Boccassini diffamata, Cassazione "Mondadori paghi 80 mila euro"

(AGI) - Roma, 5 dic. - Il procuratore aggiunto di Milano, IldaBoccassini, deve essere risarcita, con 80 mila euro, dalla casaeditrice Arnoldo Mondadori Spa. E' quanto ha stabilito la TerzaSezione Civile della Cassazione confermando una sentenza concui la Corte d'Appello di Roma aveva dichiarato "diffamatorionei confronti del magistrato un articolo pubblicato dalsettimanale 'Panorama' il 16 dicembre 1999, firmato da LinoJannuzzi. Tale articolo, intitolato 'Storia di cimici (finte)edi inganni (veri)',era relativo alle indagini condotte daBoccassini "sulla corruzione - si legge nella sentenza dellaSuprema Corte - di alcuni magistrati e di avvocati

(AGI) - Roma, 5 dic. - Il procuratore aggiunto di Milano, IldaBoccassini, deve essere risarcita, con 80 mila euro, dalla casaeditrice Arnoldo Mondadori Spa. E' quanto ha stabilito la TerzaSezione Civile della Cassazione confermando una sentenza concui la Corte d'Appello di Roma aveva dichiarato "diffamatorionei confronti del magistrato un articolo pubblicato dalsettimanale 'Panorama' il 16 dicembre 1999, firmato da LinoJannuzzi. Tale articolo, intitolato 'Storia di cimici (finte)edi inganni (veri)',era relativo alle indagini condotte daBoccassini "sulla corruzione - si legge nella sentenza dellaSuprema Corte - di alcuni magistrati e di avvocati romani e, inparticolare, alla vicenda delle intercettazioni ambientalieffettuate il 2 marzo 1996, presso il 'Bar Mandara' in Roma nelcorso di una conversazione tra i giudici Squillante e Misiani". Ilda Boccassini aveva citato in giudizio Jannuzzi, l'alloradirettore responsabile del settimanale e la casa editriceMondadori,chiedendo un risarcimento: il Tribunale di Roma avevarespinto l'istanza di risarcimento, mentre la Corte d'Appellodella Capitale l'aveva accolta, verdetto confermato oggi inCassazione. I giudici di piazza Cavour hanno infatti respinto ilricorso presentato dalla Mondadori, ritenendo "del tuttologica, lineare e congrua" la motivazione della Corte d'Appellodi Roma "nel sostenere il convincimento di non veridicita' diquanto contenuto nell'articolo", e, in particolare"nell'individuare le fonti probatorie che deponevano perescludere che Boccassini avesse fatto capziosamente credere aMisiani di essere in possesso della conversazione da questiintrattenuta con Squillante all'interno del bar, in quantointegralmente - si sottolinea nella sentenza - registrata susupporto magnetico, invece che meramente trascritta subrogliaccio dagli operanti di PG. La Cassazione, inoltre, sottolinea le "eccedenti modalita'di presentazione di contesto della notizia, mirata aconvogliare sul lettore l'immagine disonorevole di un pubblicoministero non solo incapace di svolgere adeguatamente leindagini affidategli, ma anche dominato da moventi ideologici eda interessi personali e professionali surrettiziamenteperseguiti in uno degli indagati". Quanto al diritto dicritica, la Suprema Corte sottolinea che "le notizie riportateerano esposte in maniera preordinata non tanto (o soltanto)alla manifestazione di una libera opinione critica, ma amaliziosamente ingenerare nel lettore un orientamento di tipoprettamente denigratorio nei confronti della Boccassini": igiudici di 'palazzaccio', quindi, ricordano che "in tema didiffamazione a mezzo stampa esula dalla scriminante del dirittodi critica, politica o giornalistica, in quanto si risolve inun attacco morale alla persona, l'accusa, rivolta ad unmagistrato del pubblico ministero, di asservimento dellafunzione giudiziaria ad interessi personali, partitici,politici, ideologici, o di strumentalizzazione della stessa perfinalita' estranee a quelle proprie, in ragione dei doveriistituzionali, all'operato del pubblico ministero". (AGI).