiancheggiatori". E il fallito attentato a Falconeall'Addaura "getta ombra" su Mori "nel contesto delle falseinformazioni circolate dopo quell'episodio". Nell'ambito delprocesso di merito "adombro' ufficialmente delle perplessita'sull'accaduto dichiarando che un consistente numero di chili diesplosivo messo li' senza alcuna possibilita' di deflagrare erauna minaccia relativa e che aveva pensato a un tentativointimidatorio piu' che un attentato". (AGI).