Il monito del Papa: trattiamo bene i nonni, non farlo e' peccato mortale"

(AGI) - CdV - "Con quanta facilita' si mette a dormirela coscienza quando non c'e' amore!", ha esclamato il Papa,osservando che    [...]

Il monito del Papa: trattiamo bene i nonni, non farlo e' peccato mortale"
(AGI) - CdV, 4 mar. - "Con quanta facilita' si mette a dormirela coscienza quando non c'e' amore!", ha esclamato il Papa,osservando che "in Occidente, gli studiosi presentano il secoloattuale come il secolo dell'invecchiamento: i figlidiminuiscono, i vecchi aumentano. Questo sbilanciamento ciinterpella, anzi, e' una grande sfida per la societa'contemporanea". "Eppure - ha lamentato - una cultura delprofitto insiste nel far apparire i vecchi come un peso, unazavorra" perche' "non solo non producono, ma sono un onere:insomma, vanno scartati". "Non si osa dirlo apertamente, ma losi fa!", ha denunciato Francesco , per il quale "c'e' qualcosadi vile in questa assuefazione alla cultura dello scarto:vogliamo rimuovere la nostra accresciuta paura della debolezzae della vulnerabilita'; ma cosi' facendo aumentiamo neglianziani l'angoscia di essere mal sopportati e abbandonati". Invece, ha ricordato, "gli anziani sono uomini e donne,padri e madri che sono stati prima di noi sulla nostra stessastrada, nella nostra stessa casa, nella nostra quotidianabattaglia per una vita degna". "Uomini e donne - ha continuato Francesco - dai qualiabbiamo ricevuto molto. L'anziano non e' un alieno. L'anzianosiamo noi: fra poco, fra molto, inevitabilmente comunque, anchese non ci pensiamo". In merito, Bergoglio ha citato Benedetto XVI che, visitandouna casa per anziani, uso' parole chiare e profetiche: "Laqualita' di una societa', vorrei dire di una civilta', sigiudica anche da come gli anziani sono trattati e dal postoloro riservato nel vivere comune". Secondo Francesco, "grazie ai progressi della medicina lavita si e' allungata: ma la societa' non si e' allargata allavita e il numero degli anziani si e' moltiplicato, ma le nostresocieta' non si sono organizzate abbastanza per fare posto aloro, con giusto rispetto e concreta considerazione per la lorofragilita' e la loro dignita'. "Finche' siamo giovani - ha poiconcluso - siamo indotti a ignorare la vecchiaia, come sefosse una malattia da tenere lontana; quando poi diventiamoanziani, specialmente se siamo poveri, malati e soli,sperimentiamo le lacune di una societa' programmatasull'efficienza, che conseguentemente ignora gli anziani".(AGI)