Eravamo poligami: lo svela una ricerca italiana in Tanzania

Le nuove orme rinvenute a Laetoli aprono prospettive inedite sui rapporti nella specie di Lucy

Eravamo poligami: lo svela una ricerca italiana in Tanzania
lucy australopithecus (Afp) 

Firenze - I nostri antenati vissuti 3,6 milioni di anni fa probabilmente erano poligami: l'immagine 'romantica' della coppia padre-madre che abbiamo avuto finora, frutto di scoperte negli anni '70, è stata rivoluzionata da uno studio su una nuova serie di orme rinvenute a Laetoli, nella Ngorongoro Conservation Area in Tanzania. Questo ritrovamento ha aperto prospettive inedite sul comportamento sociale dell'Australopithecus afarensis, la stessa specie della famosa Lucy. Lo studio, pubblicato sulla rivista eLife, è stato condotto dalla Scuola di Paleoantropologia dell'Università di Perugia in collaborazione con ricercatori delle università di Pisa, Sapienza di Roma, Firenze e Dar es Salaam.

I vecchi studi degli anni '70 e le recenti scoperte in Tanzania

"Le vecchie impronte rinvenute negli anni settanta da Mary Leakey avevano portato a numerose interpretazioni, la più famosa delle quali è quella della coppia di ominini che passeggia col braccio di lui sulla spalla di lei seguiti da un terzo individuo di medie dimensioni - spiega Giovanni Boschian dell'Università di Pisa - Le tracce appartenevano infatti a tre individui, due che procedevano affiancati (grande e piccolo/maschio e femmina) e il terzo (il medio) che camminava nelle impronte del più grande".

"Le nuove orme, ritrovate a circa 150 metri dalle vecchie, appartengono ad altri due individui, uno molto più grosso degli altri, probabilmente un maschio, l'altro di medie dimensioni. Ne consegue che probabilmente non si trattava di una famigliola formata da una coppia monogamica padre-madre più figlio, ma di un gruppo costituito da un grande maschio dominante e vari altri individui di vari sessi e dimensioni".

Rinvenute le orme del più grande rappresentante di Australopithecus afarensis identificato finora

Circondata da centinaia di impronte appartenenti a mammiferi, uccelli e persino a gocce di pioggia, la nuova pista di Laetoli - scrivono gli scienziati - è stata impressa da due individui bipedi, in movimento sulla stessa paleosuperficie, nello stesso intervallo di tempo, nella stessa direzione e con simile velocità dei tre individui documentati negli anni '70.

Questa nuova prova, associata alla precedente, permette dunque d'immaginare un gruppo di ominini bipedi in movimento compatto attraverso un tipico ambiente africano di savana. Le orme del grosso maschio sono sorprendentemente più grandi di quelle del resto del gruppo, suggerendo dimensioni corporee che lo rendono il più grande rappresentante di Australopithecus afarensis identificato finora, con una statura stimata di 1.65 metri.

Il 'quintetto' di Laetoli

L'ipotesi è dunque che il "quintetto" di Laetoli fosse composto da un maschio, due/tre femmine e uno/due giovani, fatto che porta a smentire la ricostruzione classica. La nuova ipotesi sulla composizione del gruppo sociale e le significative differenze di taglia tra gli individui di Laetoli portano a riconoscere Australopithecus afarensis come una specie ad alto livello di dimorfismo sessuale. A sua volta, ciò consente d'ipotizzare che questi ominini estinti potessero avere un'organizzazione sociale e delle strategie riproduttive più simili all'attuale gorilla (scimmia antropomorfa poligama ad alto dimorfismo sessuale), piuttosto che a specie moderatamente dimorfiche come i promiscui scimpanzè e bonobo, oppure la maggior parte degli uomini moderni e, forse, di quelli estinti.

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