Loris, l'auto della madre mai stata davanti scuola

(AGI) - Ragusa - Le telecamere poste sulla linea dellascuola "Falcone e Borsellino" di Santa Croce Camerina (Ragusa)sabato mattina non hanno  [...]

(AGI) - Ragusa, 6 dic. - Le telecamere poste sulla linea dellascuola "Falcone e Borsellino" di Santa Croce Camerina (Ragusa)sabato mattina non hanno ripreso la "Polo" nera di VeronicaPanarello, madre del piccolo Andrea Loris Stival, ucciso egettato in un canalone. Gli inquirenti hanno ultimato in tardamattinata l'esame delle immagini provenienti dagli apparecchiposizionati attorno all'edificio scolastico, alcuni dei qualisono risultati non attivi. L'auto della mamma di Loris noncompare nelle inquadrature di quelli funzionanti. La donna, chesostiene di aver lasciato Loris a scuola sabato mattina e diessere poi andata a un corso di cucina al castello diDonnafugata, in una delle occasioni in cui e' stata ascoltatadagli inquirenti avrebbe detto di non essersi fermata con lamacchina davanti alla scuola ma di aver fatto scendere ilfiglio in una traversa laterale. Mentre e' stato effettuato dagli investigatori un nuovosopralluogo sul posto del ritrovamento, da approfondimentidegli esami autoptici, secondo quanto riferiscono fonti vicinealla famiglia, emerge la possibilita' che il piccolo fosseancora vivo quando e' stato gettato nel canale. Confermato chela morte e' stata provocata da asfissia da strangolamento.Anche se vivo, quando e' stato buttato nel canale il bambinoera agonizzante. La maestra Teresa Iacona ha intanto ricostruito la vicendadelle fascette in plastica: "Il papa' di Loris, su richiestadella mamma, ci ha dato una confezione aperta di fascette diplastica bianche, sostenendo che sarebbero dovute servire albambino nei lavori in classe", ha detto l'insegnante, confermando la ricostruzione fornita dalla dirigente dellascuola "Falcone e Borsellino", Giovanna Campo, sulle fascette,simili a quelle usate per uccidere il bambino. "Noi -haaggiunto la maestra- siamo rimaste sorprese perche' non avevamomai chiesto di portarle, perche' non era previsto il loroutilizzo a scuola. La mia collega ha chiamato la polizia esuccessivamente le abbiamo consegnate in questura. Nessuno maia scuola ha chiesto fascette". La maestra ricorda ancora:"Mentre parlavamo con la madre ci ha detto che c'erano questefascette che a suo dire noi avevamo chiesto di comprare perfare esperimenti, era una confezione aperta. E' stata la madrea sollecitare il padre dicendogli: valle a prendere. Lui le haportate e noi ci siamo molto sorprese, meravigliate, nonavevamo mai chiesto una cosa del genere, per questo abbiamodeciso di informare gli investigatori. E' importante farechiarezza -ha concluso Teresa Iacona- perche' a scuolamateriale pericoloso non e' mai entrato". (AGI)