Eternit: Cassazione, accusa sbagliata no risarcimenti

(AGI) - Roma, 23 feb. - Le imputazioni erano sbagliate, ilreato era peraltro prescritto e, di conseguenza, nessunrisarcimento era ed e' dovuto per le vittime. Se gia' anovembre la sentenza della prima sezione penale dellaCassazione sul processo Eternit aveva destato scalpore, ancorpiu' oggi la vicenda assume quasi il carattere di qualcosa digrottesco, stando alle motivazioni depositate: il reato didisastro contestato all'imprenditore svizzero StephanSchmidheiny nell'ambito del processo Eternit risulta prescritto"antecedentemente alla pronuncia della sentenza di primogrado". Sono passati "ben oltre i 15 anni previsti per lamaturazione della prescrizione", sottolinea la

(AGI) - Roma, 23 feb. - Le imputazioni erano sbagliate, ilreato era peraltro prescritto e, di conseguenza, nessunrisarcimento era ed e' dovuto per le vittime. Se gia' anovembre la sentenza della prima sezione penale dellaCassazione sul processo Eternit aveva destato scalpore, ancorpiu' oggi la vicenda assume quasi il carattere di qualcosa digrottesco, stando alle motivazioni depositate: il reato didisastro contestato all'imprenditore svizzero StephanSchmidheiny nell'ambito del processo Eternit risulta prescritto"antecedentemente alla pronuncia della sentenza di primogrado". Sono passati "ben oltre i 15 anni previsti per lamaturazione della prescrizione", sottolinea la Cassazione. Laconsumazione del reato di disastro, spiegano infatti i giudicidella Suprema corte, "non puo' considerarsi protratta oltre ilmomento in cui ebbero fine le immissioni delle polveri e deiresidui della lavorazione dell'amianto prodotti daglistabilimenti della cui gestione e' attribuita laresponsabilita' all'imputato: non oltre, percio', il mese digiugno dell'anno 1986, in cui venne dichiarato il fallimentodelle societa' del gruppo, venne meno ogni potere gestorioriferibile all'imputato e al gruppo svizzero e gli stabilimenticessarono l'attivita' produttiva che aveva determinato ecompletato per accumulo e progressivo incessante incremento ladisastrosa contaminazione dell'ambiente lavorativo e delterritorio circostante". E conseguenza diretta dellaprescrizione del reato di disastro e' il venir meno - "cadono",scrive la Cassazione - di "tutte le questioni sostanzialiconcernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni". I giudici di piazza Cavour rilevano che il codice di procedurapenale lega "la potesta' del giudice penale a provvedere sulledomande civili all'esistenza di una sentenza di condanna aglieffetti penali, almeno di primo grado". Nel caso in esame,invece, sottolinea la Suprema Corte, la prescrizione e'"intervenuta anteriormente alla sentenza di primo grado". Nelle146 pagine della sentenza della Cassazione e' detto che laCorte d'appello di Torino "ha inopinatamente aggiuntoall'evento costitutivo del disastro eventi rispetto ad essoestranei ed ulteriori, quali quelli delle malattie e dellemorti, costitutivi semmai di differenti delitti di lesioni e diomicidio". E questi delitti di lesioni e di omicidio,nell'ambito di questo processo, non sono stati invece "oggettodi contestazione formale". Ma la questione Eternit non va inarchivio sul fronte della Procura di Torino. E cosi' se per unverso il pm Raffaele Guariniello prende atto "che la Corte diCassazione adotta un'idea di 'disastro' diversa rispetto allasua pronuncia del 2007 su Porto Marghera a cui ci eravamoispirati. Per rispetto ci atterremo d'ora in poi a questo nuovoconcetto di disastro", per un altro verso lo stesso Guarinielloha chiesto il rinvio a giudizio per il magnate dell'EternitStephan Schmidheiny, accusato di omicidio doloso aggravato neiconfronti di 258 persone tra residenti ed ex lavoratori deglistabilimenti Eternit di Casale Monferrato e Cavagnolo, decedutitra il 1989 e il 2014 per mesotelioma pleurico. Le indagini delcosiddetto 'Eternit bis'si erano chiuse lo scorso novembre. .