Calabresi, 44 anni fa l'omicidio che anticipò anni di piombo

Il commissario fu ucciso il 17 maggio 1972 a pochi passi dalla sua abitazione a Milano

Calabresi, 44 anni fa l'omicidio che anticipò anni di piombo
 Luigi Calabresi - afp

Milano - Fu il delitto che anticipo' i cosiddetti 'anni di piombo' che esplosero poco dopo in tutta la loro violenza. L'omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, 44 anni fa, il 17 maggio del 1972, segno' infatti l'inizio della stagione che vide le aggressioni e gli assassinii di uomini dello stato come parte integrante della lotta politica, teorizzato poco dopo dai nascenti gruppi terroristici, primi fra tutti le Brigate Rosse. Calabresi, addetto alla Squadra Politica della Questura di Milano, lascio' la moglie Gemma Capra, incinta (pochi mesi dopo la sua morte nascera' il figlio Luigi) e due figli, Mario e Paolo. Tutto inizia alle 9,05 del 17 maggio del '72, a pochi passi dalla sua abitazione, in via Cherubini a Milano, mentre si appresta a salire sulla sua Fiat "500", un killer raggiunge Calabresi alle spalle e gli esplode 2 colpi di rivoltella alla testa per poi fuggire a bordo di un'auto guidata da un complice. La vettura viene ritrovata poco dopo a breve distanza, nei pressi di una fermata della metropolitana. Calabresi da oltre due anni, dalla morte in questuradell'anarchico Giuseppe Pinelli fermato dopo la strage dipiazza Fontana del dicembre del '69, era oggetto di attacchi eminacce da parte dell'estrema sinistra, e di Lotta Continua inparticolare, che lo accusava di omicidio. Le indagini quindi puntarono subito in quella direzione ma senza risultato. Poco dopo, in base alle dichiarazioni di una teste, venne imboccata invece la pista del terrorismo nero. Anche questa pero' conclusa con un nulla di fatto.

Per 16 anni le indagini restano ferme fino a che', nell'88, Leonardo Marino si presenta ai carabinieri di Sarzana che lo fanno successivamente incontrare col Pm milanese Ferdinando Pomarici e che confessa di essere stato l'autista del commando. Come esecutore materiale indica Ovidio Bompressi e come ideatori e organizzatori Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, tutti di Lotta Continua. Tutti vengono arrestati. Secondo il racconto di Marino l'omicidio sarebbe stato deciso da una struttura illegale nata dal servizio d'ordine di Lotta Continua. Il gruppo avrebbe deciso di compiere l'atto clamoroso a seguito della morte di Franco Serantini, arrestato a Pisa dopo una manifestazione,percosso dalla polizia e deceduto in carcere il 7 maggio del'72. Dopo un primo tentativo, il 16 maggio, andato a vuoto (i killer attesero invano l'uscita del commissario) l'agguato viene portato a termine il giorno successivo. Dopo l'omicidio Marino sarebbe immediatamente tornato, in treno, a Torino, dove risiedeva, mentre Bompressi sarebberimasto a Milano. Sofri infine avrebbe atteso la notiziadell'omicidio dalle agenzie, alla sede romana del quotidiano"Lotta Continua". Il 2 maggio del 1990 Sofri, Bompressi e Pietrostefani vengono condannati in primo grado a 22 anni, Marino a 11. Il 12 luglio dell'anno successivo la sentenza viene confermata in appello ma la Corte di Cassazione, il 23 ottobre del 1992 annulla la condanna.

L'appello bis capovolge totalmente il giudizio delle precedenti Corti d'Assise: il 21 dicembre 1993 Sofri e gli altri imputati vengono infatti assolti. Gli atti tornano pero' in Cassazione che il 27 ottobre 1994 annulla la sentenza di appello bis e restituisce il processo ad una nuova Corte d'Assise d'appello. Questa volta la sentenza, emessa l'11 novembre 1995 cade come una mannaia sul capo degli imputati che avevano sperato in una conferma dell'assoluzione: tutti vengono condannati nuovamente a 22 anni tranne Marino per il quale la condanna si e' nel frattempo prescritta.La conferma definitiva della condanna, arriva, dopo 7 processi, nel 1997. Successivamente vengono tentate delle revisioni processuali tutte concluse con un nulla di fatto.Sofri sconta cosi' l'intera condanna e torna libero il 16 gennaio del 2012. Bompressi viene invece graziato per motivi di salute dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 31 maggio del 2006. Prescritto Marino, Giorgio Pietrostefani sconta invece solo 3 anni: approfittando di un periodo di liberta' si rende infatti latitante e si rifugia in Francia da dove non e' estradabile. La condanna si prescrivera' nel 2027. (AGI)