Così Italia e Libia argineranno il flusso dei migranti

Il Corriere della Sera rivela i segreti dell'intesa. Costerà 800 milioni, dall'Ue già fatto stanziamento di 200

Così Italia e Libia argineranno il flusso dei migranti
 Libia Italia barcone migranti immigrati - afp

A Roma è in programma, nella sede della Scuola Superiore di Polizia, la prima riunione del "Gruppo di contatto sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale", presieduto dal ministro dell'Interno Marco Minniti. Al vertice, al quale interverrà il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, parteciperanno i ministri dell'Interno di Algeria, Austria, Francia, Germania, Libia, Malta, Slovenia, Svizzera, Tunisia e il commissario europeo per le Migrazioni e gli Affari interni, Dimitris Avramopoulos. 
Italia Ue e Libia stringeranno l'accordo sul piano congiunto per fermare il flusso dei migranti. Sul tavolo, una serie di aiuti al paese africano che arriveranno dal nostro e dall'Unione Europea. Il Corriere della Sera di oggi rivela i punti salienti della trattativa.

Navi e mezzi per 800 milioni

Per controllare i flussi migratori e fermare le partenze il governo Serraj chiede navi, elicotteri, fuoristrada, macchine, ambulanze, sale operative, apparecchiature. La spesa prevista è di almeno 800 milioni di euro. Bruxelles ha già stanziato in via d’urgenza 200 milioni di euro, ma è una cifra che non può bastare e dunque si dovrà attingere al fondo per l’Africa, come del resto era stato promesso dai leader dell’Ue subito dopo la firma dell’intesa. La presenza del commissario europeo Dimitri Avramopoulos al vertice di questa mattina viene ritenuta garanzia per la volontà di cooperazione internazionale ed è proprio su questo tasto che Minniti continua a battere per raggiungere in tempi brevi i primi risultati. Ma anche per sostenere Serraj in un momento di estrema difficoltà: la presenza del premier libico a Roma fino a ieri sera non era data per scontata «a causa delle condizioni attuali del Paese dopo gli scontri dei giorni scorsi a Tripoli», mentre è stata confermata la presenza della delegazione composta dal ministro dell’Interno Elarif El Khoja, quello degli Esteri, Mohamed Tahar Siala e il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Abdel Rahman Swaheli.

Ambulanze, gommoni, mute, satellitari e bombole

L’accordo bilaterale prevede «l’addestramento, l’equipaggiamento ed il sostegno alla guardia costiera libica». Per questo l’elenco delle forniture è lungo e costoso. L’obiettivo è di completare il piano di consegna in 24 mesi, anche se alcuni punti dovranno essere ritoccati. In particolare sono state chieste 10 navi per la ricerca e il soccorso (alcune da oltre trenta metri) e 10 motovedette che devono essere utilizzate per i controlli sotto costa in modo da impedire alle “carrette” dei trafficanti di salpare. Le prime tre imbarcazioni potrebbero essere consegnate già agli inizi di giugno, prevedendo una dilatazione dei tempi per quelle più grandi. E poi quattro elicotteri che dovranno “guidare” le operazioni contro le organizzazioni che gestiscono i viaggi della speranza, ma anche coadiuvare il recupero in mare. Nell’elenco sono stati poi inseriti

  • 24 gommoni
  • 10 ambulanze
  • 30 jeep
  • 15 automobili
  • 30 telefoni satellitari Turaya
  • mute da sub
  • bombole per l’ossigeno
  • binocoli diurni e notturni

Saranno le forze dell’ordine italiane a dover addestrare i poliziotti locali e gli uomini della Guardia costiera. Su questo c’è già l’intesa con l’Ue che finanzierà la missione della Capitaneria di Porto che partirà entro due mesi.