Cantone a Davigo, "manette non risolvono tutto"

Replica del garante anti-corruzione al neopresidente dell'Anm che aveva accusato i politici di rubare

Cantone a Davigo, "manette non risolvono tutto"
 Raffaele Cantone

Roma - E' bufera dopo le dichiarazioni del neo presidente dell'Anm Piercamillo Davigo per il quale "i politici non hanno mai smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi". Dalle colonne del Coriere della sera, le stesse da cui l'ex magistrato di Mani Pulite aveva lanciato il suo attacco, è arrivata la replica del presidente dell'Autorita' nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone: "L'idea che ci sia un mondo tutto pulito, la magistratura, e un mondo tutto sporco, la politica e la burocrazia, e' comoda da vendere come fiaba; ma e' falsa". Per Cantone "Mani pulite ha fallito, perche' le manette da sole non bastano. Non sono la ruota di scorta di Renzi. Constato solo che il governo contro la corruzione si sta muovendo. Oggi e' meglio che nel 1992". 

Per il presidente Anc: "Dire che tutto e' corruzione significa che niente e' corruzione, e il sistema non puo' essere emendato. Io non accetto questo pessimismo cosmico". Rispetto alla repressione "la prevenzione ha tempi piu' lenti", ha osservato Cantone, "ma nei Paesi del Nord Europa, dove la corruzione e' bassissima, ha funzionato". 

 

Davigo aveva affermato che i politici oggi "rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto. Dicono cose tipo 'con i nostri soldi facciamo quello che ci pare', ma non sono soldi loro, sono dei contribuenti". Immediate erano arrivate le polemiche da parte di esponenti della politica ma anche da parte di qualche magistrato. Nicola Gratteri, nuovo Procuratore capo di Catanzaro, dice che "Davigo ha sbagliato a generalizzare. Se si dice che 'sono tutti ladri', facciamo il gioco dei ladri'. Per Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, Davigo rischia di alimentare "un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno, tanto più nella difficile fase che viviamo nella quale si sta tentando di ottenere, con il dialogo e il confronto a volte anche critico, riforme, personale e mezzi".

Anche l'ex presidente della Camera Luciano Violante ritiene che l'intervista al quotidiano milanese "sia stato un errore". E' poi la volta di Francesco Russo, del Pd, che su Facebook risponde a Davigo: "Sono un senatore di primo mandato, segretario d'aula del primo partito di questo Paese. Eppure non rubo, non ho processi pendenti, non sono corrotto e non ho conflitti di interesse". Chi solidarizza con Davigo è invece Luigi Di Maio dei Cinque Stelle: "Quei partiti, invece di attaccarlo, dovrebbero guardare in casa loro e provare a ripulirsi in casa loro. Se oggi ci troviamo tra i primi Paesi in Europa per percezione della corruzione è perché come sempre il pesce puzza dalla testa". E il diretto interessato? Intervenendo nel pomeriggio a un seminario a Pisa per gli studenti del master in analisi, prevenzione e contrasto della criminalità, prima avigo fa sapere di non voler ribattere alla polemiche. Poi, di fatto, torna a ribadire quanto già dichiarato al Corriere della Sera, forse smussando i toni: "La classe dirigente di questo Paese quando delinque - è l'esordio - fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni enormi. In Italia rubano molti, non tutti, altrimenti non avrebbe senso fare i processi. E dire che i magistrati devono parlare solo con le loro sentenze equivale a dire che devono stare zitti".

"Nella lotta alla corruzione - agiunge Davigo - una delle cose che bisognerebbe fare e' introdurre forti norme premiali per chi collabora, l'ultima legge contro la corruzione le ha finalmente introdotte". Ma non basta: "Si potrebbe persino assicurare la totale non punibilità come avviene per i collaboratori di giustizia. Si raggiunge contemporaneamente non solo lo scopo della non reiterazione del reato ma anche del recupero di chi lo commette". (AGI)