Esperti, "il corvo che ha attaccato la donna difendeva il nido"

"No a una guerra agli uccelli" raccomanda Enrico Alleva, etologo dell'Accademia dei Lincei 

Esperti, "il corvo che ha attaccato la donna difendeva il nido"
 Corvo (wikipedia)

di Enzo Castellano

Roma- Gli esperti sono concordi: niente allarmismi dopo l'attacco di un corvide ad una donna che mentre stava attraversando un parco in zona Eur e' stata colpita a piu' riprese alla testa e costretta a ricorrere alle cure dei sanitari, per la sutura delle ferite, prognosi per la guarigione sette giorni. E non e' neppure il caso di scatenare subito una 'guerra ai corvidi' passando alle misure drastiche. Anche perche' alla fine la eventuale battaglia sarebbe impari, nel senso che il numero di volatili in circolazione resterebbe elevato.

A parere del prof. Enrico Alleva, etologo dell'Accademia nazionale di Lincei e tra i massimi esperti del settore, quanto accaduto ieri "e' abbastanza raro" ed e' facile pensare che ad entrare in azione sia stata una cornacchia con il solo intento di difendere il nido che aveva in zona. "Di solito accade solo per questo motivo - spiega all'AGI il prof. Alleva -, o perche' l'animale e' infastidito dal luccichio di qualche oggetto che associa quindi ad un potenziale pericolo per la nidiata". E il colore dorato dei capelli o di un oggetto oppure una borsa che abbia una catenella che rimandi un riflesso fastidioso e accecante diventa elemento negativo, quasi uan sorta di dichiarazione di guerra al volatile che quindi non ci pensa due volte e si lancia in picchiata, a mo' di difesa preventiva. "A volte - spiega ancora il prof. Alleva - fanno falsi attacchi, cosi' da costringere il presunto intruso e pericolo nell'area di loro pertinenza ad allontanarsi. E' possibile che la signora in questione si sia trovata a che fare con un volatile genitore che era gia' in allarme per qualche altra ragione. Ora pero' - e' la raccomandazione del famoso etologo - cerchiamo di non dare l'idea che i corvi attaccano, ritengo che questo sia un episodio a se'".

Dello stesso avviso e' Federico Coccia, medico veterinario e presidente del Bioparco di Roma: "In questo periodo dell'anno ci sono i nidi, penso che ad attaccare sia stata uan femmina in difesa dei piccoli. In genere le cornacchie non sono cosi' aggressive, ma quando fanno il nido ed hanno i piccoli ecco che si prendono un'area di sicurezza di almeno 100 metri". Il fatto e' pero' che nessuno di noi che cammina per strada, o ancor piu' all'interno di un'area verde, sa su quale albero ci siano i nidi, o meglio dire bisognerebbe andare in giro sempre con lo sguardo verso le chiome degli alberi..."E' cosi' - riconosce Coccia - ma i volatili quell'estesa area di sicurezza tutt'intorno al nido, area per noi virtuale ma per loro fondamentale, se la creano eccome. Ad ogni modo mi sento di assicurare che aggressioni di questo genere sono rarissime, se accadono e' perche' siamo stati noi ad invadere il loro territorio. La mamma ha visto l'intrusione, in piu' puo' esserci stata la componente rappresentata dal colore chiaro o ramato o comunque luccicante a fare il resto rappresentando anch'esso uan minaccia. Certo, la signora in questione non poteva saperlo, come nessuno di noi potrebbe saperlo...". Ben diverso sarebbe stato - precisa il presidente del Bioparco di Roma - se l'attacco fosse avvenuto in una via ordinaria, non verde, "allora si' che le cose cambierebbero nella valutazione dell'accaduto. Ma cosi' non e', e quindi sappiamo che per tutto maggio e buona parte di giugno i volatili, gabbiani compresi, sono impegnati nel difendere ad ogni costo i loro nidi. Come del resto fanno tutti gli animali in genere con i propri piccoli, sia che si tratti di volatili che di animali con tane a terra".

A proposito di volatili, Coccia ci dice che a Roma abbiamo tre grandi presenze: corvidi, gabbiani e piccioni. Bene, negli ultimi 10 anni i piccioni sono diminuiti, "perche' predati dai gabbiani, che sono aumentati di numero. E' rimasto invece costante il numero delle cornacchie". Quanti siano e' pero' impossibile dirlo - tiene a precisare Coccia -, "chi dice numeri e' un immaginario". Ma se dico comunque centinaia di migliaia sbaglio? "No, su quell'ordine si puo' concordare...", dice il presidente del Bioparco. Il quale spiega come si calcola l'aumento o meno di una specie volatile: "Lo facciamo attraverso dei punti di controllo per dare un quadro epidemiologico della presenza degli uccelli in citta'. C'e' come una rete fatta dai cittadini stessi che segnalano il numero, piu' o meno fedele, di uccelli presenti in una data zona, in un quartiere piuttosto che in un altro".

I gabbiani aumentano sempre piu', ed anche di stazza..."E' vero, sono aumentati anche di volume, la loro apertura alare puo' raggiungere anche almeno un metro. Una volta stavano solo a Malagrotta, che era discarica a cielo aperto e li' hanno avuto possibilita' di assimilare molti ormoni attraverso i rifiuti organici di cui si nutrivano. Questo ha determinato l'aumento di volume e numero. Ora si sono spostati in citta' ed e' facile vederli, sebbene sia un animale marino con i piedi palmati...Li vediamo posati sui cassonetti o sui cofani e tettucci delle auto, a caccia di cibo. I cassonetti sono chiusi, pero' se la raccolta non avviene con regolarita' e' evidente che alla fine il sacchetto verra' lasciato per terra...". E infatti non e' raro vedere gabbiani che non hanno problemi nello strappare i sacchetti di plastica e nutrirsi. "Gli uccelli sono presenti sul territorio, specie i gabbiani, perche' hanno da mangiare. Se non ne avessero, si sposterebbero e prima ancora non si riprodurrebbero. Il corvide invece c'e' sempre stato".

E c'e' un ultimo arrivato: il pappagallo del tipo 'Parrocchetto dal collare'. Ormai si e' adattato molto bene in citta', ha colonizzato intere aree verdi di Roma. E non viene predato dai gabbiani e corvidi. La spiegazione? "E' molto coraggioso e sa difendersi". Il suo arrivo risale al 1999-2000, in seguito alla scoperta di un carico arrivato all'aeroporto di Fiumicino dal lontano Sudamerica. E' possibile che qualche esemplare di quel carico sequestrato sia riuscito ad "evadere" e da li', approfittando anche del fatto che ormai il nostro clima e' sempre piu' tropicale, si e' diffuso su larga scala. Ma per ora non sembrano rappresentare un vero pericolo...si dice. (AGI)