Franzoni torna a fare la mamma, prima notte a casa

(AGI) - Roma - Anna Maria Franzoni ha trascorso la suaprima notte a casa con marito e figli dopo 6 anni di    [...]

(AGI) - Roma, 27 giu. - Anna Maria Franzoni ha trascorso la suaprima notte a casa con marito e figli dopo 6 anni di detenzionein carcere. La donna ha lasciato ieri l'istituto penitenziario escontera' la sua pena a casa, ma senza poter tornare a Cogne.E' l'effetto dell'ordinanza con la quale il tribunale disorveglianza di Bologna ha accolto la richiesta di arrestidomiciliari avanzata dai legali della donna condannata a 16anni per l'omicidio del figlioletto Samuele, avvenuto a Cognenel gennaio 2002. Determinante ai fini della decisione l'integrazione allaperizia psichiatrica che esclude il rischio di recidiva,risultato pari - dopo numerosi test - a quello che puo' essereriscontrato in un qualunque altro cittadino. Il provvedimentodei giudici e' immediatamente esecutivo: la "mamma di Cogne" halasciato la casa circondariale della Dozza, dove era detenutadal 2008, poco dopo le 16, a bordo di un'auto della parrocchiadi don Nicolini dove ha sede la cooperativa sociale in cui erastata ammessa al lavoro esterno. Era seduta sul lato passeggerodella vettura (che procedeva a velocita' sostenuta), chinataper non essere ripresa dalle telecamere o fotografata: dopo unanormale mattinata di lavoro come sarta, era tornata alla casacircondariale intorno alle 14,30 e una volta esaurite lepratiche burocratiche del caso e' partita per Santa Cristina diRipoli, sull'Appennino bolognese, dove potra' stare con ilmarito ed i due figli. "E' felice, ci sperava molto come tuttinoi", ha ammesso l'avvocato Paola Savio, suo difensore difiducia. Nell'ammissione alla detenzione domiciliare, sottolineanofonti qualificate, non e' necessaria la confessione del reatocommesso. Per i magistrati di sorveglianza , la "capacita'genitoriale" della donna e' intatta. Nel corso della sua storiacarceraria ha manifestato "una costante preoccupazione per ifigli che erano abituati alla sua costante presenza": laFranzoni "si e' posta il problema di conciliare il ruolo dimadre con i vincoli detentivi e cosi' ha cercato in ogni mododi garantire ai figli la propria presenza e di seguire davicino i loro cambiamenti evolutivi". Anche "il lavoro in carcere e' stato motivo di stimolo perporsi in relazione con le altre detenute" e "lo statoansioso-depressivo della donna e' stato soltanto in partecontenuto con l'assunzione di farmaci ed il sostegnopsicologico, in quanto il pensiero e' costantemente rivoltoalla famiglia". Famiglia rivelatasi nella sua coesione e nellasua compattezza una "struttura di protezione, aiuto esupporto". Tematiche ricorrenti affrontate sono state quelledella "ferma volonta' della detenuta di esternare la propriainnocenza rispetto al reato e, soprattutto - scrivono i giudici- l'immenso dolore per la lontananza dei due figli e delmarito, fulcro della propria esistenza". Nella perizia, redattadal professore Augusto Balloni, si parlava di una residualepericolosita' sociale (non specifica ma generica) che puo'comunque essere contenuta grazie all'apporto della famiglia econ una terapia psichiatrica di sostegno. L'ordinanza prevede espressamente l'obbligo di "nonallontanarsi dal territorio della provincia di Bologna e,quindi, di recarsi in altre zone del territorio nazionale" (con"particolare riferimento" a Cogne) ma oltre che per eventualicure mediche la condannata potra' lasciare il proprio domicilioogni giorno per 4 ore, "da concordare con l'autorita' divigilanza, nell'ambito della provincia al fine di soddisfareesigenze di vita legate esclusivamente alla gestione del nucleofamiliare". Per Anna Maria Franzoni, inoltre, i giudici hannostabilito l'obbligo di recarsi "una volta a settimana a Bolognaper esigenze legate all'attivita' lavorativa". (AGI).