Il messaggio con cui è stato negato il lavoro ad una ragazza di Roma, perché lesbica

Così a Valentina, una ragazza che aveva contattato uno stand di tiro al bersaglio presente alla manifestazione Lungotevere in Festa 2018, è stato detto che non era gradita. Ora si chiede alla Raggi di togliere la licenza ad uno stand di Lungotevere in Festa 

Il messaggio con cui è stato negato il lavoro ad una ragazza di Roma, perché lesbica

Risponde a un annuncio di lavoro che le viene però negato perché lesbica. E' successo a Roma a Valentina, una ragazza che aveva contattato uno stand di tiro al bersaglio presente alla manifestazione Lungotevere in Festa 2018. Dopo una breve conversazione via chat si vede negare il colloquio lavorativo. "A noi servono donne, non maschi mancati. Ti presenti come donna, ma hai l'aspetto da maschio", è il commento che le viene mandato tramite WhatsApp.

La ragazza ha provato a replicare: "Pensavo servissero persone educate e gentili, ben disposte verso il cliente, non sapevo che si dovesse fare una sfilata di moda". La replica, scrive il Messaggero, è stata ancora peggio: "Non sono io che comunico male - le hanno scritto - Sei te che vuoi prendere da entrambe le parti e non hai capito cosa vuoi essere. Prima capisci qualcosa a proposito della tua identità, poi ti potrai proporre per lavori in cui si cercano RAGAZZE".

La ragazza si è rivolta al numero verde Gay Help Line e al sito di Spyit. "Riteniamo molto grave quanto è avvenuto - dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center e responsabile del numero verde Gay Help Line - non si possono discriminare le assunzioni di dipendenti in base all'orientamento sessuale, come da articolo 3 a del Decreto Legislativo n. 216 del 9 luglio 2003 (TgCom24).

Pertanto richiediamo alla sindaca Raggi di revocare la licenza dello stand presente nella manifestazione Lungotevere in Festa 2018. Inoltre, facciamo appello a tutte le istituzioni, per attivare politiche contro le discriminazioni sul lavoro, perche' come dimostra questo caso spesso le persone lesbiche, gay e trans, non riescono neanche ad accedere al mondo del lavoro", conclude Marrazzo.



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