Un ex assessore dice che il maxi-debito di Roma è una fake news

“Fu una costrizione mediatica di Berlusconi e Alemanno del 2008" sostiene Roberto Morassut del Pd, "partorita per demolire le precedenti amministrazioni e dare alla destra un Comune con un bilancio lindo e pinto”

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Il “debito monstre” di Roma Capitale? “Fu una costrizione mediatica di Berlusconi e Alemanno del 2008, partorita per demolire le precedenti amministrazioni e dare alla destra un Comune con un bilancio lindo e pinto”. Ma il buco “non era vero”, tanto che oggi, “dopo dieci anni le bugie su Roma si stanno sgretolando”.

Ad esserne convinto e a scriverlo nero su bianco in un blog sull’Huffington Post è Roberto Morassut, parlamentare del Partito democratico, già assessore all’Urbanistica e a Roma Capitale nella giunta Veltroni (2001 poi riconfermata nel 2006).

Secondo l’esponete della vecchia giunta capitolina “Roma aveva, in quel momento, un debito storico pro capite più basso di Torino e Milano, ma Alemanno aveva le casse vuote per due motivi: i mancati introiti dell'Ici (pari a 500 milioni di spesa corrente) abolita da Berlusconi senza compensazioni e i mancati trasferimenti della Regione sul fondo trasporti”.

Così, visto che Alemanno “non sapeva come pagare gli stipendi” fu inventato il ‘debito pregresso’ calcolando una massa debitoria gonfiata e con un'operazione contabile che la stessa Corte dei Conti giudicò scorretta pochi mesi dopo”. E il debito che fine fece? “Questo debito fu trasferito a un commissario governativo e da allora viene pagato spremendo oltre misura le tasche degli italiani e dei romani, ammazzando imprese e famiglie” dice sicuro Morassut.

Tutto accadde nel 2009, “per una manovra di propaganda di Berlusconi, della destra romana e della Lega Nord, passata alla storia come ‘il patto della pajata’. Se non ci fosse stato quello scellerato ‘patto’ – prosegue Morassut – non staremmo qui a discutere del Salva Roma e del ‘Salva Tutti’ come vorrebbe Salvini”. Commenta l’esponente politico democratico: “Nonostante il ‘regalo’ del 2009 quella destra romana fu capace in Campidoglio di produrre altri due miliardi di debiti con politiche clientelari e assunzioni nelle aziende pubbliche votate, per questo, al dissesto. La giunta di destra aumentò la spesa corrente del Comune di Roma del 25% proprio mentre tutti i comuni d'Italia erano impegnati a ridurla”.

Ma ci sarebbe anche una seconda “grande bugia”, legata alla presunta cementificazione del territorio “inscritta nel Prg del 2008”, il Piano regolatore generale varato dall’amministrazione capitolina, al quale la stessa amministrazione Raggi, nel documento statistico del Comune del 2017, attribuisce la facoltà taumaturgica di aver trasformato Roma nella città “più verde d'Europa”. La verità, invece? Secondo Morassut “questo documento rappresenta una pietra tombale su anni di calunnie massimaliste, grilline e mediatiche” perché “come è noto (anche dalla vicenda del bilancio) il contenzioso urbanistico è una delle cause principali dello storico indebitamento di tutti i comuni italiani (non solo di Roma) perché la mancanza di una moderna legge urbanistica e il costo degli espropri nega da 50 anni la possibilità di regolare in modo equilibrato il rapporto con la rendita urbana”.

Insomma, la colpa di tutta questa confusione – anche odierna intorno al caso Roma e al suo disastrato bilancio – “è della destra italiana e della destra nordista, provinciale e babbea che ha sempre odiato Roma e il tricolore italiano, (…) della destra romana, da sempre arruffona e affarista e che ha spremuto le energie della Capitale, l'ha ubriacata di ideologia negativa, l'ha resa più divisa, egoista e cattiva”.

Fino a questi ultimi tre anni, in cui “il Movimento Cinque Stelle ha dimostrato di essere il nulla” e “a questa destra non ha opposto nulla”. Anzi, “semmai ha usato la sua eredità per creare ulteriore caos sul quale a sua volta speculare”. Dimostrando, “nel teatro politico e sociale più terribile e impegnativo che può presentarsi a una classe dirigente, di essere privo di storia, di visione, di competenze, di capacità e anche (purtroppo) di onestà”. Parola di Roberto Morassut.

 

 



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