Made in: al Consiglio Competitività l'Italia chiede etichetta di origine obbligatoria per 5 settori

Il Vice Ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda hapartecipato oggi a Bruxelles al Consiglio dei ministri UEdedicato alle materie che riguardano la competitivita' delsistema produttivo dell'Europa; nella prima mattinata e' stataesaminato il pacchetto regolamentare con le proposte sullasicurezza dei prodotti, gia' approvato dal Parlamento europeo:in particolare si e' svolto il dibattito consiliare sul temadell'etichettatura obbligatoria di origine delle merci peralcuni settori (art.7 della proposta, il cosiddetto "MADE IN"),oggetto anche di uno studio d'impatto della Commissione UE. IlVice Ministro nel suo discorso ha affermato che: "Sono piu' didieci anni che

Il Vice Ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda hapartecipato oggi a Bruxelles al Consiglio dei ministri UEdedicato alle materie che riguardano la competitivita' delsistema produttivo dell'Europa; nella prima mattinata e' stataesaminato il pacchetto regolamentare con le proposte sullasicurezza dei prodotti, gia' approvato dal Parlamento europeo:in particolare si e' svolto il dibattito consiliare sul temadell'etichettatura obbligatoria di origine delle merci peralcuni settori (art.7 della proposta, il cosiddetto "MADE IN"),oggetto anche di uno studio d'impatto della Commissione UE. IlVice Ministro nel suo discorso ha affermato che: "Sono piu' didieci anni che le imprese e i consumatori europei aspettano diottenere una trasparenza che e' gia' da molto tempo norma neinostri principali mercati concorrenti. I cittadini voglionoconoscere il luogo di produzione dei beni che comprano poiche'come consumatori hanno il diritto di essere adeguatamenteinformati; anche le imprese ritengono che il MADE IN siaimportante per la propria competitivita'." L'introduzionedell'etichettatura obbligatoria di origine delle merci peralcuni settori produttivi rafforzerebbe il valore dei prodottidelle nostre PMI, in almeno 5 casi - ceramiche (non solo datavola, ma anche da costruzione e i sanitari), calzature,tessile abbigliamento, gioielleria e mobili. Il MADE INconsentirebbe di comunicare il valore che il paese diprovenienza incorpora, agli occhi del consumatore, per cio' checoncerne non solo la qualita' del prodotto, ma anche glistandard sociali e ambientali che in quel Paese sono in vigore."Il luogo di produzione di un bene e' e sara' sempre piu'importante per determinarne il valore - ha continuato Calenda -Per questa ragione, per la prima volta da decenni, stiamoassistendo a un fenomeno di reshoring delle produzioni versoOccidente". "Dobbiamo finalmente chiudere questo dossier - haaggiunto Calenda - l'Italia e' pronta ad un compromesso, siamodisponibili ad inserire una clausola che preveda la revisionedel Regolamento dopo tre anni dall'entrata in vigore". "Senzaun MADE IN che abbia queste caratteristiche " cioe' che includai 5 settori, ha concluso il Vice ministro "noi non potremo maiapprovare il pacchetto con le proposte sulla sicurezza deiprodotti".